Category Archives: er mejo

Basta il titolo

Arte e scienza: indifferenze

Leonardo Da VinciA Bologna c’è stata La scienza in piazza. Sabato si è svolta una conferenza con Giulio Giorello, Eugenio Riccomini e Philippe Daverio. Il tema era il rapporto tra arte e scienza. Interessantissimo, no? Peccato, però, che i VIP hanno a volte il vizio di presentarsi a queste importanti occasioni cittadine – che sono ben più importanti delle occasioni accademiche – senza preparare un benché minimo discorso o argomentazione, al contrario di quanto fanno a lezione o nei loro programmi televisivi. Vengono chiamati, probabilmente strapagati, e sembra che a stento sappiano quale sarà l’argomento in questione. Il risultato è una chiacchierata a braccio sulle loro esperienze (a volte di dubbio interesse), sulle loro letture, su ciò che sanno in proposito. La conseguenza è che poi si dicano castronerie. Sicuramente senza volerlo. Ne ricordo una, detta da Riccomini all’inizio della conferenza. Il Prof. ha sentenziato che l’irriducibile differenza (disse proprio così) tra chi fa ... Continua a leggere...

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Cose di cui vorrei parlare, ma non lo faccio

Prima premessa, che nulla ha a che vedere con ciò di cui voglio parlarvi. Tutto a un tratto, ti si mostrano alcune cose che hai sempre avuto davanti gli occhi. Sono piccolezze, sono inezie, sono dettagli che non gliene frega niente a nessuno. A te, però, no. A vederle e leggerle, quelle cose, tu non riesci a rimanere indifferente: sei prima turbato, poi scandalizzato, poi incazzato. Canalizzi in ciò che vedi e leggi ogni rabbia repressa, ogni ingiustizia vista o subita, tutto ciò che di marcio hai vissuto in cinque anni di studio. Seconda premessa, che sempre non ha nulla a che vedere con l’argomento di questo post. Io e alcuni miei amici apparteniamo a una razza in via d’estinzione. Vi assicuro che non c’è traccia di immodestia né di elogio nelle mie parole. Perché forse è un bene che ci stiamo estinguendo. E, al di là del bene e del male, l’estinzione ... Continua a leggere...

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Come un intervento fuori luogo può decidere del destino della filosofia e del pensiero

Torno a scrivere delirare di metafora e filosofia. Circa tre mesi fa, a lezione di Estetica da Carlo Gentili, si analizzava il saggio di Heidegger Der Ursprung des Kunstwerkes, L’origine dell’opera d’arte. In particolare, ci si soffermava sul dipinto di Van Gogh, Un paio di scarpe, indicate genericamente da Heidegger come “le scarpe contadine” o, addirittura, “le scarpe della contadina”. Dico “addirittura” perché quel soggetto tirato fuori dal cilindro (la contadina) è costato non poco al mago Martin in termini di chiarezza e polemiche. Ma questo non c’importa, né voglio divertirvi con qualche riflessione sulla strumentalità dello strumento, la cosalità della cosa e l’operalità dell’opera. Quello che m’importa è ricordare l’intervento che uno studente ha fatto, a lezione, dopo che il Prof. lesse per intero il famoso passo del saggio in cui, dall’essere un semplice “paio di scarpe”, lo strumento giunge a disvelamento, ossia a verità – ἀλήθεια. O, quantomeno, una verità. Prima ... Continua a leggere...

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L’urto diretto della verità

berlusconivero Stare di fronte a immagini come questa è come far esperienza dell’opera d’arte heideggerianamente intesa. C’era il rischio che entrassimo, con Berlusconi, in un rapporto abitudinario: In generale, di ogni esistente possiamo denotare che esso è; ma si tratta anche di una mera notazione che subito viene obliata nell’abitudine. Che cosa c’è di più abituale del fatto che un essente è? Martin Heidegger, L’origine dell’opera d’arte. [anche le successive citazioni]. Berlusconi è, e questo non ci dava più – forse non ce ne ha mai dato – alcun turbamento. Adesso, invece, siamo di fronte all’urto diretto – Anstoß – provocato dall’opera: Nell’opera, invece, l’inabituale è appunto questo: che un essente come tale è. Questa immagine rivela la verità come disascondimento – ἀλήθεια. Una verità che era nascosta: dal cerone, dalla trapianto di capelli, dalla presunta immortalità della persona di Berlusconi. Una verità che ora è invece disascosta, svelata: nel sangue, nei denti ingialliti, nella paura ... Continua a leggere...

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Ritardatarietà e Università

Una premessa è necessaria: sono naturalmente d’accordo con ogni manifestazione pacifica contro la cosiddetta “riforma Gelmini”. Venerdì, qui a Catania, saremo tutti all’assemblea cittadina convocata dalla Facoltà di Lingue. Io ci sarò, certo. Qui, però, mi permetto di criticare un atteggiamento insopportabile e molto italiano: la ritardatarietà1. L’attività preferita da chi fa opposizione – in Parlamento come nelle piazze, a casa propria come al bar – è quella di farsi sentire solo ed esclusivamente dopo che il danno è stato fatto. È quasi una sorta di comandamento rispettato da tutti: politici e sindacalisti, dipendenti e dirigenti, stampa e tutti gli organi di informazione più seguiti. Con l’unico risultato che ci si riduce sempre a tappare i buchi quando la barca è già allagata. Potrei andare avanti con una serie infinita di casi in cui tale regola è stata seguita – le morti bianche, ad esempio – ma mi limiterò all’ultimo: il problema ... Continua a leggere...

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