Questa che segue è la trama di una tragicommedia a cui ho assistito. Non è una favola, come quella scritta da Azalais, né un racconto epico, come quello di Tommy David. Tuttavia, con essi ha tre importanti elementi in comune: il luogo, il tempo, un simile status dei personaggi in questione.
C’era non una volta, ma il 6 ottobre 2008, una conferenza a Siracusa, più precisamente a palazzo Vermexio, situato nella splendida piazza Duomo di Ortigia. Il relatore era personaggio che definire noto è dir poco: James Hillman.
Non appena avuta notizia del lieto evento, quattro individui del cosiddetto circolo di Catania si fiondarono sul luogo: ascoltare Hillman dal vivo rischia di capitare una volta sola nella vita; considerando anche i suoi 82 anni che, pur non dimostrandoli affatto, sempre 82 rimangono. Anzi, se faccio bene i miei calcoli, dovrebbero aumentare di un’unità ogni 365 giorni circa a partire dal suo anniversario di nascita. Ad assistere Hillman era presente una – brava e bella – interprete, che traduceva in italiano ogni frase del relatore (il quale, tra l’altro, parlava un inglese comprensibilissimo).
La parte finale della conferenza
Le cose di cui lo psicofilosofo statunitense ha discusso, erano di grande, grandissimo interesse. Davide ne ha scritto un breve resoconto. Di tali argomenti, però, io non parlerò, bensì di ciò che li ha introdotti. Anzi, di colui che l’ha fatto e delle parole che ha pronunciato.
Come per ogni evento il cui protagonista è un VIP, anche quel giorno a Siracusa erano presenti docenti e autorità che pretendevano, in quanto organizzatori, di fare i loro più o meno lunghi discorsi prima di cedere la parola all’unico che la meritava, cioè Hillman stesso. Uno di loro ha addirittura letto una lettera della Prestigiacomo che, da siracusana, ha scritto le sue cose campanilistico-politiche.
Tra tutti questi grigi individui seduti al tavolone, uno in particolare, il più alto, merita di essere il protagonista della tragicommedia. È il Magnifico Rettore. Non dirò il suo nome, né di quale università egli sia a capo, per due semplici motivi: primo, il problema non è certo lui, ma la sua carica; secondo, potete facilmente riconoscerlo da soli.
Al momento di dover prendere la parola, il nostro Rettore – ignorando volontariamente la presenza dell’interprete – annuncia di volere rivolgersi a Hillman in inglese. Dovete capirlo: lui si era (o altri gli avevano) preparato e stampato un bel discorsetto da leggere. Voleva fare una magnifica figura. Poi arriva quella guastafeste dell’interprete e gli distrugge ogni sogno di gloria. No, non sarebbe andata così: lui avrebbe comunque parlato in inglisc!
Il pathos cresce, l’atmosfera creatasi in aula è quella giusta. Il Rettore comincia il suo discorso. Eccone qualche fonema (in altro modo non saprei definire tali suoni) estratto:
Ai uònt tu sei sam uerds tu Hillman…
For dissi rison…
De nascional situesscion…
Ui tent tu (…) de prestìggius of iunivèssiti…
Ai em sciuar…
Tali cacofonie devono essere lette così come sono scritte e con marcata cadenza sicula. Altrimenti, perdono tutta la poesia. Per farvi un’idea:
Dopo tale performance, il nostro protagonista saluta tutti i presenti con parole appartenenti alla sua lingua madre:
Purtroppo devo andare perché c’ho degli impegni.
I migliori studiosi ancora si chiedono quale sia, la sua lingua madre.





12 Comments
Il bello è che a quanto pare, almeno stando alla sua biografia su Wikipedia, è anche stato negli States come ricercatore…
Ma difatti in questo caso la parola “ricercatore” va usata nell’accezione che indica un vero e letterale “cercare”. Mischino, in America lui ha cercato e cercato…evidentemente non ha trovato!!
Giofilo la tua tragicommedia è esilarante e ci fa riflettere!
un carissimo saluto
isula
Imbarazzante:)
Ma Hillmann, negli ultimi vent’anni – è stata una debacle. Capisco che sia bello vederlo, ma le ultime cose che ha scritto sono tremende. La gloria gli ha fuso il cervello, e lo ha portato a inquietanti banalizzazioni e saggezze da signore all’ora del tè. Se non fosse per alcune cose veramente grandiose che ha scritto, non credo che meriterebbe qualcosa di meno ridicolo.
E anzi, l’esposizione a questo ridicolo è in qualche modo sintomatica. Lo sciamanesimo crea mostruosità.
@Tommy e Ophelia: avrà frequentato solo il dipartimento di Little Italy all’università di New York?
@Isula: grazie!
@zauberei: ehm, non ho letto – seriamente – nulla di Hillman.
Cari amici, gli stessi con cui ho condiviso la visione della tragicommedia, m’hanno consigliato moltissimo il Saggio su Pan. Il quale, guardacaso, è del lontano ‘77…
Ti pregooooooooo voglio tornare indietro nel tempo per poterci essere anche io con 3 videocamere puntate su di lui e 10 microfoni!!! Ti prego sto piangendo dalle risateeeee UAHAHAHAHAHAHAH OH HOH HOHOHH basta non ce la faccio più, adesso mi vado a coricare sperando di non pensare a quelle “cacofonie” sennò non dormirò per tutta la notte!
@Red Eye: “Ui tent” è l’apoteosi, non è vero?
Io purtroppo non ho avuto la prontezza di riflessi necessaria per prendere la fotocamera e fare un video… ero troppo impegnato a ridere
Mi dispiace ma devo muoverti un rimprovero: hai dimenticato uno dei pezzi migliori del repertorio, vale a dire “sono sicuro che voi siete tutti addentro all’inglese”. Quanto all’interprete, oltre che non brutta era anche colta: riconosceva le parole del greco antico e le pronunciava correttamente, a dispetto di Hillman. Di questi, se posso, invito a leggere un testo che ho trovato interessante e che non ha a che fare con lo sciamanesimo o con il genere di successo che l’autore ha guadagnato grazie al crasso fraointendimento dei suoi riferimenti mitici: Un terribile amore per la guerra, che tra l’altro è solo del 2004 (del 2005 l’edizione italiana).
Grazie mille Antonio, per la chicca del Rettore e il suggerimento del libro!
Conosco questo libro perchè me ne ha parlato un caro amico, il quale ne aveva avuto segnalazione dal prof. Raciti per integrare alcuni crediti liberi. La cosa che mi ha detto spesso è che si tratta di un libro atroce ma assolutamente penetrante.
@real_gone: difatti Antonio è tesista di Raciti
Ahò e mo consiglio pure io er mejo!
“Storie che curano”
Bello bello per chi ama l’ermeneutica, Gadamer la cura come narrazione, le logiche della narrazione come logiche della psicoterapia. (Poi la grammatica non la scrive Hillman, la grammatica è una roba che si trasforma ed è nelle mani dei paradigmi scientifici. Ma la grammatica senza narrazione è inutile)
E “Anima” che è un tassello fondamentale per la storia dello junghismo.
Ciao:)