Category Archives: die Phänomenologie

Fenomenologia. Né hegeliana né husserliana, ma analisi (s)oggettiva di ciò che appare.

Kareem e la censura su internet

Ho appena letto su Repubblica che Kareem è stato condannato a 4 anni di prigione.
A niente è servita la campagna aperta da Amnesty International o l’appello di Reporter sans frontières, che ha pure stilato una lista dei “nemici di internet”.

Battiamoci per ciò che è importante: per la libertà di pensiero e di parola, per la libertà di diffondere la nostra opinione via stampa, blog o anche segnali di fumo.

Ho scritto un articolo per Megaron sull argomento.

Scritto il 13 Feb 2007

Mi sento quasi in colpa per ciò che ho scritto nell’ultimo post. No, che avete capito, non certo perché me la sono presa con la chiesa!

Piuttosto, perché solo oggi vengo a conoscenza di Karim Amer (così si firma sul web) che è stato arrestato il novembre scorso per aver espresso liberamente delle opinioni sul proprio blog. E nel suo paese, l’Egitto, questo non è tollerato. Ha 22 anni e studia per diventare avvocato.

Non è il primo a subire un ingiustizia del genere (sia in Egitto che, ad esempio, in Cina sono stati arrestati dei “bloggers”) e non sarà l’ultimo, perché ogni tentativo che l’uomo fa di liberarsi dalle “catene” del potere (ed internet è l’ultimo di questi tentativi), viene in tutti i modi osteggiato ed ostacolato.

Comunque, tornando a Karim, è stato aperto un sito ed una petizione per la sua liberazione. Inoltre, giorno 15 febbario a Londra, Washington, Bucharest, Chicago, Roma, Ottawa e New York vi saranno manifestazioni di piazza in sua difesa.

Freedom for Kareem

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Io di.co. no al matrimonio

I D.I.C.O. (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) sono la prima (spero non l’ultima) cosa rilevante che questo governo ha fatto. Per dire se sia una “buona cosa” o meno bisognerà attendere, ma certo le intenzioni sono ottime. Eppure, inutile dirlo, sono tutti scandalizzati.
Qui voglio parlare solo di una parte degli scandalizzati, che sta diventando una sorta di “nemico pubblico”: la chiesa cattolica, Papa Benedetto XVI, il cardinale Ruini etc. Non parlo dei teologi, dei “filosofi”, degli uomini di cultura, ma dei barbari che in questi giorni stiamo vedendo in televisione e leggendo sui giornali.

Mesi fa, Biuso scriveva su Girodivite:

Benedetto XVI ha affermato che ogni amore vissuto al di fuori del matrimonio eterosessuale è una forma debole di sentimento.

A sostenerlo è un prete, un Grande Prete, che dell’amore verso l’altro nulla sa, perché suo dovere e sua vocazione è l’amore verso l’Altro. Un uomo che ignora la potenza dell’innamorarsi; ignora lo stato nascente di un sentimento che stravolge, benedice e tormenta l’esistere; ignora l’uragano della passione; ignora la potenza dei corpi che si fondono nella gloria dell’orgasmo.

E quest’uomo osa offendere milioni di esseri umani che invece tutto questo conoscono, soffrono, godono, portano con sé e su di sé nella fatica esaltante dei sentimenti quotidiani, della loro fragilità e della loro forza, nonostante tutto.

Un castrato ideologico, un vecchio teologo, si atteggia a maestro di qualcosa che ignora completamente. Sono parole, quelle del Pontefice Romano, che nascono da una arida e sterile mancanza di amore per gli uomini. [...]

La situazione ora è peggiorata: Ratzinger sceglie di andare apertamente contro la scissione tra i due poteri – temporale e spirituale – (cosa in cui, tra l’altro, non ho mai creduto e che non si è mai attuata) e chissà se, a breve, ce lo ritroveremo a “scendere in campo“.

Sotto le mentite spoglie di “difensori della famiglia”, gli uomini di chiesa e i politici cristiani sputano veleno contro il rapporto e la convivenza omosessuale (ignorando, da ignoranti quali sono, gli altri aspetti del Ddl). Parlano di attacco al matrimonio.

Attaco al matrimonio? Ma era l’ora!
Qui non ci si rende conto che il matrimonio è quanto di più anti-democratico possa esistere in una società! Per aver riconosciuti dei diritti e dei doveri che si desidera fortemente, bisogna impegnarsi in promesse e celebrazioni. E non sono, come vorrebbero farci credere, promesse verso il proprio compagno/a (quelle si che andrebbero “approfondite”), ma sono promesse verso qualcos’altro (lo Stato) o qualcos’Altro (Dio) di assolutamente esterno alla coppia. Qualcos’altro che non potrà mai comprendere “la potenza dell’innamorarsi” o la profonda volontà (sempre “di potenza”) di mettere al mondo un figlio.
La cosa è semplice: la chiesa non ha, semplicemente, “voce in capitolo” su questa faccenda! Può esprimere la propria opinione, ma non certo attacare ripetutamente e ingiustificatamente (peggio di certi partiti) un decreto legge.

Di una cosa, però, sono convinto: il dispiegamento di forze, la fatica con cui si sta combattendo la “istituzionalizzazione” dell’omosessualità e di ogni altro rapporto “atipico”, è sintomo di paura e di assoluta impotenza. Nuovi rapporti si stanno formando, nuove esigenze stanno nascendo. La chiesa ed i politici non potranno fare altro che adattarsi, ascoltare e soddisfare queste esigenze. Pena, il totale fallimento del loro compito sociale e spirituale e la loro conseguente insignificanza.

P.s.: chi volesse leggere il testo dei Di.co, clicchi qui.

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Sui fatti del 2 febbraio a Catania

Ho aspettato prima di scrivere qualcosa su ciò che è successo il venerdì 2 febbraio nella (sempre meno) mia città.
Ho aspettato perché temo che un evento del genere, se giudicato a caldo, mi avrebbe portato a dire banalità o idiozie.

Potrei dire, ad esempio, che la nostra è una società malata: per poter nascondere a se stessa le pulsioni distruttive che la caratterizzano, non riesce a rinunciare allo sfogo domenicale del pallone. Perché, in fondo, lo sport serve a questo: sfogare la propria componente dionisiaca, raggiungendo nel contempo una forma fisica del tutto apollinea. I fatti di venerdì non rientrano però in questo caso perché, se mai ci fosse bisogno di ribadirlo, quello non era sport, bensì Guerra.

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Esattamente Guerra: i giovani sono educati all’odio verso le forze dell’ordine, più di quanto non lo siano verso la squadra avversaria: “poliziotto, primo nemico!”. Quando in certe scuole elementari i “bambini” sputano in faccia alle foto dei poliziotti esposte lungo i corridoi, perché “i vàddia” hanno arrestato loro padre, allora non c’è più che sperare. Che differenza c’è – ora mi chiedo – tra questi giovani plagiati dalla delinquenza dei padri (o dagli amici tifosi) e chi, in guerra, è addestrato ad uccidere e pronto a sacrificarsi? Differenze ce ne saranno, senza ombra di dubbio, ma una somiglianza di fondo c’è: l’odio ed il disprezzo per la vita, la propria e quella altrui.Ovviamente, nel frattempo, la cosa più importante è diventato il parlare e sparlare di come sindaco, prefettura e vescovo hanno affontato la cosa; di come siano ignoranti i catanesi, che si sono arrischiati a mangiare carne di cavallo, a comprare vestiti alla fiera etc.
“C’era il lutto cittadino! Come avete potuto festeggiare?! E’ colpa vostra, della vostra ignoranza, se Filippo Raciti è morto!”. Mentre le televisioni (che hanno invaso la città) gridano queste stupidaggini, spero che ci sia qualcuno che sta seriamente lavorando per prendere i veri colpevoli. Una cosa bisogna dirla, però: ci hanno preso in giro con la festa dai caratteri religiosi, quando Sant’Agata non è religiosa più da tanto tempo, bensì pagana nel senso squallido del termine. Erano due le alternative: 1) Sant’Agata non verrà nè festeggiata nè “adorata” in giro per la città; 2) Sant’Agata non c’entra niente con l’omicidio di Filippo Raciti, quindi i festeggiamenti si svolgeranno regolarmente. Ciò che si è ottenuto, invece, è stato un ibrido insignificante. Per finire, segnalo un articolo di Biuso che parla di ciò che è accaduto in termini che condivido pienamente.

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Memoria e oblio dell’olocausto

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Su Girodivite c’è una rubrica interessantissima chiamata L’ombra d’Argo in cui Biuso lancia notizie, messaggi, segnali, provocazioni e riflessioni.
L’ultimo articolo si chiama Vietare e tacere, tacere e vietare e, trattando della questione dell’antisionismo ed antisemitismo, parla della “introduzione dello psicoreato nei sistemi democratici”.

Dall’articolo è venuta fuori un’interessante discussione, di cui riporto un mio messaggio in particolare.
Parla della necessità di dimenticare e vuole essere un avvertimento a non prendere troppo alla leggera la memoria dell’olocausto. Un ricordo del genere (e i ricordi sono spesso tutto ciò che abbiamo), impost in un modo tanto “violento” può gravemente nuocere alla salute psicofisica dell’uomo.

Primo Levi René Magritte - La memoria Ingresso di Auschwitz: Il lavoro rende liberi

Io non conosco la Storia e non l’ho studiata come si deve, tuttavia sento di farne parte; ed in quanto parte della storia, cerco di vivere il clima del presente.
Ecco cosa, brevemente e banalmente, secondo me sta succedendo: il monito di Primo Levi: “non dimenticate”, ridotto ad una specie di “slogan televisivo”, sta agendo nella mente umana in modo contorto e perverso. I miei pochi studi sulla memoria (grazie alla Filosofia della mente e la Psicologia) mi hanno fatto comprendere quanto una buona dose di oblio sia oggi necessaria, affinché si produca “nuova storia” e “nuova vita”.
Rileggere oggi la seconda Considerazione Inattuale di Nietzsche (Sull’utilità e il danno della storia per la vita), può far comprendere che la malattia dell’uomo storico è anche rimaner legati al terribile nazi-fascismo. I mass-media, la chiesa e la politica ce lo mettono continuamente davanti in tutta la sua crudezza; ancora si parla di colpe, di vittime e di colpevoli.
Ho l’impressione che, in questo modo, rimarremo così fortemente legati alla Shoà da non poterne più fare a meno, ne saremo dipendenti e avremo sempre bisogno di opporla come “Male”, per poter fare del “Bene”… o per illuderci di fare del bene.

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Il fardello dell’Italia

Studenti per la pace

La destra berlusconiana rimprovera Prodi di essere “dalla parte dei fondamentalisti” e “contro gli Usa”. Non so a cosa sia dovuta questa fesseria, molto probabilmente all’opposizione decisa del governo italiano (come degli altri paesi “civili”) all’uccisione di Saddam Hussein.

Tuttavia, io mi chiedo: ma che cavolo dicono? La destra non deve certo aver paura, noi saremo SEMPRE amici degli americani.

A dimostrazione di quel che dico, l’allargamento della base militare US Army a Vicenza. Come dice Beppe Grillo, “Invece di smantellare ci si allarga” e l’Italia resterà sempre “Un paese a sovranità limitata“.
I motivi di tutto ciò? E’ presto detto: l’Italia, l’Europa ed il Mondo intero dovranno pagare in eterno il prezzo della Seconda Guerra Mondiale, del progetto di Hitler e della propria adesione ad esso. Questo sarà sempre il nostro fardello, per colpa di questo fardello noi non ci libereremo MAI degli americani. E quando parlo di americani è ovvio che mi riferisco al governo ed ai capi militari delle basi sparse per l’Italia.

L’esempio più autorevole è certamente Sigonella. E tutto ciò mi fa ricordare quella bellissima, grandiosa, immensa manifestazione del 23 marzo 2003: Fermiamo la guerra.

Un numero indecifrabile di persone, in marcia per far sentire la propria voce. Farla sentire a Bush, per i quali non siamo altro che piccoli insetti…lui riesce ad avere ragione anche ora che ha tutti contro, figuriamoci allora, quando stava solo per iniziare l’incubo della guerra, questa guerra di cui, dopo quasi 4 anni, possiamo tirare le somme.

Quella giornata di cammino verso Sigonella (e che camminata!) è stata una delle più grandi dimostrazioni pacifiste in Sicilia (se mai altre ce ne siano state), erano tanti i gruppi politici e non che vi parteciparono. Sarebbe bello poter essere presenti ad un’altra manifestazione del genere, con una partecipazione popolare di massa; proprio qui, al centro del Mediterraneo militarizzato.

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