Category Archives: de brevitate

Brevi o brevissime

Il Tempio dell’Ombra

È online Il Tempio dell’Ombra in una veste nuova. L’ho messa in piedi io, sotto le precise direttive di Davide (quindi se non vi piace prendetevela con lui).
Qualcuno
ha definito il design del sito pacchiano e il concept eretico: è proprio così e per questo mi piace! È eretico perché va contro quasi tutte le direttive del nuovo web, che in sostanza sono una sola: l’aspetto sociale della rete. Su ITDO non si possono neanche commentare gli articoli, pensate.
Per me è stato un onore costruire il sito di Davide e Cateno, due geni e amici tra i più cari.

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Bulàgn /1

Santo Stefano

Altre foto su Flickr: http://www.flickr.com/photos/giofilo/

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Della morte razionale

Immergersi nella lettura di Friedrich Nietzsche ha i suoi pro e i suoi contro. Non che la sua filosofia sia un bene o un male di per sé, ci mancherebbe: è al di là del bene e del male, e per tale bisogna prenderla. Gli aspetti positivi e negativi sono tali in rapporto al fine della tua lettura: nel preciso istante in cui decidi di leggere Nietzsche con un fine – nel mio caso, la tesi di laurea – hai vanificato gran parte di quella lettura. Una parte nascosta e personale, certo, e non visibile né in tesi, né in saggi. La lettura filosofica dovrebbe essere sempre senza un fine e, nel caso di personalità della levatura di Nietzsche, senza fine.

Uno dei pro, è la presenza di aforismi – dalla forte attualità e dall’incredibile chiarezza – come squarci di luce nel suo pensiero abissale. Vi propongo una parte di questo, contenuto in Il viandante e la sua ombra, intitolato Della morte razionale. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

La morte naturale è la morte indipendente da ogni ragione, la vera morte irrazionale, in cui la miserabile sostanza della buccia determina quanto tempo debba durare o no il nòcciolo: in cui cioè il carattere rattrappito, spesso malato ed ebete, è il signore che fissa il punto in cui il suo nobile prigioniero deve morire. La morte naturale è il suicidio della natura, cioè la distruzione dell’essenza razionale per mezzo di quella irrazionale che alla prima è legata. Solo nella luce religiosa la cosa può apparire inversamente: poiché allora, come è giusto, la ragione superiore (di Dio) dà il suo comando, al quale la ragione inferiore deve adattarsi. Al di fuori del modo di pensare religioso, la morte naturale non merita nessuna glorificazione. Il saggio ordinamento e la saggia disposizione della morte appartengono a quella morale dell’avvenire, oggi affatto incomprensibile e che suona come immorale: vederne l’aurora dovrà essere un’indescrivibile felicità.

Umano, troppo umano (vol. 2°), parte seconda Il viandante e la sua ombra, aforisma 185, Adelphi 2003, pag. 210.

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Toc toc

Ieri sera ho iniziato a leggere Moby Dick, dall’altro ieri sono a casa con un principio d’influenza. Fra tre mesi dovrei discutere la mia tesi di laurea, tra un mese circa dovrei ricevere il mio primo (forse ultimo) e lauto compenso di lavoro. Mi mancano tre libri e potrò dire – escludendo alcune lettere, libriccini e Frammenti postumi – di aver letto tutto Nietzsche (chiariamo: dal leggerlo al capirne davvero qualcosa, ce ne passa). Da oggi, provo a scrivere di nuovo su questo blog.

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Filosofi in marcia

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