
Queste fotografie sono la prova di un ritrovamento avvenuto domenica scorsa, nella vecchia casa in campagna della famiglia di mia madre, a Mirabella Imbaccari. Sono di quei piccoli tesori, dal grande valore affettivo, che hai avuto sott’occhio tutta la vita. Un giorno, poi, decidi di scoprirli: anche perché temi che qualche cacciatore di passaggio ne faccia un falò.
I testi che ho fotografato sono solo una piccolissima selezione qualitativa (de gustibus miei, ovviamente) del grande numero di libri, carte, giornali e, soprattutto, materiale politico e forense presente: mio nonno, infatti, era uomo di partito (quale? Inizia per d e finisce per c) e avvocato.
I miei preferiti sono: I Promessi sposi, edizione del 1888, Primo grado: la guida anni Cinquanta all’esame per la patente e, soprattutto, Almanacco per il popolo siciliano del 1926, del quale ho inserito molti scatti delle pagine interne.
- Mirabella
- La Bisnonna
- Cugini
- La caccia
- Boutroux
- Eneide
- Primo grado
- Primo grado
- Primo grado
- Primo grado
- Promessi sposi, 1888
- Il richiamo della foresta
- Il ciclope
- Il pensiero di Lenin
- Giordani, 1890
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Almanacco Siculo
- Fioretti
- Geografia
- Il mondo nuovissimo
- Vecchi nomi e confini
- Punto spes
- Prisma
- Pedofasciologia























































Homemissing
C’avevo visto giusto, più di cinque mesi fa, quando ho scritto l’ultimo post in questo blog tanto trascurato ma mai dimenticato.
Queste poche righe mi sevono per annunciare che tornerò a scrivere sul blog. Per riciclare una famosa battuta di Groucho Marx riferita allo smettere di fumare: tornare a scrivere è facilissimo, io l’ho fatto un centinaio di volte. Non dico che stavolta parlo seriamente, ma ci spero.
Due cose da dire, però, mi sono già venute in mente:
Ho scoperto, innanzitutto, che puoi chiamare casa tua solo quella che lasci. Se non hai mai effettuato uno spostamento, se non hai un termine di paragone, se non hai un’altra casa, allora è difficile riconoscere la propria.
Quest’altra, invece, l’avevo già detta un secolo fa, ma la ripeto. Sto studiando Heidegger, in particolare il suo saggio su L’origine dell’opera d’arte. Martin sta antipatico a molti, che lo accusano di usare paroloni per indicare concetti banali o per indicare nulla. Non oso né mi interessa dar loro torto, ma secondo me vale quantomeno la pena pensarla in maniera opposta: se togli di mezzo il linguaggio heideggeriano hai tolto di mezzo Heidegger, e quel che resta sono la realtà e la vita in tutta la loro banalità. Sostituiamo “heideggeriano” e “Heidegger” con “filosofico” e “Filosofia” e il gioco è fatto.