
Aggiunta del 15 aprile 2011.
Ci sono momenti in cui bisogna ammettere tutta la propria ignoranza su questioni importantissime e di essere caduto nella trappola televisiva degli eroi assoluti e dei nemici assoluti. Guardatevi il video di Vittorio Arrigoni qui sotto. Non elimino il post che ho scritto di seguito, perché sarei ancor più stupido di quanto – forse – non lo sia stato a scriverlo.
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Tratto da Jean Starobinski, Jean-Jacques Rousseau. La trasparenza e l’ostacolo, Il Mulino, Bologna 1985, pag. 76.
Chi diventa scrittore per denunciare la menzogna della società si mette in una situazione paradossale. Facendosi autore, e soprattutto inaugurando la carriera con un premio d’Accademia, entra nel circuito sociale dell’opinione, del successo, della moda. Fin dall’entrata in gioco è dunque sospetto di duplicità e contaminato dal peccato che attacca. Via via che la solitudine diverrà più assoluta, si rafforzerà sempre più in Rousseau la convinzione che il suo esordio letterario sia stato l’inizio di una maledizione: «Da quel momento fui perduto». Il solo recupero possibile consiste nel fare pubblico atto di separazione: diventa necessario un distacco, e un isolamento perpetuo servirà da giustificazione. Vi
parlo, ma non sono dei vostri. Appartengo a un altro mondo, a un’altra patria. Voi non sapete più che cosa sia una patria e, quanto a me, io sono cittadino di Ginevra. No, non sono nemmeno cittadino di Ginevra perché i ginevrini non sono più quello che erano. Il vostro Voltaire è venuto a corromperli. Sono semplicemente: il cittadino… Divenuto uomo di lettere, l’accusatore non sarà mai abbastanza scusato del suo compromettersi col male, che in lui non avrà fine finché la scrittura continua. (…) Al limite bisognerebbe conservare il silenzio, diventare nessuno per gli altri. Ma Rousseau non potrà tacere, non potrà fare altro che scrivere la volontà di diventare nessuno.
Spero ovviamente che il suo destino sarà un altro. Che Saviano resterà dei nostri, anzi, che noi resteremo con Saviano e che lui sia orgoglioso di esser divenuto “qualcuno”. E, altrettanto ovviamente, la dedica a Saviano è una dedica a tutti i saviani – i noti e i meno noti – sparsi per la penisola.




Chi diventa scrittore per denunciare la menzogna della società si mette in una situazione paradossale. Facendosi autore, e soprattutto inaugurando la carriera con un premio d’Accademia, entra nel circuito sociale dell’opinione, del successo, della moda. Fin dall’entrata in gioco è dunque sospetto di duplicità e contaminato dal peccato che attacca. Via via che la solitudine diverrà più assoluta, si rafforzerà sempre più in Rousseau la convinzione che il suo esordio letterario sia stato l’inizio di una maledizione: «Da quel momento fui perduto». Il solo recupero possibile consiste nel fare pubblico atto di separazione: diventa necessario un distacco, e un isolamento perpetuo servirà da giustificazione. Vi
parlo, ma non sono dei vostri. Appartengo a un altro mondo, a un’altra patria. Voi non sapete più che cosa sia una patria e, quanto a me, io sono cittadino di Ginevra. No, non sono nemmeno cittadino di Ginevra perché i ginevrini non sono più quello che erano. Il vostro Voltaire è venuto a corromperli. Sono semplicemente: il cittadino… Divenuto uomo di lettere, l’accusatore non sarà mai abbastanza scusato del suo compromettersi col male, che in lui non avrà fine finché la scrittura continua. (…) Al limite bisognerebbe conservare il silenzio, diventare nessuno per gli altri. Ma Rousseau non potrà tacere, non potrà fare altro che scrivere la volontà di diventare nessuno.












14 dicembre 2010
Jean-Jacques Rousseau, Origine della disuguaglianza, Feltrinelli, pag. 104
Jean-Jacques Rousseau, Il Contratto Sociale, Feltrinelli, pag. 180.