Category Archives: de brevitate

Brevi o brevissime

14 dicembre 2010

Lo stivale puzzolente

Così siamo arrivati al termine estremo della disuguaglianza, e al punto estremo che chiude il circolo e tocca il punto da cui siamo partiti: è qui che tutti gli individui ridiventano uguali perché non sono nulla, e, siccome non hanno altra legge che la volontà del padrone e questi non ha altra regola che le sue passioni, la nozione del bene e i principi della giustizia svaniscono di nuovo. Qui tutto si riconduce alla sola legge del più forte, e di conseguenza a un nuovo stato di natura che differisce da quello da cui abbiamo prese le mosse perché quello era lo stato di natura nella sua purezza mentre quest’ultimo è il frutto di un eccesso di corruzione.
D’altra parte, c’è così poca differenza tra questi due stati, e il contratto politico è talmente dissolto nel dispotismo, che il despota è il padrone soltanto fin quando è il più forte e non appena lo si può espellere non ha motivo di reclamare contro una tale violenza. La sommossa che finisce con lo strangolare o deporre un Sultano è un atto altrettanto giuridico quanto lo erano quelli con cui egli disponeva della sorte delle vite e dei beni dei suoi sudditi. La sola forza lo teneva in piedi, la sola forza lo rovescia (…).

Jean-Jacques Rousseau, Origine della disuguaglianza, Feltrinelli, pag. 104

La sovranità non può essere rappresentata, per la stessa ragione per cui non può essere alienata; essa consiste essenzialmente nella volontà generale, e la volontà non si rappresenta: o è essa stessa, o è un’altra; non c’è via di mezzo. I deputati del popolo non sono dunque né possono essere i suoi rappresentanti; ma solo i suoi commissari; non possono concludere niente in modo definitivo. Ogni legge che non sia stata ratificata dal popolo in persona è nulla; non è una legge. Il popolo (…) crede di essere libero, ma si sbaglia di grosso; lo è soltanto durante l’elezione dei membri del parlamento; appena questi sono eletti, esso torna schiavo, non è più niente. Nei brevi momenti della sua libertà, l’uso che ne fa merita di fargliela perdere.

Jean-Jacques Rousseau, Il Contratto Sociale, Feltrinelli, pag. 180.

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A Roberto Saviano

saviano

Aggiunta del 15 aprile 2011.

Ci sono momenti in cui bisogna ammettere tutta la propria ignoranza su questioni importantissime e di essere caduto nella trappola televisiva degli eroi assoluti e dei nemici assoluti. Guardatevi il video di Vittorio Arrigoni qui sotto. Non elimino il post che ho scritto di seguito, perché sarei ancor più stupido di quanto – forse – non lo sia stato a scriverlo.

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Tratto da Jean Starobinski, Jean-Jacques Rousseau. La trasparenza e l’ostacolo, Il Mulino, Bologna 1985, pag. 76.

Chi diventa scrittore per denunciare la menzogna della società si mette in una situazione paradossale. Facendosi autore, e soprattutto inaugurando la carriera con un premio d’Accademia, entra nel circuito sociale dell’opinione, del successo, della moda. Fin dall’entrata in gioco è dunque sospetto di duplicità e contaminato dal peccato che attacca. Via via che la solitudine diverrà più assoluta, si rafforzerà sempre più in Rousseau la convinzione che il suo esordio letterario sia stato l’inizio di una maledizione: «Da quel momento fui perduto». Il solo recupero possibile consiste nel fare pubblico atto di separazione: diventa necessario un distacco, e un isolamento perpetuo servirà da giustificazione. Vi parlo, ma non sono dei vostri. Appartengo a un altro mondo, a un’altra patria. Voi non sapete più che cosa sia una patria e, quanto a me, io sono cittadino di Ginevra. No, non sono nemmeno cittadino di Ginevra perché i ginevrini non sono più quello che erano. Il vostro Voltaire è venuto a corromperli. Sono semplicemente: il cittadino… Divenuto uomo di lettere, l’accusatore non sarà mai abbastanza scusato del suo compromettersi col male, che in lui non avrà fine finché la scrittura continua. (…) Al limite bisognerebbe conservare il silenzio, diventare nessuno per gli altri. Ma Rousseau non potrà tacere, non potrà fare altro che scrivere la volontà di diventare nessuno.

Spero ovviamente che il suo destino sarà un altro. Che Saviano resterà dei nostri, anzi, che noi resteremo con Saviano e che lui sia orgoglioso di esser divenuto “qualcuno”. E, altrettanto ovviamente, la dedica a Saviano è una dedica a tutti i saviani – i noti e i meno noti – sparsi per la penisola.

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Fuori dal mondo

In questo momento sono a Bologna, come da un anno a questa parte.

Oggi, 25 novembre 2010, sto leggendo Il contratto sociale di Rousseau.

Il quadro è dunque questo: io tra quattro mura cerco di comprendere la teorizzazione di un sistema politico democratico, funzionante, perfetto nell’equilibrio tra individualismo e alienazione; fuori si urlano slogan e si manganellano studenti, celebrando tutti insieme il fallimento della politica.

Tutto questo avrà senz’altro un senso anche per me, ma per ora mi sfugge.

Nella mailing list che da diversi anni – in barba a tutti i social network – tengo con i miei più cari amici (e che sta nella top 5 delle cose migliori della mia vita), Davide mi ricorda “com’è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore”.

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Demone, Santo, Ateo

spinoza

Che l’Eterno non lo perdoni mai. Che l’Eterno accenda contro quest’uomo la sua collera e riversi su di lui tutti i mali menzionati nel libro della Legge; che il suo nome sia per sempre cancellato da questo mondo e che piaccia a Dio di separarlo da tutte le tribù di Israele affliggendolo con tutte le maledizioni contenute nella Legge. E quanto a voi che restate devoti all’Eterno, vostro Dio, che Egli vi conservi la vita. Sappiate che non dovete avere con Spinoza alcun rapporto né scritto né orale. Che non gli sia reso alcun servizio e che nessuno si avvicini a lui più di quattro gomiti. Che nessuno dimori sotto il suo stesso tetto e che nessuno legga alcuno dei suoi scritti.1

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Sacrificate con me, devotamente, una ciocca ai Mani del Santo, scomunicato Spinoza! Il sublime spirito del mondo lo penetrava, l’infinito era il suo principio e fine, l’universo il suo unico amore. In santa incolpevolezza e profonda umiltà egli si specchiava nell’eterno mondo e vedeva come anche egli era il suo più amabile specchio; era pieno di religione e pieno di spirito santo; e per questo egli sta ancora qui, solo e non raggiunto, maestro nell’arte sua, ma alto sopra la schiatta profana, senza scolari e senza cittadinanza2

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Allora un petit Juif, dal naso lungo, dal colorito pallido, povero ma pago, pensoso e ritirato, spirito sottile […], meno letto che celebrato, nascosto sotto il mantello di Descartes, suo maestro, camminando a passi calcolati, si avvicinò al grande Essere. «Scusatemi», gli disse, «ma io penso, detto tra noi, che voi non esistete» 3

Note
  1. Dal testo della scomunica di Spinoza dalla comunità ebraica di Amsterdam ()
  2. F. Schleiermacher, Über die Religion ()
  3. Voltaire, Satires: Le systemes ()
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Bulàgn /3

Alberi /1

Foto scattate al Parco della Chiusa, o Parco Talon, di Casalecchio.
Queste e altre foto sono anche su Flickr.

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