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Unico e solo autore di questo blog. Se davvero sei interessato - ma lo sei? - prima o poi potrai leggere una sua biografia.

The Next Day

Il prossimo giorno

The Next Day

David Bowie
The Next Day

(2013)

Un inizio anno all’insegna di uno dei più grandi artisti viventi. The next day è uscito a marzo, ma già a gennaio Bowie aveva lasciato il segno.

In quel mese, infatti, ho potuto visitare a Bologna una mostra dedicata a un suo momento particolare, ricchissimo e delicato: David Bowie. Berlino: a new carrier in a new town. La galleria Ono Arte Contemporanea, scoperta per l’occasione, ci ha sbattuto in faccia un centinaio di foto straordinarie, oltre al ricercatissimo negozio di dischi al suo interno. Mettetela in lista tra le cose da vedere, se vi trovate a passare dalla città felsinea.

The next day provoca le reazioni più diverse: ad esempio potrebbe capitarti di prendere tutto quello che stai ascoltando al momento – soprattutto se si tratta di bravi e bei giovani gruppi indie rock – e buttarlo via. Inutile però rimproverare ad altri di non essere all’altezza del Duca Bianco.

A chi è stato a Berlino abbastanza a lungo e abbastanza in solitudine da far sì che quella città diventasse una fissazione, un luogo in cui andare una volta al giorno anche stando seduti in poltrona: ebbene, Where are we now parla la tua lingua. Per registrare questo disco, Bowie è voluto tornare – anche fisicamente – nella Berlino a cui è sopravvissuto, per dipingerne ancora i luoghi, lasciandosi assalire in questo brano – pena l’assenza dell’arte – dalla Malincholie.

Non ci sono vie d’uscita, men che meno c’è l’oblio: «Man vergisst nicht, wenn man vergessen will» (F. Nietzsche, Morgenröthe, § 167); quando si vuole dimenticare, non si dimentica.

The stars are out tonight. Godetevi il videoclip di Floria Sigismondi, con Tilda Swinton.

L’album completo, non so per quanto ancora disponibile.

Io vorrei indicare ancora: al min. 28:09 Boss of Me, al min. 36 (You will) set the world on fire e l’ultima, al min. 57:43, I’ll take you there; ma voi prendetevi un’ora di tempo e ascoltatelo tutto.

Concludo con due indicazioni da grande schermo, risalenti a questi primi bowieani mesi del 2013: Tilda Swinton era in Moonrise Kingdom, di Wes Anderson; Absolute Beginners, una splendida canzone che non conoscevo, l’ho trovata in una delle scene più belle di Educazione siberiana, di Gabriele Salvatores.

24 dischi per 12 mesi – 2012

La prima di una serie di liste in fatto di musica.

Questa ha come unici criteri l’anno – lo scorso – in cui sono stati scoperti o ritrovati i dischi che contiene, l’ordine alfabetico dei loro autori e l’anno di uscita (recente, tranne in alcuni casi). Se questi titoli sono nell’elenco vuol dire – va da sé – che li ho ritenuti e li ritengo preziosi per un qualche motivo. Motivo che potrebbe o meno avere a che fare con le poche righe che scriverò sotto alcune copertine; sul resto non ha importanza ciò che avrei da dire.

Nel video qui sopra o tramite i link tra un album e l’altro, potete ascoltare (e in alcuni casi val la pena guardare) un brano scelto da ognuno. Una canzone il più delle volte è un pezzo, non l’intero; un brano rappresenta un disco come un capitolo rappresenta un libro. Eppure poche pagine possono essere decisive per continuare la lettura o abbandonare l’opera.

Ringrazio ogni persona cui – a sua insaputa – questi dischi e l’anno passato sono legati. In fatto di playlist ringrazio 74/33 e Decorated Playlists per la compagnia.

Verdelegno

Ancher
Verdelegno

(2011)

Ascoltarli in agosto volle dire cancellare l’estate, far cadere le foglie anzitempo e accogliere l’autunno con quaranta gradi all’ombra.

Toracebrace

The Suburbs

Arcade Fire
The Suburbs

(2010)

A Bologna, così come in ogni città, un paesaggio urbano può rimanere identico a se stesso per anni, come il più naturale dei panorami, eppure cambiare ogni giorno. Può passare inosservato un nuovo palazzo e si possono notare nuove cicche spente sull’asfalto.

Suburban War

L'albero delle seppie

Baciamolemani
L’albero delle seppie

(2012)

La Corriera

Swim

Caribou
Swim

(2010)

Aprire un concerto dei Radiohead all’aperto senza poter usare i loro impianti audio vuol dire farsi sentire dalle prime dieci file di persone. E lasciare comunque il segno.

Sun

Attack On Memory

Cloud Nothings
Attack On Memory

(2012)

No Future / No Past

L'Amore Non E' Bello

Dente
L’amore non è bello

(2009)

Il caso in cui un pezzo vale l’intero, che per il resto lasciamo alle sacrosante malinconie adolescenziali italiane, ossia quelle che vanno dai 14 ai 45 anni. La presunta santità di Irene, che apre l’album, è un omaggio a un capolavoro di Battisti, Anima Latina, in particolare a Abbracciala Abbracciali Abbracciati, che apre quel lavoro del 1974. Niente di nuovo sotto il sole, e a volte è meglio così.

La presunta santità di Irene

Distance And Time

Fink
Distance and Time

(2007)

Trouble’s what you’re in

Rivers And Homes

J. Viewz
Rivers and Homes

(2011)

Rivers and Homes

Vago Svanendo

John De Leo
Vago Svanendo

(2007)

Sullo straordinario John De Leo, sulla sua lenta carriera solista e sui capolavori coi Quintorigo, bastino le parole di Davide: «È puramente «in significante», come è giusto che sia la musica. Non si valuti, si ascolti e basta». Per capire meglio, si aggiungano al brano che ho scelto quantomeno: Il concetto di Thelone (Il suono della parola muta), un testo di Alessandro Bergonzoni divenuto traccia nascosta in Sinner, e soprattutto Raptus (sul quale tornerò, quando si parlerà di teatro), che prende un racconto di Giorgio Manganelli e ne fa qualcosa di inaudito. Ciò che potrete ascoltare nel disco non è che un piccolo assaggio di quel che John De Leo può fare a viva voce.

L’uomo che continua

12000 Lune

Lucio Dalla
12000 Lune

(2006)

Aver avuto la fortuna di crescere con le sue canzoni, aver vissuto per due anni la città che cantava, esser stato presente in quella Piazza Grande per il suo funerale.

Cara

Blue Lines

Massive Attack
Blue Lines

(1991 – 2012 Remastered)

Vedere Bristol senza metterci piede, attraverso gli occhi di qualcun altro e riscoprendo i suoni delle origini.

Blue Lines

Young Team

Mogwai
Young Team

(1997)

Non so cosa ascolterebbe Nietzsche oggi. Io, nei mesi in cui leggevo libri suoi e su di lui per giornate intere, ascoltavo loro.

Yes! I Am a Long Way From Home

Ecco

Niccolò Fabi
Ecco

(2012)

I cerchi di gesso

Beyond Skin

Nitin Sawhney
Beyond Skin

(1999)

Homelands

Del Nostro Tempo Rubato

Perturbazione
Del nostro tempo rubato

(2010)

Cimiterotica

Wave Of Mutilation_ Best Of Pixies

Pixies
Wave of Mutilation

(2004)

Hey

Dummy

Portishead
Dummy

(1994)

Sour Times

Portishead

Portishead
Portishead

(1997)

Dai Massive Attack alla riscoperta dei Portishead il passaggio è stato obbligato.

Only You

The King Of Limbs

Radiohead
The King of Limbs

(2011)

Che dire? Posso solo riportare il consiglio che mi diede Tony la scorsa estate:  un live dei Radiohead dà gli strumenti e la prospettiva adatti per riascoltare e capire meglio i loro dischi. Sul concerto di Bologna, a cui ho avuto la fortuna di assistere, tornerò ancora una volta, giusto solo per accostare qualche immagine ai suoni.

Give Up the Ghost

Cold Fact

Jesus (Sixto) Rodriguez
Cold Fact

(1970)

Sugar Man

Oceania

The Smashing Pumpkins
Oceania

(2012)

My Love is Winter

Lingua Franca - EP

T.R.A.M.
Lingua Franca

(2012)

Si legga quel che ha scritto Benedetto su Sitosophia.

Seven Ways Till Sunday

The Eraser

Thom Yorke
The Eraser

(2006)

Harrowdown Hill

Nati Per Subire

The Zen Circus
Nati per subire

(2011)

L’amorale

Mettersi in pari

Mettersi in pari con questo luogo – trascurato da due anni, di cui spesso si sono rinnegati esistenza e nome, da cui si è eliminato la maggior parte del contenuto e dove prima o poi anche queste righe saranno cancellate – è un’impresa inutile. Mettersi in pari con se stessi è un’impresa disperata.

Recuperare almeno gli ultimi mesi? Comunque impossibile. Ogni stagione, una volta trascorsa, è un enorme indecifrabile caos di luoghi, volti, pagine, suoni e parole. Se quando ti assale tenti di dirimerlo, sei perduto.

Se si aggiungono i dati degli ultimi due anni, le cose continuano a complicarsi: più di quindici biglietti aerei; due nazioni vissute; una ventina le città visitate; una lingua straniera studiata parlata e sudata; una sterminata quantità di persone conosciute, una decina quelle che non dimenticherò; due voci scritte per un dizionario e l’onore di lasciare una firma anonima su di un importante retro di copertina; una cinquantina gli album ascoltati; ahimè pochi i libri letti; un’altra volta Friedrich Nietzsche, per un’altra tesi iniziata e portata avanti lentamente; molti i film e i concerti importanti; molto più il teatro, in strada o al chiuso.

C’è bisogno di una selezione drastica, su cui dire nulla o quasi. Ho iniziato a Berlino, dove due anni fa ho trascorso le prime due settimane d’agosto, e continuerò tenendo solo l’essenziale: più ci allontaniamo nel tempo meno è ciò che conta, ma conta sempre di più. Questo esercizio continuo è l’unico storicismo utile alla vita o, meglio, alla sopravvivenza.

Ogni 10 anni circa

Ogni 10 anni circa c’è qualche evento storico a cui assistere; così tutti, senza eccezione, potremo dire a figli e nipoti “io c’ero”. Mi sono perso il crollo della cortina di ferro e del muro (avevo 4 anni), ma mi è toccato esserci a quello delle torri gemelle.

Due lustri sono passati, anche in fretta, e mi trovo di fronte al matrimonio di Will e Kate, alla beatificazione dell’ex Papa e all’omicidio del mandante di quella strage del 2001. L’ordine d’importanza trovatelo voi.

Dunque, Bin Laden è morto; e la morte è banale, si sa; e lo è ancor di più quando avviene in modi così prevedibili.
Non solo Obama ha negato ogni possibilità di (ir)regolare processo al terrorista, ma ha anche avuto il coraggio di affermare che “giustizia è fatta“.
Lì dove l’ingiustizia è così palese e così condivisa da tutto l’occidente da non aver bisogno di giustificazione alcuna, il Presidente del Pianeta ha voluto rivendicare (così come ‘rivendicano’ gli attentati i suoi acerrimi nemici) la volontarietà, la liceità e la somma bontà dell’omicidio.
Il tutto, in un atletico gesto di sapiente anti-democrazia ed uso capace della neolingua orwelliana che lo farà risultare vincente alle prossime elezioni anche se da domani dovesse iniziare a raccontare barzellette insieme a Berlusconi.

A proposito di B., una sua sciacquetta ha dichiarato che la morte di Osama può essere interpretata come un miracolo di quell’ex Papa a cui accennavo prima (sì, quello che gli tremava la manina, dopo averla stretta a un paio di dittatori e pedofili).
Ma questa, lo sappiamo, è gente ignorante, che non ha studiato, che non sa che nella morte non c’è alcun miracolo, ma solo nella resurrezione.
E allora l’unica domanda sensata è: quanto tempo passerà prima che Bin Laden rinasca, novello Cristo indispensabile per giustificare la caccia alle risorse energetiche?
Devono sbrigarsi, i prossimi 10 anni sono iniziati.