
Stare di fronte a immagini come questa è come far esperienza dell’opera d’arte heideggerianamente intesa. C’era il rischio che entrassimo, con Berlusconi, in un rapporto abitudinario:
In generale, di ogni esistente possiamo denotare che esso è; ma si tratta anche di una mera notazione che subito viene obliata nell’abitudine. Che cosa c’è di più abituale del fatto che un essente è?
Martin Heidegger, L’origine dell’opera d’arte. [anche le successive citazioni].
Berlusconi è, e questo non ci dava più – forse non ce ne ha mai dato – alcun turbamento. Adesso, invece, siamo di fronte all’urto diretto – Anstoß – provocato dall’opera:
Nell’opera, invece, l’inabituale è appunto questo: che un essente come tale è.
Questa immagine rivela la verità come disascondimento – ἀλήθεια. Una verità che era nascosta: dal cerone, dalla trapianto di capelli, dalla presunta immortalità della persona di Berlusconi. Una verità che ora è invece disascosta, svelata: nel sangue, nei denti ingialliti, nella paura che traspare da quel volto.
Non condanno il gesto del tale Massimo Tartaglia e non ne gioisco neanche: ma non mi lascia indifferente, e tanto basta. Ora il nostro compito è solo uno: essere i salvaguardanti di questa immagine:
Il verecondimento [la salvaguardia, la protezione - bewahrung] dell’opera non isola l’uomo nelle sue esperienze vissute, bensì lo irradica nell’appartenenza alla verità storicizzantesi nell’opera.
Se non mi sentissi terribilmente sadico, io, quasi quasi, la storicizzerei sul mio desktop.









Bulàgn /2
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