Sto per finire il mio breve tirocinio (30 ore) al Liceo Classico Statale Mario Cutelli di Catania, con la fortuna che è proprio la mia scuola di provenienza e che la mia docente di riferimento (chiamasi tecnicamente “tutor aziendale”, ma io non ci sto!) è proprio la mia ex-docente di Storia e Filosofia.
E’ un’esperienza entusiasmante, formativa e filosofica nel vero senso della parola.
E’ entusiasmante perché ti rimette a contatto con un mondo che, per quanto siano passati solo pochi anni, pensavi di aver lasciato per sempre. A seconda delle esperienze personali, uscire dalle superiori può essere una liberazione o un vero e proprio trauma, ma resta il dato di fatto che è quella l’età in cui si forma la maggior parte della propria coscienza culturale e politica, e ciò fa delle scuole superiori e dei docenti che vi insegnano dei veri e propri “punti cardine” (nel bene e nel male) della formazione di una persona.
E’ formativa perché sto imparando molte più cose stando seduto ad ascoltare e guardare la lezione che in due anni di Università. Non mi riferisco, ovviamente, alle nozioni di Storia e Filosofia (anche se ripasso insieme agli studenti :-), ma a qualcosa che le riguarda e che va oltre: il loro insegnamento.
A parte il fatto che la Filosofia è sempre stata una disciplina “da insegnare” (le prime scuole furono quelle di Aristotele e Platone!), a me sembra che il bello della Filosofia sia proprio la sua trasmissibilità. Si potrebbe obiettare che questo è il bello di ogni disciplina, che tutta la cultura umana si gioca proprio sul suo tramandarsi. Secondo me, però, questo discorso è (purtroppo) diverso per le discipline umanistiche e scientifiche: lo studente delle superiori ha l’impressione che la Fisica, la Matematica, la Chimica etc. siano uguali a se stesse, non soggette ad interpretazione, che il docente di queste materie ripeta la stessa solfa dal suo primo giorno di insegnamento. Questo può essere un motivo di interesse per le discipline scientifiche, in quanto “sicure”, “determinate”, “piene di certezze”, oppure può diventare (anche per colpa del docente) motivo di noia e paranoia. Lo stesso non succede con la Letteratura, la Storia, la Filosofia (tranne, sempre, che il docente non voglia “riscaldare la seggiola”): queste sono materie che “cambiano” visibilmente col tempo, che coinvolgono maggiormente lo studente e che lo pongono al centro della discussione.
Durante la prima spiegazione della “Fenomenologia dello spirito” di Hegel, si è aperto un dibattito in classe tra docente e studenti sul concetto di “coscienza”…non so come, da che ero zitto e fermo, mi sono ritrovato a spiegare il passaggio dalla “coscienza fenomenica” alla “autocoscienza” (parlando di “travaglio del negativo” e di ri-scontro del soggetto con l’oggetto) portando ad esempio il parto e la nascita di un bambino! Non so cosa potrebbe pensarne un docente universitario di questa interpretazione, non mi interessa: il punto è che, con quell’esempio, io ho reso a me stesso più chiara (perché più vicina di quanto non pensassi) la filosofia di Hegel! Gli studenti ed il docente, sono una “maieutica” gli uni per l’altro, in questo senso la mia è stata un’esperienza filosofica.
Un docente della mia università disse: “Qui non formiamo filosofi, qui formiamo professori di Filosofia!”, mai niente di più sbagliato: per insegnarla, la Filosofia, bisogna viverla e farla!







Sommerso dai libri!
E’ più di una settimana che non scrivo qualcosa. Allora parliamone!
Il fatto è che sono veramente troppo occupato per poter pensare a qualcosa da scrivere. Occupato a fare che? Studiare, studiare, studiare. Cosa? Tante cose messe insieme.
Innanzitutto la Psicologia dello Sviluppo. Un mattone di materia che consta di tre libri, di cui il più grosso è di tale Winnicott. A parte il mio viscerale amore per la psicologia
, parlando con mia zia (neuropsichiatra infantile) scopro che già ai suoi tempi tale Winnicotto era superatissimo, e che a lei lo facevano studiare solo per conoscenza storica della disciplina. Certo, ci sarei potuto arrivare da solo, dato che le date dei saggi di cui si compone il libro non superano gli anni ’50 del secolo scorso. Ma insomma! Almeno per la psicologia, non fatemi studiare cose del Giurassico! E poi, è veramente ridicolo uno studio della mente e del comportamento umano che vede ovunque “falli”, “seni”, “ani” ed altre cose del genere! Sono il primo a credere nell’inconscio (non proprio quello freudiano, ma simile), ma questa è una vera e propria esagerazione di materiale sessuale!
Inoltre, dato che ho cambiato piano di studi, devo integrare quattro crediti di varie materie, con conseguenti libri: Husserl, Dilthey, Anselmo, ed uno ancora da scegliere per Filosofia teoretica. Da studiare e conseguire entro febbraio.
Qualche mattina (e anche qualche pomeriggio) la perdo in biblioteca alla ricerca di libri e, soprattutto, riviste che, ovviamente, la mia biblioteca non possiede per intero! Ma questo non è un rimprovero…l’emeroteca funziona perfettamente, sono io ad essere sfigato!
A volte mi siedo alla scrivania, mi metto davanti il già citato Winnicott, per poi accorgermi che da tre quarti d’ora sto sfogliando e leggendo i libri della tesi o Neurofenomenologia (che ho acquistato ma ho solo aperto di sfuggita)
Poi, vorrei scrivere una recensione per Sitosophia da pubblicare a febbraio. Quindi la sera, prima di dormire, leggo un libriccino che sembra molto interessante. Spero di arrivare a scrivere qualcosa.
Infine, vorrei organizzare una rivolta popolar-filosofica per migliorare il nostro corso di laurea…ma questa è un’ utopia.
Posso concludere con una frase fatta: nella vita c’è bisogno di priorità. Solo che io ne ho troppe e, quindi, non possono più chiamarsi priorità. Forse, per la legge dei grandi numeri, credo inconsciamente che più cose mi prometto di fare, più riuscirò effettivamente a realizzarne.
No, non è un discorso molto razionale!
Bene, vi ho reso partecipi del mio periodo critico pre-esame! Se riuscirò a riemergere dal mare di libri, scriverò presto di nuovo.
P.s.: nel frattempo sono riuscito a convalidare le pagine del mio sito secondo gli standard del W3C. E’ una cosa che dà soddisfazione, anche perché fino a poco tempo fa non sapevo neanche creare un link :-).