Arlecchino servitore di due padroni

Dopo La bisbetica domata, l’Arlecchino di Goldoni. Anzi, Arlecchino servitore di due padroni di Strehler!

Non sono esperto di teatro, non l’ho mai studiato, non ne sono un assiduo frequentatore, nè tantomeno sono un critico. Penso però di poter dire con certezza che quest’Arlecchino è stra-or-di-na-rio!

Gli attori giocano con le maschere come se tali non fossero, ma la loro stessa faccia e personalità. Ballano, si prendono in giro, fanno giocoleria ad alti livelli, cantano benissimo. Un Ferruccio Soleri straordinario nel ruolo di Arlecchino, ed anche nella sua messa in scena dell’opera.
A ricordarci che la maschera non è reale, una trovata niente male: teatro nel teatro, rappresentazione di una rappresentazione. In pratica, Strehler ha messo in scena la “prova generale” di uno spettacolo, con tanto di suggeritore e “dietro le quinte” ben visibili e con un loro ruolo preciso.

Scena da Arlecchino servitore di due padroni Scena da Arlecchino servitore di due padroni Scena da Arlecchino servitore di due padroni Scena da Arlecchino servitore di due padroni

Ho provato uno straniamento, un senso di felicità e spensieratezza che probabilmente non avevo da quando ero bambino; penso che sia la magia del teatro!

Quest’Arlecchino ha una storia lunga e affascinante, sul sito del Piccolo Teatro di Milano si trovano fotografie, video e documenti vari che riguardano lo spettacolo, che gira ormai da più di 50 anni.

P.s.: grazie al Prof. Biuso per avermi raccomandato quest’opera fantastica!

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Memoria e oblio dell’olocausto

Su Girodivite c’è una rubrica interessantissima chiamata L’ombra d’Argo in cui Biuso lancia notizie, messaggi, segnali, provocazioni e riflessioni.
L’ultimo articolo si chiama Vietare e tacere, tacere e vietare e, trattando della questione dell’antisionismo ed antisemitismo, parla della “introduzione dello psicoreato nei sistemi democratici”.

Dall’articolo è venuta fuori un’interessante discussione, di cui riporto un mio messaggio in particolare.
Parla della necessità di dimenticare e vuole essere un avvertimento a non prendere troppo alla leggera la memoria dell’olocausto. Un ricordo del genere (e i ricordi sono spesso tutto ciò che abbiamo), impost in un modo tanto “violento” può gravemente nuocere alla salute psicofisica dell’uomo.

Primo Levi René Magritte - La memoria Ingresso di Auschwitz: Il lavoro rende liberi

Io non conosco la Storia e non l’ho studiata come si deve, tuttavia sento di farne parte; ed in quanto parte della storia, cerco di vivere il clima del presente.
Ecco cosa, brevemente e banalmente, secondo me sta succedendo: il monito di Primo Levi: “non dimenticate”, ridotto ad una specie di “slogan televisivo”, sta agendo nella mente umana in modo contorto e perverso. I miei pochi studi sulla memoria (grazie alla Filosofia della mente e la Psicologia) mi hanno fatto comprendere quanto una buona dose di oblio sia oggi necessaria, affinché si produca “nuova storia” e “nuova vita”.
Rileggere oggi la seconda Considerazione Inattuale di Nietzsche (Sull’utilità e il danno della storia per la vita), può far comprendere che la malattia dell’uomo storico è anche rimaner legati al terribile nazi-fascismo. I mass-media, la chiesa e la politica ce lo mettono continuamente davanti in tutta la sua crudezza; ancora si parla di colpe, di vittime e di colpevoli.
Ho l’impressione che, in questo modo, rimarremo così fortemente legati alla Shoà da non poterne più fare a meno, ne saremo dipendenti e avremo sempre bisogno di opporla come “Male”, per poter fare del “Bene”… o per illuderci di fare del bene.

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Sommerso dai libri!

E’ più di una settimana che non scrivo qualcosa. Allora parliamone!

Il fatto è che sono veramente troppo occupato per poter pensare a qualcosa da scrivere. Occupato a fare che? Studiare, studiare, studiare. Cosa? Tante cose messe insieme.

Innanzitutto la Psicologia dello Sviluppo. Un mattone di materia che consta di tre libri, di cui il più grosso è di tale Winnicott. A parte il mio viscerale amore per la psicologia :-( , parlando con mia zia (neuropsichiatra infantile) scopro che già ai suoi tempi tale Winnicotto era superatissimo, e che a lei lo facevano studiare solo per conoscenza storica della disciplina. Certo, ci sarei potuto arrivare da solo, dato che le date dei saggi di cui si compone il libro non superano gli anni ‘50 del secolo scorso. Ma insomma! Almeno per la psicologia, non fatemi studiare cose del Giurassico! E poi, è veramente ridicolo uno studio della mente e del comportamento umano che vede ovunque “falli”, “seni”, “ani” ed altre cose del genere! Sono il primo a credere nell’inconscio (non proprio quello freudiano, ma simile), ma questa è una vera e propria esagerazione di materiale sessuale! :-)

Inoltre, dato che ho cambiato piano di studi, devo integrare quattro crediti di varie materie, con conseguenti libri: Husserl, Dilthey, Anselmo, ed uno ancora da scegliere per Filosofia teoretica. Da studiare e conseguire entro febbraio.

La mia (non più) spaziosa scrivaniaMa ciò che mi dispiace di più è il poco tempo che, per forza di cose, sto dedicando alla mia tesi di laurea…la quale si fa sempre più lontana nel tempo. Vado a rilento, ma riesco a leggere libri, relazionarli ed acquistarli a caro prezzo.
Qualche mattina (e anche qualche pomeriggio) la perdo in biblioteca alla ricerca di libri e, soprattutto, riviste che, ovviamente, la mia biblioteca non possiede per intero! Ma questo non è un rimprovero…l’emeroteca funziona perfettamente, sono io ad essere sfigato!
A volte mi siedo alla scrivania, mi metto davanti il già citato Winnicott, per poi accorgermi che da tre quarti d’ora sto sfogliando e leggendo i libri della tesi o Neurofenomenologia (che ho acquistato ma ho solo aperto di sfuggita) :-(

Poi, vorrei scrivere una recensione per Sitosophia da pubblicare a febbraio. Quindi la sera, prima di dormire, leggo un libriccino che sembra molto interessante. Spero di arrivare a scrivere qualcosa.

Infine, vorrei organizzare una rivolta popolar-filosofica per migliorare il nostro corso di laurea…ma questa è un’ utopia.

Posso concludere con una frase fatta: nella vita c’è bisogno di priorità. Solo che io ne ho troppe e, quindi, non possono più chiamarsi priorità. Forse, per la legge dei grandi numeri, credo inconsciamente che più cose mi prometto di fare, più riuscirò effettivamente a realizzarne.
No, non è un discorso molto razionale!

Bene, vi ho reso partecipi del mio periodo critico pre-esame! Se riuscirò a riemergere dal mare di libri, scriverò presto di nuovo.

P.s.: nel frattempo sono riuscito a convalidare le pagine del mio sito secondo gli standard del W3C. E’ una cosa che dà soddisfazione, anche perché fino a poco tempo fa non sapevo neanche creare un link :-).

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Il fardello dell’Italia

La destra berlusconiana rimprovera Prodi di essere “dalla parte dei fondamentalisti” e “contro gli Usa”. Non so a cosa sia dovuta questa fesseria, molto probabilmente all’opposizione decisa del governo italiano (come degli altri paesi “civili”) all’uccisione di Saddam Hussein.

Tuttavia, io mi chiedo: ma che cavolo dicono? La destra non deve certo aver paura, noi saremo SEMPRE amici degli americani.

A dimostrazione di quel che dico, l’allargamento della base militare US Army a Vicenza. Come dice Beppe Grillo, “Invece di smantellare ci si allarga” e l’Italia resterà sempre “Un paese a sovranità limitata“.
I motivi di tutto ciò? E’ presto detto: l’Italia, l’Europa ed il Mondo intero dovranno pagare in eterno il prezzo della Seconda Guerra Mondiale, del progetto di Hitler e della propria adesione ad esso. Questo sarà sempre il nostro fardello, per colpa di questo fardello noi non ci libereremo MAI degli americani. E quando parlo di americani è ovvio che mi riferisco al governo ed ai capi militari delle basi sparse per l’Italia.

L’esempio più autorevole è certamente Sigonella. E tutto ciò mi fa ricordare quella bellissima, grandiosa, immensa manifestazione del 23 marzo 2003: Fermiamo la guerra.

Un numero indecifrabile di persone, in marcia per far sentire la propria voce. Farla sentire a Bush, per i quali non siamo altro che piccoli insetti…lui riesce ad avere ragione anche ora che ha tutti contro, figuriamoci allora, quando stava solo per iniziare l’incubo della guerra, questa guerra di cui, dopo quasi 4 anni, possiamo tirare le somme.

Quella giornata di cammino verso Sigonella (e che camminata!) è stata una delle più grandi dimostrazioni pacifiste in Sicilia (se mai altre ce ne siano state), erano tanti i gruppi politici e non che vi parteciparono. Sarebbe bello poter essere presenti ad un’altra manifestazione del genere, con una partecipazione popolare di massa; proprio qui, al centro del Mediterraneo militarizzato.

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Posted in die Phänomenologie, er mejo | 4 Comments

Eutanasie a confronto

Ieri la simpatica (anche se non sempre) Littizzetto, mentre si rivolgeva al suo “Eminems” alias il Cardinale Ruini, ha detto una frase ad effetto: “mi sembra che voi [la chiesa], più che contro la pena di morte, siate a favore della pena di vita”.
Un ottimo modo per unire i due avvenimenti che hanno segnato la fine del 2006 e l’inizio del nuovo anno: da una parte l’uccisione di Saddam Hussein, dall’altra la (non buona) morte di Piergiorgio Welby.

Su entrambi i casi la chiesa si è comportata “maluccio”…diciamo pure che si è comportata in modo menefreghista per Hussein ed in modo schifoso per Welby. Ma non m’interessa più di tanto.

Cosa può unire questi due eventi drammatici, al di là della loro drammaticità?
Il fatto che entrambi parlano di “eutanasia”.

Saddam Hussein Piergiorgio Welby Piergiorgio Welby

Nel primo caso, quello di Hussein, è una “falsa eutanasia”: hanno cercato di convincerci che quello che si è eliminato è un virus che, se avesse continuato a vivere, avrebbe ancora infettato l’organismo-società, che così bisognava fare ed andava fatto. Un’ideologia figlia (peraltro illeggittima) della peggiore eutanasia nazista e che si ripete ognivolta che negli Usa e in altri luoghi del mondo si uccide per legittimo diritto.

Welby richiede invece espressamente l’eutanasia, il desiderio insopprimibile della propria morte, che non gli viene concessa. Questa sarebbe stata vera eutanasia, in quanto decisione personale e (magari!) indiscutibile.

Passiamo quindi da una pena di morte ad una pena di vita. Non è incredibile?
In un caso abbiamo l’eutanasia negativa, in quanto inflitta come una pena; nel secondo caso abbiamo una mancata eutanasia positiva, perché negata al singolo individuo.

In un senso o in un altro, lo Stato (che in questi casi è sempre un Leviatano, sia esso una dittatura o un’imperfetta democrazia) si appropria della vita individuale (bìos), utilizzando contro di essa la forza come un diritto.

A termine di questa mia piccola riflessione (spero sia corretta, se per qualcuno non lo fosse me lo dica!), posso concludere che: l’eutanasia deve diventare un diritto inviolabile del singolo individuo, esercitabile solo ed esclusivamente su se stesso.

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