Category Archives: der Einzige

L’unico. L’individuo, il soggetto, “la sua proprietà” e ciò di cui è privo, la sua banale vita e le sue esaltanti esperienze.

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groucho-marx

C’avevo visto giusto, più di cinque mesi fa, quando ho scritto l’ultimo post in questo blog tanto trascurato ma mai dimenticato.

groucho-marxHo lasciato la mia città, Catania, per andare a Bologna a continuare gli studi. Non sto certo a dirvi i motivi di questa scelta, né a descrivervi il mio stato d’animo di questi ultimi mesi: basti sapere che per la prima volta mi sono trovato di fronte a tutti i dolori di una scelta fondamentale e, soprattutto, consapevole.

Queste poche righe mi sevono per annunciare che tornerò a scrivere sul blog. Per riciclare una famosa battuta di Groucho Marx riferita allo smettere di fumare: tornare a scrivere è facilissimo, io l’ho fatto un centinaio di volte. Non dico che stavolta parlo seriamente, ma ci spero.

Due cose da dire, però, mi sono già venute in mente:

Ho scoperto, innanzitutto, che puoi chiamare casa tua solo quella che lasci. Se non hai mai effettuato uno spostamento, se non hai un termine di paragone, se non hai un’altra casa, allora è difficile riconoscere la propria.

Quest’altra, invece, l’avevo già detta un secolo fa, ma la ripeto. Sto studiando Heidegger, in particolare il suo saggio su L’origine dell’opera d’arte. Martin sta antipatico a molti, che lo accusano di usare paroloni per indicare concetti banali o per indicare nulla. Non oso né mi interessa dar loro torto, ma secondo me vale quantomeno la pena pensarla in maniera opposta: se togli di mezzo il linguaggio heideggeriano hai tolto di mezzo Heidegger, e quel che resta sono la realtà e la vita in tutta la loro banalità. Sostituiamo “heideggeriano” e “Heidegger” con “filosofico” e “Filosofia” e il gioco è fatto.

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Morale provvisoria per un futuro incerto

Dangerous Descartes

Finora non mi sono posto problemi di tempo: all’Università ci sono stato più del dovuto; ma è meglio spendere bene cinque anni e laurearsi fuori corso, piuttosto che sprecarne tre per prendere subito il pezzo di carta. Il tempo non è dunque in discussione, almeno non direttamente.

Il problema è lo spazio in cui trascorrere il tempo che verrà e gli studi futuri. Spazio e Tempo non vanno mescolati, mi ha insegnato Raciti, pena il non capir nulla: io, infatti, non ci sto capendo più niente.

È proprio qui che la filosofia giunge, da brava consolatrice, a darmi una mano sotto forma di Descartes. Il Discours de la mèthode risponde proprio a me, ai miei dubbi. La parte a cui mi riferisco è la seconda massima della morale provvisoria, contenuta nella terza parte del testo. Una regola, questa che riporto di seguito, da tener sempre presente:Dangerous Descartes

La mia seconda massima era di agire con quanta più ferma risolutezza mi fosse possibile, e di seguire con altrettanta costanza, una volta orientato in un certo senso, anche le opinioni più dubbie come se fossero state certissime. Mi attenevo in questo all’esempio dei viandanti che, smarriti in una foresta, non devono andare in giro errabondi, ora in una direzione e ora nell’altra, o, peggio che mai, fermarsi da qualche parte, ma devono andare sempre nello stesso senso, seguendo un cammino quanto più è possibile diritto, non scostandosene mai per futili motivi, anche se all’inizio solo il caso abbia determinato la scelta: perché così, se non arrivano proprio dove desiderano alla fine arriveranno pure in qualche luogo, dove verosimilmente si troveranno meglio che in mezzo a una foresta. Allo stesso modo, dato che le azioni in questa vita spesso non tollerano il minimo indugio, è una verità certissima che, quando non sta in noi scorgere le opinioni più vere, dobbiamo seguire le più probabili; e anzi, se non rileviamo maggiori probabilità nelle une che nelle altre, dobbiamo lo stesso sceglierne qualcuna, e considerarla poi, in quanto si riferisce alla pratica, non più dubbia, ma verissima e certissima, perché tale è la ragione che ci ha portato a sceglierla. Bastò questo a liberarmi da allora in poi di tutti i pentimenti e rimorsi che di solito agitano le coscienze di quegli animi deboli e vacillanti, che si lasciano trarre a praticare senza costanza come buone cose che poi giudicano cattive.

Forse, per me, non è ora il momento né questo il luogo in cui fermarsi.

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Mirabella’s treasures

Mirabella

Queste fotografie sono la prova di un ritrovamento avvenuto domenica scorsa, nella vecchia casa in campagna della famiglia di mia madre, a Mirabella Imbaccari. Sono di quei piccoli tesori, dal grande valore affettivo, che hai avuto sott’occhio tutta la vita. Un giorno, poi, decidi di scoprirli: anche perché temi che qualche cacciatore di passaggio ne faccia un falò.

I testi che ho fotografato sono solo una piccolissima selezione qualitativa (de gustibus miei, ovviamente) del grande numero di libri, carte, giornali e, soprattutto, materiale politico e forense presente: mio nonno, infatti, era uomo di partito (quale? Inizia per d e finisce per c) e avvocato.

I miei preferiti sono: I Promessi sposi, edizione del 1888, Primo grado: la guida anni Cinquanta all’esame per la patente e, soprattutto, Almanacco per il popolo siciliano del 1926, del quale ho inserito molti scatti delle pagine interne.

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Giofilo, un Blogger Borderline

Questo è un blog. No, dico, voi pochi che mi leggete lo sapevate?

Io stesso, a volte, fatico a pensare Giofilo.it come un blog. Questo spazio non possiede le caratteristiche fondamentali che sembrano distinguere molti blog in giro per la rete. Facco qualche esempio:

  • Non scrivo spesso. Al massimo cinque o sei articoli al mese.
  • Non parlo di web, blogging, webdesign o altre cose del genere.
  • Non parlo solo di un argomento: il mio non è certo un blog specializzato o monotematico.
  • Conseguentemente, non scrivo in un linguaggio sempre coerente, sia esso tecnico, filosofico, scientifico, poetico, letterario o giornalistico.
  • Non parlo dei miei fatti. Non voglio parlarne e non credo interessino ad alcuno.
  • Non ho un blog autoreferenziale, non mi interesso di classifiche et similia.

Ciò non vuol dire che io disdegni tutti i blog che possiedono le sopramenzionate caratteristiche, anzi! Mi piacerebbe scrivere di più e, soprattutto, decidere un argomento di cui trattare e da portare avanti fino in fondo. Mi interesso spesso di webdesign e leggo i blog che ne parlano. Mi piace leggere fatti, esperienze ed emozioni altrui, ma solo quando la loro forma li rende davvero gradevoli.

To blog or not to blog?

To blog or not to blog?

Il sottotitolo di Giofilo.it è tristissimo: un blog di solite cose, dette in altri modi. Eppure, dopo quasi due anni on-line, è quello che meglio lo descrive. Scrivo di ciò che mi circonda e, dato che non ho una vita incredibile, quel che circonda me è quel che circonda tutti: solite cose. Provo a scriverne secondo il mio punto di vista, senza condizionamenti di alcun tipo, in libertà e coscienza, utilizzando quel pizzico di ermeneutica filosofica che possiedo: cose dette in altri modi.

[Update del 09/09/08: ho cambiato il sottotitolo del blog, quello nuovo è stato suggerito da Azalais]

In questo blog non si disdegna la riflessione antropologica, né quella politica, né quella demenziale; si intraprendono percorsi teatrali, poetici, letterari solo per interromperli; si riflette sulla storia e sui suoi protagonisti in modo (più o meno) inedito. Qui si crea, non si commenta.

Pur essendo soddisfatto della qualità dei post, credevo che la mia incostanza nello scrivere non aiutasse il blogging. Tuttavia, c’è chi ha voluto smentirmi. Webgarden, blog diretto dal conterraneo Mushin (lui sì, è esperto di dinamiche del web e del blogging), mi cita tra gli esponenti della Generazione Borderline con queste parole:

GIOVANNI POLIMENI

Classe 1985, catanese. Un intellettuale della rete, ma forse sarebbe meglio definirlo un pensatore. La cosa che salta subito all’occhio è l’atipicità (rispetto a quello che la rete ci ha abituati a vedere) del suo background Umanistico-Filosofico. Blogger che non disdegna il webdesign, scrive anche per Megaron e Sitosophia (che ha contribuito a fondare). Particolarmente consigliato come autore-editorialista per testate che pubblicano sul web ma anche per blogging di contenuti d’attualità politica, socio-culturali, antropologici e comunicazione sociale.

Anche se ho scritto pochissimo su Megaron (mea culpa) ed anche se di Borderline – finora – potevo al massimo ritenere di avere la personalità, ammetto che le parole di Mushin mi inorgogliscono non poco. Gli articoli sulla Generation B, che io voglio considerare come un premio per la tenacia con cui certi blogger riescono a proporre contenuti di interesse e non solo web-gossip, mi stimolano a continuare a scrivere. E non è decisamente poco!

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Nuntio Vobis Gaudium Minimum

To blog or not to blog?

To blog or not to blog?Dopo mesi di volontario silenzio, questo piccolo blog riapre i battenti. Purtroppo per voi, si intende.

Le convergenze che hanno portato a questa scellerata decisione sono così riassumibili:

  • Senso di frustrazione nel vedere quell’ultimo post che ho scritto sempre in prima pagina.
  • Voglia di sbraitare pubblicamente su certe vicende italiote.
  • Voglia di scrivere:
    • Scrivere di filosofia.
    • Scrivere di me, delle scelte che a breve dovrò compiere (si, è egocentrico, come lo è ogni blog).
    • Scrivere in maniera concisa e diretta.
  • Voglia di confronto. Però di quel “confronto dittatoriale” (perché alla fine il post è mio, il blog è mio e faccio quello che voglio io) che solo un blog permette.

Ci sono un paio di cose essenziali, però, su cui – prima di ricominciare – devo aggiornare l’intera rete:

  • Sono nuovamente dimagrito e stressato. Il che inciderà non poco nella scrittura.
  • Ho buttato ogni residuo di software Microsoft passando a Linux, precisamente con Ubuntu.
  • Mi sto avvicinando al Pastafarianesimo.
  • In quest’ultimo periodo, credo che il peso in grammi dei libri che ho letto superi quello del cibo che ho mangiato (e il primo punto della lista non deve farvi pensare che io mangi poco).
  • Il mio rapporto con Friedrich Nietzsche è in bilico tra l’amore eterno e l’odio reciproco.

Da ciò che ho scritto potrete dedurre che:

  • Non è possibile escludere eventuali altri futuri blocchi del blog.
  • No, non mi sono ancora laureato.
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