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	<title>Giofilo &#187; die Phänomenologie</title>
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	<description>appunti borderline di vita, politica, filosofia</description>
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		<title>Ogni 10 anni circa</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 23:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giofilo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni 10 anni circa c&#8217;è qualche evento storico a cui assistere; così tutti, senza eccezione, potremo dire a figli e nipoti &#8220;io c&#8217;ero&#8221;. Mi sono perso il crollo della cortina di ferro e del muro (avevo 4 anni), ma mi è toccato esserci a quello delle torri gemelle. Due lustri sono passati, anche in fretta, e mi trovo di fronte al matrimonio di Will e Kate, alla beatificazione dell&#8217;ex Papa e all&#8217;omicidio del mandante di quella strage del 2001. L&#8217;ordine d&#8217;importanza trovatelo voi. Dunque, Bin Laden è morto; e la morte è banale, si sa; e lo è ancor di più quando avviene in modi così prevedibili. Non solo Obama ha negato ogni possibilità di (ir)regolare processo al terrorista, ma ha anche avuto il coraggio di affermare che &#8220;giustizia è fatta&#8220;. Lì dove l&#8217;ingiustizia è così palese e così condivisa da tutto l&#8217;occidente da non aver bisogno di giustificazione alcuna,  <a href="http://www.giofilo.it/2011/05/ogni-10-anni-circa/">... Continua a leggere...</a><br/><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni 10 anni circa c&#8217;è qualche evento storico a cui assistere; così tutti, senza eccezione, potremo dire a figli e nipoti &#8220;io c&#8217;ero&#8221;. Mi sono perso il crollo della cortina di ferro e del muro (avevo 4 anni), ma mi è toccato esserci a quello delle torri gemelle.</p>
<p>Due lustri sono passati, anche in fretta, e mi trovo di fronte al matrimonio di Will e Kate, alla beatificazione dell&#8217;ex Papa e all&#8217;omicidio del mandante di quella strage del 2001. L&#8217;ordine d&#8217;importanza trovatelo voi.</p>
<p>Dunque, Bin Laden è morto; e la morte è banale, si sa; e lo è ancor di più quando avviene in modi così prevedibili.<br />
Non solo Obama ha negato ogni possibilità di (ir)regolare processo al terrorista, ma ha anche avuto il coraggio di affermare che &#8220;<em>giustizia è fatta</em>&#8220;.<br />
Lì dove l&#8217;ingiustizia è così palese e così condivisa da tutto l&#8217;occidente da non aver bisogno di giustificazione alcuna, il Presidente del Pianeta ha voluto <em>rivendicare</em> (così come &#8216;rivendicano&#8217; gli attentati i suoi acerrimi nemici) la volontarietà, la liceità e la somma bontà dell&#8217;omicidio.<br />
Il tutto, in un atletico gesto di sapiente anti-democrazia ed uso capace della neolingua orwelliana che lo farà risultare vincente alle prossime elezioni anche se da domani dovesse iniziare a raccontare barzellette insieme a Berlusconi.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1992" title="?" src="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2011/05/sequenza.jpg" alt="" width="600" height="150" /></p>
<p>A proposito di B., una sua sciacquetta <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/123577/michaela-biancofiore-pdl-la-cattura-di-bin-laden-un-miracolo-di-wojtyla/" target="_blank">ha dichiarato</a> che la morte di Osama può essere interpretata come un miracolo di quell&#8217;ex Papa a cui accennavo prima (sì, quello che gli tremava la manina, dopo averla <a href="http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2011/05/01/istantanee-di-un-beato/" target="_blank">stretta a un paio di dittatori e pedofili</a>).<br />
Ma questa, lo sappiamo, è gente ignorante, che non ha studiato, che non sa che nella morte non c&#8217;è alcun miracolo, ma solo nella <em>resurrezione</em>.<br />
E allora l&#8217;unica domanda sensata è: quanto tempo passerà prima che Bin Laden rinasca, novello Cristo indispensabile per giustificare la caccia alle risorse energetiche?<br />
Devono sbrigarsi, i prossimi 10 anni sono iniziati.</p>]]></content:encoded>
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		<title>150 anni, e la Lega Nord arriva a Bologna</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 22:10:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giofilo</dc:creator>
				<category><![CDATA[die Phänomenologie]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
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		<description><![CDATA[Esco, in giro per Bologna, è il giorno dei festeggiamenti per i tanto discussi 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Bologna ha avuto il merito, tra i tantissimi altri, di farmi riscoprire il piacere della res pubblica, dell&#8217;appartenenza ad una comunità aperta, tollerante, felice ed orgogliosa di esserlo. Dunque partecipo, come per ricambiare: vado in Piazza, scatto foto alle bandiere, entro nei musei aperti fino a mezzanotte, seguo le mostre che raccontano la storia di questo paese che &#8220;quasi quasi mi sta piacendo&#8230; E chi me lo doveva dire?&#8221;. Ma finisce tutto in un lampo. È come essere svegliati da un ceffone, mentre sogni, da qualcuno che ti dice: &#8220;maledetto idiota! Ti lasci fare il lavaggio del cervello anche tu?&#8221;. Quasi di fronte a Piazza Maggiore, in via Ugo Bassi, trovo la nuova sede della Lega Nord. Per strada, mi scontro nella loro propaganda. E allora non c&#8217;è nulla da festeggiare, neanche a  <a href="http://www.giofilo.it/2011/03/150-anni-e-la-lega-nord-arriva-a-bologna/">... Continua a leggere...</a><br/><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://images.instagram.com/media/2011/03/17/a1e4a40011294ea980864bcb229857c2_7.jpg" rel="lightbox[1956]" title="Tricolori a Piazza Maggiore"><img class="alignleft" title="Tricolori a Piazza Maggiore" src="http://images.instagram.com/media/2011/03/17/a1e4a40011294ea980864bcb229857c2_7.jpg" alt="Tricolori a Piazza Maggiore" width="220" height="220" /></a>Esco, in giro per Bologna, è il giorno dei festeggiamenti per i tanto discussi 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia.</p>
<p>Bologna ha avuto il merito, tra i tantissimi altri, di farmi riscoprire il piacere della <em>res pubblica</em>, dell&#8217;appartenenza ad una comunità aperta, tollerante, felice ed orgogliosa di esserlo. Dunque partecipo, come per ricambiare: vado in Piazza, scatto foto alle bandiere, entro nei musei aperti fino a mezzanotte, seguo le mostre che raccontano la storia di questo paese che &#8220;quasi quasi mi sta piacendo&#8230; E chi me lo doveva dire?&#8221;.</p>
<p>Ma finisce tutto in un lampo. È come essere <strong>svegliati da un ceffone</strong>, mentre sogni, da qualcuno che ti dice: &#8220;maledetto idiota! Ti lasci fare il lavaggio del cervello anche tu?&#8221;. Quasi di fronte a Piazza Maggiore, in via Ugo Bassi, trovo <strong>la nuova sede della Lega Nord</strong>. Per strada, mi scontro nella loro propaganda.</p>
<p><a href="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2011/03/legabologna.jpeg" rel="lightbox[1956]" title="Indovina chi è il razzista?"><img class="alignright size-medium wp-image-1957" title="Indovina chi è il razzista?" src="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2011/03/legabologna-353x500.jpg" alt="" width="353" height="500" /></a>E allora non c&#8217;è nulla da festeggiare, neanche a Bologna. Se il vero cancro di questo paese &#8211; la Lega, più di Berlusconi &#8211; ritiene di poter partecipare alle elezioni, anche se non di vincerle, vuol dire che <strong>il razzismo prende piede</strong> anche qui.</p>
<p>&#8220;A Bologna, prima i bolognesi&#8221;, anche se la legge, i diritti e i doveri sono uguali per tutti.<br />
&#8220;A Bologna, prima i bolognesi&#8221;, <strong>anche se sono ultimi in fila</strong> e il cinese, la zingara, l&#8217;africano e l&#8217;arabo sono arrivati prima. Ovviamente il cinese è giallo con i denti sporgenti a castoro, la donna rom (con immancabile pargolo in braccio) è brutta come la befana e rossa di sporcizia, il nero ha un canotto al posto delle labbra, l&#8217;arabo è barbuto e cattivo.</p>
<p>Neanche la peggiore propaganda e fisiognomica d&#8217;antan avrebbero potuto fare di meglio. La differenza tra un bolognese e un cinese &#8211; come se fosse logicamente corretto fare un paragone tra una derivazione etnica e un certificato di residenza &#8211; è tutta <strong>nel corpo</strong>: il colore e l&#8217;odore della pelle, la forma del volto, il modo di vestire. Non c&#8217;è certificato di nascita che tenga, qui. Non c&#8217;è permesso di soggiorno o lavoro regolare che possa giustificare la presenza di estranei.</p>
<p><strong>Il razzismo è un mito potentissimo</strong>: può farti individuare un nemico su cui scaricare ogni tipo di frustrazione e contro cui rivendicare la più irragionevole pretesa. E per farlo <strong>non ha bisogno di &#8220;razze&#8221;</strong>; e questo non tanto perché &#8211; occorre ricordarlo? &#8211; le razze non sussistono, quanto perché non c&#8217;è alcun bisogno che il gruppo &#8220;razzizzato&#8221; sia ben riconoscibile fisicamente. Altrimenti la Stella di Davide, applicata agli ebrei dai nazisti al fine di riconoscerli, non si spiegherebbe. Nessuno ha bisogno di caratteristiche particolari per essere vittima di razzismo, tutti potremmo essere degli ottimi candidati.<sup><a href="http://www.giofilo.it/2011/03/150-anni-e-la-lega-nord-arriva-a-bologna/#footnote_0_1956" id="identifier_0_1956" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Su questi temi consiglio un testo di grandissimo interesse:&nbsp;Nonostante Auschwitz. Il ritorno del razzismo in Europa di Alberto Burgio.">1</a></sup></p>
<p>Fortunatamente, a Bologna ho avuto la fortuna di incontrare, finora, solo persone che amano profondamente la propria città e sono abituati a vederla <strong>occupata</strong> da stranieri lavoratori e studenti di tutta Italia ed Europa. Il ragionamento è questo ed è semplice: se vivi qui, se tratti bene questo posto, se mi permetti di fare lo stesso, <strong>la città è tua</strong>. Temo che le cose, però, d&#8217;ora in poi non saranno le stesse, e sull&#8217;autobus dovrò sopportare i commenti xenofobi di gentaglia non meritevole di alcuna considerazione.</p>
<p>Io voglio partecipare a ogni tipo di manifestazione contro questa brutta piaga che è la Lega Nord, contro questa brutta piega del progresso morale che è il razzismo, contro la retorica dei valori e dell&#8217;identità, contro la stigmatizzazione del migrante. Spero che i <a href="http://www.univ-aut.org/" target="_blank">gruppi</a> <a href="http://bartleby.info/" target="_blank">autogestiti</a> e <a href="http://www.perlasinistrabologna.it/" target="_blank">sinistrorsi</a> bolognesi<sup><a href="http://www.giofilo.it/2011/03/150-anni-e-la-lega-nord-arriva-a-bologna/#footnote_1_1956" id="identifier_1_1956" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Ho linkato i primi che mi vengono in mente.">2</a></sup> si siano accorti di questo pericolo vero.</p><h5><em>Note</em></h5><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1956" class="footnote">Su questi temi consiglio un testo di grandissimo interesse: <em><a href="http://www.deriveapprodi.org/estesa.php?id=405&amp;stato=novita" target="_blank">Nonostante Auschwitz. Il ritorno del razzismo in Europa</a></em> di Alberto Burgio.</li><li id="footnote_1_1956" class="footnote">Ho linkato i primi che mi vengono in mente.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Cimiteri e Cantieri</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 16:58:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giofilo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Potere è volere: i miei genitori possono pagarmi1 gli studi fuori sede, ergo io voglio partire da Catania. E lo faccio, è chiaro, naturalmente col mio carico di timori giovanili e tanta voglia di cambiamento. Bologna è un posto difficile da descrivere. Credo sia più facile per un turista raccontare Parigi dopo una settimana che non per un bolognese raccontare Bologna; figuriamoci se chi ci abita da un anno e mezzo (come chi scrive) può darvi l&#8217;idea. Anche perché, neanche a dirlo, è la mia idea ed è la mia esperienza. E io studio filosofia, perciò arrivo nella città felsinea alla ricerca di cultura, con predilezione di quella libresca ma allo stesso tempo viva: quella accademica. Ne trovo a palate, com&#8217;è ovvio, ma non come avrei potuto trovarne in qualsiasi altra parte d&#8217;Italia. Per farvi capire la differenza tra l&#8217;università di Catania e quella di Bologna: da un lato troviamo  <a href="http://www.giofilo.it/2011/03/cimiteri-e-cantieri/">... Continua a leggere...</a><br/><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Potere è volere</em>: i miei genitori possono pagarmi<sup><a href="http://www.giofilo.it/2011/03/cimiteri-e-cantieri/#footnote_0_1942" id="identifier_0_1942" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Pagamenti ai quali contribuisco, ma in minima parte.">1</a></sup> gli studi fuori sede, <em>ergo</em> io voglio partire da Catania. E lo faccio, è chiaro, naturalmente col mio carico di timori giovanili e tanta voglia di cambiamento.</p>
<p>Bologna è un posto difficile da descrivere. Credo sia più facile per un turista raccontare Parigi dopo una settimana che non per un bolognese raccontare Bologna; figuriamoci se chi ci abita da un anno e mezzo (come chi scrive) può darvi l&#8217;idea. Anche perché, neanche a dirlo, è la <em>mia</em> idea ed è la <em>mia</em> esperienza.</p>
<p>E io studio filosofia, perciò arrivo nella città felsinea alla ricerca di cultura, con predilezione di quella libresca ma allo stesso tempo viva: quella accademica. Ne trovo a palate, com&#8217;è ovvio, ma non come avrei potuto trovarne in qualsiasi altra parte d&#8217;Italia.</p>
<p>Per farvi capire la differenza tra l&#8217;università di Catania e quella di Bologna: da un lato troviamo una scrivania ordinata e vuota in una stanza ancor più ordinata, all&#8217;interno di un monastero benedettino bianco, dalle cui finestre senti gli uccellini cantare felici nel giardino dei novizi. Dall&#8217;altro, una scrivania stracolma di libri appunti e carte, in una stanza buia circondata da librerie disordinate e straripanti di libri o da muri ricoperti di manifesti di conferenze davvero importanti su di un pavimento con decine di scatoloni impolverati dentro i quali riposano &#8211; indovinate? &#8211; libri, all&#8217;interno di un palazzo vecchio color grigio e ocra. Un cimitero lì, pieno di pace ma anche di avvoltoi e mangia carogne, un cantiere aperto qui, ricco di lavori in corso, rumori fastidiosi e penetranti.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/elib/389592258/" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-1953" title="Disordine" src="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2011/03/389592258_0e59a3222d_o.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p>Lì mi insegnavano<sup><a href="http://www.giofilo.it/2011/03/cimiteri-e-cantieri/#footnote_1_1942" id="identifier_1_1942" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="E dire che di cose l&igrave;&nbsp;ne ho imparate, difatti non rimprovero nulla a nessuno: me la sono passata piuttosto bene.">2</a></sup> che la forma è tutto per nascondere una cattiva sostanza (o cattiva coscienza, chiamiamola come vogliamo), qui non mi faccio &#8220;insegnare&#8221; nulla &#8211; e forse qui sta il trucco &#8211; ma parole come tradizione, studio, ricerca, teoria, storia e ideologia mi investono quotidianamente come macigni. Le trovo scritte sui muri, le intravedo nelle scelte dei programmi, le riconosco nei corsi in aula.</p>
<p>Potrei aggiungere che lì pagavo il parcheggiatore abusivo per l&#8217;auto o lo scooter, qui posteggio la bici di fronte alla facoltà; lì potevo <a href="http://step1.it/index.php?sez=articolo&amp;id=6516-ultim-ora-far-west-in-piazza-dante-" target="_blank">rimanere vittima</a> di una sparatoria in pieno giorno, qui di una cacca di cane pestata sotto i portici. Ma sarei banale. E che lì ho i miei più cari amici, ma non c&#8217;entra nulla.</p>
<p>Una cosa che c&#8217;entra, però, e che cambia le carte in tavola, è che lì ho dovuto convivere con <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Scapagnini" target="_blank">Scapagnini</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Stancanelli" target="_blank">Stancanelli</a>, qui ovviamente no, ma hanno da poco inaugurato <a href="http://www.leganordbologna.net/" target="_blank">la sede della Lega Nord</a>, ed è l&#8217;argomento di cui volevo scrivere su questo post. Ma mi son trovato a parlare di tutt&#8217;altro e, visto che ormai si è fatto lungo, me lo riservo per il prossimo.</p><h5><em>Note</em></h5><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1942" class="footnote">Pagamenti ai quali <a title="WordPress &amp; Webworks" href="http://www.giofilo.it/wordpress/">contribuisco</a>, ma in minima parte.</li><li id="footnote_1_1942" class="footnote">E dire che di cose lì <a title="Laureando spuntasentenze" href="http://www.giofilo.it/2008/03/laureando-sputasentenze/" target="_blank">ne ho imparate</a>, difatti non rimprovero nulla a nessuno: me la sono passata piuttosto bene.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>14 dicembre 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 14:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giofilo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Così siamo arrivati al termine estremo della disuguaglianza, e al punto estremo che chiude il circolo e tocca il punto da cui siamo partiti: è qui che tutti gli individui ridiventano uguali perché non sono nulla, e, siccome non hanno altra legge che la volontà del padrone e questi non ha altra regola che le sue passioni, la nozione del bene e i principi della giustizia svaniscono di nuovo. Qui tutto si riconduce alla sola legge del più forte, e di conseguenza a un nuovo stato di natura che differisce da quello da cui abbiamo prese le mosse perché quello era lo stato di natura nella sua purezza mentre quest&#8217;ultimo è il frutto di un eccesso di corruzione. D&#8217;altra parte, c&#8217;è così poca differenza tra questi due stati, e il contratto politico è talmente dissolto nel dispotismo, che il despota è il padrone soltanto fin quando è il più forte  <a href="http://www.giofilo.it/2010/12/14-dicembre-2010/">... Continua a leggere...</a><br/><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Così siamo arrivati al termine estremo della disuguaglianza, e al punto estremo che chiude il circolo e tocca il punto da cui siamo partiti: è qui che tutti gli individui ridiventano uguali perché non sono nulla, e, siccome non hanno altra legge che la volontà del padrone e questi non ha altra regola che le sue passioni, la nozione del bene e i principi della giustizia svaniscono di nuovo. Qui tutto si riconduce alla sola legge del più forte, e di conseguenza a un nuovo stato di natura che differisce da quello da cui abbiamo prese le mosse perché quello era lo stato di natura nella sua purezza mentre quest&#8217;ultimo è il frutto di un eccesso di corruzione.<br />
D&#8217;altra parte, c&#8217;è così poca differenza tra questi due stati, e il contratto politico è talmente dissolto nel dispotismo, che il despota è il padrone soltanto fin quando è il più forte e non appena lo si può espellere non ha motivo di reclamare contro una tale violenza. La sommossa che finisce con lo strangolare o deporre un Sultano è un atto altrettanto giuridico quanto lo erano quelli con cui egli disponeva della sorte delle vite e dei beni dei suoi sudditi. La sola forza lo teneva in piedi, la sola forza lo rovescia (&#8230;).</p></blockquote>
<p>Jean-Jacques Rousseau, <em>Origine della disuguaglianza</em>, Feltrinelli, pag. 104</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1919 aligncenter" title="Lo stivale puzzolente" src="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/12/stivale.jpeg" alt="" width="275" height="351" /></p>
<blockquote><p>La sovranità non può essere rappresentata, per la stessa ragione per cui non può essere alienata; essa consiste essenzialmente nella volontà generale, e la volontà non si rappresenta: o è essa stessa, o è un&#8217;altra; non c&#8217;è via di mezzo. I deputati del popolo non sono dunque né possono essere i suoi rappresentanti; ma solo i suoi commissari; non possono concludere niente in modo definitivo. Ogni legge che non sia stata ratificata dal popolo in persona è nulla; non è una legge. Il popolo (&#8230;) crede di essere libero, ma si sbaglia di grosso; lo è soltanto durante l&#8217;elezione dei membri del parlamento; appena questi sono eletti, esso torna schiavo, non è più niente. Nei brevi momenti della sua libertà, l&#8217;uso che ne fa merita di fargliela perdere.</p></blockquote>
<p>Jean-Jacques Rousseau, <em>Il Contratto Sociale</em>, Feltrinelli, pag. 180.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Fuori dal mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 15:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giofilo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo momento sono a Bologna, come da un anno a questa parte. Oggi, 25 novembre 2010, sto leggendo Il contratto sociale di Rousseau. Il quadro è dunque questo: io tra quattro mura cerco di comprendere la teorizzazione di un sistema politico democratico, funzionante, perfetto nell&#8217;equilibrio tra individualismo e alienazione; fuori si urlano slogan e si manganellano studenti, celebrando tutti insieme il fallimento della politica. Tutto questo avrà senz&#8217;altro un senso anche per me, ma per ora mi sfugge. Nella mailing list che da diversi anni &#8211; in barba a tutti i social network &#8211; tengo con i miei più cari amici (e che sta nella top 5 delle cose migliori della mia vita), Davide mi ricorda &#8220;com&#8217;è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore&#8221;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo momento sono a Bologna, come da un anno a questa parte.</p>
<p>Oggi, 25 novembre 2010, sto leggendo <em>Il contratto sociale</em> di Rousseau.</p>
<p>Il quadro è dunque questo: io tra quattro mura cerco di comprendere la teorizzazione di un sistema politico democratico, funzionante, perfetto nell&#8217;equilibrio tra individualismo e alienazione; fuori <a href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/11/24/news/in_subbuglio_il_mondo_dell_universit_lezioni_in_piazza_e_aule_occupate-9448675/">si urlano slogan</a> e <a href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2010/11/25/news/corteo_devia_verso_la_stazione_carica_contro_gli_studenti-9482385/">si manganellano studenti</a>, celebrando tutti insieme il fallimento della politica.</p>
<p>Tutto questo avrà senz&#8217;altro un senso anche per me, ma per ora mi sfugge.</p>
<p>Nella mailing list che da diversi anni &#8211; in barba a tutti i social network &#8211; tengo con i miei più cari amici (e che sta nella top 5 delle cose migliori della mia vita), <a href="http://www.davidetomasello.it">Davide</a> mi ricorda<em> &#8220;com&#8217;è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore&#8221;</em>.</p>
<p><a href="http://www.giofilo.it/2010/11/fuori-dal-mondo/"><em>Clicca qui per vedere il video</em></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Vicolo cieco</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 14:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giofilo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A parlare di fatti e persone ci si annoia in fretta. Tuttavia, sono una fonte d&#8217;ispirazione inesauribile, ed è bene usarli come tali: come fonte, come strumento. Da questi, però, bisogna subito astrarre, rifugiarsi nel concetto. Anzi, nella parola. Passare dai fatti alle parole è l&#8217;unico modo per non annoiarsi &#8211; spesso per non disgustarsi &#8211; dell&#8217;umanità e, dunque, di se stessi. Il suicidio di Norman, giovane dottorando in filosofia del linguaggio, è il fatto. Futuro è la parola. Fermandomi per breve tempo a pensare all&#8217;accaduto, mi rendo subito conto che si tratta di un groviglio di difficoltà, di un ricettacolo di contraddizioni. Innanzitutto, credo che &#8216;futuro&#8217; sia una parola che è meglio imparare a non usare, a non pensare. Eppure, poco sopra, ho scritto che l&#8217;unica cosa di cui vale davvero la pena discutere sono i concetti, le idee1. Ecco una contraddizione. Inoltre sarei pronto a giurare che la  <a href="http://www.giofilo.it/2010/09/vicolo-cieco/">... Continua a leggere...</a><br/><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A parlare di fatti e persone ci si annoia in fretta. Tuttavia, sono una fonte d&#8217;ispirazione inesauribile, ed è bene usarli come tali: come fonte, come strumento.<br />
Da questi, però, bisogna subito astrarre, rifugiarsi nel concetto. Anzi, nella parola.<br />
<em>Passare dai fatti alle parole</em> è l&#8217;unico modo per non annoiarsi &#8211; spesso per non disgustarsi &#8211; dell&#8217;umanità e, dunque, di se stessi.</p>
<p><a href="http://www.leggonline.it/articolo.php?id=79664">Il suicidio</a> di Norman, giovane dottorando in filosofia del linguaggio, è il fatto. <em>Futuro</em> è la parola.</p>
<div id="attachment_1831" class="wp-caption alignright" style="width: 385px"><img class="size-medium wp-image-1831" title="cattelan-hitler" src="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/09/cattelan-hitler-375x500.jpg" alt="" width="375" height="500" /><p class="wp-caption-text">Uno che di futuro ne capiva e che mi fa ricordare che c&#39;è di peggio dell&#39;avere un futuro incerto.</p></div>
<p>Fermandomi per breve tempo a pensare all&#8217;accaduto, mi rendo subito conto che si tratta di un groviglio di difficoltà, di un ricettacolo di contraddizioni.</p>
<p>Innanzitutto, credo che &#8216;futuro&#8217; sia una parola che è meglio imparare a non usare, a non pensare. Eppure, poco sopra, ho scritto che l&#8217;unica cosa di cui vale davvero la pena discutere sono  i concetti, le idee<sup><a href="http://www.giofilo.it/2010/09/vicolo-cieco/#footnote_0_1824" id="identifier_0_1824" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="qui da me usati grezzamente come sinonimi">1</a></sup>. Ecco una contraddizione.</p>
<p>Inoltre sarei pronto a giurare che la mia idiosincrasia verso il futuro non è dovuta alle contingenze del momento e a questa sfigatissima era di precarietà, ma a motivi teoretici. Subito dopo, però, mi rendo conto che io<sup><a href="http://www.giofilo.it/2010/09/vicolo-cieco/#footnote_1_1824" id="identifier_1_1824" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="due anni meno di Norman e una laurea in filosofia">2</a></sup> sono gettato proprio in questo periodo<sup><a href="http://www.giofilo.it/2010/09/vicolo-cieco/#footnote_2_1824" id="identifier_2_1824" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="intendo il 2010 italiano, ma anche il postlaurea filosofico in generale">3</a></sup> &#8211; diciamolo pure &#8211; di merda, e che quindi le mie credenze sono di parte.</p>
<p>Una delle difficoltà più grandi è il non aver incontrato &#8211; forse per mia incapacità o carenza di lettura &#8211; un filosofo che abbia deciso, argomenti in mano, di non pensare il futuro.</p>
<p>Norman ha scritto: &#8220;la libertà di pensare è anche la libertà di morire&#8221;. È una frase che io leggo così: la &#8220;libertà&#8221; di pensare profondamente il futuro lo ha <em>condotto</em> &#8211; non tanto liberamente, dunque &#8211; al suicidio. Forse il pensiero di Norman si situava <em>esclusivamente</em> in quella dimensione, quella del futuro. Non trovando l&#8217;avvenire che gli è proprio (quantomeno non quello che avrebbe desiderato), il suo pensiero s&#8217;imbatte in un vicolo cieco o &#8211; che è lo stesso &#8211; in una finestra al settimo piano dell&#8217;Università di Palermo.</p>
<p><small>p.s.: grazie a <a href="http://twitter.com/86DV" target="_blank">Daniele</a>, che sicuramente avrebbe preferito qualcosa di più allegro e di certo non su argomenti riguardanti giovani accademici suicidi, ma spero di rimediare &#8220;in futuro&#8221;.</small></p><h5><em>Note</em></h5><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1824" class="footnote">qui da me usati grezzamente come sinonimi</li><li id="footnote_1_1824" class="footnote">due anni meno di Norman e una laurea in filosofia</li><li id="footnote_2_1824" class="footnote">intendo il 2010 italiano, ma anche il postlaurea filosofico in generale</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Arte e scienza: indifferenze</title>
		<link>http://www.giofilo.it/2010/03/arte-e-scienza-indifferenze/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 23:27:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giofilo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Bologna c&#8217;è stata La scienza in piazza. Sabato si è svolta una conferenza con Giulio Giorello, Eugenio Riccomini e Philippe Daverio. Il tema era il rapporto tra arte e scienza. Interessantissimo, no? Peccato, però, che i VIP hanno a volte il vizio di presentarsi a queste importanti occasioni cittadine &#8211; che sono ben più importanti delle occasioni accademiche &#8211; senza preparare un benché minimo discorso o argomentazione, al contrario di quanto fanno a lezione o nei loro programmi televisivi. Vengono chiamati, probabilmente strapagati, e sembra che a stento sappiano quale sarà l&#8217;argomento in questione. Il risultato è una chiacchierata a braccio sulle loro esperienze (a volte di dubbio interesse), sulle loro letture, su ciò che sanno in proposito. La conseguenza è che poi si dicano castronerie. Sicuramente senza volerlo. Ne ricordo una, detta da Riccomini all&#8217;inizio della conferenza. Il Prof. ha sentenziato che l&#8217;irriducibile differenza (disse proprio così) tra  <a href="http://www.giofilo.it/2010/03/arte-e-scienza-indifferenze/">... Continua a leggere...</a><br/><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Bologna c&#8217;è stata <a href="http://www.lascienzainpiazza.it/" target="_blank">La scienza in piazza</a>. Sabato si è svolta una conferenza con <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Giorello" target="_blank">Giulio Giorello</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=00cznSgVjeA" target="_blank">Eugenio Riccomini</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Philippe_Daverio" target="_blank">Philippe Daverio</a>. Il tema era il rapporto tra arte e scienza. Interessantissimo, no?</p>
<p>Peccato, però, che i VIP hanno a volte il vizio di presentarsi a queste importanti occasioni cittadine &#8211; che sono <strong>ben più importanti</strong> delle occasioni accademiche &#8211; senza preparare un benché minimo discorso o argomentazione, al contrario di quanto fanno a lezione o nei loro programmi televisivi. Vengono chiamati, probabilmente strapagati, e sembra che a stento sappiano quale sarà l&#8217;argomento in questione. Il risultato è una chiacchierata <em>a braccio</em> sulle loro esperienze (a volte di dubbio interesse), sulle loro letture, su ciò che sanno in proposito.</p>
<p>La conseguenza è che poi si dicano castronerie. Sicuramente senza volerlo. Ne ricordo una, detta da Riccomini all&#8217;inizio della conferenza. Il Prof. ha sentenziato che <em>l&#8217;irriducibile differenza</em> (disse proprio così) tra chi fa arte e chi fa scienza è che questi ultimi studiano qualcosa che <strong>già è presente in natura</strong>; i primi, invece, <strong>creano qualcosa che in natura non si dà</strong>: chi fa arte spesso imita la natura, ma l&#8217;imitazione è già cosa distinta dall&#8217;oggetto imitato.</p>
<p>Sono tante le critiche che si possono muovere a questa idea. Ne riporto tre, aiutato dalle recenti suggestioni dantiane (cioè di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arthur_Danto" target="_blank">Danto</a>, non di Dante).</p>
<div id="attachment_1810" class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><a href="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/03/leonardo-autoritratto.jpg" rel="lightbox[1806]" title="Leonardo Da Vinci"><img class="size-medium  wp-image-1810" title="Leonardo Da Vinci" src="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/03/leonardo-autoritratto-320x500.jpg" alt="Leonardo Da Vinci" width="320" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">C&#39;è arte o scienza, in questo autoritratto? E  nell&#39;uomo che l&#39;ha disegnato?</p></div>
<ol>
<li>Facciamo finta che sia vero (e non lo è) che gli scienziati hanno a che fare solo con ciò che già esiste in natura. Certo, fanno scoperte scientifiche, ma ciò che scoprono era presente già prima che loro se ne accorgessero. Detto questo, non possiamo comunque dire che la differenza tra scienziati e artisti stia nella capacità di questi ultimi di creare cose che non esistono in natura. Perché <strong>è una capacità che ha anche il falegname</strong>, mia madre quando cucina la pasta al forno, la fabbrica di scopini da bagno, mio cugino di tre anni quando disegna cose su un foglio bianco. Sono tutti esempi di produzioni dell&#8217;uomo che, pur non essendo opere d&#8217;arte, non esistono in natura.</li>
<li>Non so niente di arte ma sono sicuro che, così come Duchamp ha preso un <a href="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/01/duchamp.jpg" rel="lightbox[1806]">orinitoio</a> e l&#8217;ha fatto diventare opera d&#8217;arte, <strong>qualche altro artista ha preso un pezzo di natura</strong> &#8211; ad esempio una mela (non una mela dipinta, ma proprio una mela vera) &#8211; e l&#8217;ha messa in mostra. E se non è mai accaduto, accadrà. Per la seconda volta viene a galla la fragilità della distinzione tra scienziati e artisti. Si potrebbe obiettare che quella mela, una volta divenuta opera d&#8217;arte, ha mutato <em>status</em>. Ontologicamente, cioè, non è più un pezzo di natura, ma un pezzo del <em>mondo dell&#8217;arte</em>. Ma non è questo il caso.</li>
<li>Non ne so niente di scienza ma, come dicevo, non è vero che gli scienziati non creano. <strong>La scienza, penso, è subito tecnologia</strong>. Alla parte teoretica (puramente osservativa e speculativa?) è direttamente collegata la parte pratica, creatrice. Già nell&#8217;esperimento, forse, si <em>creano</em> condizioni ideali (che non per forza esistono in natura) per la riuscita dell&#8217;esperimento stesso.</li>
</ol>
<p>Il dato comune alle tre obiezioni è banale: <strong>la capacità poietica (creatrice), innata all&#8217;uomo, si manifesta in ogni forma del sapere</strong>. Un fatto che è tanto evidente quanto più si pensa che anche l&#8217;etimologia ci viene in aiuto: il greco <em>ποιεσις</em> (poesia) deriva dal verbo ποιεω (fare, creare). L&#8217;affermazione di Riccomini (non ce l&#8217;ho con lui, ma con quel che ha detto) ha il risultato opposto a quello che, forse, si prefiggeva: sminuisce l&#8217;arte o, quantomeno, non la definisce in alcun modo. Non che mi aspettassi una definizione di arte.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Cose di cui vorrei parlare, ma non lo faccio</title>
		<link>http://www.giofilo.it/2010/02/cose-di-cui-vorrei-parlare-ma-non-lo-faccio/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 12:50:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giofilo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima premessa, che nulla ha a che vedere con ciò di cui voglio parlarvi. Tutto a un tratto, ti si mostrano alcune cose che hai sempre avuto davanti gli occhi. Sono piccolezze, sono inezie, sono dettagli che non gliene frega niente a nessuno. A te, però, no. A vederle e leggerle, quelle cose, tu non riesci a rimanere indifferente: sei prima turbato, poi scandalizzato, poi incazzato. Canalizzi in ciò che vedi e leggi ogni rabbia repressa, ogni ingiustizia vista o subita, tutto ciò che di marcio hai vissuto in cinque anni di studio. Seconda premessa, che sempre non ha nulla a che vedere con l&#8217;argomento di questo post. Io e alcuni miei amici apparteniamo a una razza in via d&#8217;estinzione. Vi assicuro che non c&#8217;è traccia di immodestia né di elogio nelle mie parole. Perché forse è un bene che ci stiamo estinguendo. E, al di là del bene e  <a href="http://www.giofilo.it/2010/02/cose-di-cui-vorrei-parlare-ma-non-lo-faccio/">... Continua a leggere...</a><br/><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima premessa, <strong>che nulla ha a che vedere con ciò di cui voglio parlarvi</strong>.<br />
Tutto a un tratto, ti si mostrano alcune <em>cose</em> che hai sempre avuto davanti gli occhi. Sono piccolezze, sono inezie, sono dettagli che non gliene frega niente a nessuno. A te, però, no. A vederle e leggerle, quelle cose, tu non riesci a rimanere indifferente: sei prima turbato, poi scandalizzato, poi incazzato. Canalizzi in ciò che vedi e leggi ogni rabbia repressa, ogni ingiustizia vista o subita, tutto ciò che di marcio hai vissuto in cinque anni di studio.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/tommydavid/2695778304/in/set-72157606414228728/" target="_blank"><img class="alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3182/2695778304_23a1923595.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>Seconda premessa, che sempre <strong>non ha nulla a che vedere con l&#8217;argomento di questo post</strong>.<br />
Io e <a href="http://www.azalais.eu/?p=136" target="_blank">alcuni</a> <a href="http://ladynviolet.blogspot.com/2010/02/candidi-impuniti.html" target="_blank">miei</a> <a href="http://www.tommydavid.com/professori-e-moralisti/" target="_blank">amici</a> <a href="http://www.catenotempio.eu/2010/02/26/massimamente-maestro/" target="_blank">apparteniamo</a> a una razza in via d&#8217;estinzione. Vi assicuro che non c&#8217;è traccia di immodestia né di elogio nelle mie parole. Perché forse è un bene che ci stiamo estinguendo. E, al di là del bene e del male, l&#8217;estinzione ha sicuramente una causa interna; insomma, siamo noi stessi la causa del nostro probabile fallimento. <em>Ma noi chi?</em>, si chiederà. Noi che ci illudiamo ancora di saper distinguere un comportamento corretto da un comportamento indecente. Noi che, pur sapendo distinguere tra cazzeggio e serietà, ci è stato insegnato (spesso siamo stati autodidatti) che la coerenza è importante e che bisogna evitare come la peste chi predica bene e razzola male. Eppure, come dicevo, sono proprio queste &#8220;capacità&#8221; le più pericolose per noi stessi. Come sempre, beata ignoranza o, meglio, beata indifferenza.</p>
<p>Di queste <em>cose</em>, però, non ho alcuna intenzione di scrivere. In verità, questo post nasce esclusivamente per segnalare <strong>alcuni &#8220;gruppi&#8221; e &#8220;pagine&#8221; che ho trovato su Facebook</strong>; sono piuttosto <em>interessanti</em>. Sapete, i gruppi e le pagine di Facebook sono cose <strong>pubbliche</strong>, non ristrette da norme sulla privacy di alcun tipo, scritte e condivise sulla piazza più pubblica del mondo.</p>
<p>Un bel giorno, càpito su un <strong><a href="http://hiderefer.com/?http://www.massimovittorio.it" target="_blank">sito web personale</a></strong>. Leggo e scorro la homepage e l&#8217;occhio mi cade su un link &#8211; bello grosso &#8211; a un profilo su Facebook. Sotto il link, una dicitura: &#8220;<em>Resta aggiornato, seguimi su Facebook</em>&#8220;. Clicco, invogliato dalla scritta.</p>
<p>Il browser mi apre il profilo, così come apparirebbe a qualsiasi utente iscritto a Facebook che non sia &#8220;amico&#8221; dell&#8217;utente in questione. Sotto le &#8220;informazioni di base&#8221;, c&#8217;è un elenco delle &#8220;pagine&#8221; e dei &#8220;gruppi&#8221; a cui è iscritto. Sono tanti. Leggo alcuni titoli. Mi hanno colpito particolarmente i gruppi e le pagine create, a quanto sembra, dall&#8217;utente stesso:</p>
<div id="attachment_1704" class="wp-caption alignnone" style="width: 190px"><a href="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/02/bionde-rosse-scure.jpg" rel="lightbox[1703]" title="Me le sono fatte tutte: bionde, rosse, scure..."><img class="size-thumbnail wp-image-1704" title="Me le sono fatte tutte: bionde, rosse, scure..." src="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/02/bionde-rosse-scure-180x156.jpg" alt="Me le sono fatte tutte: bionde, rosse, scure..." width="180" height="156" /></a><p class="wp-caption-text">Me le sono fatte tutte: bionde, rosse, scure...</p></div>
<div id="attachment_1707" class="wp-caption alignnone" style="width: 174px"><a href="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/02/potamofagia.jpg" rel="lightbox[1703]" title="Quelli che soffrono di potamofagia"><img class="size-thumbnail wp-image-1707" title="Quelli che soffrono di potamofagia" src="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/02/potamofagia-164x180.jpg" alt="Quelli che soffrono di potamofagia" width="164" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Quelli che soffrono di potamofagia</p></div>
<div id="attachment_1709" class="wp-caption alignnone" style="width: 190px"><a href="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/02/ti-isassi.jpg" rel="lightbox[1703]" title="Elisa - ti vorrei sollevare... cioè? Ti isassi?"><img class="size-thumbnail wp-image-1709" title="Elisa - ti vorrei sollevare... cioè? Ti isassi?" src="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/02/ti-isassi-180x160.jpg" alt="Elisa - ti vorrei sollevare... cioè? Ti isassi?" width="180" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Elisa - ti vorrei sollevare... cioè? Ti isassi?</p></div>
<div id="attachment_1705" class="wp-caption alignnone" style="width: 186px"><a href="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/02/meli.jpg" rel="lightbox[1703]" title="E chi è meliiiii?!"><img class="size-thumbnail wp-image-1705" title="E chi è meliiiii?!" src="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/02/meli-176x180.jpg" alt="E chi è meliiiii?!" width="176" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">E chi è meliiiii?!</p></div>
<p>Gli ultimi due titoli hanno bisogno di una spiegazione per chi non mastica il siciliano aulico: <em>isassi</em> corrisponde a <em>isserei</em>, prima persona singolare del condizionale di <em><a href="http://coniuga.com/issare">issare</a></em>. Quindi, &#8220;ti vorrei sollevare&#8221; e &#8220;ti isassi&#8221; sembrerebbero dire la stessa cosa, se non fosse per il fatto che &#8220;issare&#8221; in siciliano significa anche &#8220;alzare&#8221; in senso sessuale. Esempio: &#8220;<em>iu a chidda m&#8217;a isassi</em>&#8221; (io a quella me la alzerei).<br />
Per quanto riguarda &#8220;E chi è meliiiii?!&#8221;, è un&#8217;espressione che vuol dire &#8220;E che cos&#8217;è, miele?!&#8221;. Usata (più che per fare apprezzamenti sul cibo) &#8220;in una situazione particolarmente godereccia&#8221;, come scrive il fondatore del gruppo.</p>
<p><em>D</em><em>ulcis in fundo</em>. Trattasi di un altro gruppo e di una pagina (una di quelle di cui si può diventare &#8220;fan&#8221;). Ecco il titolo del primo: &#8220;<strong><em>Dopo i parcheggi per i disabili introduciamo quelli per le donne</em></strong>&#8220;. Ecco il titolo della seconda: &#8220;<em><strong>Correggere le tesi con iTunes aperto e la musica sparata a tutto volume</strong></em>&#8220;. E questo è tutto, gente.</p>
<div id="attachment_1717" class="wp-caption alignnone" style="width: 190px"><a href="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/02/tesi-itunes.jpg" rel="lightbox[1703]" title="Correggere le tesi con iTunes e la musica sparata a tutto volume"><img class="size-thumbnail wp-image-1717" title="Correggere le tesi con iTunes e la musica sparata a tutto volume" src="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/02/tesi-itunes-180x115.jpg" alt="Correggere le tesi con iTunes e la musica sparata a tutto volume" width="180" height="115" /></a><p class="wp-caption-text">Correggere le tesi con iTunes e la musica sparata a tutto volume</p></div>
<div id="attachment_1716" class="wp-caption alignnone" style="width: 190px"><a href="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/02/parcheggi-donne-disabili.jpg" rel="lightbox[1703]" title="Dopo i parcheggi per disabili introduciamo quelli per le donne"><img class="size-thumbnail wp-image-1716" title="Dopo i parcheggi per disabili introduciamo quelli per le donne" src="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/02/parcheggi-donne-disabili-180x173.jpg" alt="Dopo i parcheggi per disabili introduciamo quelli per le donne" width="180" height="173" /></a><p class="wp-caption-text">Dopo i parcheggi per disabili introduciamo quelli per le donne</p></div>]]></content:encoded>
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		<title>Come un intervento fuori luogo può decidere del destino della filosofia e del pensiero</title>
		<link>http://www.giofilo.it/2010/01/come-un-intervento-fuori-luogo-puo-decidere-del-destino-della-filosofia-e-del-pensiero/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 01:48:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giofilo</dc:creator>
				<category><![CDATA[ἡ μίμησις]]></category>
		<category><![CDATA[die Phänomenologie]]></category>
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		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<description><![CDATA[Torno a scrivere delirare di metafora e filosofia. Circa tre mesi fa, a lezione di Estetica da Carlo Gentili, si analizzava il saggio di Heidegger Der Ursprung des Kunstwerkes, L&#8217;origine dell&#8217;opera d&#8217;arte. In particolare, ci si soffermava sul dipinto di Van Gogh, Un paio di scarpe, indicate genericamente da Heidegger come &#8220;le scarpe contadine&#8221; o, addirittura, &#8220;le scarpe della contadina&#8221;. Dico &#8220;addirittura&#8221; perché quel soggetto tirato fuori dal cilindro (la contadina) è costato non poco al mago Martin in termini di chiarezza e polemiche. Ma questo non c&#8217;importa, né voglio divertirvi con qualche riflessione sulla strumentalità dello strumento, la cosalità della cosa e l&#8217;operalità dell&#8217;opera. Quello che m&#8217;importa è ricordare l&#8217;intervento che uno studente ha fatto, a lezione, dopo che il Prof. lesse per intero il famoso passo del saggio in cui, dall&#8217;essere un semplice &#8220;paio di scarpe&#8221;, lo strumento giunge a disvelamento, ossia a verità &#8211; ἀλήθεια. O, quantomeno,  <a href="http://www.giofilo.it/2010/01/come-un-intervento-fuori-luogo-puo-decidere-del-destino-della-filosofia-e-del-pensiero/">... Continua a leggere...</a><br/><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torno a <span style="text-decoration: line-through;">scrivere</span> delirare di <a href="http://www.giofilo.it/tag/metafora/">metafora</a> e filosofia. Circa tre mesi fa, a <a href="http://www.lettere.unibo.it/Lettere/Didattica/Insegnamenti/dettaglio.htm?AnnoAccademico=2009&amp;IdComponenteAF=323091&amp;CodDocente=030587&amp;CodMateria=27990">lezione</a> di Estetica da <a href="http://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.htm?mat=030587">Carlo Gentili</a>, si analizzava il saggio di Heidegger <em>Der Ursprung des Kunstwerkes</em>, L&#8217;origine dell&#8217;opera d&#8217;arte.</p>
<p>In particolare, ci si soffermava sul dipinto di Van Gogh, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Un_paio_di_scarpe"><em>Un paio di scarpe</em></a>, indicate genericamente da Heidegger come &#8220;le scarpe contadine&#8221; o, addirittura, &#8220;le scarpe della contadina&#8221;. Dico &#8220;addirittura&#8221; perché quel soggetto tirato fuori dal cilindro (la contadina) è costato non poco al mago Martin in termini di chiarezza e polemiche. Ma questo non c&#8217;importa, né voglio <em>divertirvi </em>con qualche riflessione sulla strumentalità dello strumento, la cosalità della cosa e l&#8217;operalità dell&#8217;opera.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1656" title="Un paio di scarpe" src="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/01/unpaiodiscarpe-van-gogh-595x500.jpg" alt="" width="400" height="336" /></p>
<p>Quello che m&#8217;importa è ricordare l&#8217;intervento che uno studente ha fatto, a lezione, dopo che il Prof. lesse per intero il famoso passo del saggio in cui, dall&#8217;essere un semplice &#8220;paio di scarpe&#8221;, lo strumento giunge a disvelamento, ossia a verità &#8211; ἀλήθεια. O, quantomeno, <em>una </em>verità.</p>
<p>Prima il passo, e vi prego di sentire &#8211; se vorrete leggerlo &#8211; tutta la &#8220;tonalità emotiva&#8221; di <em><span style="font-style: normal;">quel magnifico &#8220;</span>tuttavia&#8230;</em>&#8221; .</p>
<blockquote><p>Ma che c&#8217;è qui da vedere? Chiunque sa com&#8217;è fatta una scarpa.  (&#8230;) Questo strumento serve da rivestimento dei piedi.</p>
<p>(&#8230;) Nel quadro di Van Gogh non siamo nemmeno in grado di stabilire dove stiano quelle scarpe. Intorno a quel paio di scarpe da contadino<sup><a href="http://www.giofilo.it/2010/01/come-un-intervento-fuori-luogo-puo-decidere-del-destino-della-filosofia-e-del-pensiero/#footnote_0_1652" id="identifier_0_1652" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="toh, adesso &egrave; maschio.">1</a></sup> non c&#8217;è nulla di cui e in cui potrebbero esser parte, solo uno spazio indeterminato. (&#8230;) Un paio di scarpe contadine e nulla più. E tuttavia&#8230;</p>
<p>Nell&#8217;oscura apertura dell&#8217;interno scalcagnato dello strumento-scarpa è impressa la fatica dei passi compiuti lavorando. Nella massiccia pesantezza dello strumento-scarpa è trattenuta la tenacia del lento cammino lungo gli estesi e sempre uguali solchi del campo, che un vento aspro percuote. Sul cuoio ristagna la solitudine del sentiero campestre al calar della sera. Nello strumento-scarpa vibra il tacito e segreto appello della terra, il suo silente dono di messi maturande e il suo inesplicato rifiutarsi nella deserta aridità del campo invernale.. Da questo strumento traspirano la dignitosa apprensione per la sicurezza del pane, la muta gioia del sopravvivere al bisogno, la trepidazione all&#8217;annuncio della nascita e l&#8217;angoscia per l&#8217;incombente minaccia della morte. Questo strumento appartiene alla <em>terra </em>ed è custodito nel <em>mondo </em>della contadina.</p>
<p style="text-align: right;">Martin Heidegger, <em>L&#8217;origine dell&#8217;opera d&#8217;arte</em></p>
</blockquote>
<p>Inutile dire che questo esempio (<em>Beispiel</em>) è un gioco (<em>spiel</em>) di parole intorno all&#8217;essere e, proprio per questo, un gioco incredibilmente importante; un <em>gioco serio</em>, insomma. Tante sono state in aula le domande, le richieste di chiarimento e le obiezioni. Su tutte, una sovrasta:</p>
<blockquote><p>ma queste in fondo sono solo metafore e bisogna prenderle come metafore, senza dar loro troppa importanza!</p></blockquote>
<p>Sovrasta per la sua stupidità e ingenuità, per il suo cadere perfettamente in quel <strong>pensiero abituale</strong> e tradizionale che Heidegger ha tentato di portare a compimento una volta per tutte; un merito, questo di Martin, tra quelli poco criticabili, oserei dire indiscutibili. Ma come si fa a far filosofia, a seguire un corso di Estetica, come si fa, insomma, a occuparsi di arte e ritenere che le metafore siano &#8220;solo metafore&#8221;? <em>Le metafore sono tutte le parole e le parole sono tutte metafore</em>. E le parole, si sa, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow">sono importanti</a> eccome.</p>
<p>Per colpa di questa idea e della <em>forma mentis</em> che quest&#8217;idea sottende, <strong>la verità</strong> sarà sempre destinata ad accollarsi i connotati di &#8220;certa&#8221; o &#8220;eterna&#8221; a seconda che di essa parli uno spirito razionale (Nietzsche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Nascita_della_Tragedia">direbbe</a> <em>socratico</em>) o religioso, <strong>il bello</strong> sarà sempre incarcerato nel &#8220;soggetto&#8221; o nella fuffa e <strong>lo spirito</strong> puzzerà sempre di germania, di popolo e di nazismo. E ancora, <strong>il continente</strong> continuerà a tramontare nell&#8217;analiticità e noi continueremo a dover <strong>&#8220;spiegare&#8221;</strong> la filosofia e ad essere pure convincenti nel farlo. Infine, <strong>pensare</strong> sarà una cosa sempre più difficile.</p>
<p>E tutto &#8211; tutto ciò che ho scritto, l&#8217;averlo scritto, la vostra lettura &#8211; per colpa di un intervento fuori luogo a lezione, rendetevi conto. E non prendetevela con me.</p><h5><em>Note</em></h5><ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1652" class="footnote">toh, adesso è maschio.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Voli improbabili</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 06:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giofilo</dc:creator>
				<category><![CDATA[appunti di viaggio]]></category>
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		<category><![CDATA[die Phänomenologie]]></category>
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		<category><![CDATA[viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo in file per il check in, io e la mia compagna d&#8217;avventure, per l&#8217;aereo diretto a Parigi il 29 dicembre dell&#8217;anno appena trascorso. L&#8217;atmosfera è chiara sin dall&#8217;inizio. Saliamo sull&#8217;aereo, prendiamo posto, e i nostri timori diventano certezze: dietro di noi si siedono due classiche coppie siciliane, una &#8220;giovane&#8221; e una più anzianotta. I quattro iniziano a far conoscenza e, fatte le presentazioni, iniziano a discutere a voce molto ma molto alta sui seguenti argomenti: reflusso gastroesofageo allergie e cortisoni allergie a &#8220;peli  e forfora di cani e gatti&#8221; l&#8217;amministrazione e gli amministratori degli ospedali di Catania crisi allergiche durante la gravidanza Questi e molti altri sono stati i temi dell&#8217;animata discussione durata tutte le quasi tre ore di viaggio, accompagnate dalla costante tosse catarrosa di una del quartetto. Il compagno di quest&#8217;ultima ha la battuta facile e, ad ogni turbolenza per il forte vento, esclama: minchia, chista era  <a href="http://www.giofilo.it/2010/01/voli-improbabili/">... Continua a leggere...</a><br/><br/>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo in file per il <em>check in</em>, io e la mia compagna d&#8217;avventure, per l&#8217;aereo diretto a Parigi il 29 dicembre dell&#8217;anno appena trascorso. L&#8217;atmosfera è chiara sin dall&#8217;inizio.</p>
<div id="attachment_1526" class="wp-caption aligncenter" style="width: 676px"><a rel="attachment wp-att-1526" href="http://www.giofilo.it/2010/01/05/voli-improbabili/fontanarossavenezia/"><img class="size-medium wp-image-1526" title="Ambiguità dell'aereoporto di Catania" src="http://www.giofilo.it/wp-content/uploads/2010/01/fontanarossavenezia-666x500.jpg" alt="" width="666" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Ambiguità dell&#39;aereoporto di Catania</p></div>
<p>Saliamo sull&#8217;aereo, prendiamo posto, e i nostri timori diventano certezze: dietro di noi si siedono due classiche coppie siciliane, una &#8220;giovane&#8221; e una più anzianotta. I quattro iniziano a far conoscenza e, fatte le presentazioni, iniziano a discutere a voce molto ma molto alta sui seguenti argomenti:</p>
<ul>
<li>reflusso gastroesofageo</li>
<li>allergie e cortisoni</li>
<li>allergie a &#8220;peli  e forfora di cani e gatti&#8221;</li>
<li>l&#8217;amministrazione e gli amministratori degli ospedali di Catania</li>
<li>crisi allergiche durante la gravidanza</li>
</ul>
<p>Questi e molti altri sono stati i temi dell&#8217;animata discussione durata tutte le quasi tre ore di viaggio, accompagnate dalla costante tosse catarrosa di una del quartetto. Il compagno di quest&#8217;ultima ha la battuta facile e, ad ogni turbolenza per il forte vento, esclama: <em>minchia, chista era &#8216;na mala scaffa!</em> Ossia: minchia, questa era un brutta buca. Più di venti volte l&#8217;ha ripetuta. Il tutto, a voce sempre molto alta. Solo chi ha ben presente la tipica parlata dello <em>zaùrdo</em> (cafone) siculo può capire l&#8217;enorme fastidio provato.</p>
<p>Per fortuna, i passeggeri davanti a noi sono tre sordomuti. Fortuna per loro.</p>
<p>Nel frattempo, la mia compagna d&#8217;avvenuture legge <em>Cent&#8217;anni di solitudine</em> e io mi chiedo come diamine ci riesca. A bordo vendono vari oggetti, tra cui pen-drive, libri di barzellette e un simulatore digitale di salto con la corda senza fili né corda!</p>
<p>Sul volo di ritorno, dovete sapere, eravamo quasi gli stessi dell&#8217;andata. Secondo voi, quante possibilità ci sono che le stesse quattro persone stiano sedute sui sedili dietro di noi sia all&#8217;andata che al ritorno? Poche, certo, ma le mie orecchie e i miei nervi vi assicurano che sono bastate.</p>]]></content:encoded>
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