Tag Archives: aneddoti

Sei anni di filosofia per me e per Google

Avevo 18 anni quando ho letto La personalità autoritaria di Adorno e altri della Scuola di Francoforte. Era il testo principale per il mio “percorso” all’esame di maturità (commissione tutta interna: bei tempi!); percorso che si chiamava appunto La personalità autoritaria nella storia e nella letteratura. Io non mi ero mai applicato seriamente nello studio prima della maturità: meno potevo studiare e meglio era; e ringraziavo il cielo di essere portato per la filosofia, così non dovevo studiarla. Leggevo il manuale (me lo ricordo bruttino) la sera prima dell’interrogazione o addirittura durante l’ora di lezione precedente. Eppure, rileggendomi, ho quasi la sensazione di essere stato più bravo al liceo di quando non lo sia adesso.

Forse ero solo più libero: leggendo La personalità autoritaria mi sentivo come se stessi entrando in contatto con i più intimi segreti del mondo umano. Molto più di quando avessero fatto biologia, chimica, fisica e scienze della terra negli ultimi tre anni di scuola (de gustibus). Tutte in una volta, mi investivano la migliore filosofia e la più intrigante psicologia, pronte a spiegarmi l’origine dell’antisemitismo e del fascismo in senso lato, l’importanza della democrazia, della pace e di molte altre cose. Tutto in una volta, tutto in un solo libro. Fu in quel preciso momento che capii che dovevo iscrivermi in Filosofia.

Dopo sei anni, alcune false speranze sono state giustamente e fortunatamente deluse e alcune soddisfazioni me le sono prese; ma quelle due righe che scrissi, dopo sei anni, rimangono ancora al primo posto – nei miei ricordi e nella ricerca con Google.

Posted in der Einzige | Also tagged , , , , , , | 4 Comments

Voli improbabili

Ambiguità dell'aereoporto di Catania

Siamo in file per il check in, io e la mia compagna d’avventure, per l’aereo diretto a Parigi il 29 dicembre dell’anno appena trascorso. L’atmosfera è chiara sin dall’inizio.

Ambiguità dell'aereoporto di Catania

Saliamo sull’aereo, prendiamo posto, e i nostri timori diventano certezze: dietro di noi si siedono due classiche coppie siciliane, una “giovane” e una più anzianotta. I quattro iniziano a far conoscenza e, fatte le presentazioni, iniziano a discutere a voce molto ma molto alta sui seguenti argomenti:

  • reflusso gastroesofageo
  • allergie e cortisoni
  • allergie a “peli  e forfora di cani e gatti”
  • l’amministrazione e gli amministratori degli ospedali di Catania
  • crisi allergiche durante la gravidanza

Questi e molti altri sono stati i temi dell’animata discussione durata tutte le quasi tre ore di viaggio, accompagnate dalla costante tosse catarrosa di una del quartetto. Il compagno di quest’ultima ha la battuta facile e, ad ogni turbolenza per il forte vento, esclama: minchia, chista era ‘na mala scaffa! Ossia: minchia, questa era un brutta buca. Più di venti volte l’ha ripetuta. Il tutto, a voce sempre molto alta. Solo chi ha ben presente la tipica parlata dello zaùrdo (cafone) siculo può capire l’enorme fastidio provato.

Per fortuna, i passeggeri davanti a noi sono tre sordomuti. Fortuna per loro.

Nel frattempo, la mia compagna d’avvenuture legge Cent’anni di solitudine e io mi chiedo come diamine ci riesca. A bordo vendono vari oggetti, tra cui pen-drive, libri di barzellette e un simulatore digitale di salto con la corda senza fili né corda!

Sul volo di ritorno, dovete sapere, eravamo quasi gli stessi dell’andata. Secondo voi, quante possibilità ci sono che le stesse quattro persone stiano sedute sui sedili dietro di noi sia all’andata che al ritorno? Poche, certo, ma le mie orecchie e i miei nervi vi assicurano che sono bastate.

Posted in appunti di viaggio, der Einzige, die Phänomenologie | Also tagged , , , | 5 Comments

Catania – Bologna sola andata /1

Nietzsche Werke

Scena 1 – In biblioteca, a Catania

Sono in biblioteca, a Catania, e devo cercare testi di Nietzsche, classici della filosofia.

Consulto lo schedario, con quei pezzi di carta rovinati da migliaia e migliaia di dita sfoglianti.
Trovo Nietzsche, sia le opere in tedesco che in italiano.
So che posso ritirare e consultare 3 libri alla volta, quindi compilo tre foglietti prestampati con i dati e la collocazione dei primi tre libri che ho scelto di consultare.
Consegno le richieste alla farmacista alla signora del personale di biblioteca (non credo sia bibliotecaria), la quale mi cede gentilmente un biglietto con un numero.
Eh sì, c’è l’elimina-code dal macellaio in biblioteca.

Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto ancora.
Sul led appare il mio numero e mi reco nuovamente al bancone.
La signora mi porge un libro e mi torna due foglietti.
Io le chiedo cosa significhi. Lei mi risponde che gli altri due libri non ci sono.
“Ah, d’accordo – dico io – non ci sono perché sono in prestito?”.
“No – dice lei – qui non diamo libri in prestito se non previa autorizzazione scritta dal docente”.
“Ah, d’accordo e per avere questi due testi?”.
“Purtroppo non ci sono più“.
“Ah, d’accordo. Grazie”.
Non ci sono più. Tanto semplice quanto incredibile.

Scena 2 – In biblioteca, a Bologna

Sono in biblioteca, a Bologna, e devo cercare testi di Nietzsche, classici della filosofia.

Entro nella biblioteca di Filosofia. Non so se mi spiego.
Incontro diversi scaffali ordinati prima per periodo, poi per area geografica e infine per autore.
Non trovo la Germania. Sarà al secondo piano.
Salgo le scale e trovo lo scaffale “Filosofia occidentale moderna – Germania e Austria”.
Scorro i nomi, trovo Nietzsche.

Prendo con le mie mani le opere che mi servono, in italiano o in tedesco. Ci sono tutte.
Ne sfoglio altre, per controllare. Accanto ai testi del filosofo c’è anche qualche saggio critico, sfoglio anche quelli.
Decido di prendere, oltre ai libri che mi servono, altri due scoperti in quel momento.
Mi siedo e leggo, studio, controllo.
Infine, decido quali libri prendere in prestito. Perché sono in una biblioteca, sono studente pagante, sono studioso assetato di sapere e, quindi, posso farlo.

Posted in appunti di viaggio, der Einzige, die Phänomenologie | Also tagged , , , , , , , , | 7 Comments

Tragicommedia all’inglese

James Hillman a Siracusa

Questa che segue è la trama di una tragicommedia a cui ho assistito. Non è una favola, come quella scritta da Azalais, né un racconto epico, come quello di Tommy David. Tuttavia, con essi ha tre importanti elementi in comune: il luogo, il tempo, un simile status dei personaggi in questione.

C’era non una volta, ma il 6 ottobre 2008, una conferenza a Siracusa, più precisamente a palazzo Vermexio, situato nella splendida piazza Duomo di Ortigia. Il relatore era personaggio che definire noto è dir poco: James Hillman.

Non appena avuta notizia del lieto evento, quattro individui del cosiddetto circolo di Catania si fiondarono sul luogo: ascoltare Hillman dal vivo rischia di capitare una volta sola nella vita; considerando anche i suoi 82 anni che, pur non dimostrandoli affatto, sempre 82 rimangono. Anzi, se faccio bene i miei calcoli, dovrebbero aumentare di un’unità ogni 365 giorni circa a partire dal suo anniversario di nascita. Ad assistere Hillman era presente una – brava e bella – interprete, che traduceva in italiano ogni frase del relatore (il quale, tra l’altro, parlava un inglese comprensibilissimo).

YouTube Preview Image

La parte finale della conferenza

Le cose di cui lo psicofilosofo statunitense ha discusso, erano di grande, grandissimo interesse. Davide ne ha scritto un breve resoconto. Di tali argomenti, però, io non parlerò, bensì di ciò che li ha introdotti. Anzi, di colui che l’ha fatto e delle parole che ha pronunciato.

Come per ogni evento il cui protagonista è un VIP, anche quel giorno a Siracusa erano presenti docenti e autorità che pretendevano, in quanto organizzatori, di fare i loro più o meno lunghi discorsi prima di cedere la parola all’unico che la meritava, cioè Hillman stesso. Uno di loro ha addirittura letto una lettera della Prestigiacomo che, da siracusana, ha scritto le sue cose campanilistico-politiche.

Tra tutti questi grigi individui seduti al tavolone, uno in particolare, il più alto, merita di essere il protagonista della tragicommedia. È il Magnifico Rettore. Non dirò il suo nome, né di quale università egli sia a capo, per due semplici motivi: primo, il problema non è certo lui, ma la sua carica; secondo, potete facilmente riconoscerlo da soli.

Al momento di dover prendere la parola, il nostro Rettore – ignorando volontariamente la presenza dell’interprete – annuncia di volere rivolgersi a Hillman in inglese. Dovete capirlo: lui si era (o altri gli avevano) preparato e stampato un bel discorsetto da leggere. Voleva fare una magnifica figura. Poi arriva quella guastafeste dell’interprete e gli distrugge ogni sogno di gloria. No, non sarebbe andata così: lui avrebbe comunque parlato in inglisc!

Il pathos cresce, l’atmosfera creatasi in aula è quella giusta. Il Rettore comincia il suo discorso. Eccone qualche fonema (in altro modo non saprei definire tali suoni) estratto:

Ai uònt tu sei sam uerds tu Hillman…
For dissi rison…
De nascional situesscion…
Ui tent tu (…) de prestìggius of iunivèssiti…
Ai em sciuar…

Tali cacofonie devono essere lette così come sono scritte e con marcata cadenza sicula. Altrimenti, perdono tutta la poesia. Per farvi un’idea:

YouTube Preview Image

Dopo tale performance, il nostro protagonista saluta tutti i presenti con parole appartenenti alla sua lingua madre:

Purtroppo devo andare perché c’ho degli impegni.

I migliori studiosi ancora si chiedono quale sia, la sua lingua madre.

Posted in die Phänomenologie, er mejo | Also tagged , , | 12 Comments