La lettura incrociata di Post-human e Crash, giunta quasi al termine, si sta rivelando gustosa ed azzeccata. Questi due testi mi capitano davanti ormai da tre anni, ossia da quando Alberto Giovanni Biuso e Giuseppe Raciti – i due migliori docenti della mia facoltà – me li hanno fatti conoscere. Post-human è uno dei testi fondamentali, sempre presente (se non in programma, sottintendendolo durante le lezioni) nei corsi di Filosofia della mente di Biuso. Il libro di James G. Ballard, invece, lo sentii citato per la prima volta durante un (im)memorabile Caffè filosofico con Raciti, il quale ha addirittura intervistato il grande autore.
Studio l’enciclopedia (perché questo è Post-human) di Roberto Marchesini di giorno e leggo Crash di notte. Ne conseguono inevitabili riflessioni sul postumano. Ne butto giù una: il postumanesimo è una questione di scenari, prima ancora che di possibilità tecnica di dar vita ad essi. È un mondo di fantasia e letteratura, prima ancora che di scienza. Mi correggo: è l’argomento in cui letteratura, filosofia e scienza – lo vogliano o meno – si trovano faccia a faccia, in cui si vogliono e si devono prendere seriamente. È, infine, il luogo in cui non vi è cesura tra essere e tecnica.
Ballard, poi, è incredibile: nel suo libro c’è davvero eros e thanatos, non come formuletta valida in ogni occasione. Inoltre, lui non ha bisogno di ingegneria genetica o di nanotecnologie per cogliere la potenza dell’ibridazione. Come dice lo stesso Marchesini a proposito di Crash:
Nel qui e ora ballardiano riscopriamo la dimensione drammatica tra psiche e techne, tra organico e inorganico in tutta la sua valenza estatica. L’iscrizione tecnologica in questo caso non ha urgenza di rendersi evidente attraverso fili, placche, chip, insomma non necessita di una conclamazione epidermica, essa infatti è più profonda: è una vera e propria perfusione.
Post-human, pag. 498.
Non appena concluderò la lettura del romanzo, vedrò l’omonimo film di David Cronenberg, che in molti mi dicono essere all’altezza del libro.









A Roberto Saviano
Aggiunta del 15 aprile 2011.
Ci sono momenti in cui bisogna ammettere tutta la propria ignoranza su questioni importantissime e di essere caduto nella trappola televisiva degli eroi assoluti e dei nemici assoluti. Guardatevi il video di Vittorio Arrigoni qui sotto. Non elimino il post che ho scritto di seguito, perché sarei ancor più stupido di quanto – forse – non lo sia stato a scriverlo.
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Tratto da Jean Starobinski, Jean-Jacques Rousseau. La trasparenza e l’ostacolo, Il Mulino, Bologna 1985, pag. 76.
Spero ovviamente che il suo destino sarà un altro. Che Saviano resterà dei nostri, anzi, che noi resteremo con Saviano e che lui sia orgoglioso di esser divenuto “qualcuno”. E, altrettanto ovviamente, la dedica a Saviano è una dedica a tutti i saviani – i noti e i meno noti – sparsi per la penisola.