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Ogni 10 anni circa

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Ogni 10 anni circa c’è qualche evento storico a cui assistere; così tutti, senza eccezione, potremo dire a figli e nipoti “io c’ero”. Mi sono perso il crollo della cortina di ferro e del muro (avevo 4 anni), ma mi è toccato esserci a quello delle torri gemelle.

Due lustri sono passati, anche in fretta, e mi trovo di fronte al matrimonio di Will e Kate, alla beatificazione dell’ex Papa e all’omicidio del mandante di quella strage del 2001. L’ordine d’importanza trovatelo voi.

Dunque, Bin Laden è morto; e la morte è banale, si sa; e lo è ancor di più quando avviene in modi così prevedibili.
Non solo Obama ha negato ogni possibilità di (ir)regolare processo al terrorista, ma ha anche avuto il coraggio di affermare che “giustizia è fatta“.
Lì dove l’ingiustizia è così palese e così condivisa da tutto l’occidente da non aver bisogno di giustificazione alcuna, il Presidente del Pianeta ha voluto rivendicare (così come ‘rivendicano’ gli attentati i suoi acerrimi nemici) la volontarietà, la liceità e la somma bontà dell’omicidio.
Il tutto, in un atletico gesto di sapiente anti-democrazia ed uso capace della neolingua orwelliana che lo farà risultare vincente alle prossime elezioni anche se da domani dovesse iniziare a raccontare barzellette insieme a Berlusconi.

A proposito di B., una sua sciacquetta ha dichiarato che la morte di Osama può essere interpretata come un miracolo di quell’ex Papa a cui accennavo prima (sì, quello che gli tremava la manina, dopo averla stretta a un paio di dittatori e pedofili).
Ma questa, lo sappiamo, è gente ignorante, che non ha studiato, che non sa che nella morte non c’è alcun miracolo, ma solo nella resurrezione.
E allora l’unica domanda sensata è: quanto tempo passerà prima che Bin Laden rinasca, novello Cristo indispensabile per giustificare la caccia alle risorse energetiche?
Devono sbrigarsi, i prossimi 10 anni sono iniziati.

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Storia di un napoletano, storia di un gigante

Giambattista Vico

Il napoletanoC’era non una volta, bensì in certi tempi e con certe guise, un uomo che pensava da semidio e viveva da popolano. Italiano vero del 1700, meridionale, napoletano. La sua storia è fatta dalle storie che necessariamente si avvicendano nella Storia. Era docente precario alla Federico II: insegnava Retorica ed Eloquenza, ma aspirava al Diritto, e vi aspirava di diritto. Purtroppo, tre secoli fa come oggi, intelligenza, professionalità e saggezza non sempre erano premiate.

Immaginate quest’uomo qualunque aggirarsi per quella Napoli di inizio ’700, che non poteva essere più puzzolente di quella che abbiamo oggi, ma che certo pulita non era. Figlio di un poverissimo libraio, viveva con uno stipendio annuo di 100 ducati (e non erano molti). Padre di famiglia, aveva otto figli. Otto figli napoletani, italiani, in una casa napoletana, italiana, del ’700. Caciara, allegria, miseria. Fatica quotidiana per il pane.

In un tale clima, immaginate ora quest’uomo scrivere le pagine di un’opera. Un’opera grande, filosofica, scientifica ma poetica. Immaginatelo:

ragionando con amici e tra lo strepito de’ suoi figliuoli, come ha uso di sempre o leggere o scrivere o meditare.

L’opera è lunga e difficile e qui non potrò certo darne conto interamente. Tuttavia, voglio sottolinearne un punto (si trova nel secondo libro) che parla di metafisica e di poesia. E dei Greci.

[...] il cielo finalmente folgorò, tuonò con folgori e tuoni spaventosissimi [...]. Pochi giganti [...] spaventati ed attoniti dal grand’effetto di che non sapevano la cagione, alzarono gli occhi ed avvertirono il cielo. E perché in tal caso la natura della mente umana porta ch’ella attribuisca all’effetto la sua natura, [...] e la natura loro era, in tale stato, d’uomini tutti robuste forze di corpo, che, urlando, brontolando, spiegavano le loro violentissime passioni; si finsero il cielo esser un gran corpo animato, che per tal aspetto chiamarono Giove, il primo dio delle genti dette “maggiori”, che col fischio de’ fulmini e col fragore de’ tuoni volesse loro dir qualche cosa; e sì incominciarono a celebrare la naturale curiosità, ch’è figliuola dell’ignoranza e madre della scienza, la qual partorisce nell’aprire che fa della mente dell’uomo, la maraviglia [...].

Il nostro napoletano, chiuso in casa con i figli che strepitano, scrive delle pagine da far invidia a Friedrich Nietzsche. Queste poche righe, un po’ modificate, noi potremmo tranquillamente inserirle ne La nascita della tragedia, e nessuno s’accorgerebbe che esse furono scritte 150 anni prima. Bisogna ripetere la citazione: quei giganti urlanti davanti alla potenza della Natura si finsero l’Olimpo: questo è l’atto di nascita dell’uomo più straordinario che sia mai esistito, l’uomo artistico, dionisiaco ed apollineo, l’uomo greco. Ma l’intelligenza del personaggio di cui qui stiamo discutendo va oltre. Infatti, lui dice:

Ma, siccome ora ci è naturalmente niegato di poter formare la vasta immagine di cotal donna che dicono “Natura simpatetica”; così ora ci è naturalmente niegato di poter entrare nella vasta immaginativa di que’ primi uomini, le menti de’ quali di nulla erano astratte, di nulla erano assottigliate, di nulla spiritualezzate, perch’erano tutte immerse ne’ sensi, tutte rintuzzate dalle passioni, tutte seppellite ne’ corpi: onde dicemmo sopra ch’ora appena intender si può, affatto immaginar non si può, come pensassero i primi uomini che fondarono l’umanità gentilesca.

E’ il culmine della consapevolezza antropologica, anzi, della differenza antropologica: quella tra noi (noi del ’700, noi del XXI secolo) e i Greci. Da ciò deriva l’impossibilità di immaginarli, di comprenderli, di sentirli. Di immaginarne l’Olimpo, di comprenderne i pensieri, di sentirne i corpi e le voci.

Queste che ho citato sono righe pagane, consapevoli, umili, scientifiche, storiche: sono una Scienza nuova. Ed il nostro napoletano è Giambattista Vico.

P.s.: di quelle righe ho dato un’interpretazione totalmente personale. So bene che Vico fu il cattolicissimo padre dello storicismo (e blà, blà, blà). La prima citazione è tratta non dalla Scienza nuova ma dalla Autobiografia. Questo post e i futuri post letterari che scriverò traggono ispirazione dalle splendide lezioni del Prof. Andrea Manganaro, docente di Letteratura italiana all’Università di Catania.

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Così, tanto per chiarire

giordano_bruno_rogo

Dopo un post anticattolico, ce ne sta subito un altro. Poi smetto per un po’, lo giuro! ;-)

Dall’enciclica Spe Salvi:

L’ateismo del XIX e del XX secolo è, secondo le sue radici e la sua finalità, un moralismo: una protesta contro le ingiustizie del mondo e della storia universale. Un mondo, nel quale esiste una tale misura di ingiustizia, di sofferenza degli innocenti e di cinismo del potere, non può essere l’opera di un Dio buono. Il Dio che avesse la responsabilità di un simile mondo, non sarebbe un Dio giusto e ancor meno un Dio buono. È in nome della morale che bisogna contestare questo Dio. Poiché non c’è un Dio che crea giustizia, sembra che l’uomo stesso ora sia chiamato a stabilire la giustizia. Se di fronte alla sofferenza di questo mondo la protesta contro Dio è comprensibile, la pretesa che l’umanità possa e debba fare ciò che nessun Dio fa né è in grado di fare, è presuntuosa ed intrinsecamente non vera. Che da tale premessa siano conseguite le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia non è un caso, ma è fondato nella falsità intrinseca di questa pretesa. Un mondo che si deve creare da sé la sua giustizia è un mondo senza speranza. Nessuno e niente risponde per la sofferenza dei secoli. Nessuno e niente garantisce che il cinismo del potere – sotto qualunque accattivante rivestimento ideologico si presenti – non continui a spadroneggiare nel mondo.

Nessuno e niente? Neanche tu, caro Papa, dovresti?

Crociate

Caccia alle streghe

Santa Inquisizione

Crimen Sollicitationis

Ratzinger in Brasile:

In effetti, l’annuncio di Gesù e del suo Vangelo non comportò, in nessun momento, un’alienazione delle culture precolombiane, né fu un’imposizione di una cultura straniera.

Così, tanto per chiarire.
Amen.

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Notizie scolastiche: buone, cattive, così così

Essendo sempre più convinto che, di tutti i Ministeri, quello dell’Istruzione sia il più importante, quello fondamentale per il futuro di uno Stato, faccio attenzione a tutte le notizie che riguardano il sistema scolastico ed universitario. Ho registrato alcune notizie importanti che, come da titolo, hanno qualità diverse.

Cominciamo con la migliore: la nuova Maturità. Finalmente si sta tentando di mettere una toppa alla precedente riforma. Gli esami di Stato tornano ad essere più “difficili”: metà commissione dei docenti sarà esterna e, cosa più importante, non si verrà ammessi “d’ufficio” agli esami, bensì bisognerà essere “idonei” e, quindi (penso), avere almeno la sufficienza in tutte le materie. A partire dagli esami del 2009, poi, un’altra buona cosa: non si potrà accedere alla Maturità se non si avrà superato i debiti formativi degli anni precedenti.

Ho vissuto sulla mia pelle gli anni più disastrosi della riforma Moratti, aiutato inoltre da docenti menefreghisti: sono stato ammesso agli esami non sapendo niente di Matematica e di Fisica, ho copiato interamente la versione di Greco della seconda prova degli esami di Stato, ho studiato (e a volte piuttosto superficialmente) solo Filosofia e Storia, perché mi piacevano. Ora sono iscritto in Filosofia, procedo con ottimi voti, ma sono vittima di un 3+2 che non lascia spazio a nient’altro che crediti, formalità e burocrazia. Insomma, neanche l’Università mi sta dando quella formazione completa che speravo, per la quale più volte faccio l’autodidatta.

Se negli anni del Liceo me la spassavo, oggi mi rendo conto di quanto ho perso, di quanto non ho imparato. La prima notizia, pertanto, ha tutto il mio consenso.

La seconda, invece, mi sembra cattiva: la cosiddetta “Guerra di Religione” è stata vinta da Fioroni. Se si parlasse di Religioni, sarei ben contento che questa materia contribuisse seriamente alla formazione dello studente. Ma l’ora di Religione, la cui istituzione risale (ma tu guarda un po’!) al Concordato del Vaticano con il regime fascista contenuto nei Patti Lateranensi del ’29, è l’ora di Cristianesimo. La logica, oltretutto, non è un opinione: non si può chiedere allo studente la volontà o meno di seguire l’ora di Religione, per poi premiarlo se la sua risposta sarà affermativa e svantaggiarlo in caso di rifiuto.

Poi due pessime notizie from the Great Britain. Il governo Blair, ormai agli sgoccioli, ha pensato bene di dire l’ultima cavolata in tema di scuola ed educazione: è sbagliato permette agli alunni di alzare la mano per prendere la parola o per rispondere ad una domanda dell’insegnante. Per tutelare i “timidi” e i ragazzi poco studiosi, si sta cancellando una buona abitudine degli studenti più “emancipati” e volenterosi: quella di imporre la propria volontà, di esprimere il proprio parere, di far vedere la propria conoscenza e di vantarsene! Nelle mie esperienze di scolaro, penso soprattutto alle elementari ed alle medie, il compagno bravo che alzava la mano ad ogni occasione era uno stimolo, non un inibitore.

La seconda nuova made in England ha del patetico: per paura di offendere gli studenti musulmani, alcune scuole secondarie hanno deciso di eliminare l’Olocausto dal Gcse, cioè l’equivalente dei nostri esami di Stato. Sicuramente, penso, non verranno toccati neanche temi “nuovi” come l’attuale guerra in Medio Oriente, la situazione mondiale dopo l’attentato alle torri gemelle etc. Ma allora mi chiedo: che diamine potranno dire del ’900 questi studenti? Purtroppo l’incontro con “l’ospite orientale” (per fare una citazione che non c’entra granché) fatica a trovare delle soluzioni intermedie tra l’odio razziale e l’appiattimento culturale.

Dulcis in fundo, una notizia “così così”, perché ha un potenziale ottimo ma, conoscendo l’Italia, mi lascia scettico. L’associazione Biblia ha raccolto 10.000 firme per il suo appello per lo studio della Bibbia a scuola. Studiare l’origine della propria civiltà e cultura è fondamentale, anche per sconfessarla e distaccarsene. Molte nazioni hanno un testo “fondativo” (non ce l’ha l’Italia); studiare il testo che si propone come fondativo dell’intera civiltà occidentale è necessario, così come è necessario studiare l’Iliade, l’Odissea e la Divina Commedia, così come per i Tedeschi è necessario studiare il Faust. E sicuramente leggere la Bibbia farà rendere conto di molte delle assurdità che vi sono scritte! Infatti, non mi sembra che la Chiesa stia appoggiando apertamente l’iniziativa: il Testo Sacro non sarebbe più mediato dalle parole del parrino di turno, ma sarebbe direttamente fruito dal credente, che potrebbe così farsene un’idea propria. Praticamente, una riforma protestante in versione scolastica.

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Amore e corpo, voci spezzate

voci_spezzate

Risorgo per qualche minuto dal mio studio matto e disperatissimo (matto e disperato lo sto proprio diventando, se non altro per l’orario in cui mi sono ridotto a scrivere questo post), per parlare di una neo-poetessa.

Si chiama Oriana Mascali, ha 18 anni, è catanese e frequenta l’ultimo anno del Liceo Classico Mario Cutelli di Catania.

Ho avuto la fortuna di conoscerla grazie al tirocinio che da poco ho concluso: con Oriana, infatti, ho in comune la mia bravissima ex-docente di Storia e Filosofia. A parte questo, ovviamente, avrò scambiato con lei si e no due parole.

Poi, scopro che ha da poco pubblicato delle poesie per la casa editrice “Il filo”. La raccolta si chiama Voci spezzate, il titolo è preso dall’ultimo verso di una delle poesie più belle. Ne ricopierei una qui, ma non so se, per il copyright, si possa fare.

Voci spezzate

Io non ne capisco molto di poesia, le mie letture sono di ben altro genere, ma una cosa riesco ad apprezzarla anche senza essere un esperto: la musica (ed in questo devo, ancora una volta, ringraziare il Prof. Biuso).
Si, i versi sono ricchi di significato, ma ciò che conta è il significante, il suono e la melodia di una lettura ad alta voce.
L’arte è pura forma, e Oriana l’ha colta in pieno. E’ come il corpo: una forma apollinea, l’unica che riesce a contenere e manifestare il dionisiaco, la forza dell’eros e la potenza dell’amore (il corpo e, soprattutto, l’amore sono onnipresenti nelle poesie di Oriana).

C’è un intero mondo, dietro il suono delle sue parole. Un mondo strano, affascinante e terribile. Affascinante, perché quelle che Oriana esprime sono sensazioni che, già dopo qualche anno, non penso proverà più, almeno non come ora. Appartengono ad una dimensione che io rimpiango tantissimo: una via di mezzo tra l’adolescenza, che per la prima volta viene guardata e giudicata dall’alto, e “qualcos’altro” che ancora non si sa cos’è (io non l’ho ancora capito). Ma forse sono io ad aver dimenticato, magari i “poeti” riescono a tenere vivo il ricordo.
Terribile, perché non potrebbe essere altrimenti: chi si getta ciecamente in sé stesso, può solo trovare, accanto alla purezza e la bellezza dell’animo-corpo, pulsioni ed istinti oscuri, forze primitive ed elementi naturali che, normalmente, ignora.
Per dirla con Nietzsche: “E se tu scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te” (“Al di là del bene e del male”, aforisma 146).

La “poetica” (si dice così?) di Oriana mi ricorda, per grandi linee, quella di un’altra poetessa, che amo molto: Lorenza Giusto. Anche lei catanese, ha pubblicato una raccolta di poesie, intitolata (guarda caso) Corpo spezzato. Di queste mi prometto di parlare in un altro momento e più appronditamente.

Se viste accanto allo schifo che ogni giorno vivo in questa città (ma penso che lo vivrei anche altrove), all’ignavia della maggior parte dei “giovani” di questo luogo che amo, le poesie di Oriana sono una ventata d’aria fresca, nuova e pura. Mi ci voleva proprio.

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