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I Vicerè

Mi sento in dovere di condividere, per chi se l’è persa, la puntata di Report su Catania intitolata I Vicerè.

http://www.youtube.com/view_play_list?p=88987DDD0A43FA2F

Lo schifo e la vergogna che ho provato nel vedere l’inchiesta certo non sono superiori allo schifo ed alla vergogna che provo quando quelle stesse scene le vedo ogni giorno, dal vivo. È proprio questo il punto: basta farsi un giro a Catania – certo, un giro che non comprenda solo Via Etnea e Corso Italia – per rendersi conto della situazione penosa della città.

Io abito a San Giovanni Galermo, proprio accanto ad una di quelle strade, filmate dalla trasmissione (alla fine del 4° video), con la fogna a cielo aperto. Ho un’amica che abita a Librino, proprio accanto il Palazzo di cemento (6° video). Conosco persone singole, gruppi e associazioni che conoscono la città e le sue problematiche meglio di chiunque altro, che tentano da anni di fare informazione e comunicare all’esterno delle mura etnee il nostro disagio. Naturalmente, anche grazie a lui, i risultati sono sempre stati scarsi.

Adesso Report ha girato questa puntata perfetta, una denuncia a tutti i livelli che fornisce velocemente un’idea chiara della situazione catanese. Servirà? Rispondo con la chiusa di un bell’articolo de La Periferica.

[I Catanesi] dopodomani avranno dimenticato tutto. Soprattutto se il Catania ci regala una bella vittoria con la Lazio. Avanti Mascara, spara un’altra cannonata da centrocampo. E sopra Catania riderà nuovamente la dea bendata della fortuna. Meglio se anche sorda e muta.

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Facciamo a pezzi il PIL, e ricostruiamo il merito

Giuseppe Raciti, filosofo teoretico e docente universitario catanese, scrive un nuovo testo sul suo bel sito minimalista. Questo brevissimo scritto porta il titolo di Entriamo nel merito, e facciamolo a pezzi.

Sono d’accordo con il Prof. in tutta la pars destruens del suo discorso. La sua analisi accomuna – giustamente – il criterio del merito a quello di produzione. Si tratta – né più né meno – della logica del PIL, ormai associata a tutto e tutti: anche alle istituzioni, alle amministrazioni comunali, alle università.

Il PIL e la sua logica sono il vero problema della nostra economia, la cui parola d’ordine è produzione, a tutti i costi. Prendiamo la scuola: in questi anni si è fatta una corsa disperata ai progetti, alle attività, al completamento dei programmi, quasi sempre in senso quantitativo. La verità chiara e semplice è invece che, soprattutto quando si tratta di cultura, la quantità non c’entra nulla.

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Uno che l’aveva capito

So che in alcuni paesi (purtroppo non ricordo quali) hanno accostato al prodotto interno lordo un “indice di felicità media”. I due valori non sono direttamente proporzionali, a dimostrazione che produzione e benessere non vanno sempre di pari passo.

Torniamo all’università. Alla fine, il Prof. Raciti scrive:

Rivendico allora la peggiore delle università possibili, quella in cui il merito è bandito; quella in cui si addita, se c’è, una persona, e la si prende a modello come una idea platonica. Se questo mi fa crescere, tanto meglio. Non è merito mio, non è merito suo. È solo una questione di emozioni.

Come mi fa notare Tommy David, “rivendicare l’università in cui il merito è bandito significa rifiutare l’università quantitativa (se è vero che merito = quantità)”. Inoltre, “la peggiore delle università possibili” è una frase il cui riferimento non è chiaro: forse il Prof. si riferisce alla sua università, quella in cui lui fu studente? Forse passerò dalla sua stanza per chiedere chiarimenti.

Io, comunque, alla fine di un’analisi tanto intelligente e ricca di stile, avrei preferito l’espressione chiara e decisa di forme altre di meritocrazia.

Rivendicare la peggiore delle università possibili, cioè la nostra, significa anche mantenere lo status di certi baroni che tutti ben conosciamo. Mi chedo quale siano e dove stiano – nel caso dei baroni, dei loro familiari inseriti nelle facoltà o degli studenti che leccano loro il fondoschiena – l’emozione e la crescita. Semmai, vi sono tutta la nostra rabbia e tutto il nostro odio.

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30 ottobre 2008, un magnifico pretesto

Una data da non dimenticare. Ieri, milioni di cittadini legati al mondo della scuola e dell’università hanno invaso le piazze italiane: docenti universitari e della scuola di ogni ordine e grado, studenti medi e universitari, precari, insegnanti di sostegno, ricercatori, dottorandi, personale.

Foto di Redazione Step1

Il motore dell’Italia che è l’istruzione, unito per un giorno in tutte le sue parti, si è ribellato al progetto di un governo criminale. Al di là dei tagli e dei maestri unici, il messaggio è chiaro: Berlusconi e i suoi simili vogliono un paese debole, ignorante, precario, xenofobo.

Debole nella ricerca umanistica e scientifica e, quindi, anche nello sviluppo economico. Ignorante, perché l’istruzione è coscienza e la coscienza è rivoluzionaria. Precario, perché la preoccupazione costante per il proprio futuro rende la gente incapace di progettare, di sperare, di pensare. Xenofobo e razzista, anche nei confronti dell’infanzia.

Le leggi 133 e 137 sono vergognose e vanno ritirate. Tuttavia, sono felice di pensare che esse siano state anche un pretesto per l’enorme manifestazione. Un movimento che ha rappresentato il malcontento di chi subisce – a tutti i livelli – questa politica di casta, questo sistema economico in mano ai ladri, quest’università governata da baroni e famiglie e che obbliga a fuggire dal proprio paese, questa scuola che non funziona come dovrebbe.

Anche a Catania, per le strade, siamo stati numerosissimi: circa 30mila. Soprattutto a Catania: città a rischio, città al buio, città in crisi. Il movimento studentesco è partito dal basso, con poche persone e senza l’appoggio di nessuno e ieri, insieme ai comitati di rappresentanza, ai sindacati e tante associazioni, ha autoconvocato un corteo come mai si era visto nella mia città. Così grande da dover prendere strade diverse nel suo tragitto e confluire in due piazze (Università e Duomo) per poter essere contenuto.

http://www.youtube.com/view_play_list?p=24A97CECE9572AD5

Il percorso del corteo su Google Maps, altri video su Youtube, foto sul Picasa del Movimento e su Flickr di Step1, Sim e Snapshot.

Da oggi, per tutti, inizia la parte più delicata e difficile: continuare la protesta, non cadere nel memocortismo, non far scemare il movimento

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Lezioni in piazza, la 137 passa

Lezioni in Piazza Università

Oggi, a Catania, lezioni universitarie in Piazza Università. Abbiamo invitato docenti di Fisica, Scienze Politiche, Lingue, Lettere ad uscire allo scoperto con questo atto simbolico e, quindi, concreto. Una lezione in piazza ribadisce il carattere pubblico dell’università e tiene uniti docenti e studenti contro i ladri di futuro di questo governo.

Così come la legge 133, da stamattina il decreto legge 137 – il decreto Gelmini – è normativa. Alla notizia, gli studenti delle scuole medie superiori si sono riversati in piazza, riempendola tutta, numerosissimi. Ciò fa ben sperare per il grande appuntamento di domani: lo sciopero generale della scuola di ogni ordine e grado e dell’università.

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Finite le manifestazioni, si è svolta un’assemblea del movimento studentesco catanese. Qui sono iniziate le difficoltà, per varie ragioni. Innanzitutto, per la compresenza di certi (non voglio certo generalizzare!) esponenti dell’UDU e dei collettivi (entrambi sembrano amare molto le scaramucce partitiche). Inoltre abbiamo chiarito che vogliamo continuare la protesta ad oltranza, ma non abbiamo capito come farlo e con cosa. Sarà argomento di discussione di domani e dei prossimi giorni. Il rischio, chiaramente, è quello di veder scemare – come sempre – il movimento e cedere, forse una volta per tutte, alla demolizione del sistema pubblico dell’istruzione.

Se vi siete persi qualche puntata, date un’occhiata agli scorsi post.

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Anche a Catania si fa Movimento

Maestri Unici

Contro la legge 133 e il decreto Gelmini, alla faccia di quei rettori-presidi-docenti che non vogliono esporsi rimanendo in un moderatismo asfissiante, dando una lezione di civiltà ad oscuri personaggi come Cossiga, in colpevole ritardo ma meglio tardi che mai: il movimento studentesco è a tutti gli effetti attivo anche a Catania.

Si organizzano assemblee permanenti in molte Facoltà, cortei pacifici ed uno sciopero generale che si prevede numerosissimo per il 30 ottobre.

Venerdì mattina scorso, Mauro Corsaro, docente di storia greca di fama nazionale, ha parlato all’assemblea degli studenti. Giovedì era stato Fulvio Tessitore, che per caso si trovava a Catania. Entrambi hanno appoggiato in pieno le nostre proteste.

Verso l’ora di pranzo del venerdì, è partito dalla Facoltà di Lettere e Filosofia un corteo semi-autorizzato, allegro e ordinatissimo. Giunti a Scienze Politiche, altri studenti si sono uniti. Ci siamo fermati alle Ciminiere, dove erano presenti ministri e cariche politiche per un incontro sulla giustizia. Doveva esserci la Gelmini ma, naturalmente, ha dato forfait.

http://www.youtube.com/view_play_list?p=B5CBF1BB8F40F12D

Nel pomeriggio, si è svolta in Auditorium l’assemblea cittadina organizzata dalla Facoltà di Lingue. I rappresentanti di diversi organi hanno preso parola: docenti di sostegno, precari, ricercatori, docenti di scuola e di università, studenti. In particolare, i discorsi del preside di Lingue, Nunzio Famoso, e di Andrea Manganaro, docente di Letteratura Italiana, sono stati i più densi e giusti. Da quest’assemblea dovrebbe uscirne, a breve, una mozione unica.

Di seguito, poche immagini da me scattate durante il corteo. Altre foto qui.

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