
Dopo quel capodanno, a Roma sono effettivamente tornato.
Da solo, questa volta, e per motivi di studio. Ho avuto la fortuna di trovare tutto il materiale che mi serviva già il secondo giorno, presso la biblioteca del Dipartimento di Studi Politici. Se siete curiosi vi dico anche cosa cercavo: diversi numeri di Nietzsche Studien.
Era uno splendido maggio, a Catania. Anche a Roma: in tutto il mese ha piovuto solo cinque giorni. Inutile dire che proprio in quei cinque giorni io vi ho soggiornato.
Pubblico qui poche, pochissime foto: cliccando sulla prima inizierà un breve racconto con didascalie.
- Antiche pratiche, sempre attuali
- Ratzinger in ribasso
- Da Vinci a San Pietro? San Pietro a San Pietro?
- Pietà
- Morte della morte, morte del tempo
- Ascensione
- Infernali gironi
- Uomini come formiche
- Roma vista dal Cuppolone
- Vip ascesi fin dentro la palla
- La Sapienza
- Foot!
- Resti di Costantino
- Buona Ventura
- Cappella Contarelli
- Martirio di San Matteo
- San Matteo e l'angelo
- Vocazione di San Matteo
- Crocifissione di San Pietro
- Conversione di San Paolo
Ho visto altri dipinti del Merisi, ma le foto sono proprio brutte. Caravaggio è qualcosa di indescrivibile e di infotografabile: bisogna assolutamente ammirarlo dal vivo. Come ho fatto io, che stavo anche 45 minuti inebetito di fronte i suoi capolavori.
Sono sicuro che, presto o tardi, scriverò una terza puntata romana.





























L’urto diretto della verità
Stare di fronte a immagini come questa è come far esperienza dell’opera d’arte heideggerianamente intesa. C’era il rischio che entrassimo, con Berlusconi, in un rapporto abitudinario:
Berlusconi è, e questo non ci dava più – forse non ce ne ha mai dato – alcun turbamento. Adesso, invece, siamo di fronte all’urto diretto – Anstoß – provocato dall’opera:
Questa immagine rivela la verità come disascondimento – ἀλήθεια. Una verità che era nascosta: dal cerone, dalla trapianto di capelli, dalla presunta immortalità della persona di Berlusconi. Una verità che ora è invece disascosta, svelata: nel sangue, nei denti ingialliti, nella paura che traspare da quel volto.
Non condanno il gesto del tale Massimo Tartaglia e non ne gioisco neanche: ma non mi lascia indifferente, e tanto basta. Ora il nostro compito è solo uno: essere i salvaguardanti di questa immagine:
Se non mi sentissi terribilmente sadico, io, quasi quasi, la storicizzerei sul mio desktop.