
Ieri la simpatica (anche se non sempre) Littizzetto, mentre si rivolgeva al suo “Eminems” alias il Cardinale Ruini, ha detto una frase ad effetto: “mi sembra che voi [la chiesa], più che contro la pena di morte, siate a favore della pena di vita”.
Un ottimo modo per unire i due avvenimenti che hanno segnato la fine del 2006 e l’inizio del nuovo anno: da una parte l’uccisione di Saddam Hussein, dall’altra la (non buona) morte di Piergiorgio Welby.
Su entrambi i casi la chiesa si è comportata “maluccio”…diciamo pure che si è comportata in modo menefreghista per Hussein ed in modo schifoso per Welby. Ma non m’interessa più di tanto.
Cosa può unire questi due eventi drammatici, al di là della loro drammaticità?
Il fatto che entrambi parlano di “eutanasia”.
Nel primo caso, quello di Hussein, è una “falsa eutanasia”: hanno cercato di convincerci che quello che si è eliminato è un virus che, se avesse continuato a vivere, avrebbe ancora infettato l’organismo-società, che così bisognava fare ed andava fatto. Un’ideologia figlia (peraltro illeggittima) della peggiore eutanasia nazista e che si ripete ognivolta che negli Usa e in altri luoghi del mondo si uccide per legittimo diritto.
Welby richiede invece espressamente l’eutanasia, il desiderio insopprimibile della propria morte, che non gli viene concessa. Questa sarebbe stata vera eutanasia, in quanto decisione personale e (magari!) indiscutibile.
Passiamo quindi da una pena di morte ad una pena di vita. Non è incredibile?
In un caso abbiamo l’eutanasia negativa, in quanto inflitta come una pena; nel secondo caso abbiamo una mancata eutanasia positiva, perché negata al singolo individuo.
In un senso o in un altro, lo Stato (che in questi casi è sempre un Leviatano, sia esso una dittatura o un’imperfetta democrazia) si appropria della vita individuale (bìos), utilizzando contro di essa la forza come un diritto.
A termine di questa mia piccola riflessione (spero sia corretta, se per qualcuno non lo fosse me lo dica!), posso concludere che: l’eutanasia deve diventare un diritto inviolabile del singolo individuo, esercitabile solo ed esclusivamente su se stesso.















































Il fardello dell’Italia
La destra berlusconiana rimprovera Prodi di essere “dalla parte dei fondamentalisti” e “contro gli Usa”. Non so a cosa sia dovuta questa fesseria, molto probabilmente all’opposizione decisa del governo italiano (come degli altri paesi “civili”) all’uccisione di Saddam Hussein.
Tuttavia, io mi chiedo: ma che cavolo dicono? La destra non deve certo aver paura, noi saremo SEMPRE amici degli americani.
A dimostrazione di quel che dico, l’allargamento della base militare US Army a Vicenza. Come dice Beppe Grillo, “Invece di smantellare ci si allarga” e l’Italia resterà sempre “Un paese a sovranità limitata“.
I motivi di tutto ciò? E’ presto detto: l’Italia, l’Europa ed il Mondo intero dovranno pagare in eterno il prezzo della Seconda Guerra Mondiale, del progetto di Hitler e della propria adesione ad esso. Questo sarà sempre il nostro fardello, per colpa di questo fardello noi non ci libereremo MAI degli americani. E quando parlo di americani è ovvio che mi riferisco al governo ed ai capi militari delle basi sparse per l’Italia.
L’esempio più autorevole è certamente Sigonella. E tutto ciò mi fa ricordare quella bellissima, grandiosa, immensa manifestazione del 23 marzo 2003: Fermiamo la guerra.
Un numero indecifrabile di persone, in marcia per far sentire la propria voce. Farla sentire a Bush, per i quali non siamo altro che piccoli insetti…lui riesce ad avere ragione anche ora che ha tutti contro, figuriamoci allora, quando stava solo per iniziare l’incubo della guerra, questa guerra di cui, dopo quasi 4 anni, possiamo tirare le somme.
Quella giornata di cammino verso Sigonella (e che camminata!) è stata una delle più grandi dimostrazioni pacifiste in Sicilia (se mai altre ce ne siano state), erano tanti i gruppi politici e non che vi parteciparono. Sarebbe bello poter essere presenti ad un’altra manifestazione del genere, con una partecipazione popolare di massa; proprio qui, al centro del Mediterraneo militarizzato.