
Sul web, ma anche in tv, una notizia ha molto successo: si tratta del piacere di pagare le tasse.
Il macchinario utilizzato per questa “soprendente” scoperta è la risonanza magnetica funzionale, un dispositivo che, insieme ad altri, viene fin troppo osannato. Praticamente ogni minimo nesso tra una configurazione neuronale ed il comportamento umano fa notizia! E’ bello come scoprire l’acqua calda. Mi spiego meglio.
La ricerca dell’Università dell’Oregon, condotta da uno psicologo cognitivista e due economisti (che tremendo triumvirato!), ha scoperto che, quando spendiamo il nostro denaro in beneficenza o in pagamenti volontari (un esempio italiano potrebbe essere il 5 per mille), si attivano delle aree del nostro cervello che, solitamente, entrano in funzione con il soddisfacimento di bisogni primari (cibo, contatto sociale, etc.) ed il piacere che da essi deriva.
Questa analisi è di un banalità tale da lasciare senza parole. E pensare che su ricerche del genere le Università americane spendono soldoni e borse di studio!
Ma non finisce qui. Difatti, se fosse servita a trarre le giuste conclusioni, non avrei avuto nulla (o quasi) da ridire sulla ricerca made in U.S.A.
A smentire l’intelligenza degli studiosi americani e a confermare l’asservimento dell’uomo alla morale, arriva un’affermazione ingenua (troppo ingenua) da parte dello psicologo Ulrich Mayr:
La cosa sorprendente è che in una situazione in cui il vostro denaro viene semplicemente dato ad altri, senza che voi abbiate libertà di scelta, il vostro centro della ricompensa si attiva comunque. Non penso che la gran parte degli economisti lo avrebbe mai sospettato. Questo rinforza l’idea che nell’uomo ci sia dell’autentico altruismo.

Cosa c’è di sorprendente nello scoprire che la “beneficenza” soddisfa un bisogno primario? Essa soddisfa il bisogno di placare il nostro senso di colpa di fronte alle vite meno fortunate della nostra. E non è un’esigenza altruistica, bensì del tutto egoistica, come il mangiare ed il bere. Come disse Biuso a Natale:
colui che prende una decisione, che conduce un certo stile di vita, che opera delle scelte, lo fa sempre e inevitabilmente perché decisioni, stile e scelte lo gratificano. [...] Nulla c’è di negativo, e tanto meno perverso, in tutto questo! È inevitabile e giusto che sia così. Al mondo non c’è merito e non c’è colpa. [...] Liberiamoci dalla morale, dai sensi di colpa, dai rimorsi, dalla pena.
La potenza del nostro corpo-mente è il necessario motore delle nostre azioni. La beneficenza, l’altruismo e l’amore stesso sono delle splendide conseguenze, non cause.











Natura, cultura ed ambiente per il Blog Action Day
Vengo a sapere che oggi è stato il Blog Action Day, un’iniziativa che spinge i blogger di tutto il pianeta a scrivere in questa giornata un post sul proprio sito personale che abbia come argomento principale o secondario l’ambiente. Ecco cosa c’è scritto sul sito dell’iniziativa:
E siccome in questo blog io amo scrivere di “solite cose, dette in altri modi” e siccome ancora per qualche minuto è il 15 di ottobre, mi unisco volentieri ai migliaia di blogger partecipanti.
Ho già citato l’incipit di Su verità e menzogna in senso extramorale, ma lo rifaccio volentieri a dimostrazione della grandezza di Nietzsche:
Quei pochi respiri sono per noi i secoli, i millenni in cui noi trascorriamo (non sono certo loro, i millenni, a trascorrere). Credo fermamente che questa vita, questa terra, sia l’unica che abbiamo, ma purtroppo non ne consegue il dovere di prendercene cura. L’uomo è l’unico animale dotato di ragione; questo vuol dire che è l’unico che possa domandarsi “perché esisto?”, “da dove vengo?” ed altre incredibili questioni. Ma c’è l’altra faccia della medaglia e l’uomo pensa: se non sono io ad aver deciso di essere “gettato nel mondo”, perché mai di questo mondo dovrei averne cura?
L’uomo ritiene, poiché pensa, di poter scindere la sua esistenza da quella del mondo. Pensiamo a Cartesio: Cogito ergo sum, lui diceva, ma lo diceva dopo aver messo tra parentesi il mondo, dopo averne dubitato. Le tesi copernicane sull’universo potevano (e non l’hanno fatto, non del tutto) mettere fine all’antropocentrismo, cioè la tracotanza dell’uomo di sentirsi il centro, il padrone del cielo e della terra. Un secolo dopo Copernico, Cartesio (che pure sposava quelle tesi) diviene il padre (o il re-inventore) dell’antropocentrismo.
Se io sono – sum – non è perché penso – cogito – ma perché respiro. E’ impossibile (magari lo era nel ’600, non oggi) dubitare dell’esistenza di questo mondo ed illudersi di essere, di rimanere vivi. E’ forse questo (anche questo) la conclusione che si può trarre dalle parole cattive di Nietzsche. Quel “minuto menzognero”, però, potrebbe ancora divenire veritiero; per quanto la verità sia inafferrabile ed inesistente, una certezza la si comincia a cogliere, nostro malgrado: siamo corpo in tutto e per tutto (ancora Nietzsche) e questo corpo è un tutt’uno con l’ambiente che lo circonda.
Non illudiamoci con sentimenti ecologici puri e disinteressati (per quanto io li stimi molto e ne condivida molti principi). Convincere quella piccola parte del mondo che consuma ed inquina a prendersi cura della propria casa, del proprio ambiente, cambiare e far tornare alle origini lo stesso concetto di eco-nomia: sono imprese impossibili. Non sarebbe di minimo aiuto neanche ricorrere all’argomento forte: l’estinzione dell’essere umano per come oggi lo conosciamo; perché si sa, l’uomo vive in un eterno presente senza significato e ciò che gli può interessare è quel che può capitare a lui ed ai suoi figli, non di più.
Un modo per rispettare il vincolo biologico tra uomo e ambiente potrebbe essere l’obbligo definito dalla legge, l’educazione ambientale fin da piccoli, insomma, imporre dolcemente questo obbligo morale all’interno della società civile. Ma oggi lo stesso Potere se ne infischia di questi temi, anzi, è il primo degli indifferenti.
Soluzioni? Di realmente realizzabili oggi non ne vedo. Ce ne sarebbe una, anche più di una, ma sono utopie: tornare ad “essere fedeli alla terra” (sempre Nietzsche), comprendere che “l’ uomo è certo l’essere che ha mondo, ma lo ha solo a condizione comunque di un ambiente, di una Umwelt e non solo della Welt” (Mazzarella, Vie d’Uscita). Forse un modo per riconciliare natura e cultura nell’essere umano è costruire una cultura della natura, cioè educare al rispetto incondizionato ed alla comprensione dell’ambiente; al fine di risalire alla natura della cultura, cioè ri-trovare la radice della nostra esistenza.
P.s.: ma sono sempre convinto che moriremo tutti molto prima che il sole si spenga…e che pochi potenti riusciranno a salvarsi dalla fine del mondo partendo su uno shuttle alla conquista di Marte!