Prima premessa, che nulla ha a che vedere con ciò di cui voglio parlarvi.
Tutto a un tratto, ti si mostrano alcune cose che hai sempre avuto davanti gli occhi. Sono piccolezze, sono inezie, sono dettagli che non gliene frega niente a nessuno. A te, però, no. A vederle e leggerle, quelle cose, tu non riesci a rimanere indifferente: sei prima turbato, poi scandalizzato, poi incazzato. Canalizzi in ciò che vedi e leggi ogni rabbia repressa, ogni ingiustizia vista o subita, tutto ciò che di marcio hai vissuto in cinque anni di studio.
Seconda premessa, che sempre non ha nulla a che vedere con l’argomento di questo post.
Io e alcunimieiamiciapparteniamo a una razza in via d’estinzione. Vi assicuro che non c’è traccia di immodestia né di elogio nelle mie parole. Perché forse è un bene che ci stiamo estinguendo. E, al di là del bene e del male, l’estinzione ha sicuramente una causa interna; insomma, siamo noi stessi la causa del nostro probabile fallimento. Ma noi chi?, si chiederà. Noi che ci illudiamo ancora di saper distinguere un comportamento corretto da un comportamento indecente. Noi che, pur sapendo distinguere tra cazzeggio e serietà, ci è stato insegnato (spesso siamo stati autodidatti) che la coerenza è importante e che bisogna evitare come la peste chi predica bene e razzola male. Eppure, come dicevo, sono proprio queste “capacità” le più pericolose per noi stessi. Come sempre, beata ignoranza o, meglio, beata indifferenza.
Di queste cose, però, non ho alcuna intenzione di scrivere. In verità, questo post nasce esclusivamente per segnalare alcuni “gruppi” e “pagine” che ho trovato su Facebook; sono piuttosto interessanti. Sapete, i gruppi e le pagine di Facebook sono cose pubbliche, non ristrette da norme sulla privacy di alcun tipo, scritte e condivise sulla piazza più pubblica del mondo.
Un bel giorno, càpito su un sito web personale. Leggo e scorro la homepage e l’occhio mi cade su un link – bello grosso – a un profilo su Facebook. Sotto il link, una dicitura: “Resta aggiornato, seguimi su Facebook“. Clicco, invogliato dalla scritta.
Il browser mi apre il profilo, così come apparirebbe a qualsiasi utente iscritto a Facebook che non sia “amico” dell’utente in questione. Sotto le “informazioni di base”, c’è un elenco delle “pagine” e dei “gruppi” a cui è iscritto. Sono tanti. Leggo alcuni titoli. Mi hanno colpito particolarmente i gruppi e le pagine create, a quanto sembra, dall’utente stesso:
Me le sono fatte tutte: bionde, rosse, scure...
Quelli che soffrono di potamofagia
Elisa - ti vorrei sollevare... cioè? Ti isassi?
E chi è meliiiii?!
Gli ultimi due titoli hanno bisogno di una spiegazione per chi non mastica il siciliano aulico: isassi corrisponde a isserei, prima persona singolare del condizionale di issare. Quindi, “ti vorrei sollevare” e “ti isassi” sembrerebbero dire la stessa cosa, se non fosse per il fatto che “issare” in siciliano significa anche “alzare” in senso sessuale. Esempio: “iu a chidda m’a isassi” (io a quella me la alzerei).
Per quanto riguarda “E chi è meliiiii?!”, è un’espressione che vuol dire “E che cos’è, miele?!”. Usata (più che per fare apprezzamenti sul cibo) “in una situazione particolarmente godereccia”, come scrive il fondatore del gruppo.
Dulcis in fundo. Trattasi di un altro gruppo e di una pagina (una di quelle di cui si può diventare “fan”). Ecco il titolo del primo: “Dopo i parcheggi per i disabili introduciamo quelli per le donne“. Ecco il titolo della seconda: “Correggere le tesi con iTunes aperto e la musica sparata a tutto volume“. E questo è tutto, gente.
Correggere le tesi con iTunes e la musica sparata a tutto volume
Dopo i parcheggi per disabili introduciamo quelli per le donne
Cose di cui vorrei parlare, ma non lo faccio
Prima premessa, che nulla ha a che vedere con ciò di cui voglio parlarvi.
Tutto a un tratto, ti si mostrano alcune cose che hai sempre avuto davanti gli occhi. Sono piccolezze, sono inezie, sono dettagli che non gliene frega niente a nessuno. A te, però, no. A vederle e leggerle, quelle cose, tu non riesci a rimanere indifferente: sei prima turbato, poi scandalizzato, poi incazzato. Canalizzi in ciò che vedi e leggi ogni rabbia repressa, ogni ingiustizia vista o subita, tutto ciò che di marcio hai vissuto in cinque anni di studio.
Io e alcuni miei amici apparteniamo a una razza in via d’estinzione. Vi assicuro che non c’è traccia di immodestia né di elogio nelle mie parole. Perché forse è un bene che ci stiamo estinguendo. E, al di là del bene e del male, l’estinzione ha sicuramente una causa interna; insomma, siamo noi stessi la causa del nostro probabile fallimento. Ma noi chi?, si chiederà. Noi che ci illudiamo ancora di saper distinguere un comportamento corretto da un comportamento indecente. Noi che, pur sapendo distinguere tra cazzeggio e serietà, ci è stato insegnato (spesso siamo stati autodidatti) che la coerenza è importante e che bisogna evitare come la peste chi predica bene e razzola male. Eppure, come dicevo, sono proprio queste “capacità” le più pericolose per noi stessi. Come sempre, beata ignoranza o, meglio, beata indifferenza.
Di queste cose, però, non ho alcuna intenzione di scrivere. In verità, questo post nasce esclusivamente per segnalare alcuni “gruppi” e “pagine” che ho trovato su Facebook; sono piuttosto interessanti. Sapete, i gruppi e le pagine di Facebook sono cose pubbliche, non ristrette da norme sulla privacy di alcun tipo, scritte e condivise sulla piazza più pubblica del mondo.
Un bel giorno, càpito su un sito web personale. Leggo e scorro la homepage e l’occhio mi cade su un link – bello grosso – a un profilo su Facebook. Sotto il link, una dicitura: “Resta aggiornato, seguimi su Facebook“. Clicco, invogliato dalla scritta.
Il browser mi apre il profilo, così come apparirebbe a qualsiasi utente iscritto a Facebook che non sia “amico” dell’utente in questione. Sotto le “informazioni di base”, c’è un elenco delle “pagine” e dei “gruppi” a cui è iscritto. Sono tanti. Leggo alcuni titoli. Mi hanno colpito particolarmente i gruppi e le pagine create, a quanto sembra, dall’utente stesso:
Me le sono fatte tutte: bionde, rosse, scure...
Quelli che soffrono di potamofagia
Elisa - ti vorrei sollevare... cioè? Ti isassi?
E chi è meliiiii?!
Gli ultimi due titoli hanno bisogno di una spiegazione per chi non mastica il siciliano aulico: isassi corrisponde a isserei, prima persona singolare del condizionale di issare. Quindi, “ti vorrei sollevare” e “ti isassi” sembrerebbero dire la stessa cosa, se non fosse per il fatto che “issare” in siciliano significa anche “alzare” in senso sessuale. Esempio: “iu a chidda m’a isassi” (io a quella me la alzerei).
Per quanto riguarda “E chi è meliiiii?!”, è un’espressione che vuol dire “E che cos’è, miele?!”. Usata (più che per fare apprezzamenti sul cibo) “in una situazione particolarmente godereccia”, come scrive il fondatore del gruppo.
Dulcis in fundo. Trattasi di un altro gruppo e di una pagina (una di quelle di cui si può diventare “fan”). Ecco il titolo del primo: “Dopo i parcheggi per i disabili introduciamo quelli per le donne“. Ecco il titolo della seconda: “Correggere le tesi con iTunes aperto e la musica sparata a tutto volume“. E questo è tutto, gente.
Correggere le tesi con iTunes e la musica sparata a tutto volume
Dopo i parcheggi per disabili introduciamo quelli per le donne