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Mirabella’s treasures

Mirabella

Queste fotografie sono la prova di un ritrovamento avvenuto domenica scorsa, nella vecchia casa in campagna della famiglia di mia madre, a Mirabella Imbaccari. Sono di quei piccoli tesori, dal grande valore affettivo, che hai avuto sott’occhio tutta la vita. Un giorno, poi, decidi di scoprirli: anche perché temi che qualche cacciatore di passaggio ne faccia un falò.

I testi che ho fotografato sono solo una piccolissima selezione qualitativa (de gustibus miei, ovviamente) del grande numero di libri, carte, giornali e, soprattutto, materiale politico e forense presente: mio nonno, infatti, era uomo di partito (quale? Inizia per d e finisce per c) e avvocato.

I miei preferiti sono: I Promessi sposi, edizione del 1888, Primo grado: la guida anni Cinquanta all’esame per la patente e, soprattutto, Almanacco per il popolo siciliano del 1926, del quale ho inserito molti scatti delle pagine interne.

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Totò dimettiti!

Totò dimettiti!

Oggi Paolo Borsellino avrebbe compiuto gli anni. Nella sua terra, oggi, governa fiero un condannato.

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Ma dimmi: tu non ne conosci gente disonesta che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove?

Paolo Borsellino, lezione sulla mafia 1989 (via Bispensiero)

Dopo il post veloce ed istintivo scritto ieri sulla condanna di Totò Cuffaro, ne scrivo un altro ancora più istintivo. Ché non c’è niente su cui riflettere, stavolta è tutto davanti i nostri occhi, e solo gli allocchi non si accorgeranno dello schifo di questa situazione insostenibile.

Totò “vasa vasa” resta al suo posto, dice. E lo farà, statene certi. Da parte del mondo politico ottiene la solidarietà di molti, in primis di Lorenzo Cesa e Silvio Berlusconi. Quest’ultimo, in particolare, non ci pensa due volte ad attaccare per l’ennesima volta la magistratura, annunciando la solita riforma-golpe.

Parlo di Cuffaro, ma ovviamente basterebbe cambiare questo cognome con “Mastella” per ottenere il medesimo risultato.

So che i blogger (e, in generale, chi possiede un sito) in questi casi sanno farsi sentire, nel loro “piccolo”, sfruttando quel poco di spazio che si sono conquistati-accaparrati nella rete. Dunque:

  • Se ritieni che non bisogna aver ucciso qualcuno per dimettersi da un incarico pubblico.
  • Se sai dare il giusto peso alle colpe, se sai distinguere ciò che è lecito da ciò che è illecito e non ti fai abbindolare da un uso criminoso del linguaggio: se, quindi, il “favoreggiamento semplice” di Cuffaro ti indigna e credi che non possa assolutamente “restare al suo posto” come governatore della Sicilia.
  • Se aborri la casta-famiglia che tutta (nel caso di Mastella) o in parte (nel caso di Cuffaro) si stringe accanto al parente-politico condannato o accusato dalla magistratura.
  • Se, nello scontro tra politica e magistratura, sei dalla parte di quest’ultima, dalla parte della giustizia.
  • Se la mafia DAVVERO ti fa schifo e non lo dici solo per motivi demagogici o per discolparti da collusioni mafiose che hai diligentemente nascosto e rese innoque.
  • Se ammiri il lavoro di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e non avresti mai potuto aggredirli al fine di proteggere ed osannare la Democrazia cristiana.

Allora ti propongo di esporre sul tuo blog-sito-spazio web un’istanza più che lecita:

Totò dimettiti!

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Vita di un commesso viaggiatore

commesso_viaggiatore

Sicuramente uno dei migliori spettacoli teatrali a cui abbia mai assistito: Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller.

Il commesso viaggiatore

Un’analisi psicologica dei personaggi incredibile e terribile, che mostra interamente la complessità della mente umana e la meschinità della società in cui viviamo. Il commesso viaggiatore, interpretato da un fantastico Eros Pagni, è vittima della propria vita e, in particolare, dei propri ricordi. Ma è anche vittima della società in cui vive, società in cui l’individuo non conta nulla e, sebbene consapevole di questa sua condizione, cerca in tutti i modi di giungere al “successo”, ad una chimerica “soddisfazione” personale e professionale. E la difficoltà dei rapporti tra gli uomini è vissuta anche e soprattutto nell’intimità del focolare domestico: il rapporto tra il padre e i figli, tra il marito e la moglie, spesso è il più complicato.

Una splendida regia! L’atmosfera da “giallo”, da “thriller”, si adattava perfettamente all’opera. Ma è soprattutto nel sondare la memoria del protagonista, che lo spettacolo raggiunge i suoi punti più alti: giochi di ombre e di scenografie oscure, di suoni e luci cupe, imitavano (nel senso aristotelico di “mimesis”) perfettamente la realtà e la malattia del personaggio.

La morte del commesso viaggiatore è rappresentata come l’unica razionale via d’uscita dalla sua condizione totalmente irrazionale e folle. Tuttavia, è la sua vita ciò che dev’essere tenuto a mente, è la sua esistenza difficile. Ecco, quest’opera è riuscita a rappresentare magistralmente un fatto vero ed ineludibile: vivere è difficile.

La famiglia Il commesso e la moglie Il commesso e l'amico Il commesso viaggiatore

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