La prima pietra del ponte sullo stretto di Messina – che il governo vuole porre fra tre giorni, il 23 dicembre – non sarà una pietra qualsiasi: sarà una lapide.
Apprendo la notizia da Azalais e dalla rete contro il ponte su Facebook, e da uno dei pochi siti giornalistici che ne parla: ieri, 19 dicembre (non due minuti fa eh, ieri), durante la manifestazione nazionale contro la costruzione del ponte, è morto Francesco Nisticò.
È morto a causa di un malore mentre parlava dal palco, è morto d’infarto perché non c’era l’ambulanza a una manifestazione dove, come sempre, erano presenti 4000 persone per la questura (quindi per tutti) e 20000 per chi, invece, era lì presente.
Nell’articolo che ho segnalato sopra è riportato il commento di Ulderico Pesce, che dice: «vogliono spendere 6 miliardi di euro per un’opera in un territorio dove si può morire per un calo di pressione».
Inizia malissimo la vita del ponte sullo stretto, e continuerà peggio.











Parigi /intro
Parigi a capodanno. Ce ne vuole di coraggio, eh?
Ho passato quattro giorni davvero irripetibili alla scoperta de la ville lumiere, stando di fronte a opere d’arte tra le più svariate (alcune così famose da essere quasi familiari, altre totalmente estranee). Percependo le contraddizioni più forti della umana civiltà. Integrando vecchio e nuovo, classico e moderno, antico e contemporaneo, interno e esterno, forma e contenuto. Camminando fino a che le gambe non cedono letteralmente al freddo e alla stanchezza.
Ma anche vergognandomi decine di volte di essere italiano, più di quanto già non lo facessi. A contatto, da turista, con l’essenza del turismo di massa. Viaggiando su aerei, visitando musei e stando entro file interminbili, in compagnia di persone che farebbero venir voglia di trasferirsi a Malebolge piuttosto che continuare il volo o la visita.
Scriverò più di un post a riguardo, nei prossimi giorni.