
Benvenuti nel mio sito-blog!
Era un bel po’ che desideravo un posto nel web tutto per me.
Se, come disse Andy Warhol, in futuro ognuno di noi avrà i suoi 5 minuti di gloria, allora il futuro è arrivato con la diffusione di internet, dei siti, dei blog. Come potevo non farne parte?
Grazie all’esperienza fatta occupandomi di Sitosophia, sono riuscito a comprare un dominio su Tophost, scaricare ed installare la piattaforma blog WordPress e scaricare un tema carino (modificandolo da cima a fondo!). Lo sfondo è un manoscritto di Friedrich Nietzsche, ricavato dal sito Hypernietzsche. Quella “testa” che utilizzo come immagine del blog è nientepopòdimeno che un’opera d’arte di Raoul Hausmann.
Bene, come grafica ci siamo!
Adesso dovremmo parlare di contenuti…
Sicuramente questo blog non sarà un diario, non ho mai avuto un diario cartaceo e non penso sia una cosa intelligente averlo on-line. Parlerò certo anche di cose personali, ma che possano (nei limiti) interessare qualcun altro oltre me ed il mio cane (tanto perché lui, poverino, non può opporsi :-).
Come potete vedere nella pagina ME, studio Filosofia all’Università di Catania. Proprio la Filosofia sarà molto presente su questo blog, magari non sempre in termini espliciti (per quello c’è il forum di Sitosophia), ma come lente che mi faccia vedere le “solite cose in altri modi” e le “altre cose in soliti modi”.
Grazie a Cinzia per l’appoggio morale che mi ha dato nel costruire questo sito (non mi ha preso per scemo, ed è già tanto :-), anche se ha rifiutato la mia incredibile proposta di avere una rubrica nel blog!
Grazie al sommo maestro del www TommyDavid, che mi ha insegnato la filosofia di internet.
Grazie al Prof. Alberto Giovanni Biuso, che mi ha incoraggiato in questa avventura sul web (forse senza saperlo), ed in molte altre cose!
Spero che voi visitatori scriviate commenti al sito-blog per dirmi cosa ne pensate, anche se ne pensate male!
Ciao!

A lezione di Filosofia
Sto per finire il mio breve tirocinio (30 ore) al Liceo Classico Statale Mario Cutelli di Catania, con la fortuna che è proprio la mia scuola di provenienza e che la mia docente di riferimento (chiamasi tecnicamente “tutor aziendale”, ma io non ci sto!) è proprio la mia ex-docente di Storia e Filosofia.
E’ un’esperienza entusiasmante, formativa e filosofica nel vero senso della parola.
E’ entusiasmante perché ti rimette a contatto con un mondo che, per quanto siano passati solo pochi anni, pensavi di aver lasciato per sempre. A seconda delle esperienze personali, uscire dalle superiori può essere una liberazione o un vero e proprio trauma, ma resta il dato di fatto che è quella l’età in cui si forma la maggior parte della propria coscienza culturale e politica, e ciò fa delle scuole superiori e dei docenti che vi insegnano dei veri e propri “punti cardine” (nel bene e nel male) della formazione di una persona.
E’ formativa perché sto imparando molte più cose stando seduto ad ascoltare e guardare la lezione che in due anni di Università. Non mi riferisco, ovviamente, alle nozioni di Storia e Filosofia (anche se ripasso insieme agli studenti :-), ma a qualcosa che le riguarda e che va oltre: il loro insegnamento.
A parte il fatto che la Filosofia è sempre stata una disciplina “da insegnare” (le prime scuole furono quelle di Aristotele e Platone!), a me sembra che il bello della Filosofia sia proprio la sua trasmissibilità. Si potrebbe obiettare che questo è il bello di ogni disciplina, che tutta la cultura umana si gioca proprio sul suo tramandarsi. Secondo me, però, questo discorso è (purtroppo) diverso per le discipline umanistiche e scientifiche: lo studente delle superiori ha l’impressione che la Fisica, la Matematica, la Chimica etc. siano uguali a se stesse, non soggette ad interpretazione, che il docente di queste materie ripeta la stessa solfa dal suo primo giorno di insegnamento. Questo può essere un motivo di interesse per le discipline scientifiche, in quanto “sicure”, “determinate”, “piene di certezze”, oppure può diventare (anche per colpa del docente) motivo di noia e paranoia. Lo stesso non succede con la Letteratura, la Storia, la Filosofia (tranne, sempre, che il docente non voglia “riscaldare la seggiola”): queste sono materie che “cambiano” visibilmente col tempo, che coinvolgono maggiormente lo studente e che lo pongono al centro della discussione.
Durante la prima spiegazione della “Fenomenologia dello spirito” di Hegel, si è aperto un dibattito in classe tra docente e studenti sul concetto di “coscienza”…non so come, da che ero zitto e fermo, mi sono ritrovato a spiegare il passaggio dalla “coscienza fenomenica” alla “autocoscienza” (parlando di “travaglio del negativo” e di ri-scontro del soggetto con l’oggetto) portando ad esempio il parto e la nascita di un bambino! Non so cosa potrebbe pensarne un docente universitario di questa interpretazione, non mi interessa: il punto è che, con quell’esempio, io ho reso a me stesso più chiara (perché più vicina di quanto non pensassi) la filosofia di Hegel! Gli studenti ed il docente, sono una “maieutica” gli uni per l’altro, in questo senso la mia è stata un’esperienza filosofica.
Un docente della mia università disse: “Qui non formiamo filosofi, qui formiamo professori di Filosofia!”, mai niente di più sbagliato: per insegnarla, la Filosofia, bisogna viverla e farla!