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Sunto di una giornata di proteste

Sunto di una giornata di protesta catanese. Dai Benedettini, sede di Lettere e Filosofia, parte un gruppo di massimo 15 persone. Inutilmente si è tentato di convincere altri studenti. Ci si dirige a Scienze Politiche: siamo una cinquantina. Dopo qualche discussione con esponenti dell’UDU, si occupa la metropolitana fino a Piazza Borgo. A piedi fino alla Cittadella Universitaria, dove si era appena conclusa una lunga ed affollata assemblea. Il movimento studentesco catanese, finalmente (quasi) tutto presente nelle sue varie parti, decide di fare assemblea fino al pomeriggio. Si decide cosa fare domani: lezioni simboliche all’aperto – tenute da docenti e ricercatori – a partire dalle ore 9.00 in Piazza Università. Subito dopo, assemblea.

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Anche a Catania si fa Movimento

Maestri Unici

Contro la legge 133 e il decreto Gelmini, alla faccia di quei rettori-presidi-docenti che non vogliono esporsi rimanendo in un moderatismo asfissiante, dando una lezione di civiltà ad oscuri personaggi come Cossiga, in colpevole ritardo ma meglio tardi che mai: il movimento studentesco è a tutti gli effetti attivo anche a Catania.

Si organizzano assemblee permanenti in molte Facoltà, cortei pacifici ed uno sciopero generale che si prevede numerosissimo per il 30 ottobre.

Venerdì mattina scorso, Mauro Corsaro, docente di storia greca di fama nazionale, ha parlato all’assemblea degli studenti. Giovedì era stato Fulvio Tessitore, che per caso si trovava a Catania. Entrambi hanno appoggiato in pieno le nostre proteste.

Verso l’ora di pranzo del venerdì, è partito dalla Facoltà di Lettere e Filosofia un corteo semi-autorizzato, allegro e ordinatissimo. Giunti a Scienze Politiche, altri studenti si sono uniti. Ci siamo fermati alle Ciminiere, dove erano presenti ministri e cariche politiche per un incontro sulla giustizia. Doveva esserci la Gelmini ma, naturalmente, ha dato forfait.

http://www.youtube.com/view_play_list?p=B5CBF1BB8F40F12D

Nel pomeriggio, si è svolta in Auditorium l’assemblea cittadina organizzata dalla Facoltà di Lingue. I rappresentanti di diversi organi hanno preso parola: docenti di sostegno, precari, ricercatori, docenti di scuola e di università, studenti. In particolare, i discorsi del preside di Lingue, Nunzio Famoso, e di Andrea Manganaro, docente di Letteratura Italiana, sono stati i più densi e giusti. Da quest’assemblea dovrebbe uscirne, a breve, una mozione unica.

Di seguito, poche immagini da me scattate durante il corteo. Altre foto qui.

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Sunto di una giornata di proteste

Sunto della giornata. Assemblea permanente alla Facoltà di Lettere e Filosofia contro la riforma Gelmini: di mattina qualche presenza, di pomeriggio quattro gatti. Penso che Cossiga dovrà morire, prima o poi. Rispondo su un forum al mio Preside, che non vuole esporsi e si arrabbia se qualcuno – per questo – lo critica. Domani si continua con la protesta: di mattina è previsto addirittura l’arrivo della Gelmini a Catania… che magnifica coincidenza; di pomeriggio, sempre ai Benedettini, assemblea cittadina.

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Ritardatarietà e Università

Una premessa è necessaria: sono naturalmente d’accordo con ogni manifestazione pacifica contro la cosiddetta “riforma Gelmini”. Venerdì, qui a Catania, saremo tutti all’assemblea cittadina convocata dalla Facoltà di Lingue. Io ci sarò, certo. Qui, però, mi permetto di criticare un atteggiamento insopportabile e molto italiano: la ritardatarietà1.

L’attività preferita da chi fa opposizione – in Parlamento come nelle piazze, a casa propria come al bar – è quella di farsi sentire solo ed esclusivamente dopo che il danno è stato fatto. È quasi una sorta di comandamento rispettato da tutti: politici e sindacalisti, dipendenti e dirigenti, stampa e tutti gli organi di informazione più seguiti. Con l’unico risultato che ci si riduce sempre a tappare i buchi quando la barca è già allagata.

Potrei andare avanti con una serie infinita di casi in cui tale regola è stata seguita – le morti bianche, ad esempio – ma mi limiterò all’ultimo: il problema Università.

Informazione

Le notizie delle occupazioni, delle proteste e delle manifestazioni contro la riforma-non-riforma Gelmini riempiono le pagine di tutti i giornali. Chiunque, adesso, può informarsi facilmente – anche se non lo desidera – sul danno che la cara Mariastella e Tremonti stanno arrecando al sistema pubblico dell’istruzione.

Questo oggi, che la riforma è già legge 133 e aspetta solo di essere approvata al Senato. E quando ancora la legge era decreto? Nulla, silenzio più assoluto. Personalmente, a giugno, l’unico modo per venire a conoscenza dei tagli e della possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni, è stato leggermi integralmente il decreto legge 112. Dai media, ripeto, nulla.

Politica, sindacati, associazioni

L’opposizione politica? Ha taciuto ed acconsentito, come fa su tutto ciò che non riguarda direttamente i suoi membri. Si danno più da fare per scegliere il presidente della commisione vigilanza Rai che per lo sfacelo della pubblica istruzione.

L’Andu e la Crui? Dopo un’iniziale denuncia a luglio (ma non si sono certo sbracate), della prima non ho più avuto aggiornamenti, la seconda si sta muovendo solo ora.

Studenti e dissidenti

Lo stesso discorso vale per i gruppi politici studenteschi: dov’erano, in giugno? Ah si, dimenticavo, erano sotto il sole delle spiagge italiane a piangere la sconfitta elettorale.

foto di Marco|uneM

foto di Marco|uneM

Dov’erano gli studenti di tutte le università italiane, da Milano a Palermo, quando i ministri e ministre decidevano il loro futuro? Perché occupare, manifestare e incazzarsi solo ora, che i giochi sono quasi fatti?

I veri rivoluzionari, dunque, sono coloro che vogliono andare contro le regole del gioco. Quei pochi che, animati da un oggi carente buon senso, cominciano a protestare ed informarsi prima che le cose siano irreversibili.

Questi studenti hanno sprecato ore della loro preziosa estate per pubblicizzare petizioni e informare la gente. Le risposte ai loro appelli sono state le più disparate, ma con un unico comun denominatore: totale disinteresse.

La maggior parte di coloro che in questi giorni giocano a fare i sessantottini, nei mesi scorsi – quando la legge ancora non era legge – non sapevano nemmeno chi fosse la Gelmini, quali e quanti fossero i tagli, cosa significasse “privatizzazione dell’università”.

Forse a molti sembrerà rientrare tutto nella norma. A me no, per niente: mi sento sfasato. Il mio tempo non coincide con – come chiamarlo? – il tempo sociale. Io cerco di essere puntuale, tutti gli altri ritardano: con la logica conseguenza di trovarmi solo, insieme a pochi altri, ad ogni appuntamento.

Note
  1. non riesco a trovare una parola migliore. Anche se “stupidità” sarebbe andata benissimo. ()
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Mobilitazioni universitarie: tutti tranne Catania

Notizie come questa: Studenti universitari in agitazione: blocco lezioni e professori in piazza, fanno sembrare una buffonata le iniziative dell’Università di Catania (ahimè, la mia): Catania: inizio anno accademico senza cerimonia. Fortunatamente c’è la solita Facoltà di Lingue, che gode di un collegio docenti pensante.

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