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Ogni 10 anni circa

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Ogni 10 anni circa c’è qualche evento storico a cui assistere; così tutti, senza eccezione, potremo dire a figli e nipoti “io c’ero”. Mi sono perso il crollo della cortina di ferro e del muro (avevo 4 anni), ma mi è toccato esserci a quello delle torri gemelle.

Due lustri sono passati, anche in fretta, e mi trovo di fronte al matrimonio di Will e Kate, alla beatificazione dell’ex Papa e all’omicidio del mandante di quella strage del 2001. L’ordine d’importanza trovatelo voi.

Dunque, Bin Laden è morto; e la morte è banale, si sa; e lo è ancor di più quando avviene in modi così prevedibili.
Non solo Obama ha negato ogni possibilità di (ir)regolare processo al terrorista, ma ha anche avuto il coraggio di affermare che “giustizia è fatta“.
Lì dove l’ingiustizia è così palese e così condivisa da tutto l’occidente da non aver bisogno di giustificazione alcuna, il Presidente del Pianeta ha voluto rivendicare (così come ‘rivendicano’ gli attentati i suoi acerrimi nemici) la volontarietà, la liceità e la somma bontà dell’omicidio.
Il tutto, in un atletico gesto di sapiente anti-democrazia ed uso capace della neolingua orwelliana che lo farà risultare vincente alle prossime elezioni anche se da domani dovesse iniziare a raccontare barzellette insieme a Berlusconi.

A proposito di B., una sua sciacquetta ha dichiarato che la morte di Osama può essere interpretata come un miracolo di quell’ex Papa a cui accennavo prima (sì, quello che gli tremava la manina, dopo averla stretta a un paio di dittatori e pedofili).
Ma questa, lo sappiamo, è gente ignorante, che non ha studiato, che non sa che nella morte non c’è alcun miracolo, ma solo nella resurrezione.
E allora l’unica domanda sensata è: quanto tempo passerà prima che Bin Laden rinasca, novello Cristo indispensabile per giustificare la caccia alle risorse energetiche?
Devono sbrigarsi, i prossimi 10 anni sono iniziati.

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L’urto diretto della verità

berlusconivero

berlusconivero

Stare di fronte a immagini come questa è come far esperienza dell’opera d’arte heideggerianamente intesa. C’era il rischio che entrassimo, con Berlusconi, in un rapporto abitudinario:

In generale, di ogni esistente possiamo denotare che esso è; ma si tratta anche di una mera notazione che subito viene obliata nell’abitudine. Che cosa c’è di più abituale del fatto che un essente è?

Martin Heidegger, L’origine dell’opera d’arte. [anche le successive citazioni].

Berlusconi è, e questo non ci dava più – forse non ce ne ha mai dato – alcun turbamento. Adesso, invece, siamo di fronte all’urto direttoAnstoß – provocato dall’opera:

Nell’opera, invece, l’inabituale è appunto questo: che un essente come tale è.

Questa immagine rivela la verità come disascondimentoἀλήθεια. Una verità che era nascosta: dal cerone, dalla trapianto di capelli, dalla presunta immortalità della persona di Berlusconi. Una verità che ora è invece disascosta, svelata: nel sangue, nei denti ingialliti, nella paura che traspare da quel volto.

Non condanno il gesto del tale Massimo Tartaglia e non ne gioisco neanche: ma non mi lascia indifferente, e tanto basta. Ora il nostro compito è solo uno: essere i salvaguardanti di questa immagine:

Il verecondimento [la salvaguardia, la protezione - bewahrung] dell’opera non isola l’uomo nelle sue esperienze vissute, bensì lo irradica nell’appartenenza alla verità storicizzantesi nell’opera.

Se non mi sentissi terribilmente sadico, io, quasi quasi, la storicizzerei sul mio desktop.

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Il libero arbitrio cognitivista

Scrivo con ritardo dell’ultimo Caffè Filosofico catanese, che ha visto come protagonista il Prof. Marco Mazzone, filosofo del linguaggio e “scienziato cognitivo” davvero esperto. I temi trattati non sono i miei preferiti, ma la preparazione e la statura intellettuale del docente hanno reso l’incontro davvero interessante.

Il seminario è stato intitolato: La comunicazione intenzionale nelle scienze cognitive. Su Sitosophia, che è il gruppo di cui faccio parte e che organizza il Caffè Filosofico, è possibile ascoltare brani audio della discussione. Riporto anche qui sul mio blog il più interessante. Si parte da un sillogismo di Davide, che stimola Mazzone a parlare di abitudine e libero arbitrio.

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Ascolta gli altri brani su Sitosophia

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