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Ogni 10 anni circa

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Ogni 10 anni circa c’è qualche evento storico a cui assistere; così tutti, senza eccezione, potremo dire a figli e nipoti “io c’ero”. Mi sono perso il crollo della cortina di ferro e del muro (avevo 4 anni), ma mi è toccato esserci a quello delle torri gemelle.

Due lustri sono passati, anche in fretta, e mi trovo di fronte al matrimonio di Will e Kate, alla beatificazione dell’ex Papa e all’omicidio del mandante di quella strage del 2001. L’ordine d’importanza trovatelo voi.

Dunque, Bin Laden è morto; e la morte è banale, si sa; e lo è ancor di più quando avviene in modi così prevedibili.
Non solo Obama ha negato ogni possibilità di (ir)regolare processo al terrorista, ma ha anche avuto il coraggio di affermare che “giustizia è fatta“.
Lì dove l’ingiustizia è così palese e così condivisa da tutto l’occidente da non aver bisogno di giustificazione alcuna, il Presidente del Pianeta ha voluto rivendicare (così come ‘rivendicano’ gli attentati i suoi acerrimi nemici) la volontarietà, la liceità e la somma bontà dell’omicidio.
Il tutto, in un atletico gesto di sapiente anti-democrazia ed uso capace della neolingua orwelliana che lo farà risultare vincente alle prossime elezioni anche se da domani dovesse iniziare a raccontare barzellette insieme a Berlusconi.

A proposito di B., una sua sciacquetta ha dichiarato che la morte di Osama può essere interpretata come un miracolo di quell’ex Papa a cui accennavo prima (sì, quello che gli tremava la manina, dopo averla stretta a un paio di dittatori e pedofili).
Ma questa, lo sappiamo, è gente ignorante, che non ha studiato, che non sa che nella morte non c’è alcun miracolo, ma solo nella resurrezione.
E allora l’unica domanda sensata è: quanto tempo passerà prima che Bin Laden rinasca, novello Cristo indispensabile per giustificare la caccia alle risorse energetiche?
Devono sbrigarsi, i prossimi 10 anni sono iniziati.

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Sant’Agata: rito e schifo

Sant’Agata è la patrona della città di Catania. Dal 3 al 6 febbraio è la sua festa.

La santuzza sta in chiesa tutto l’anno, nella Cattedrale che porta il suo nome e che è il duomo di Catania. Il 4 febbraio, dopo la messa dell’aurora, succede una cosa: la chiesa cede Agata al popolo catanese devoto. Più che come un regalo, questo gesto è da interpretarsi come dovuto, come una restituzione. I catanesi devoti non è che “accolgono” le reliquie che gentilmente sono a loro “donate” per due giorni. I catanesi se le prendono. “Agata è dei devoti” : una frase, quest’ultima, che il catanese conosce bene.

Questo, sommariamente descritto, è l’atto di scristianizzazione che dà il via alla festa. La festa assume i suoi connotati pagani ed Agata diviene la vera divinità del popolo catanese. La martire è venerata, invocata con urla, pregata. A lei sono dedicate le prove di forza, sofferenza e virilità di chi, da solo o in gruppo, si carica sulle spalle ceri dal peso anche di trecento chili. Per lei si fa la ‘nnacatedda, cioè il balletto delle candelore, e si tira il fercolo col cordone. La vergine viene anche divorata nella sua parte più caratteristica e più martoriata: le minne, cioè i seni. Fin qui il rito, tra sacro e profano, ed il lato antropologico della festa.

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C’è un altro lato, uscito alla ribalta di recente con un effetto-sorpesa simile a quello di chi dice “ho scoperto l’acqua calda”: la gestione mafiosa della festa e l’enorme giro di soldi che essa porta. Lungo tutta la via Etnea si posizionano (nessuno senza il permesso di chi detiene la gestione economica della festa) una quantità enorme di camion, carrozzoni e bancarelle, che riempiono la città col fumo della carne arrostita e col fetore dell’olio fritto. Il fercolo fa sosta sotto i balconi dei boss mafiosi. In onore di quest’ultimi si sparano pure dei fuochi artificiali fuori programma. Sugli orari di uscita e rientro della santa in chiesa ci si fanno le scommesse clandestine.

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La festa di Sant’Agata è del popolo catanese. Il popolo catanese è, nel suo fondo mafioso, marcio. Ergo la festa è marcia.

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Perché non possiamo essere cristiani?

copertina_odifreddi

Finita la mia lentissima lettura di Perché non possiamo essere cristiani, la famosa ultima fatica del matematico impertinente Piergiorgio Odifreddi, ne scrivo impressioni e giudizi personali.

Questa breve recensione sarà guidata da alcuni aggettivi: utile, irriverente-divertente, noioso, ingenuo.

Il libro è utile.

Perché introduce alle Scritture chi non le ha mai neanche sfiorate. Quindi, si rivolge praticamente a tutti i credenti cristiani, che da sempre sono stati abituati alla mediazione della Chiesa e del parrino di turno, il quale fa tutta la fatica al posto loro: legge, interpreta e spiega la Bibbia (a modo suo). D’altronde una Riforma protestante non c’è stata per puro caso. Addirittura ci sarà stato chi, come me, spinto dalla curiosità suscitata dalle numerose, critiche e sempre puntuali citazioni dall’Antico e Nuovo Testamento, è andato a prendere i passi e a leggerseli per proprio conto. Insomma, un’utile opera di divulazione laica delle Sacre Scritture.

Perché non possiamo essere cristiani

Il libro è irriverente e, quindi, molto divertente.

Alla fine di una critica pungente sui rapporti tra Chiesa e politica, si legge:

Non si tratta, naturalmente, di fare di ogni erba un fascio, benché la Chiesa Cattolica sia riuscita nel Novecento a fare di ogni fascio un concordato.

(Pag. 11)

Trattando della figura della Madonna e della sua “anomala” maternità:

Certo nel caso di Gesù non si è trattato di nascita verginale nel senso letterale della partenogenesi (da parthenos, “vergine”, e genesis, “nascita”), perché essa non richiede alcuna fecondazione. E neppure può essersi trattato della fecondazione eterologa da parte dello Spirito Santo di un ovulo di Maria, perché altrimenti Gesù sarebbe soltanto un semidio: come Ercole, figlio di Zeus e Alcmena, che spesso è comunque stato considerato una sua prefigurazione. Il concepimento di Gesù dev’essere allora avvenuto per impianto di un ovulo già fecondato: dunque, non solo Giuseppe è un padre putativo, ma Maria è una madre surrogata che si è limitata a dare l’utero in affitto. Da dove poi provenga il materiale genetico di Gesù non si sa, ma certo non è stato prodotto in maniera naturale: più che un Organismo Genticamente Modificato, egli è allora un esempio di Vita Artificiale.

(Pag. 177)

Sempre su Maria, una valida alternativa alla illogica immacolata concezione:

[...] per dare a Cesare quel che è di Cesare, un’accurata fecondazione assistita sarebbe stata sufficiente per preservare la verginità al concepimento, un taglio cesareo (appunto) per mantenerla durante il parto, e un’astinenza dai rapporti “secondo natura” per confermarla in seguito.

(Pag. 181)

Anche la nota finale del libro fa molto sorridere, ma non la cito per non rovinarne l’eventuale lettura :-)

Il libro è (in certi punti) noioso

L’esegesi delle Scritture assume a volte un carattere veramente pignolo. Capita che non si capisca più chi prende più seriamente la Bibbia: Odifreddi o i cristiani?

Una delle pecche fondamentali del testo biblico è, a mio parere, l’assoluta mancanza di autoironia, la mancata consapevolezza di parlare un linguaggio umano e non divino, di esprimersi tramite metafore e non verità. Una pecca a cui ha rimediato Nietzsche, come ho già avuto modo di scrivere, ma a cui Odifreddi non sempre risponde per le rime.

Piergiorgio Odifreddi

Il libro (o l’idea che vi sta dietro) è ingenuo.

Ha, infatti, alcuni grossi difetti: è, nella sua prima parte, un’analisi fin troppo letterale dell’Antico e Nuovo Testamento; non compie un minimo di genalogia (si limita alla genesi) del Cristianesimo; tralascia totalmente l’aspetto semantico del Cristianesimo.

Elencare citazioni bibliche è utile a metterne in risalto le “assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie“. Ma questo non basta! E’ un lavoro, purtroppo, che lascia il tempo che trova: resta il dato di fatto, preponderante ed ineludibile, che i credenti cristiani (veri o fasulli che siano) sono in stragrande maggioranza. A questo dato bisogna dare una risposta ed Odifreddi, mi dispiace dirlo, non ce l’ha data.

Se nelle Scritture vi sono tutte queste contraddizioni, assurdità, falsità e sciocchezze, perché (ancora oggi) la Chiesa (che sull’interpretazione delle Scritture basa il suo potere) domina indisturbata le coscienze individuali e collettive, come un Super-Io freudiano?

Qual è la genealogia (ad esempio) della resurrezione, dell’eucarestia, del peccato originale? Ovvero: qual è il loro motivo nascosto, per cui hanno così tanto successo tra gli uomini?
Non possiamo permetterci di placare il sospetto, i cui maestri hanno ancora molto da insegnarci.

Qual è il significato (i significati) che l’umanità contemporanea attribuisce al Cristianesimo?
L’uomo, dell’aspetto “letterale” contraddittorio e sciocco delle Scritture, se ne frega! Il Cristiano medio le Scritture non le ha mai lette! L’aspetto semantico, invece, va oltre l’opera, oltre l’autore, e mette le sue radici direttamente nelle coscienze dei popoli. Ed avremo voglia di dire che i frutti di quest’albero sono velenosi: a nessuno importerà più nulla. Ed avrà voglia, Odifreddi, di proporre la scienza come veramente katholica (nel senso letterale di “universale”) e di citare il motto spinoziano Deus, sive Natura.

Mi dispiace molto aver concluso in modo negativo il giudizio su un libro che, credetemi, mi è piaciuto ed è molto interessante; ma se non comprendiamo quali siano le giuste domande da porre, potremo solo blaterare, non certo rispondere, potremo solo timidamente lamentarci, non reagire e rinnovare.

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Notizie scolastiche: buone, cattive, così così

Essendo sempre più convinto che, di tutti i Ministeri, quello dell’Istruzione sia il più importante, quello fondamentale per il futuro di uno Stato, faccio attenzione a tutte le notizie che riguardano il sistema scolastico ed universitario. Ho registrato alcune notizie importanti che, come da titolo, hanno qualità diverse.

Cominciamo con la migliore: la nuova Maturità. Finalmente si sta tentando di mettere una toppa alla precedente riforma. Gli esami di Stato tornano ad essere più “difficili”: metà commissione dei docenti sarà esterna e, cosa più importante, non si verrà ammessi “d’ufficio” agli esami, bensì bisognerà essere “idonei” e, quindi (penso), avere almeno la sufficienza in tutte le materie. A partire dagli esami del 2009, poi, un’altra buona cosa: non si potrà accedere alla Maturità se non si avrà superato i debiti formativi degli anni precedenti.

Ho vissuto sulla mia pelle gli anni più disastrosi della riforma Moratti, aiutato inoltre da docenti menefreghisti: sono stato ammesso agli esami non sapendo niente di Matematica e di Fisica, ho copiato interamente la versione di Greco della seconda prova degli esami di Stato, ho studiato (e a volte piuttosto superficialmente) solo Filosofia e Storia, perché mi piacevano. Ora sono iscritto in Filosofia, procedo con ottimi voti, ma sono vittima di un 3+2 che non lascia spazio a nient’altro che crediti, formalità e burocrazia. Insomma, neanche l’Università mi sta dando quella formazione completa che speravo, per la quale più volte faccio l’autodidatta.

Se negli anni del Liceo me la spassavo, oggi mi rendo conto di quanto ho perso, di quanto non ho imparato. La prima notizia, pertanto, ha tutto il mio consenso.

La seconda, invece, mi sembra cattiva: la cosiddetta “Guerra di Religione” è stata vinta da Fioroni. Se si parlasse di Religioni, sarei ben contento che questa materia contribuisse seriamente alla formazione dello studente. Ma l’ora di Religione, la cui istituzione risale (ma tu guarda un po’!) al Concordato del Vaticano con il regime fascista contenuto nei Patti Lateranensi del ’29, è l’ora di Cristianesimo. La logica, oltretutto, non è un opinione: non si può chiedere allo studente la volontà o meno di seguire l’ora di Religione, per poi premiarlo se la sua risposta sarà affermativa e svantaggiarlo in caso di rifiuto.

Poi due pessime notizie from the Great Britain. Il governo Blair, ormai agli sgoccioli, ha pensato bene di dire l’ultima cavolata in tema di scuola ed educazione: è sbagliato permette agli alunni di alzare la mano per prendere la parola o per rispondere ad una domanda dell’insegnante. Per tutelare i “timidi” e i ragazzi poco studiosi, si sta cancellando una buona abitudine degli studenti più “emancipati” e volenterosi: quella di imporre la propria volontà, di esprimere il proprio parere, di far vedere la propria conoscenza e di vantarsene! Nelle mie esperienze di scolaro, penso soprattutto alle elementari ed alle medie, il compagno bravo che alzava la mano ad ogni occasione era uno stimolo, non un inibitore.

La seconda nuova made in England ha del patetico: per paura di offendere gli studenti musulmani, alcune scuole secondarie hanno deciso di eliminare l’Olocausto dal Gcse, cioè l’equivalente dei nostri esami di Stato. Sicuramente, penso, non verranno toccati neanche temi “nuovi” come l’attuale guerra in Medio Oriente, la situazione mondiale dopo l’attentato alle torri gemelle etc. Ma allora mi chiedo: che diamine potranno dire del ’900 questi studenti? Purtroppo l’incontro con “l’ospite orientale” (per fare una citazione che non c’entra granché) fatica a trovare delle soluzioni intermedie tra l’odio razziale e l’appiattimento culturale.

Dulcis in fundo, una notizia “così così”, perché ha un potenziale ottimo ma, conoscendo l’Italia, mi lascia scettico. L’associazione Biblia ha raccolto 10.000 firme per il suo appello per lo studio della Bibbia a scuola. Studiare l’origine della propria civiltà e cultura è fondamentale, anche per sconfessarla e distaccarsene. Molte nazioni hanno un testo “fondativo” (non ce l’ha l’Italia); studiare il testo che si propone come fondativo dell’intera civiltà occidentale è necessario, così come è necessario studiare l’Iliade, l’Odissea e la Divina Commedia, così come per i Tedeschi è necessario studiare il Faust. E sicuramente leggere la Bibbia farà rendere conto di molte delle assurdità che vi sono scritte! Infatti, non mi sembra che la Chiesa stia appoggiando apertamente l’iniziativa: il Testo Sacro non sarebbe più mediato dalle parole del parrino di turno, ma sarebbe direttamente fruito dal credente, che potrebbe così farsene un’idea propria. Praticamente, una riforma protestante in versione scolastica.

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Beati i ricchi in spirito

L’altro giorno, pensavo alla prima Beatitudine. E’ una cosa davvero indecente. Eccola qui:

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Mt 5,3-12

Io non so cosa insegnano oggi al catechismo, ma per me i “poveri di spirito” sono un genere di persone ben preciso: gli ignoranti. La prima beatitudine è un elogio della stupidità.

Forse al catechismo la intendono diversamente e i “poveri di spirito” sono gli “umili”? Ancora peggio! Qui umiltà vuol dire una sola cosa: totale asservimento a Dio; divieto di porsi le domande; “tagliarsi la testa” (come si diceva ieri a lezione di Filosofia della mente) e riporre ogni speranza nell’Onnipotente. Insomma: smettere, volontariamente, di pensare.

Un prospettiva così lontana da quelle dei Santi-filosofi (Agostino, Tommaso etc.) che, con il loro continuo domandare e confessarsi, testavano e provavano continuamente la propria fede, mettevano in crisi la propria religione e le imponevano un rinnovamento, sfidavano a suon di Ragione il proprio Dio.

Questo monoteismo è forte per questo: asseconda l’insano bisogno di indifferenza degli uomini.

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