Aggiornamento: sotto le opere, potete ora leggere il nome degli autori e i titoli originali. Chi ha partecipato al gioco (anche senza commentare), sarà colpito in particolare dal titolo del secondo quadro: La caduta di Icaro. Bruegel ha fatto qualcosa di eccezionale: ha dipinto le gambe di Icaro (già caduto in acqua) nell’angolo in basso a destra del quadro, quell’angolo in cui lo sguardo solitamente non si ferma, se non per leggere la firma dell’autore. Una volta letto il titolo, il sole che tramonta all’orizzonte acquista un significato e un’importanza che prima passavano del tutto inosservati. La vita degli altri uomini – il contadino, la nave – continua imperterrita e indifferente alla morte del giovane.
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14 marzo 2010.
Facciamo un gioco: diamo un titolo a questi dipinti. Chi non fosse un ignorante d’arte come me e, quindi, sapesse già chi sono gli autori e quali sono i titoli, è pregato di non ... Continua a leggere...Category Archives: ἡ μίμησις
Dai un titolo a questi dipinti!
Aggiornamento: sotto le opere, potete ora leggere il nome degli autori e i titoli originali. Chi ha partecipato al gioco (anche senza commentare), sarà colpito in particolare dal titolo del secondo quadro: La caduta di Icaro. Bruegel ha fatto qualcosa di eccezionale: ha dipinto le gambe di Icaro (già caduto in acqua) nell’angolo in basso a destra del quadro, quell’angolo in cui lo sguardo solitamente non si ferma, se non per leggere la firma dell’autore. Una volta letto il titolo, il sole che tramonta all’orizzonte acquista un significato e un’importanza che prima passavano del tutto inosservati. La vita degli altri uomini – il contadino, la nave – continua imperterrita e indifferente alla morte del giovane.
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14 marzo 2010.
Facciamo un gioco: diamo un titolo a questi dipinti. Chi non fosse un ignorante d’arte come me e, quindi, sapesse già chi sono gli autori e quali sono i titoli, è pregato di non ... Continua a leggere...Calzini rivoltati: Parigi, l’arte e i musei
Parigi è una città talmente straordinaria che neanche l’enorme afflusso di gente a capodanno riesce ad offuscarne la bellezza.
A Parigi è possibile integrare vecchio e nuovo, classico e moderno, antico e contemporaneo, interno ed esterno, forma e contenuto. Una totale libertà della forma, che non genera la minima stonatura.
L’esempio che vi offro è quello dei due musei che ho visitato: il Louvre e il Centre George Pompidou. L’uno, il calzino rivoltato dell’altro.
Nella stessa giornata è possibile ammirare dall’esterno questi due musei, a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro. Il Louvre fu un palazzo reale, grandioso, sobrio e austero, situato vicino la Ile de la Cité. Il Pompidou è stato progettato da Renzo Piano e altri; si trova a due passi da quello che fu il più grande mercato di Parigi e che oggi, manco a dirlo, è un centro commerciale.
A ogni pietra perfetta del palazzo del Louvre, risponde in ... Continua a leggere...Also posted in appunti di viaggio Tagged arte, bellezza, estetica, forma e contenuto, foto, Louvre, museo, Parigi, Pompidou, viaggi 9 Comments
2090
Cateno si è posto qualche giorno fa una domanda:
se la deriva bonariamente autoritaria in cui sta scivolando questa Italietta di pantofolai e vestagliati dovesse definitivamente risolversi in una dittatura violenta e se, una volta avvenuto ciò, chi non si allineerà al regime sarà perseguito, perseguitato e, a meno che non si riallinei, torturato e finanche ucciso, ebbene, io, in tal caso, che farei?
Lui ha risposto che gli finirebbe a fare l’antieroe, cioè colui che – da vero anarca – agisce contro il potere tirannico dall’interno e la cui azione è sempre un’azione libera, anche da ogni altra ideologia. Non credo di conoscere alcuna persona così poco sana di mente da poter fare di “meglio” (ossia da fare l’eroe), me stesso compreso.
Tommy prosegue il discorso e dice che sì, non sarebbe eroe neanche lui, ma martire lo diverrebbe se il regime richiedesse il controllo sul suo pensiero.
Il guaio, a mio parere, ... Continua a leggere...Also posted in die Phänomenologie Tagged azione, Italia, letture, libertà, mente, merito e colpa, Orwell 1984, politica, scelte, violenza 6 Comments




Torno a scrivere delirare di metafora e filosofia. Circa tre mesi fa, a lezione di Estetica da Carlo Gentili, si analizzava il saggio di Heidegger Der Ursprung des Kunstwerkes, L’origine dell’opera d’arte.
In particolare, ci si soffermava sul dipinto di Van Gogh, Un paio di scarpe, indicate genericamente da Heidegger come “le scarpe contadine” o, addirittura, “le scarpe della contadina”. Dico “addirittura” perché quel soggetto tirato fuori dal cilindro (la contadina) è costato non poco al mago Martin in termini di chiarezza e polemiche. Ma questo non c’importa, né voglio divertirvi con qualche riflessione sulla strumentalità dello strumento, la cosalità della cosa e l’operalità dell’opera.
Quello che m’importa è ricordare l’intervento che uno studente ha fatto, a lezione, dopo che il Prof. lesse per intero il famoso passo del saggio in cui, dall’essere un semplice “paio di scarpe”, lo strumento giunge a disvelamento, ossia a verità – ἀλήθεια. O, quantomeno, una verità.
Prima 
Arte e scienza: indifferenze