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Guida Ai Perplessi

Avete presente quella petizione scritta da meno di dieci poveri studenti di Filosofia di Catania, tra cui il sottoscritto, che chiede a gran voce che l’Università si muova contro il disastroso D.L. 112? A riguardo, devo darvi due notizie, una cattiva e l’altra pure: Abbiamo raccolto finora solo 137 firme. Speriamo aumentino con la fine dell’estate e l’inizio degli esami. Si, come no. Come già previsto, molti studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia sono perplessi sulla prima e più importante richiesta della petizione, la quale recita: Noi proponiamo di sospendere l’avvio del nuovo anno accademico (quindi lezioni, esami e sessioni di laurea) informando i propri studenti e personale amministrativo della situazione in sedi opportunamente stabilite Ai perplessi (che non sono gli stessi a cui si riferisce questo magnifico libro, libro a cui questo post fa il verso) voglio dire: perché, ad esempio, i camionisti possono scioperare in massa, non lavorare più di comune accordo ... Continua a leggere...

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Illusione del Consumismo

Elkann ruba un suo taxiDa Bioetica vengo – purtroppo – a conoscenza di questa notizia riguardante uno degli esseri umani (?) più ricchi d’Italia: Il taxi era una Fiat Marea uscita dalle sue fabbriche, dunque di sua proprietà. Mentre tutti hanno criticato o almeno deriso (ah, stolti!) il baldo giovine per questa sua dichiarazione, io ho tentato di comprendere ciò che è davvero accaduto quella notte a Capri; una notte destinata ad entrare nei libri di storia, economia e filosofia. Elkann è, in verità, un genio: ha reso esplicite le condizioni – finora taciute – del consumismo. Il capitalista non è più solo colui che possiede la fabbrica possiede i mezzi di produzione paga all’operaio un salario minore del valore del suo lavoro vende la merce ad un prezzo che supera il valore del lavoro dell’operaio che l’ha prodotta rende quindi possibile l’alienazione dell’operaio dal prodotto del suo lavoro dalla propria attività dalla sua stessa essenza, cioè il lavoro libero dal suo prossimo, cioè dal capitalista stesso Il ... Continua a leggere...

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Morti rosse

To’, le fonti di (dis)informazione si sono accorte che ogni giorno, in Italia, muore qualcuno sul proprio posto di lavoro. In pochi sembrano accorgersi dell’incredibile pseudo-sillogismo che se ne può ricavare: L’Italia è (una Repubblica democratica) fondata sul lavoro. Il lavoro è causa di morte praticamente ogni giorno. L’Italia è (una Repubblica democratica) fondata sulla morte sul lavoro. Il lavoro è un valore da trasmettere. Da trasmettere da padre in figlio. Se poi il padre muore lavorando, quel valore diviene una sorta di tragico destino. Com’è successo a Genova. Come accadde in Sicilia, nella seconda metà dell’800: Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riescire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre, col sentirgli dir ... Continua a leggere...

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