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Filosofi in marcia

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Facciamo a pezzi il PIL, e ricostruiamo il merito

Giuseppe Raciti, filosofo teoretico e docente universitario catanese, scrive un nuovo testo sul suo bel sito minimalista. Questo brevissimo scritto porta il titolo di Entriamo nel merito, e facciamolo a pezzi.

Sono d’accordo con il Prof. in tutta la pars destruens del suo discorso. La sua analisi accomuna – giustamente – il criterio del merito a quello di produzione. Si tratta – né più né meno – della logica del PIL, ormai associata a tutto e tutti: anche alle istituzioni, alle amministrazioni comunali, alle università.

Il PIL e la sua logica sono il vero problema della nostra economia, la cui parola d’ordine è produzione, a tutti i costi. Prendiamo la scuola: in questi anni si è fatta una corsa disperata ai progetti, alle attività, al completamento dei programmi, quasi sempre in senso quantitativo. La verità chiara e semplice è invece che, soprattutto quando si tratta di cultura, la quantità non c’entra nulla.

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Uno che l’aveva capito

So che in alcuni paesi (purtroppo non ricordo quali) hanno accostato al prodotto interno lordo un “indice di felicità media”. I due valori non sono direttamente proporzionali, a dimostrazione che produzione e benessere non vanno sempre di pari passo.

Torniamo all’università. Alla fine, il Prof. Raciti scrive:

Rivendico allora la peggiore delle università possibili, quella in cui il merito è bandito; quella in cui si addita, se c’è, una persona, e la si prende a modello come una idea platonica. Se questo mi fa crescere, tanto meglio. Non è merito mio, non è merito suo. È solo una questione di emozioni.

Come mi fa notare Tommy David, “rivendicare l’università in cui il merito è bandito significa rifiutare l’università quantitativa (se è vero che merito = quantità)”. Inoltre, “la peggiore delle università possibili” è una frase il cui riferimento non è chiaro: forse il Prof. si riferisce alla sua università, quella in cui lui fu studente? Forse passerò dalla sua stanza per chiedere chiarimenti.

Io, comunque, alla fine di un’analisi tanto intelligente e ricca di stile, avrei preferito l’espressione chiara e decisa di forme altre di meritocrazia.

Rivendicare la peggiore delle università possibili, cioè la nostra, significa anche mantenere lo status di certi baroni che tutti ben conosciamo. Mi chedo quale siano e dove stiano – nel caso dei baroni, dei loro familiari inseriti nelle facoltà o degli studenti che leccano loro il fondoschiena – l’emozione e la crescita. Semmai, vi sono tutta la nostra rabbia e tutto il nostro odio.

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Söhne und Weltmacht

Antonio ha scritto un’interessantissima recensione per Sitosophia. Il testo in questione è Söhne und Weltmacht. Terror im Aufstieg und Fall der Nationen. Eccone l’incipit:

Il testo dello studioso tedesco, la traduzione italiana del cui titolo può suonare “Figli e potere mondiale. Terrore nell’ascesa e nella decadenza delle nazioni”, pubblicato nel 2003, propone un’originale analisi dello scatenarsi di disordini sociali, guerre e terrorismo, individuandone la causa principale nell’evoluzione demografica dei singoli popoli e attribuendo per ciò stesso, nel contesto della genesi di tali fenomeni, un’importanza secondaria alla mancanza di risorse economiche e alle diverse ideologie politiche e religiose.

Se, al contrario di me, conosci la lingua tedesca, puoi scaricare l’ebook di Söhne und Weltmacht.

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Lezioni in piazza, la 137 passa

Lezioni in Piazza Università

Oggi, a Catania, lezioni universitarie in Piazza Università. Abbiamo invitato docenti di Fisica, Scienze Politiche, Lingue, Lettere ad uscire allo scoperto con questo atto simbolico e, quindi, concreto. Una lezione in piazza ribadisce il carattere pubblico dell’università e tiene uniti docenti e studenti contro i ladri di futuro di questo governo.

Così come la legge 133, da stamattina il decreto legge 137 – il decreto Gelmini – è normativa. Alla notizia, gli studenti delle scuole medie superiori si sono riversati in piazza, riempendola tutta, numerosissimi. Ciò fa ben sperare per il grande appuntamento di domani: lo sciopero generale della scuola di ogni ordine e grado e dell’università.

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Finite le manifestazioni, si è svolta un’assemblea del movimento studentesco catanese. Qui sono iniziate le difficoltà, per varie ragioni. Innanzitutto, per la compresenza di certi (non voglio certo generalizzare!) esponenti dell’UDU e dei collettivi (entrambi sembrano amare molto le scaramucce partitiche). Inoltre abbiamo chiarito che vogliamo continuare la protesta ad oltranza, ma non abbiamo capito come farlo e con cosa. Sarà argomento di discussione di domani e dei prossimi giorni. Il rischio, chiaramente, è quello di veder scemare – come sempre – il movimento e cedere, forse una volta per tutte, alla demolizione del sistema pubblico dell’istruzione.

Se vi siete persi qualche puntata, date un’occhiata agli scorsi post.

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Anche a Catania si fa Movimento

Maestri Unici

Contro la legge 133 e il decreto Gelmini, alla faccia di quei rettori-presidi-docenti che non vogliono esporsi rimanendo in un moderatismo asfissiante, dando una lezione di civiltà ad oscuri personaggi come Cossiga, in colpevole ritardo ma meglio tardi che mai: il movimento studentesco è a tutti gli effetti attivo anche a Catania.

Si organizzano assemblee permanenti in molte Facoltà, cortei pacifici ed uno sciopero generale che si prevede numerosissimo per il 30 ottobre.

Venerdì mattina scorso, Mauro Corsaro, docente di storia greca di fama nazionale, ha parlato all’assemblea degli studenti. Giovedì era stato Fulvio Tessitore, che per caso si trovava a Catania. Entrambi hanno appoggiato in pieno le nostre proteste.

Verso l’ora di pranzo del venerdì, è partito dalla Facoltà di Lettere e Filosofia un corteo semi-autorizzato, allegro e ordinatissimo. Giunti a Scienze Politiche, altri studenti si sono uniti. Ci siamo fermati alle Ciminiere, dove erano presenti ministri e cariche politiche per un incontro sulla giustizia. Doveva esserci la Gelmini ma, naturalmente, ha dato forfait.

http://www.youtube.com/view_play_list?p=B5CBF1BB8F40F12D

Nel pomeriggio, si è svolta in Auditorium l’assemblea cittadina organizzata dalla Facoltà di Lingue. I rappresentanti di diversi organi hanno preso parola: docenti di sostegno, precari, ricercatori, docenti di scuola e di università, studenti. In particolare, i discorsi del preside di Lingue, Nunzio Famoso, e di Andrea Manganaro, docente di Letteratura Italiana, sono stati i più densi e giusti. Da quest’assemblea dovrebbe uscirne, a breve, una mozione unica.

Di seguito, poche immagini da me scattate durante il corteo. Altre foto qui.

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