
Provo a mettere in ordine alcune idee scaturite dal delitto di Giovanna Reggiani, divenuta casus belli della questione Rom, extracomunitari ed affini, e da ciò che ne è seguito.
Un pericolo sempre presente
Parto da un presupposto che, chi ha letto La Personalità Autoritaria o è semplicemente dotato di buon senso, probabilmente condivide: il pericolo del fascismo è, al di là delle epoche, sempre alle porte. Il fascismo non è solamente un particolare tipo di potere storicamente determinato, è anche e soprattutto un tipo di personalità potenzialmente presente in ogni società.
Ignoranza e Patria
I Rom non sono Rumeni. Non è possibile rispedirli a casa, perché la loro condizione essenziale è proprio non averla, una casa. Chi è senza patria, l’apolide, è un escluso. L’essere escluso è una sua caratteristica (Bauman parlerebbe di vite di scarto), ma è anche un torto che oggi comincia a farsi pesante. Globalizzazione e multiculturalismo sono davvero dei vuoti paroloni, utili solo a riempire le tasche dei potenti.

Un discorso del genere, però, è impossibile farlo capire a giornalisti e cittadini italiani. Beppe Grillo mette le telecamere sull’antipolitica; fuori e dentro gli stadi ci si scaglia contro la polizia italiana; a volte sembra fuori luogo il solo parlare di Italia.
Eppure c’è qualcosa che resta fermo ed immobile: l’ideale di Patria. O meglio: la connotazione violenta di quell’ideale; quella per cui, nello stesso momento in cui affermo con orgoglio la mia italianità, dico anche “odio chi non è Italiano”. Inutile dirlo: una connotazione xenofoba e fascista.
Inter nazionalsocialismo
Ora, però, bisogna fare un passo in avanti. Parlare di Italia in questo caso è davvero riduttivo e rischia di non farci comprendere la portata del problema. La Patria, che lo si voglia o no, oggi (ma forse anche ieri) è l’Europa.

Allo smantellamento delle dogane non sembra seguire uno smantellamento delle xenofobie. Piuttosto, sembra che allargare i confini nazionali serva solo ad allargare i problemi e renderli comuni. Questo è ciò che succede quando si vuol basare un’idea (o un sentimento) come quella di Europa su ragioni economiche e non culturali ed umanitarie (La UE è troppo CEE). Con buona pace di Marx.
Sicurezza e giustizia
Gli Italiani si sentono insicuri. Cominciano a sentirsi discorsi sempreverdi del tipo “si stava meglio quando si stava peggio” oppure “eh, almeno quando c’era Lui dormivamo con le porte aperte!”. La pochezza degli Italiani si sente in questi momenti.
Non dico che non esiste un problema “sicurezza”, dico invece che ce n’è uno più urgente: quello della legalità e della giustizia. Per ogni extracomunitario che uccide, spaccia e ruba, c’è un delinquente italiano che ne prende i guadagni. Ma questo fingiamo di non saperlo. Se la disperazione e la povertà non giustificano gli atti tremendi che spesso sono associati agli immigrati, quali sarebbero le scusanti per gli sfruttatori di minori e per i magnacci italiani?
Nessuna scusa.
A meno che non si voglia affermare che le donne italiane possono essere stuprate solo da uomini italiani, che gli scippi possono essere gestiti solo dalla ‘Ndrangheta, che il commercio di droga può essere controllato solo da Cosa Nostra.
Ma no! Certo che non si vuole dire questo.





UltraSicurezza
Quella che ha visto vincere la destra alle ultime elezioni, è stata una campagna elettorale basata – tra le tante altre cose (ad esempio l’incompetenza della sinistra) – sulla sicurezza.
vignetta di maurobiani.splinder.com
Slogan xenofobi del tipo “padroni a casa nostra!“, bombardamento dei media per ogni passo falso di un immigrato (possibilmente rumeno, rom, albanese o giù di lì), senso costante di precarietà, sono tutti elementi che hanno prodotto la paura negli italiani. Esattamente secondo la stessa modalità con cui la pubblicità produce bisogni: non hai bisogno di un oggetto finché non ne vedi la pubblicità, non hai paura fin quando qualcuno non ti convince che dovresti averne.
È forse troppo difficile, per il cittadino, comprendere che la sua costante richiesta di “sicurezza” (che si va pian piano sostituendo ad ormai vecchi termini quali “legalità” o “giustizia“) non verrà mai soddisfatta. Come ha ben capito il buon vecchio Zygmunt:
Dato che la società liquido-moderna di cui parla Bauman è proprio la nostra società, è impossibile, leggendo queste parole, non pensare anche a Bin Laden. Non all’uomo, certo, ma al fantoccio che “puntualissimo come la morte” (l’espressione è tratta da un articolo on-line di Biuso) si presenta ogni undici di settembre, alimentando la paura degli statunitensi.
Paure e desideri sono ciò di cui si nutre questa società. Non importa cosa desiderare o di cosa aver paura, non importa che l’oggetto venga conquistato o che il nemico sia ucciso. Bisogni e paure sono liquidati continuamente: ciò che conta è il continuo desiderare, non smettere mai di aver paura.
Torniamo, più concreti, all’Italia attuale: dopo la prima domenica di campionato, ci si dovrebbe pur rendere conto che l’allarme sicurezza è più endogeno che esogeno, l’allarme reale è dovuto più a causa interne che esterne. Altrimenti non si capisce perché la mia amica che abita a Catania, accanto allo stadio Massimino, ogni domenica si trova davanti a tre opportunità:
Certo, probabilmente la mia amica esagera; ma cosa le possiamo rimproverare se, dopo certi fatti di un certo 2 febbraio dell’anno scorso, lei prova un certo – e fondato – timore?
UltraScontri
Quindi, la conclusione è la seguente: l’italiano non sopporta che, tornando a casa la notte, ci sia una certa probabilità che sarà aggredito da un extracomunitario (probabilità che – precisiamo – non è certo superiore a quella di essere investiti da un pirata attraversando la strada), mentre s’accolla volentieri che ogni domenica sicuramente la propria città sarà invasa da pseudo-esseri-umani inferociti chiamati Ultras.
Se poi dietro i disordini di Roma si vuol vedere la criminalità organizzata (come se negli Ultras – di per sé – non vi fosse una forte organizzazione), dobbiamo stare tranquilli: lo si fa per amor di verità, non certo per continuare a nascondere lo scempio italiano della domenica calcistica.
Intendiamoci, non ce l’ho con gli Ultras! In fondo sono gente tranquilla, che urla “Palermitano ebreo!”, “un Messinese in croce!” o “Sant’Agata puttana!”, ma che magari la stessa mattina è andata a messa. E non mi si dica di “non fare di tutta l’erba un fascio”: è un’obiezione che non vale quando il fenomeno si crea proprio nel fascio (inteso in tutti i sensi possibili).