Da Bioetica vengo – purtroppo – a conoscenza di questa notizia riguardante uno degli esseri umani (?) più ricchi d’Italia:
Il taxi era una Fiat Marea uscita dalle sue fabbriche, dunque di sua proprietà.
Mentre tutti hanno criticato o almeno deriso (ah, stolti!) il baldo giovine per questa sua dichiarazione, io ho tentato di comprendere ciò che è davvero accaduto quella notte a Capri; una notte destinata ad entrare nei libri di storia, economia e filosofia.
Elkann è, in verità, un genio: ha reso esplicite le condizioni – finora taciute – del consumismo.
Il capitalista non è più solo colui che
- possiede la fabbrica
- possiede i mezzi di produzione
- paga all’operaio un salario minore del valore del suo lavoro
- vende la merce ad un prezzo che supera il valore del lavoro dell’operaio che l’ha prodotta
- rende quindi possibile l’alienazione dell’operaio
- dal prodotto del suo lavoro
- dalla propria attività
- dalla sua stessa essenza, cioè il lavoro libero
- dal suo prossimo, cioè dal capitalista stesso
Il capitalista è anche e soprattutto colui che continua a possedere la merce prodotta, anche dopo che essa è stata venduta.
Finora, il consumismo ha avuto – tra le sue tante incertezze – almeno una regola: il consumatore compra e consuma la merce. Con Elkann anche quest’era è finita: il consumatore si illude di comprare e consumare.
In verità, in qualsiasi momento e con una qualsiasi scusa, il capitalista può citofonare a casa del consumatore e chiedergli indietro la merce.
Chi di voi ha in garage una Lancia, una Fiat o un’Alfa Romeo è avvisato.
