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	<title>Comments on: Facciamo a pezzi il PIL, e ricostruiamo il merito</title>
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	<description>appunti borderline di vita, politica, filosofia</description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Jul 2010 09:42:25 +0000</lastBuildDate>
	
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		<title>By: real_gone</title>
		<link>http://www.giofilo.it/2008/11/facciamo-a-pezzi-il-pil-e-ricostruiamo-il-merito/comment-page-1/#comment-2743</link>
		<dc:creator>real_gone</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 13:42:47 +0000</pubDate>
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		<description>Di questo tema quantità vs. qualità ha parlato molto efficacemente, secondo me, il giudice Felice Lima a proposito dei provvedimenti minacciati da Brunetta (i c.d. &quot;tornelli&quot;) per rendere più efficiente - secondo lui - la giustizia. Ecco qui il link all&#039;articolo: &lt;a href=&quot;http://toghe.blogspot.com/2008/11/le-imposture-di-brunetta.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Le imposture di brunetta</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Di questo tema quantità vs. qualità ha parlato molto efficacemente, secondo me, il giudice Felice Lima a proposito dei provvedimenti minacciati da Brunetta (i c.d. &#8220;tornelli&#8221;) per rendere più efficiente &#8211; secondo lui &#8211; la giustizia. Ecco qui il link all&#8217;articolo: <a href="http://toghe.blogspot.com/2008/11/le-imposture-di-brunetta.html" rel="nofollow">Le imposture di brunetta</a></p>
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		<title>By: real_gone</title>
		<link>http://www.giofilo.it/2008/11/facciamo-a-pezzi-il-pil-e-ricostruiamo-il-merito/comment-page-1/#comment-2720</link>
		<dc:creator>real_gone</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 19:55:13 +0000</pubDate>
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		<description>La provocazione del prof. Raciti, in quanto tale, mi convince e fa riflettere.

&lt;blockquote&gt;Il problema è piuttosto che insegnare (ed imparare) la qualità comporta(no) un impegno molto maggiore di quello che la maggior parte dei professori (e degli studenti) è interessato a spendere.&lt;/blockquote&gt;

Solo vorrei aggiungere a quella di Oblomov un&#039;opinione personale:  non credo che lo studio quantitativo sia meno faticoso di quello qualitativo, credo sia diverso, ma ugualmente provante. È vero tuttavia che è quello più facilmente dimostrabile, e questo come allude Raciti ne spiega la diffusione in questi anni di eccessiva burocratizzazione dell&#039;insegnamento, a tutti i livelli (penso all&#039;inserimento dei crediti formativi). 
L&#039;insegnamento di qualità credo sia più gravoso soprattutto per i docenti: pensate alla differenza, ad esempio, tra preparare un corso di approfondimento e uno, come dire, prettamente storico - sintetico: se però l&#039;impegno e il grado di approfondimento sono orientati verso un fine didattico (che non è certo così disonorevole, anzi), il lavoro per lo studente sarà diverso (forse anche minore) ma sarà incomparabilmente maggiore il contributo alla sua formazione.
Credo che Raciti questo lo sappia bene, e per fortuna anche qualche altro docente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La provocazione del prof. Raciti, in quanto tale, mi convince e fa riflettere.</p>
<blockquote><p>Il problema è piuttosto che insegnare (ed imparare) la qualità comporta(no) un impegno molto maggiore di quello che la maggior parte dei professori (e degli studenti) è interessato a spendere.</p></blockquote>
<p>Solo vorrei aggiungere a quella di Oblomov un&#8217;opinione personale:  non credo che lo studio quantitativo sia meno faticoso di quello qualitativo, credo sia diverso, ma ugualmente provante. È vero tuttavia che è quello più facilmente dimostrabile, e questo come allude Raciti ne spiega la diffusione in questi anni di eccessiva burocratizzazione dell&#8217;insegnamento, a tutti i livelli (penso all&#8217;inserimento dei crediti formativi).<br />
L&#8217;insegnamento di qualità credo sia più gravoso soprattutto per i docenti: pensate alla differenza, ad esempio, tra preparare un corso di approfondimento e uno, come dire, prettamente storico &#8211; sintetico: se però l&#8217;impegno e il grado di approfondimento sono orientati verso un fine didattico (che non è certo così disonorevole, anzi), il lavoro per lo studente sarà diverso (forse anche minore) ma sarà incomparabilmente maggiore il contributo alla sua formazione.<br />
Credo che Raciti questo lo sappia bene, e per fortuna anche qualche altro docente.</p>
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		<title>By: Giofilo</title>
		<link>http://www.giofilo.it/2008/11/facciamo-a-pezzi-il-pil-e-ricostruiamo-il-merito/comment-page-1/#comment-2653</link>
		<dc:creator>Giofilo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 16:47:38 +0000</pubDate>
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		<description>@Tommy: secondo me hai centrato il punto :grin: . O almeno, c&#039;è soprattutto quella sfaccettatura di significato. Ne parlavo stamane con gli altri tre sitosophici...

@Oblomov: sottoscrivo tutto! Spero tu abbia capito che in quel &quot;giustamente&quot; io sottointendo un &quot;purtroppo&quot;...
Sulla &lt;em&gt;misurabilità&lt;/em&gt;, soprattutto, sono d&#039;accordo con te: non perché il merito non sia quantificabile vuol dire che non possa essere una misura, un criterio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Tommy: secondo me hai centrato il punto <img src='http://www.giofilo.it/wp-content/plugins/smilies-themer/tango/face-grin.png' alt=':grin:' class='wp-smiley' /> . O almeno, c&#8217;è soprattutto quella sfaccettatura di significato. Ne parlavo stamane con gli altri tre sitosophici&#8230;</p>
<p>@Oblomov: sottoscrivo tutto! Spero tu abbia capito che in quel &#8220;giustamente&#8221; io sottointendo un &#8220;purtroppo&#8221;&#8230;<br />
Sulla <em>misurabilità</em>, soprattutto, sono d&#8217;accordo con te: non perché il merito non sia quantificabile vuol dire che non possa essere una misura, un criterio.</p>
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		<title>By: Oblomov</title>
		<link>http://www.giofilo.it/2008/11/facciamo-a-pezzi-il-pil-e-ricostruiamo-il-merito/comment-page-1/#comment-2640</link>
		<dc:creator>Oblomov</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 12:09:16 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;blockquote&gt;La sua analisi accomuna - giustamente - il criterio del merito a quello di produzione.&lt;/blockquote&gt;
&lt;i&gt;Non&lt;/i&gt; giustamente. Anzi, proprio perché questa comunanza è la fallacia di base di molti meccanismi di valutazione, è cruciale sottolineare la scissione che si dovrebbe attuare tra i due concetti, piuttosto che propugnarla.
Non è neanche vero che la qualità non si possa insegnare, o imparare. È vero che abitualmente ciò non si fa, ma anche già il semplice &lt;i&gt;exemplum&lt;/i&gt; di cui parla il professore è un modo per insegnare (ed imparare) la qualità. E non è l&#039;unico modo. Il problema è piuttosto che insegnare (ed imparare) la qualità comporta(no) un impegno molto maggiore di quello che la maggior parte dei professori (e degli studenti) è interessato a spendere.
Quanto alla &lt;i&gt;misurabilità&lt;/i&gt; della qualità, benché sia banalmente ovvio che per essa non valgano gli oggettivi criteri ordinali della quantità è fin troppo facile obiettare che anche nella maggior parte dei casi non è difficile stilare una classifica &lt;i&gt;qualitativa&lt;/i&gt; di, ad esempio, un gruppo di docenti (o di studenti) su cui siano d&#039;accordo la maggior parte delle persone che li conoscono. Il problema è, piuttosto, che il concetto di qualità è ‘multidimensionale’, per cui si può essere (qualitativamente) migliori di altri da certi punti di vista, e peggiori per altri.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>La sua analisi accomuna &#8211; giustamente &#8211; il criterio del merito a quello di produzione.</p></blockquote>
<p><i>Non</i> giustamente. Anzi, proprio perché questa comunanza è la fallacia di base di molti meccanismi di valutazione, è cruciale sottolineare la scissione che si dovrebbe attuare tra i due concetti, piuttosto che propugnarla.<br />
Non è neanche vero che la qualità non si possa insegnare, o imparare. È vero che abitualmente ciò non si fa, ma anche già il semplice <i>exemplum</i> di cui parla il professore è un modo per insegnare (ed imparare) la qualità. E non è l&#8217;unico modo. Il problema è piuttosto che insegnare (ed imparare) la qualità comporta(no) un impegno molto maggiore di quello che la maggior parte dei professori (e degli studenti) è interessato a spendere.<br />
Quanto alla <i>misurabilità</i> della qualità, benché sia banalmente ovvio che per essa non valgano gli oggettivi criteri ordinali della quantità è fin troppo facile obiettare che anche nella maggior parte dei casi non è difficile stilare una classifica <i>qualitativa</i> di, ad esempio, un gruppo di docenti (o di studenti) su cui siano d&#8217;accordo la maggior parte delle persone che li conoscono. Il problema è, piuttosto, che il concetto di qualità è ‘multidimensionale’, per cui si può essere (qualitativamente) migliori di altri da certi punti di vista, e peggiori per altri.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>By: Tommy David</title>
		<link>http://www.giofilo.it/2008/11/facciamo-a-pezzi-il-pil-e-ricostruiamo-il-merito/comment-page-1/#comment-2637</link>
		<dc:creator>Tommy David</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 10:10:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giofilo.it/?p=1032#comment-2637</guid>
		<description>Riflettiamo ancora un po&#039; sull&#039;esternazione di Raciti. Partiamo da due banali osservazioni: la prima è che egli appartiene al corpo docente universitario (e nemmeno in posizione troppo defilata...); la seconda è che non è privo di quel merito &lt;em&gt;qualitativo&lt;/em&gt;, come lo intenderemmo noi.

Potremmo, sulla base di ciò, rileggere la sua chiusa in un senso cripticamente narcisistico? (Penso abbia ben presente di essere egli stesso un &lt;em&gt;modello&lt;/em&gt; che suscita emozioni. E ciò avviene nella peggiore delle Università. Non è incredibile?)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Riflettiamo ancora un po&#8217; sull&#8217;esternazione di Raciti. Partiamo da due banali osservazioni: la prima è che egli appartiene al corpo docente universitario (e nemmeno in posizione troppo defilata&#8230;); la seconda è che non è privo di quel merito <em>qualitativo</em>, come lo intenderemmo noi.</p>
<p>Potremmo, sulla base di ciò, rileggere la sua chiusa in un senso cripticamente narcisistico? (Penso abbia ben presente di essere egli stesso un <em>modello</em> che suscita emozioni. E ciò avviene nella peggiore delle Università. Non è incredibile?)</p>
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