
L’imbarazzante silenzio – che speriamo verrà interrotto – di uno tra i più grandi Atenei italiani, quello di Catania, riguardo il disastroso decreto legge 112, ha portato un pugno di studenti di filosofia a pubblicare una petizione.
Questo gruppo, che si chiama Sitosophia e di cui sono orgoglioso cofondatore, richiede che l’Ateneo:
- sospenda l’avvio del nuovo anno accademico (quindi lezioni, esami e sessioni di laurea) informando i propri studenti e personale amministrativo della situazione in sedi opportunamente stabilite
- non approvi i bilanci preventivi in mancanza delle adeguate risorse economiche, in segno di netta protesta
- organizzi un preciso e concreto calendario di iniziative di mobilitazione
Niente di fantascientifico, dunque, solo una necessaria presa di posizione Contro il tramonto dell’Università italiana.
Firmate tutti e diffondete il verbo, è importante.










) e Canada. Lo stesso film è stato osteggiato e quasi boicottato da 
– è la faccenda dei Daimon. Ogni essere umano ha, sempre accanto a sé, un animale-guida. Di più: il Daimon è un continuo stream of consciousness oggettivato, visibile. E’ la propria anima. Con il proprio animale – diverso ed unico per ogni uomo – si trattiene un continuo contatto, che sia fisico o mentale. Gli si parla, ci si confida, si rivelano le proprie paure – anche se più spesso è proprio il Daimon a rivelare timori ed angosce. E’ la migliore e fantastica alternativa all’inconscio. Il Daimon rappresenta la continua pacificazione della coscienza individuale.






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Cateno si è posto qualche giorno fa una domanda:
Lui ha risposto che gli finirebbe a fare l’antieroe, cioè colui che – da vero anarca – agisce contro il potere tirannico dall’interno e la cui azione è sempre un’azione libera, anche da ogni altra ideologia. Non credo di conoscere alcuna persona così poco sana di mente da poter fare di “meglio” (ossia da fare l’eroe), me stesso compreso.
Tommy prosegue il discorso e dice che sì, non sarebbe eroe neanche lui, ma martire lo diverrebbe se il regime richiedesse il controllo sul suo pensiero.
A chi somiglia?
Il guaio, a mio parere, è che viene da chiedersi: quando ogni mia azione, anche la più quotidiana, sottosta ai dettami del regime, quanto veramente conta il fatto – fatto di cui solo io sono a conoscenza (al massimo qualche mio amico stretto) – che il mio pensiero va da tutt’altra parte?
Inoltre: se in una situazione di democrazia o presunta tale quale oggi siamo giudichiamo incoerente chi non fa corrispondere pensiero e azione, perché la stessa persona non sarebbe incoerente in una situazione di regime?
Infine: siamo sicuri che all’individuo basti il solo pensiero? Che il pensiero sia sufficiente a se stesso? Insomma: come vivrei, senza poter mai esprimere il mio pensiero in azioni? Come vivrei agendo sempre in maniera contraria al mio pensiero? C’è il rischio di impazzire!
Sono due le vie d’uscita, a questo punto: agire conformemente al proprio pensiero rischiando la pelle e, dunque, diventare un eroe; oppure pensare conformemente alle proprie azioni, ossia soccombere al controllo del pensiero voluto dal regime. Non si tratta di scelta, secondo me, bensì di predisposizione. Essere libero o schiavo, da sempre, non è un merito o una colpa.
Non è colpa di Winston, infatti, se Orwell conclude così 1984, dopo aver sottoposto il protagonista a una tortura atroce:
E, tuttavia, siamo ben lontani dallo sperare che un tale sofisticato regime possa instaurarsi in Italia, al massimo un bieco stato di polizia.