La prima pietra del ponte sullo stretto di Messina – che il governo vuole porre fra tre giorni, il 23 dicembre – non sarà una pietra qualsiasi: sarà una lapide.
Apprendo la notizia da Azalais e dalla rete contro il ponte su Facebook, e da uno dei pochi siti giornalistici che ne parla: ieri, 19 dicembre (non due minuti fa eh, ieri), durante la manifestazione nazionale contro la costruzione del ponte, è morto Francesco Nisticò.
È morto a causa di un malore mentre parlava dal palco, è morto d’infarto perché non c’era l’ambulanza a una manifestazione dove, come sempre, erano presenti 4000 persone per la questura (quindi per tutti) e 20000 per chi, invece, era lì presente.
Nell’articolo che ho segnalato sopra è riportato il commento di Ulderico Pesce, che dice: «vogliono spendere 6 miliardi di euro per un’opera in un territorio dove si può morire per un calo di pressione».
Inizia malissimo la vita del ponte sullo stretto, e continuerà peggio.














































A Roberto Saviano
Aggiunta del 15 aprile 2011.
Ci sono momenti in cui bisogna ammettere tutta la propria ignoranza su questioni importantissime e di essere caduto nella trappola televisiva degli eroi assoluti e dei nemici assoluti. Guardatevi il video di Vittorio Arrigoni qui sotto. Non elimino il post che ho scritto di seguito, perché sarei ancor più stupido di quanto – forse – non lo sia stato a scriverlo.
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Tratto da Jean Starobinski, Jean-Jacques Rousseau. La trasparenza e l’ostacolo, Il Mulino, Bologna 1985, pag. 76.
Spero ovviamente che il suo destino sarà un altro. Che Saviano resterà dei nostri, anzi, che noi resteremo con Saviano e che lui sia orgoglioso di esser divenuto “qualcuno”. E, altrettanto ovviamente, la dedica a Saviano è una dedica a tutti i saviani – i noti e i meno noti – sparsi per la penisola.