
Un’esperienza straordinaria, quella del Café Filosofico con il Prof. Augusto Cavadi. Innanzitutto per la sua persona, un vero e proprio militante della filosofia, che ha parlato e discusso insieme a noi più sulla base delle sue preziose esperienze che dei suoi studi. E poi perché ho presentato io il suo libro: è stato un onore ed piacere, ho provato una forte emozione che, spero, sono riuscito a nascondere.
La discussione si è concentrata su due argomenti principali: il relativismo dei valori, affrontato a partire dalla lettera degli studenti del Liceo Spedalieri di Catania, di cui ho già parlato; il rapporto tra filosofia ed altre discipline, in particolare la psicologia e la psico-terapia, nella consulenza filosofica, di cui Cavadi è uno dei fondatori qui in Italia.
Unica nota dolente, la chiusura-trasferimento della libreria La Maieutica, indice che ogni possibile iniziativa culturale (di quelle vere, nate dal basso e con pochi mezzi economici) a Catania è destinata a fallire.
Ecco due foto dell’incontro, scattate dal carissimo amico Davide Dell’Ombra, altre foto potete trovarle su Sitosophia:
- Il Caffè filosofico con Augusto Cavadi
- Io e Augusto Cavadi al Caffè Filosofico









Beati i ricchi in spirito
L’altro giorno, pensavo alla prima Beatitudine. E’ una cosa davvero indecente. Eccola qui:
Io non so cosa insegnano oggi al catechismo, ma per me i “poveri di spirito” sono un genere di persone ben preciso: gli ignoranti. La prima beatitudine è un elogio della stupidità.
Forse al catechismo la intendono diversamente e i “poveri di spirito” sono gli “umili”? Ancora peggio! Qui umiltà vuol dire una sola cosa: totale asservimento a Dio; divieto di porsi le domande; “tagliarsi la testa” (come si diceva ieri a lezione di Filosofia della mente) e riporre ogni speranza nell’Onnipotente. Insomma: smettere, volontariamente, di pensare.
Un prospettiva così lontana da quelle dei Santi-filosofi (Agostino, Tommaso etc.) che, con il loro continuo domandare e confessarsi, testavano e provavano continuamente la propria fede, mettevano in crisi la propria religione e le imponevano un rinnovamento, sfidavano a suon di Ragione il proprio Dio.
Questo monoteismo è forte per questo: asseconda l’insano bisogno di indifferenza degli uomini.