È un periodo – questo – in bilico tra frenetici impegni, studi, ripensamenti, letture, timori, ricerca di equilibri.
Pian piano scopro di essere fondamentalmente lento e limitato. Non faccio altro che cercare nuovi stimoli, interessarmi a nuovi argomenti, intraprendere iniziative. Per poi scoprire, mio malgrado, di non riuscire a far bene più di una cosa alla volta.
Non riesco, contemporaneamente, a:
- Buttare giù una seria riflessione sul magnifico Caffè Filosofico che ha visto protagonista il Prof. Giuseppe Raciti.
- Scrivere su questo blog. Eppure ne vorrei raccontare di cose. Ad esempio, mi piacerebbe parlare del recente sciopero dei camionisti, il cui dato più triste è la nostra totale dipendenza dall’oro nero.
- Rispondere (rispondere decentemente, intendo) al buon Tommy David che, in modo sincero e schietto, si chiede cosa sia la filosofia e ne trae conclusioni tristemente rortyane.
- Comprendere La nascita della tragedia. E’ un testo – tra i primi di Nietzsche – che sfugge continuamente al mio controllo. Per quanto lo possa leggere (sono alla terza o quarta rilettura) non mi sento mai pronto a poterne scrivere – o semplicemente pensare – qualcosa per la mia tesi.
- Immergermi nello studio della Letteratura Italiana, questa sconosciuta, difficile e splendida ultima materia che m’è rimasta.
- Leggere.
- Dormire.
- Varie ed eventuali. Che ci stanno sempre.
E pensando a come gestire questa mole di buoni propositi e doveri, rimango come inebetito, bloccato, incapace di muovere il pensiero.
Forse dovrei darmi una calmata. Dovrei essere più umile, concentrarmi su una cosa alla volta. Disimpegnarmi.
Che da questo caos possa nascere una stella danzante? Non credo proprio. Al massimo, una stella confusa.





Morale provvisoria per un futuro incerto
Finora non mi sono posto problemi di tempo: all’Università ci sono stato più del dovuto; ma è meglio spendere bene cinque anni e laurearsi fuori corso, piuttosto che sprecarne tre per prendere subito il pezzo di carta. Il tempo non è dunque in discussione, almeno non direttamente.
Il problema è lo spazio in cui trascorrere il tempo che verrà e gli studi futuri. Spazio e Tempo non vanno mescolati, mi ha insegnato Raciti, pena il non capir nulla: io, infatti, non ci sto capendo più niente.
È proprio qui che la filosofia giunge, da brava consolatrice, a darmi una mano sotto forma di Descartes. Il Discours de la mèthode risponde proprio a me, ai miei dubbi. La parte a cui mi riferisco è la seconda massima della morale provvisoria, contenuta nella terza parte del testo. Una regola, questa che riporto di seguito, da tener sempre presente:
Forse, per me, non è ora il momento né questo il luogo in cui fermarsi.