Su Girodivite c’è una rubrica interessantissima chiamata L’ombra d’Argo in cui Biuso lancia notizie, messaggi, segnali, provocazioni e riflessioni.
L’ultimo articolo si chiama Vietare e tacere, tacere e vietare e, trattando della questione dell’antisionismo ed antisemitismo, parla della “introduzione dello psicoreato nei sistemi democratici”.
Dall’articolo è venuta fuori un’interessante discussione, di cui riporto un mio messaggio in particolare.
Parla della necessità di dimenticare e vuole essere un avvertimento a non prendere troppo alla leggera la memoria dell’olocausto. Un ricordo del genere (e i ricordi sono spesso tutto ciò che abbiamo), impost in un modo tanto “violento” può gravemente nuocere alla salute psicofisica dell’uomo.
Io non conosco la Storia e non l’ho studiata come si deve, tuttavia sento di farne parte; ed in quanto parte della storia, cerco di vivere il clima del presente.
Ecco cosa, brevemente e banalmente, secondo me sta succedendo: il monito di Primo Levi: “non dimenticate”, ridotto ad una specie di “slogan televisivo”, sta agendo nella mente umana in modo contorto e perverso. I miei pochi studi sulla memoria (grazie alla Filosofia della mente e la Psicologia) mi hanno fatto comprendere quanto una buona dose di oblio sia oggi necessaria, affinché si produca “nuova storia” e “nuova vita”.
Rileggere oggi la seconda Considerazione Inattuale di Nietzsche (Sull’utilità e il danno della storia per la vita), può far comprendere che la malattia dell’uomo storico è anche rimaner legati al terribile nazi-fascismo. I mass-media, la chiesa e la politica ce lo mettono continuamente davanti in tutta la sua crudezza; ancora si parla di colpe, di vittime e di colpevoli.
Ho l’impressione che, in questo modo, rimarremo così fortemente legati alla Shoà da non poterne più fare a meno, ne saremo dipendenti e avremo sempre bisogno di opporla come “Male”, per poter fare del “Bene”… o per illuderci di fare del bene.







, parlando con mia zia (neuropsichiatra infantile) scopro che già ai suoi tempi tale Winnicotto era superatissimo, e che a lei lo facevano studiare solo per conoscenza storica della disciplina. Certo, ci sarei potuto arrivare da solo, dato che le date dei saggi di cui si compone il libro non superano gli anni ‘50 del secolo scorso. Ma insomma! Almeno per la psicologia, non fatemi studiare cose del Giurassico! E poi, è veramente ridicolo uno studio della mente e del comportamento umano che vede ovunque “falli”, “seni”, “ani” ed altre cose del genere! Sono il primo a credere nell’inconscio (non proprio quello freudiano, ma simile), ma questa è una vera e propria esagerazione di materiale sessuale!











Arlecchino servitore di due padroni
Dopo La bisbetica domata, l’Arlecchino di Goldoni. Anzi, Arlecchino servitore di due padroni di Strehler!
Non sono esperto di teatro, non l’ho mai studiato, non ne sono un assiduo frequentatore, nè tantomeno sono un critico. Penso però di poter dire con certezza che quest’Arlecchino è stra-or-di-na-rio!
Gli attori giocano con le maschere come se tali non fossero, ma la loro stessa faccia e personalità. Ballano, si prendono in giro, fanno giocoleria ad alti livelli, cantano benissimo. Un Ferruccio Soleri straordinario nel ruolo di Arlecchino, ed anche nella sua messa in scena dell’opera.
A ricordarci che la maschera non è reale, una trovata niente male: teatro nel teatro, rappresentazione di una rappresentazione. In pratica, Strehler ha messo in scena la “prova generale” di uno spettacolo, con tanto di suggeritore e “dietro le quinte” ben visibili e con un loro ruolo preciso.
Ho provato uno straniamento, un senso di felicità e spensieratezza che probabilmente non avevo da quando ero bambino; penso che sia la magia del teatro!
Quest’Arlecchino ha una storia lunga e affascinante, sul sito del Piccolo Teatro di Milano si trovano fotografie, video e documenti vari che riguardano lo spettacolo, che gira ormai da più di 50 anni.
P.s.: grazie al Prof. Biuso per avermi raccomandato quest’opera fantastica!