I D.I.C.O. (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) sono la prima (spero non l’ultima) cosa rilevante che questo governo ha fatto. Per dire se sia una “buona cosa” o meno bisognerà attendere, ma certo le intenzioni sono ottime. Eppure, inutile dirlo, sono tutti scandalizzati.
Qui voglio parlare solo di una parte degli scandalizzati, che sta diventando una sorta di “nemico pubblico”: la chiesa cattolica, Papa Benedetto XVI, il cardinale Ruini etc. Non parlo dei teologi, dei “filosofi”, degli uomini di cultura, ma dei barbari che in questi giorni stiamo vedendo in televisione e leggendo sui giornali.
Mesi fa, Biuso scriveva su Girodivite:
Benedetto XVI ha affermato che ogni amore vissuto al di fuori del matrimonio eterosessuale è una forma debole di sentimento.
A sostenerlo è un prete, un Grande Prete, che dell’amore verso l’altro nulla sa, perché suo dovere e sua vocazione è l’amore verso l’Altro. Un uomo che ignora la potenza dell’innamorarsi; ignora lo stato nascente di un sentimento che stravolge, benedice e tormenta l’esistere; ignora l’uragano della passione; ignora la potenza dei corpi che si fondono nella gloria dell’orgasmo.
E quest’uomo osa offendere milioni di esseri umani che invece tutto questo conoscono, soffrono, godono, portano con sé e su di sé nella fatica esaltante dei sentimenti quotidiani, della loro fragilità e della loro forza, nonostante tutto.
Un castrato ideologico, un vecchio teologo, si atteggia a maestro di qualcosa che ignora completamente. Sono parole, quelle del Pontefice Romano, che nascono da una arida e sterile mancanza di amore per gli uomini. [...]
La situazione ora è peggiorata: Ratzinger sceglie di andare apertamente contro la scissione tra i due poteri – temporale e spirituale – (cosa in cui, tra l’altro, non ho mai creduto e che non si è mai attuata) e chissà se, a breve, ce lo ritroveremo a “scendere in campo“.
Sotto le mentite spoglie di “difensori della famiglia”, gli uomini di chiesa e i politici cristiani sputano veleno contro il rapporto e la convivenza omosessuale (ignorando, da ignoranti quali sono, gli altri aspetti del Ddl). Parlano di attacco al matrimonio.
Attaco al matrimonio? Ma era l’ora!
Qui non ci si rende conto che il matrimonio è quanto di più anti-democratico possa esistere in una società! Per aver riconosciuti dei diritti e dei doveri che si desidera fortemente, bisogna impegnarsi in promesse e celebrazioni. E non sono, come vorrebbero farci credere, promesse verso il proprio compagno/a (quelle si che andrebbero “approfondite”), ma sono promesse verso qualcos’altro (lo Stato) o qualcos’Altro (Dio) di assolutamente esterno alla coppia. Qualcos’altro che non potrà mai comprendere “la potenza dell’innamorarsi” o la profonda volontà (sempre “di potenza”) di mettere al mondo un figlio.
La cosa è semplice: la chiesa non ha, semplicemente, “voce in capitolo” su questa faccenda! Può esprimere la propria opinione, ma non certo attacare ripetutamente e ingiustificatamente (peggio di certi partiti) un decreto legge.
Di una cosa, però, sono convinto: il dispiegamento di forze, la fatica con cui si sta combattendo la “istituzionalizzazione” dell’omosessualità e di ogni altro rapporto “atipico”, è sintomo di paura e di assoluta impotenza. Nuovi rapporti si stanno formando, nuove esigenze stanno nascendo. La chiesa ed i politici non potranno fare altro che adattarsi, ascoltare e soddisfare queste esigenze. Pena, il totale fallimento del loro compito sociale e spirituale e la loro conseguente insignificanza.
P.s.: chi volesse leggere il testo dei Di.co, clicchi qui.













Amore e corpo, voci spezzate
Risorgo per qualche minuto dal mio studio matto e disperatissimo (matto e disperato lo sto proprio diventando, se non altro per l’orario in cui mi sono ridotto a scrivere questo post), per parlare di una neo-poetessa.
Si chiama Oriana Mascali, ha 18 anni, è catanese e frequenta l’ultimo anno del Liceo Classico Mario Cutelli di Catania.
Ho avuto la fortuna di conoscerla grazie al tirocinio che da poco ho concluso: con Oriana, infatti, ho in comune la mia bravissima ex-docente di Storia e Filosofia. A parte questo, ovviamente, avrò scambiato con lei si e no due parole.
Poi, scopro che ha da poco pubblicato delle poesie per la casa editrice “Il filo”. La raccolta si chiama Voci spezzate, il titolo è preso dall’ultimo verso di una delle poesie più belle. Ne ricopierei una qui, ma non so se, per il copyright, si possa fare.
Io non ne capisco molto di poesia, le mie letture sono di ben altro genere, ma una cosa riesco ad apprezzarla anche senza essere un esperto: la musica (ed in questo devo, ancora una volta, ringraziare il Prof. Biuso).
Si, i versi sono ricchi di significato, ma ciò che conta è il significante, il suono e la melodia di una lettura ad alta voce.
L’arte è pura forma, e Oriana l’ha colta in pieno. E’ come il corpo: una forma apollinea, l’unica che riesce a contenere e manifestare il dionisiaco, la forza dell’eros e la potenza dell’amore (il corpo e, soprattutto, l’amore sono onnipresenti nelle poesie di Oriana).
C’è un intero mondo, dietro il suono delle sue parole. Un mondo strano, affascinante e terribile. Affascinante, perché quelle che Oriana esprime sono sensazioni che, già dopo qualche anno, non penso proverà più, almeno non come ora. Appartengono ad una dimensione che io rimpiango tantissimo: una via di mezzo tra l’adolescenza, che per la prima volta viene guardata e giudicata dall’alto, e “qualcos’altro” che ancora non si sa cos’è (io non l’ho ancora capito). Ma forse sono io ad aver dimenticato, magari i “poeti” riescono a tenere vivo il ricordo.
Terribile, perché non potrebbe essere altrimenti: chi si getta ciecamente in sé stesso, può solo trovare, accanto alla purezza e la bellezza dell’animo-corpo, pulsioni ed istinti oscuri, forze primitive ed elementi naturali che, normalmente, ignora.
Per dirla con Nietzsche: “E se tu scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te” (“Al di là del bene e del male”, aforisma 146).
La “poetica” (si dice così?) di Oriana mi ricorda, per grandi linee, quella di un’altra poetessa, che amo molto: Lorenza Giusto. Anche lei catanese, ha pubblicato una raccolta di poesie, intitolata (guarda caso) Corpo spezzato. Di queste mi prometto di parlare in un altro momento e più appronditamente.
Se viste accanto allo schifo che ogni giorno vivo in questa città (ma penso che lo vivrei anche altrove), all’ignavia della maggior parte dei “giovani” di questo luogo che amo, le poesie di Oriana sono una ventata d’aria fresca, nuova e pura. Mi ci voleva proprio.