Un post a caso
- Cose di cui vorrei parlare, ma non lo faccio
- Tragicommedia all'inglese
- Storia di un napoletano, storia di un gigante
- Morte Dell'Università
- Eolie mon amour: terra, acqua, aria e fuoco
- Come un intervento fuori luogo può decidere del destino della filosofia e del pensiero
- Memoria e oblio dell'olocausto
- UltraSicurezza
Segui il blog e altro
Chi? Cosa?





Rumeni e Romani
Provo a mettere in ordine alcune idee scaturite dal delitto di Giovanna Reggiani, divenuta casus belli della questione Rom, extracomunitari ed affini, e da ciò che ne è seguito.
Un pericolo sempre presente
Parto da un presupposto che, chi ha letto La Personalità Autoritaria o è semplicemente dotato di buon senso, probabilmente condivide: il pericolo del fascismo è, al di là delle epoche, sempre alle porte. Il fascismo non è solamente un particolare tipo di potere storicamente determinato, è anche e soprattutto un tipo di personalità potenzialmente presente in ogni società.
Ignoranza e Patria
I Rom non sono Rumeni. Non è possibile rispedirli a casa, perché la loro condizione essenziale è proprio non averla, una casa. Chi è senza patria, l’apolide, è un escluso. L’essere escluso è una sua caratteristica (Bauman parlerebbe di vite di scarto), ma è anche un torto che oggi comincia a farsi pesante. Globalizzazione e multiculturalismo sono davvero dei vuoti paroloni, utili solo a riempire le tasche dei potenti.
Un discorso del genere, però, è impossibile farlo capire a giornalisti e cittadini italiani. Beppe Grillo mette le telecamere sull’antipolitica; fuori e dentro gli stadi ci si scaglia contro la polizia italiana; a volte sembra fuori luogo il solo parlare di Italia.
Eppure c’è qualcosa che resta fermo ed immobile: l’ideale di Patria. O meglio: la connotazione violenta di quell’ideale; quella per cui, nello stesso momento in cui affermo con orgoglio la mia italianità, dico anche “odio chi non è Italiano”. Inutile dirlo: una connotazione xenofoba e fascista.
Inter nazionalsocialismo
Ora, però, bisogna fare un passo in avanti. Parlare di Italia in questo caso è davvero riduttivo e rischia di non farci comprendere la portata del problema. La Patria, che lo si voglia o no, oggi (ma forse anche ieri) è l’Europa.
Allo smantellamento delle dogane non sembra seguire uno smantellamento delle xenofobie. Piuttosto, sembra che allargare i confini nazionali serva solo ad allargare i problemi e renderli comuni. Questo è ciò che succede quando si vuol basare un’idea (o un sentimento) come quella di Europa su ragioni economiche e non culturali ed umanitarie (La UE è troppo CEE). Con buona pace di Marx.
Sicurezza e giustizia
Gli Italiani si sentono insicuri. Cominciano a sentirsi discorsi sempreverdi del tipo “si stava meglio quando si stava peggio” oppure “eh, almeno quando c’era Lui dormivamo con le porte aperte!”. La pochezza degli Italiani si sente in questi momenti.
Non dico che non esiste un problema “sicurezza”, dico invece che ce n’è uno più urgente: quello della legalità e della giustizia. Per ogni extracomunitario che uccide, spaccia e ruba, c’è un delinquente italiano che ne prende i guadagni. Ma questo fingiamo di non saperlo. Se la disperazione e la povertà non giustificano gli atti tremendi che spesso sono associati agli immigrati, quali sarebbero le scusanti per gli sfruttatori di minori e per i magnacci italiani?
Nessuna scusa.
A meno che non si voglia affermare che le donne italiane possono essere stuprate solo da uomini italiani, che gli scippi possono essere gestiti solo dalla ‘Ndrangheta, che il commercio di droga può essere controllato solo da Cosa Nostra.
Ma no! Certo che non si vuole dire questo.