
Ho scritto, per Megaron, un articolo sul valore dell’Università e degli studenti italiani di oggi: Univeristà e laureifici. E’ un articolo cattivo, che non tiene conto degli aspetti migliori (quei pochi che rimangono) della Universitas… ma bisogna essere critici su ciò che va male, giusto?
Azioni aristoteliche e cori nietzscheani?
Mi rimangio ciò che ho detto in un precedente post:
Avevo già dimenticato quanto fossero impegnative le lezioni. Impegnative dal punto di vista del tempo a disposizione: non ho idea di quando riuscirò a studiare! Impegnative dal punto di vista mentale: la Letteratura Italiana, questo mostro a me (ahimè) sconosciuto, ha il monopolio del mio “flusso di coscienza”.
Proprio in Letteratura Italiana, grazie ad un eccellente docente, sto imparando a guardare da un altro punto di vista la Poetica di Aristotele. Si parla della tragedia greca. E mi scervello per cercare di trovare un nesso decente tra due posizioni: quella di Aristotele e quella di Nietzsche.
In particolare, sto cercando di confrontare affermazioni di Aristotele come questa:
Con affermazioni di Nietzsche (da La nascita della tragedia) come questa:
Se qualcuno ha un aiutino, è ben accetto!