berlusconivero

L’urto diretto della verità

Stare di fronte a immagini come questa è come far esperienza dell’opera d’arte heideggerianamente intesa. C’era il rischio che entrassimo, con Berlusconi, in un rapporto abitudinario:

In generale, di ogni esistente possiamo denotare che esso è; ma si tratta anche di una mera notazione che subito viene obliata nell’abitudine. Che cosa c’è di più abituale del fatto che un essente è?

Martin Heidegger, L’origine dell’opera d’arte. [anche le successive citazioni].

Berlusconi è, e questo non ci dava più – forse non ce ne ha mai dato – alcun turbamento. Adesso, invece, siamo di fronte all’urto direttoAnstoß – provocato dall’opera:

Nell’opera, invece, l’inabituale è appunto questo: che un essente come tale è.

Questa immagine rivela la verità come disascondimentoἀλήθεια. Una verità che era nascosta: dal cerone, dalla trapianto di capelli, dalla presunta immortalità della persona di Berlusconi. Una verità che ora è invece disascosta, svelata: nel sangue, nei denti ingialliti, nella paura che traspare da quel volto.

Non condanno il gesto del tale Massimo Tartaglia e non ne gioisco neanche: ma non mi lascia indifferente, e tanto basta. Ora il nostro compito è solo uno: essere i salvaguardanti di questa immagine:

Il verecondimento [la salvaguardia, la protezione - bewahrung] dell’opera non isola l’uomo nelle sue esperienze vissute, bensì lo irradica nell’appartenenza alla verità storicizzantesi nell’opera.

Se non mi sentissi terribilmente sadico, io, quasi quasi, la storicizzerei sul mio desktop.

15 thoughts on “L’urto diretto della verità

  1. E’ davvero incredibile come, dopo il primo attimo di paura (quello di cui parlo nel post), ‘sto pazzo furioso si sia subito voluto esporre alle telecamere, tutto insaguinato. Ne sa una più del diavolo, davvero.

  2. Ti ringrazio per avere intrecciato anche tu le tue letture con le riflessioni e gli eventi.

    P.S. Talvolta penso che i libri possano distrarci dalle cose, dall’azione; in questi frangenti capisco che non è così, per fortuna. Essere testimoni è essere consapevoli. Il resto, forse, verrà da sé.

    1. Ti ricopio Epifilosofia; è una meraviglia racitiana messa alla fine di Un’ordinata ambiguità:

      Se la scrittura rifletta o meno la realtà è un falso problema; nel fatto, quale che sia la sua funzione, di menzogna o verità, la scrittura è in primo luogo – realtà.
      Come realtà la scrittura non stabilisce alcun rapporto con la realtà. Se lo facesse, sarebbe altra cosa dalla realtà. Così la scrittura non deve neppure spiegare la realtà, ma ignorarla.
      Il pensiero reale, cioè scritto, ignora la realtà perché ne fa parte.
      La complessità della realtà è data da tutti i pensieri che, ignorandola, la dilatano.

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