Dopo un post anticattolico, ce ne sta subito un altro. Poi smetto per un pò, lo giuro! ;-)
Dall'enciclica Spe Salvi:
L'ateismo del XIX e del XX secolo è, secondo le sue radici e la sua finalità, un moralismo: una protesta contro le ingiustizie del mondo e della storia universale. Un mondo, nel quale esiste una tale misura di ingiustizia, di sofferenza degli innocenti e di cinismo del potere, non può essere l'opera di un Dio buono. Il Dio che avesse la responsabilità di un simile mondo, non sarebbe un Dio giusto e ancor meno un Dio buono. È in nome della morale che bisogna contestare questo Dio. Poiché non c'è un Dio che crea giustizia, sembra che l'uomo stesso ora sia chiamato a stabilire la giustizia.




Risorgo per qualche minuto dal mio studio matto e disperatissimo (matto e disperato lo sto proprio diventando, se non altro per l’orario in cui mi sono ridotto a scrivere questo post), per parlare di una neo-poetessa.
Si chiama Oriana Mascali, ha 18 anni, è catanese e frequenta l’ultimo anno del Liceo Classico Mario Cutelli di Catania.
Ho avuto la fortuna di conoscerla grazie al tirocinio che da poco ho concluso: con Oriana, infatti, ho in comune la mia bravissima ex-docente di Storia e Filosofia. A parte questo, ovviamente, avrò scambiato con lei si e no due parole.
Poi, scopro che ha da poco pubblicato delle poesie per la casa editrice “Il filo”. La raccolta si chiama Voci spezzate, il titolo è preso dall’ultimo verso di una delle poesie più belle. Ne ricopierei una qui, ma non so se, per il copyright, si possa fare.
Io non ne capisco molto di poesia, le mie letture
Su Girodivite c’è una rubrica interessantissima chiamata L’ombra d’Argo in cui Biuso lancia notizie, messaggi, segnali, provocazioni e riflessioni.
L’ultimo articolo si chiama Vietare e tacere, tacere e vietare e, trattando della questione dell’antisionismo ed antisemitismo, parla della “introduzione dello psicoreato nei sistemi democratici”.
Dall’articolo è venuta fuori un’interessante discussione, di cui riporto un mio messaggio in particolare.
Parla della necessità di dimenticare e vuole essere un avvertimento a non prendere troppo alla leggera la memoria dell’olocausto. Un ricordo del genere (e i ricordi sono spesso tutto ciò che abbiamo), impost in un modo tanto “violento” può gravemente nuocere alla salute psicofisica dell’uomo.
Io non conosco la Storia e non l’ho studiata come si deve, tuttavia sento di farne parte; ed in quanto parte della storia, cerco di vivere il clima del presente.
Ecco cosa, brevemente e banalmente, secondo me sta succedendo: il monito di Primo Levi: “non dimenticate”, ridotto ad una specie 
Storia di un napoletano, storia di un gigante