Author Archives: Giofilo

Azioni aristoteliche e cori nietzscheani?

Mi rimangio ciò che ho detto in un precedente post:

ora che sono più libero (mentalmente, intendo) prometto solennemente di scrivere più spesso sul blog.

Avevo già dimenticato quanto fossero impegnative le lezioni. Impegnative dal punto di vista del tempo a disposizione: non ho idea di quando riuscirò a studiare! Impegnative dal punto di vista mentale: la Letteratura Italiana, questo mostro a me (ahimè) sconosciuto, ha il monopolio del mio “flusso di coscienza”.

Proprio in Letteratura Italiana, grazie ad un eccellente docente, sto imparando a guardare da un altro punto di vista la Poetica di Aristotele. Si parla della tragedia greca. E mi scervello per cercare di trovare un nesso decente tra due posizioni: quella di Aristotele e quella di Nietzsche.

In particolare, sto cercando di confrontare affermazioni di Aristotele come questa:

la parte [della tragedia] più importante di tutte è la composizione delle azioni. La tragedia infatti è imitazione non di uomini ma di azioni e di un’esistenza, e dunque non è che i personaggi agiscono per rappresentare i caratteri, ma a causa delle azioni includono anche i caratteri, cosicché le azioni e il racconto costituiscono il fine nella tragedia

Con affermazioni di Nietzsche (da La nascita della tragedia) come questa:

siamo giunti a capire che la scena assieme all’azione fu pensata in fondo e originariamente solo come visione, che l’unica “realtà” è appunto il coro, il quale produce fuori di sé la visione e parla di essa con tutto il simbolismo della danza, del suono e della parola.

Se qualcuno ha un aiutino, è ben accetto! :-)

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Università e laureifici

laurea_tommy

Ho scritto, per Megaron, un articolo sul valore dell’Università e degli studenti italiani di oggi: Univeristà e laureifici. E’ un articolo cattivo, che non tiene conto degli aspetti migliori (quei pochi che rimangono) della Universitas… ma bisogna essere critici su ciò che va male, giusto?

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Il mondo e la Terra

Ma dov’è che finisce il mondo ed inizia la Terra,
che muore ogni rappresentazione e vive la Verità,
che tramonta la storia e sorge il Pensiero?

A volte mi sembra di comprendere la religione, anzi, la sua domanda.
Forse è necessario che solo lì dove muore l’uomo, vi possa essere Vita.

Ma poi penso che io sono “un fiume che mi trascina”.
Mi ricordo che io sono “una tigre che mi sbrana”.
Mi rendo conto che io sono “un fuoco che mi divora”.
Ad un tratto percepisco il Tempo che io sono.

E allora rido e prendo in giro l’Infinito.
Lui è così indeterminato e de-forme,
è solo negazione e privazione,
io invece sono le mie mani che creano,
io sono i miei occhi che inventano,
io sono il mio corpo che respira.

Io sono essere e divenire,
sono vita e morte in ogni istante,
se muoio, io sono il mio assassino.
Certo, non sono tutto, ma se lo fossi non sarei niente,
invece sono qualcuno perché sono sempre qualcosa.

P.s.: NON è una poesia ;-)

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Kareem e la censura su internet