Questa breve recensione sarà guidata da alcuni aggettivi: utile, irriverente-divertente, noioso, ingenuo.
Il libro è utile.
Perché introduce alle Scritture chi non le ha mai neanche sfiorate. Quindi, si rivolge praticamente a tutti i credenti cristiani, che da sempre sono stati abituati alla mediazione della Chiesa e del parrino di turno, il quale fa tutta la fatica al posto loro: legge, interpreta e spiega la Bibbia (a modo suo). D’altronde una Riforma protestante non c’è stata per puro caso. Addirittura ci sarà stato chi, come me, spinto dalla curiosità suscitata dalle numerose, critiche e sempre puntuali citazioni dall’Antico e Nuovo Testamento, è andato a prendere i passi e a leggerseli per proprio conto. Insomma, un’utile opera di divulazione laica delle Sacre Scritture.
Il libro è irriverente e, quindi, molto divertente.
Alla fine di una critica pungente sui rapporti tra Chiesa e politica, si legge:
Non si tratta, naturalmente, di fare di ogni erba un fascio, benché la Chiesa Cattolica sia riuscita nel Novecento a fare di ogni fascio un concordato.
(Pag. 11)
Trattando della figura della Madonna e della sua “anomala” maternità:
Certo nel caso di Gesù non si è trattato di nascita verginale nel senso letterale della partenogenesi (da parthenos, “vergine”, e genesis, “nascita”), perché essa non richiede alcuna fecondazione. E neppure può essersi trattato della fecondazione eterologa da parte dello Spirito Santo di un ovulo di Maria, perché altrimenti Gesù sarebbe soltanto un semidio: come Ercole, figlio di Zeus e Alcmena, che spesso è comunque stato considerato una sua prefigurazione. Il concepimento di Gesù dev’essere allora avvenuto per impianto di un ovulo già fecondato: dunque, non solo Giuseppe è un padre putativo, ma Maria è una madre surrogata che si è limitata a dare l’utero in affitto. Da dove poi provenga il materiale genetico di Gesù non si sa, ma certo non è stato prodotto in maniera naturale: più che un Organismo Genticamente Modificato, egli è allora un esempio di Vita Artificiale.
(Pag. 177)
Sempre su Maria, una valida alternativa alla illogica immacolata concezione:
[...] per dare a Cesare quel che è di Cesare, un’accurata fecondazione assistita sarebbe stata sufficiente per preservare la verginità al concepimento, un taglio cesareo (appunto) per mantenerla durante il parto, e un’astinenza dai rapporti “secondo natura” per confermarla in seguito.
(Pag. 181)
Anche la nota finale del libro fa molto sorridere, ma non la cito per non rovinarne l’eventuale lettura
Il libro è (in certi punti) noioso
L’esegesi delle Scritture assume a volte un carattere veramente pignolo. Capita che non si capisca più chi prende più seriamente la Bibbia: Odifreddi o i cristiani?
Una delle pecche fondamentali del testo biblico è, a mio parere, l’assoluta mancanza di autoironia, la mancata consapevolezza di parlare un linguaggio umano e non divino, di esprimersi tramite metafore e non verità. Una pecca a cui ha rimediato Nietzsche, come ho già avuto modo di scrivere, ma a cui Odifreddi non sempre risponde per le rime.
Il libro (o l’idea che vi sta dietro) è ingenuo.
Ha, infatti, alcuni grossi difetti: è, nella sua prima parte, un’analisi fin troppo letterale dell’Antico e Nuovo Testamento; non compie un minimo di genalogia (si limita alla genesi) del Cristianesimo; tralascia totalmente l’aspetto semantico del Cristianesimo.
Elencare citazioni bibliche è utile a metterne in risalto le “assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie“. Ma questo non basta! E’ un lavoro, purtroppo, che lascia il tempo che trova: resta il dato di fatto, preponderante ed ineludibile, che i credenti cristiani (veri o fasulli che siano) sono in stragrande maggioranza. A questo dato bisogna dare una risposta ed Odifreddi, mi dispiace dirlo, non ce l’ha data.
Se nelle Scritture vi sono tutte queste contraddizioni, assurdità, falsità e sciocchezze, perché (ancora oggi) la Chiesa (che sull’interpretazione delle Scritture basa il suo potere) domina indisturbata le coscienze individuali e collettive, come un Super-Io freudiano?
Qual è la genealogia (ad esempio) della resurrezione, dell’eucarestia, del peccato originale? Ovvero: qual è il loro motivo nascosto, per cui hanno così tanto successo tra gli uomini?
Non possiamo permetterci di placare il sospetto, i cui maestri hanno ancora molto da insegnarci.
Qual è il significato (i significati) che l’umanità contemporanea attribuisce al Cristianesimo?
L’uomo, dell’aspetto “letterale” contraddittorio e sciocco delle Scritture, se ne frega! Il Cristiano medio le Scritture non le ha mai lette! L’aspetto semantico, invece, va oltre l’opera, oltre l’autore, e mette le sue radici direttamente nelle coscienze dei popoli. Ed avremo voglia di dire che i frutti di quest’albero sono velenosi: a nessuno importerà più nulla. Ed avrà voglia, Odifreddi, di proporre la scienza come veramente katholica (nel senso letterale di “universale”) e di citare il motto spinoziano Deus, sive Natura.
Mi dispiace molto aver concluso in modo negativo il giudizio su un libro che, credetemi, mi è piaciuto ed è molto interessante; ma se non comprendiamo quali siano le giuste domande da porre, potremo solo blaterare, non certo rispondere, potremo solo timidamente lamentarci, non reagire e rinnovare.
Perché non possiamo essere cristiani?
Finita la mia lentissima lettura di Perché non possiamo essere cristiani, la famosa ultima fatica del matematico impertinente Piergiorgio Odifreddi, ne scrivo impressioni e giudizi personali.
Questa breve recensione sarà guidata da alcuni aggettivi: utile, irriverente-divertente, noioso, ingenuo.
Il libro è utile.
Perché introduce alle Scritture chi non le ha mai neanche sfiorate. Quindi, si rivolge praticamente a tutti i credenti cristiani, che da sempre sono stati abituati alla mediazione della Chiesa e del parrino di turno, il quale fa tutta la fatica al posto loro: legge, interpreta e spiega la Bibbia (a modo suo). D’altronde una Riforma protestante non c’è stata per puro caso. Addirittura ci sarà stato chi, come me, spinto dalla curiosità suscitata dalle numerose, critiche e sempre puntuali citazioni dall’Antico e Nuovo Testamento, è andato a prendere i passi e a leggerseli per proprio conto. Insomma, un’utile opera di divulazione laica delle Sacre Scritture.
Il libro è irriverente e, quindi, molto divertente.
Alla fine di una critica pungente sui rapporti tra Chiesa e politica, si legge:
Trattando della figura della Madonna e della sua “anomala” maternità:
Sempre su Maria, una valida alternativa alla illogica immacolata concezione:
Anche la nota finale del libro fa molto sorridere, ma non la cito per non rovinarne l’eventuale lettura
Il libro è (in certi punti) noioso
L’esegesi delle Scritture assume a volte un carattere veramente pignolo. Capita che non si capisca più chi prende più seriamente la Bibbia: Odifreddi o i cristiani?
Una delle pecche fondamentali del testo biblico è, a mio parere, l’assoluta mancanza di autoironia, la mancata consapevolezza di parlare un linguaggio umano e non divino, di esprimersi tramite metafore e non verità. Una pecca a cui ha rimediato Nietzsche, come ho già avuto modo di scrivere, ma a cui Odifreddi non sempre risponde per le rime.
Il libro (o l’idea che vi sta dietro) è ingenuo.
Ha, infatti, alcuni grossi difetti: è, nella sua prima parte, un’analisi fin troppo letterale dell’Antico e Nuovo Testamento; non compie un minimo di genalogia (si limita alla genesi) del Cristianesimo; tralascia totalmente l’aspetto semantico del Cristianesimo.
Elencare citazioni bibliche è utile a metterne in risalto le “assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie“. Ma questo non basta! E’ un lavoro, purtroppo, che lascia il tempo che trova: resta il dato di fatto, preponderante ed ineludibile, che i credenti cristiani (veri o fasulli che siano) sono in stragrande maggioranza. A questo dato bisogna dare una risposta ed Odifreddi, mi dispiace dirlo, non ce l’ha data.
Se nelle Scritture vi sono tutte queste contraddizioni, assurdità, falsità e sciocchezze, perché (ancora oggi) la Chiesa (che sull’interpretazione delle Scritture basa il suo potere) domina indisturbata le coscienze individuali e collettive, come un Super-Io freudiano?
Qual è la genealogia (ad esempio) della resurrezione, dell’eucarestia, del peccato originale? Ovvero: qual è il loro motivo nascosto, per cui hanno così tanto successo tra gli uomini?
Non possiamo permetterci di placare il sospetto, i cui maestri hanno ancora molto da insegnarci.
Qual è il significato (i significati) che l’umanità contemporanea attribuisce al Cristianesimo?
L’uomo, dell’aspetto “letterale” contraddittorio e sciocco delle Scritture, se ne frega! Il Cristiano medio le Scritture non le ha mai lette! L’aspetto semantico, invece, va oltre l’opera, oltre l’autore, e mette le sue radici direttamente nelle coscienze dei popoli. Ed avremo voglia di dire che i frutti di quest’albero sono velenosi: a nessuno importerà più nulla. Ed avrà voglia, Odifreddi, di proporre la scienza come veramente katholica (nel senso letterale di “universale”) e di citare il motto spinoziano Deus, sive Natura.
Mi dispiace molto aver concluso in modo negativo il giudizio su un libro che, credetemi, mi è piaciuto ed è molto interessante; ma se non comprendiamo quali siano le giuste domande da porre, potremo solo blaterare, non certo rispondere, potremo solo timidamente lamentarci, non reagire e rinnovare.