
Che l’Eterno non lo perdoni mai. Che l’Eterno accenda contro quest’uomo la sua collera e riversi su di lui tutti i mali menzionati nel libro della Legge; che il suo nome sia per sempre cancellato da questo mondo e che piaccia a Dio di separarlo da tutte le tribù di Israele affliggendolo con tutte le maledizioni contenute nella Legge. E quanto a voi che restate devoti all’Eterno, vostro Dio, che Egli vi conservi la vita. Sappiate che non dovete avere con Spinoza alcun rapporto né scritto né orale. Che non gli sia reso alcun servizio e che nessuno si avvicini a lui più di quattro gomiti. Che nessuno dimori sotto il suo stesso tetto e che nessuno legga alcuno dei suoi scritti.1
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Sacrificate con me, devotamente, una ciocca ai Mani del Santo, scomunicato Spinoza! Il sublime spirito del mondo lo penetrava, l’infinito era il suo principio e fine, l’universo il suo unico amore. In santa incolpevolezza e profonda umiltà egli si specchiava nell’eterno mondo e vedeva come anche egli era il suo più amabile specchio; era pieno di religione e pieno di spirito santo; e per questo egli sta ancora qui, solo e non raggiunto, maestro nell’arte sua, ma alto sopra la schiatta profana, senza scolari e senza cittadinanza2
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Allora un petit Juif, dal naso lungo, dal colorito pallido, povero ma pago, pensoso e ritirato, spirito sottile […], meno letto che celebrato, nascosto sotto il mantello di Descartes, suo maestro, camminando a passi calcolati, si avvicinò al grande Essere. «Scusatemi», gli disse, «ma io penso, detto tra noi, che voi non esistete» 3
Note
- Dal testo della scomunica di Spinoza dalla comunità ebraica di Amsterdam (↩)
- F. Schleiermacher, Über die Religion (↩)
- Voltaire, Satires: Le systemes (↩)
















Fuori dal mondo
In questo momento sono a Bologna, come da un anno a questa parte.
Oggi, 25 novembre 2010, sto leggendo Il contratto sociale di Rousseau.
Il quadro è dunque questo: io tra quattro mura cerco di comprendere la teorizzazione di un sistema politico democratico, funzionante, perfetto nell’equilibrio tra individualismo e alienazione; fuori si urlano slogan e si manganellano studenti, celebrando tutti insieme il fallimento della politica.
Tutto questo avrà senz’altro un senso anche per me, ma per ora mi sfugge.
Nella mailing list che da diversi anni – in barba a tutti i social network – tengo con i miei più cari amici (e che sta nella top 5 delle cose migliori della mia vita), Davide mi ricorda “com’è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore”.