Immergersi nella lettura di Friedrich Nietzsche ha i suoi pro e i suoi contro. Non che la sua filosofia sia un bene o un male di per sé, ci mancherebbe: è al di là del bene e del male, e per tale bisogna prenderla. Gli aspetti positivi e negativi sono tali in rapporto al fine della tua lettura: nel preciso istante in cui decidi di leggere Nietzsche con un fine – nel mio caso, la tesi di laurea – hai vanificato gran parte di quella lettura. Una parte nascosta e personale, certo, e non visibile né in tesi, né in saggi. La lettura filosofica dovrebbe essere sempre senza un fine e, nel caso di personalità della levatura di Nietzsche, senza fine.
Uno dei pro, è la presenza di aforismi – dalla forte attualità e dall’incredibile chiarezza – come squarci di luce nel suo pensiero abissale. Vi propongo una parte di questo, contenuto in Il viandante e la sua ombra, intitolato Della morte razionale. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.
La morte naturale è la morte indipendente da ogni ragione, la vera morte irrazionale, in cui la miserabile sostanza della buccia determina quanto tempo debba durare o no il nòcciolo: in cui cioè il carattere rattrappito, spesso malato ed ebete, è il signore che fissa il punto in cui il suo nobile prigioniero deve morire. La morte naturale è il suicidio della natura, cioè la distruzione dell’essenza razionale per mezzo di quella irrazionale che alla prima è legata. Solo nella luce religiosa la cosa può apparire inversamente: poiché allora, come è giusto, la ragione superiore (di Dio) dà il suo comando, al quale la ragione inferiore deve adattarsi. Al di fuori del modo di pensare religioso, la morte naturale non merita nessuna glorificazione. Il saggio ordinamento e la saggia disposizione della morte appartengono a quella morale dell’avvenire, oggi affatto incomprensibile e che suona come immorale: vederne l’aurora dovrà essere un’indescrivibile felicità.
Umano, troppo umano (vol. 2°), parte seconda Il viandante e la sua ombra, aforisma 185, Adelphi 2003, pag. 210.




11 Comments
In merito al fine della lettura: ti capisco, altroché. Anch’io ho visto sgretolarsi alcune mie aree d’interesse (ma come parlo?!) dopo averle sottomesse al vaglio della tesi — del lavoro.
Parli della prima o della seconda tesi?
Stai recuperando il tempo perso, eh? Ottima citazione, stupende le considerazioni iniziali.
@Giofilo: un po’ di entrambe. In pratica non toccherò altri libri di tematica cybernetica o evoluzionistica per molto, molto tempo…
@Cateno: ma no, quel passo mi è capitato tra le mani per la prima volta giusto stamattina…
@Tommy: secondo me, c’hai fatto un affare :p
Forse non hai tutti i torti. Ma ancora ho un paio di testi interessanti — di Hofstadter e Penrose tra i primi, di Monod e Gould tra i secondi — che vorrei leggere. Aspetto si plachi la nausea da abbuffata.
Grazie di aver riportato questo stupendo passo: in casi come questo Nietzsche è sconcertatamente attuale e quindi, per i suoi tempi, profetico.
Perfettamente d’accordo con i tuoi commenti a Nietzsche. Io mi sto appassionando a un altro grande scrittore che lo stesso Nietzsche amava, direi, alla follia: Emerson. E anche Emerson pone un po’ problemi interpretativi simili, anche se forse mi sembra un po’ più compatibile con la vita odierna, ma non meno estremo nelle sue folgorazioni.
Ciao Nicola,
Emerson… ammetto la mia ignoranza a riguardo
So anch’io che Nietzsche lo leggeva molto, sin da giovane!
Se vuoi dirmi qualcosa di più, ti leggerò volentieri!
Grazie per il commento!
mi azzarderei, e vediamo cosa ne pensa il tuo raziocinio, a dire come le cose da amare, così le letture più preziose, sono da sfiorare appena, altrimenti si sciupano.
Hai ragione anche tu, sincontrario (che piacere risentirti!), ma il problema allora – per me – starebbe nel saperle sfiorare per bene. Anche con un solo tocco, a volte, si rischia di sciupare ciò che vale.