Category Archives: er mejo

Basta il titolo

Laureando spuntasentenze

In questo aggiornamento sarò breve e schematico: ho dato l’ultima, faticosa, materia che mi separava dalla laurea in Filosofia. In questi tre anni e oltre di università, credo di aver imparato (tra le tante) un paio di cose che ora provo ad elencare in ordine rigorosamente sparso: I docenti sono importanti. Cattivi docenti al liceo possono farti perdere mesi e mesi di studio matto all’università. I docenti non sono tutto: se non ti rimbocchi le maniche, non vai da nessuna parte. Ed è poi inutile, oltre che alquanto disonorevole, lamentarsi dei propri insuccessi. Si può essere più preparati come studenti al secondo anno di certi dottori, ricercatori, assistenti e compagnia bella. La filosofia è la vita pensata, ed è anche la mia vita pensata. Insomma: mai scelta di studi poteva essere più azzeccata di questa. I Greci hanno detto tutto ciò che c’era da dire, fatto tutto ciò che c’era da fare. L’hanno detto diversamente e ... Continua a leggere...

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Ciò che Molly non doveva sapere

Molly Sweeney allo specchioIl titolo qui sopra fa il verso al noto esperimento mentale di Frank Jackson descritto in Ciò che Mary non sapeva. Quel che leggerete di seguito, invece, si riferisce ad una rappresentazione teatrale a cui ho assistito ieri: Molly Sweeney. Gli ingredienti, quindi, sono: neuroscienze, filosofia e teatro. Il testo, ispirato a un fatto realmente accaduto e raccontato dal neurologo Oliver Sacks nel saggio Vedere e non vedere, apre uno squarcio profondo sui problemi etici e filosofici che la cura dei pazienti può avere sugli stessi. Brian Friel rielabora la vicenda di un singolare caso clinico mantenendo intatto il rigore scientifico e introducendo degli elementi che trasfigurano il caso. Molly è una donna di quarant’anni, cieca ma completamente autonoma, che lavora come fisioterapista in un centro benessere. Il tatto è la strada per entrare in contatto col mondo e per riconoscerlo, e supplisce perfettamente all’assenza della vista. La donna, convinta a sottoporsi ... Continua a leggere...

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Sant’Agata: rito e schifo

Sant’Agata è la patrona della città di Catania. Dal 3 al 6 febbraio è la sua festa. La santuzza sta in chiesa tutto l’anno, nella Cattedrale che porta il suo nome e che è il duomo di Catania. Il 4 febbraio, dopo la messa dell’aurora, succede una cosa: la chiesa cede Agata al popolo catanese devoto. Più che come un regalo, questo gesto è da interpretarsi come dovuto, come una restituzione. I catanesi devoti non è che “accolgono” le reliquie che gentilmente sono a loro “donate” per due giorni. I catanesi se le prendono. “Agata è dei devoti” : una frase, quest’ultima, che il catanese conosce bene. Questo, sommariamente descritto, è l’atto di scristianizzazione che dà il via alla festa. La festa assume i suoi connotati pagani ed Agata diviene la vera divinità del popolo catanese. La martire è venerata, invocata con urla, pregata. A lei sono dedicate le prove di forza, ... Continua a leggere...

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Storia di un napoletano, storia di un gigante

Giambattista VicoC’era non una volta, bensì in certi tempi e con certe guise, un uomo che pensava da semidio e viveva da popolano. Italiano vero del 1700, meridionale, napoletano. La sua storia è fatta dalle storie che necessariamente si avvicendano nella Storia. Era docente precario alla Federico II: insegnava Retorica ed Eloquenza, ma aspirava al Diritto, e vi aspirava di diritto. Purtroppo, tre secoli fa come oggi, intelligenza, professionalità e saggezza non sempre erano premiate. Immaginate quest’uomo qualunque aggirarsi per quella Napoli di inizio ‘700, che non poteva essere più puzzolente di quella che abbiamo oggi, ma che certo pulita non era. Figlio di un poverissimo libraio, viveva con uno stipendio annuo di 100 ducati (e non erano molti). Padre di famiglia, aveva otto figli. Otto figli napoletani, italiani, in una casa napoletana, italiana, del ‘700. Caciara, allegria, miseria. Fatica quotidiana per il pane. In un tale clima, immaginate ora quest’uomo ... Continua a leggere...

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Della serie Letteratura: finzioni

Jorge Luis BorgesRiemergo, perché troppa è la voglia di comunicare. Comunicare di Letteratura. Questa è la prima di una serie di brevi riflessioni. Comincio con un autore straniero, unica eccezione, continuerò con italiani vecchi, molto vecchi. E' Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo, meglio conosciuto solo come Jorge Luis Borges. Andiamo subito al nocciolo delle cose, al dato fondamentale della questione: Borges ha visto tutto. E' nato nel 1899 ed è morto 87 anni dopo. Questo vuol dire nient'altro che aver vissuto tutto il secolo breve sulla propria pelle. Tanta longevità mi porta alla mente Ernst Jünger (un altro che non censurò nulla alla propria vista, due guerre mondiali comprese), contemporaneo di Borges. Tra i due non mi sembra vi sia alcun tipo di legame (è solo un'associazione mentale), anche perché, soprattutto, abitarono due mondi diversi: l'uno - Jünger - in Europa, l'altro in Argentina.
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