Mafia e omofobia

Giorni fa, la notizia: “Scrivi poesie quindi sei gay”, giovane mafioso stuprato in carcere a Catania.

Se c’è qualcosa che, per potenza, può superare la brutalità mafiosa, questa è solo la bellezza. La bellezza è l’antipode dell’acido, della bomba, delle intimidazioni, del pizzo, forse anche del potere. Chi coltiva in sé la bellezza è sulla buona strada per una vita felice e libera.

Non conosco la storia di questo picciotto-poeta dai modi effeminati, né il contenuto delle sue poesie. Certo, però, è che la mafia ha subito arginato il problema, inferendo al giovane un perverso contrappasso: sei un sodomita? E noi ti sodomizziamo.

Il problema non è l’omosessualità in quanto tale, ma l’omosessualità vissuta liberamente. Una spiegazione parziale dell’accaduto sarebbe questa: il ragazzo gay è stato simbolicamente e carnalmente soppresso in quanto ritenuto più debole. A questo bisogna aggiungere, però, il rigetto – sintomo di paura – della bellezza. Bellezza della poesia, bellezza della vita, bellezza della propria sessualità vissuta in modo sano, libero.

Mafia e omofobia vanno combattute anche per questo: tendono a distruggere il bello che abbiamo. Ad omofobi e mafiosi augurerei, allora, ciò che Aurelio Mancuso ha augurato alla nostra pseudo-sinistra:

Vorrei che il dolore di quei nove punti di sutura all’ano e la devastazione intima che ha provato e continuerà a provare quel ragazzo vi fosse trasmessa

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20 Comments

  1. Posted 9 August 2008 at 13:42 | Permalink

    A me è sempre parsa strana l’etica del viddano, secondo il quale iarrusu e puppu è chi lo prende, non chi lo dà. Cambierebbero atteggiamento se qualcuno spiegasse loro che anche quella è omo-sessualità?

  2. Posted 9 August 2008 at 14:01 | Permalink

    No, non credo cambierebbero.
    Non credo neanche che quella sia sessualità… più che altro è un voler sottomettere o fregare l’altro. Da cui l’espressione “te l’ho messa nel culo”.

  3. Posted 9 August 2008 at 14:05 | Permalink

    Non è tanto condannata l’omosessualità in sé, e nemmeno la libertà del viverla ma la passività e le forme della ricettività del rapporto omosessuale maschile[1]. In termini più prosaici: non che i violentatori non abbiano avuto un rapporto omosessuale, sodomizzando il giovane carcerato, solo che a loro nessuno l’ha messa nel culo. Non è una condanna della debolezza, ma del farsi debole, del divenire una fimminedda sottomessa al maschio di turno.

    Capirai che dal punto di vista di una donna, ricettività incarnata per la cultura patriarcale e violenta in cui ahi noi siamo immersi fino al collo e oltre, tutto questo faccia ancora più paura. Senza arrivare a patologici “ogni penetrazione è uno stupro” posso affermare che ogni uomo che trova nella ricettività qualcosa di meno rispetto alla gjfytdrrtà[2] è un potenziale stupratore, un violento, e andrebbe isolato.

    [1]In parallelo ciò che un certo tipo di machismo condanna dell’omosessualità femminile è il rifiuto del pene. Ossia: “Care, giocate pure tra voi, l’importante è che scopiate anche con me”

    [2] non mi viene in mente il contrario di ricettività. Mi perdoni?

  4. Posted 9 August 2008 at 14:06 | Permalink

    Già. Però qualcuno dovrebbe svelare loro la fenomenologia dei loro atti… (Comunque forse è inutile. Il carcere è un mondo a sé. http://notiziegay.blogspot.com/2007/11/sesso-in-carcere-preservativi-per-i.html )

    Comunque, non dimentichiamo che il ragazzo era un mafioso.

  5. Posted 9 August 2008 at 14:08 | Permalink

    Avete commentato mentre io scrivevo il mio commento! Non vale! Sono arrivata per prima! Brutti gjfytdrrvi!

    (La mia cagnolina sta avendo un incubo, e piange. Vado da lei)

  6. Posted 9 August 2008 at 14:11 | Permalink

    ogni uomo che trova nella ricettività qualcosa di meno rispetto alla gjfytdrrtà è un potenziale stupratore

    Dovrebbero fargli conoscere il punto l

    P.S.: i maschi arrivano sempre prima… :-P

  7. Posted 9 August 2008 at 14:38 | Permalink

    @Azalais: ho dipinto i gjfytdrrvi come aventi una qualche coscienza della bellezza, chiedo perdono e dico grazie per il tuo commento!

    Io sono un eterosessuale-non-gjfytdrrvo, e ne sono fiero :grin:

    p.s.: anche la mia cagnolina ha gli incubi, ma più spesso i sogni. Sogna sempre di correre. La tristezza di una vita in condominio.

  8. Posted 9 August 2008 at 18:15 | Permalink

    No, poveri gjfytdrrvi. Non sono mica violenti.
    Non è mica peccato penetrare un* che vuole essere penetrat*. Anzi, è carino carino. Sono tanto cari i gjfytdrrvi quando sono persone gentili.

    Rischiano di essere violenti solo quelli che trovano la gjfytdrrtà più molto migliore della ricettività. (Il pensiero più evoluto di un gjfytdrrvo buzzurro è: “gjfytdrrvo=bello ricettività=cacca” Siamo ai livelli delle migliori menti della Lega Nord)

  9. antonio
    Posted 10 August 2008 at 18:55 | Permalink

    Anche secondo me il punto per i mafiosi non è proprio l’omosessualità, bensì il fatto di non essere sottomessi e se reagiscono in questa maniera contro coloro che ritengono illegittimamente pronti ad assoggettarsi rintracciandone le presunte tracce dell’intenzione di farlo nella creazione di bellezza è perchè temono profondamente la loro stessa brama di assoggettarsi, peraltro testimoniata dalla supina obbedienza e religiosa devozione ai capi. Abbandonata questa psicologia spicciola mi si permetta di aggiungere che a me, dopo l’iniziale disgusto per l’abiezione dell’azione commessa, è venuto in mente che in fin dei conti me ne dovrei fregare per la vittima, che è e rimane un mafioso e che magari la violenza subita renderà solo più brutale. Altro discorso è il fatto che mi sento in dovere di conservare il disgusto per l’azione in sè solo per non abbrutirmi io stesso.

  10. Posted 11 August 2008 at 13:38 | Permalink

    @Antonio: sulla seconda parte del tuo commento non sono d’accordo in assoluto: non tutti sono così fortunati da poter scegliere la propria vita. Per dirla banalmente, in certi casi sono la vita, il mondo in cui sei nato, la famiglia in cui sei cresciuto, a scegliere per te.

    Sulla prima, hai ragione anche tu: forse nel mio post ho utilizzato l’esempio sbagliato. Anzi, direi che l’ho sfruttato per dire la mia riguardo l’omofobia.

  11. Posted 11 August 2008 at 16:31 | Permalink

    Non solo Mussolini scrisse anche poesie ( i poeti, che brutte creature…..) ma lo fece pure Raffaele Cutolo. Senza, per altro, essere accusato di essere ricchione. Non so fino a che punto valga per cosa nostra siciliana, però sicuramente la cultura del piccolo delinquente catanese prevede canzoni dai testi struggenti e poetici [1], ballate d’amore coniugale dolce e appassionato, serenate, amori paterni teneramente virili. Linko alcuni esempi.

    Musica napoletana : Stefano Rio – Gioia e papà
    anthony rio e stefano rio – nu sbagliu chiu

    figlio e carcerato

    I Rio, padre e figlio, sono una delle glorie musicali della nostra città. Credo esistano anche artisti figurativi, ma non ho proprio voglia di calarmi dentro l’estetica mafiosa, che temo ricca di padri Pii di gesso e neon e di salotti in stile veneziano.

    Dunque non so fino a che punto il mostrare di avere voglia di bellezza possa essere presunto segno della capacità di assoggettarsi. Anche i mafiosi che non la pigliano in quel posto fanno poesia. Per un’opportuna definizione di poesia, obviusly.

    continua…

  12. Posted 11 August 2008 at 23:39 | Permalink

    Guarda: dopo aver citato Rio – che ebbi la fortuna di conoscere in una serata ebbra tempo fa (non di presenza, s’intende: solo tramite video…) – non oso seguirti più…

  13. Posted 12 August 2008 at 18:16 | Permalink

    Anche Pol Pot scriveva delicate poesie…
    Ad ogni modo, nell’omofobia mafiosa non vedo nient’altro che l’ennesimo punto di incontro con la Santa Madre Chiesa. :evil:

    P.s. Ma si possono brevettare le parole? Cara Azalais, ti consiglierei di farlo con “gjfytdrrtà”.

  14. Posted 12 August 2008 at 23:20 | Permalink

    Cateno Ho trovato che il termine gjfytdrrtà può essere agevolmente sostituito con penetratività. In ogni caso niente brevetto, al massimo una licenza Creative Commons

    Tommy David Nooooo, per una volta che sono in fase creativa seguimi. Peffavore. (e poi non sono cazzate, avanti. Sono convinta nel profondo della validità delle mie osservazioni. Ma quanto mi sto divertendo quanto :) )

  15. Posted 13 August 2008 at 09:37 | Permalink

    Quello che ha scritto Antonio è grave. Il dire “in fin dei conti me ne dovrei fregare per la vittima, che è e rimane un mafioso” è una versione del dire “ è una puttana se l’è cercata”, o “il nemico è fuori dal genere umano possiamo fargli quello che vogliamo”.
    E questo, oltre a ripugnarmi profondamente, è socialmente molto pericoloso.
    Indignarsi non ha fini solo spirituali: non si limita a servire conservare la propria aurea umanità, serve a salvarsi la vita. Il giorno in cui tutti smetteremo di indignarci per il male fatto a qualsiasi altra persona saremo al totale arbitrio del prepotente di turno: come stiamo già ben osservando in altri campi, se ci sono intellettuali che sentono il dovere di rammemorare i doveri democratici della minoranza. Citerei Brecht, ma è abusato e non mi va.

    Scusate se sono stata poco chiara.
    (E scusa tu, Antonio. Non ce l’ho con te, solo non posso assolutamente condividere quanto hai scritto)

  16. antonio
    Posted 14 August 2008 at 12:03 | Permalink

    Azalais, non devi scusarti di niente: capisco la tua indignazione però permettimi di formulare qualche obiezione. La mia pur scarsa esperienza mi ha insegnato che una delle vie più brevi per giungere ad una indifferenza di fatto nei confronti delle vittime davvero innocenti benchè mascherata dalle belle parole e dalle graziose intenzioni; e questo forse accade anche ma non solo per questa ragione molto semplice: siamo esseri finiti che conseguentemente possono compatire in maniera finita e se concediamo la nostra partecipazione al dolore sentito da dei farabutti dobbiamo per forza sottrarla a gente che se la meriterebbe di più.
    Inoltre quando dici che forse le mie parole possono equivalere al “nemico è fuori del genere umano e possiamo fargli ciò che vogliamo” avrai anche ragione e questo probabilmente è il rischio più grave dal punto di vista sociale, che tuttavia credo di poter eludere perchè il mio discorso era tipo emotivo, ossia riguardava solo i miei sentimenti e la mia partecipazione alla sofferenza di qualcuno, e non riguardava minimamente ciò che lo Stato deve o non deve perseguire penalmente. Tutto qui. Naturalmente in uno spazio di comunicazione diverso da questo non avrei corso il pericolo di fare dichiarazioni tali da indurre qualcuno a promuovere il moltiplicarsi dei reati, ma qui l’ho fatto sapendo che non siete delinquenti. Poi, sull’equivalenza con “il sono puttane: se la sono cercata”, credo che non sia opportuna nel mio caso: pochi gruppi del genere umano godono di maggiore simpatia e compassione da parte mia, soprattutto in considerazione del fatto che in genere si tratta di persone schiavizzate o perlomeno sfruttate, ma anche in considerazione del fatto che esse, molto più di altri soggetti che teoricamente si riterrebbero più intelligenti e più capaci di capire la realtà, conoscono gli esseri umani e la vita, per decisione o per costrizione, assai profondamente. Io non mi sogno di pensare che una prostituta che venga violentata se la sia cercata perchè una cosa è vendere il proprio corpo (anche volontariamente) e una cosa subire uno stupro: sono due cose perfettamente opposte. Credo che invece sia diverso il discorso di un mafioso che ha subito quel che ha subito: in fin dei conti dovrebbe sapere che le regole sono queste se si entra all’interno di una determinata società; finchè ne ha tratto vantaggi tutto bene, adesso si lamenta. Per non essere frainteso: ha tutto il diritto di denunciare ciò che ha subito e di esigere giustizia ma se ci penso un po’ su mi continuo a dire che devo concentrare le mie preoccupazioni su altre vittime. Forse per me è un po’ come quando delle cosche mafiose, dei gruppi terroristici o in generale dei gruppi armati si scontrano tra di loro: allora chi se ne frega fra voi?
    Infine concludo questa mia disperata difesa rispondendo a Giovanni che se mai potrà esistere libertà (si intende, come finzione morale e non certo in senso metafisico!!!) a quel tale, che a soli vent’anni era già in galera per mafia, non lo ha mica prescritto il medico di fare il mafioso: non tutti color che abitano in certi quartieri imboccano quella strada e se anche in famiglia sono tutti mafiosi ci si può staccare da certe consuetudini, certo a proprio rischio e pericolo. Ma se non assumiamo che questo sia possibile scusiamo anche il comportamento di Hitler, Stalin o del nano di Arcore, il cui padre non era neanche uno stinco di santo.
    Non dico che mi auguro di aver fatto proseliti, ma spero almeno di essere stato chiaro sulla distinzione che ho proposto tra sentimenti e doverosi procedimento giudiziari (ci mancherebbe!). Ma anche se così non fosse sono nondimeno sicuro di poter contare sulla vostra compassione, voi che nobilmente non la negate neanche ai mafiosi! Perdonate la mia orrenda seppur parziale misantropia nonchè l’intollerabile prolissità del mio commento.

  17. Posted 19 August 2008 at 14:10 | Permalink

    Tu scrivi:

    siamo esseri finiti che conseguentemente possono compatire in maniera finita e se concediamo la nostra partecipazione al dolore sentito da dei farabutti dobbiamo per forza sottrarla a gente che se la meriterebbe di più

    Dimostramelo. Fammi vedere qual è il punto in cui la compassione non può più andare avanti. Fammi capire che c’è davvero un confine, una fine, un punto di non ritorno, un momento dopo il quale nessun essere umano è più in grado di provare compassione, e non perché si è trasformato in una bestia, ma perché ne ha provata troppa.

    Quando ho scritto “Il nemico è fuori del genere umano e possiamo fargli ciò che vogliamo” non pensavo nemmeno da lontano alla legge dello stato. La legge è uguale per tutti. O almeno così dovrebbe essere, immunità varie permettendo. Parlo di sentimenti anche io. In particolare mi chiedo quale sia il meccanismo che scatta in ogni camera della tortura, che scatta nella testa dei poliziotti che caricano i manifestanti, cosa è successo nelle menti degli aguzzini di Bolzaneto, dei cittadini onesti che attaccano un campo rom? Quale se non una delle molteplici versioni del “Non sei uno di noi”: il solito dagli all’untore, alla strega, al mostro.
    Sticazzi, non sei uno di noi, e scusate il francesismo. L’appartenenza al genere umano non si perde mai. Non ci si divide mica in buoni e cattivi, come facevano le vecchie maestre, supreme sacerdotesse della pedagogia[1]. Non perché qualcuno ha commesso un’azione che ci ripugna siamo autorizzati a dire: “Non è un uomo”. Troppo facile tirarsi fuori dall’abiezione dell’umano.
    Guardare alla persona dietro l’azione è anche l’unico modo per assegnare giustamente delle responsabilità: se dico “Hitler era un mostro” il suo essere mostro necessita che si comporti come tale. E lo priva di responsabilità. E invece no: è un uomo che ha commesso delle azioni terribili e ne è responsabile. Ma uomo è e uomo rimane, non lo si può tirar fuori dall’umano. E di conseguenza bisogna rispettare in lui come in tutti gli altri la dignità dell’umano: che altro non è che rispetto per la propria.

    A proposito del “Sei una puttana” lo sapevo, mi sono espressa malissimo: non parlavo delle prostitute, ma dell’amabile abitudine di utilizzare come attenuante per le molestie l’abbigliamento o l’atteggiamento delle donne che le subiscono. Questo include chi fa la prostituta, ma non esclude il resto delle donne. E dire che una donna ha provocato un uomo è facilissimo: basta che lui abbia voglia di farsela. Basta una parola, un centimetro di caviglia che si intravede, dello smalto rosso sulle unghie dei piedi, una sigaretta, un calippo da succhiare, la lingua sulle labbra troppo secche, l’aver accettato un invito a cena, il girare con i capelli sciolti, l’essere bella di una bellezza imbarazzante.

    [1] Sono ironica, Oblomov e io manderemo i nostri bambini a Summerhill. Bambini splendidi, per altro, se prenderanno la mia intelligenza e la sua altezza. Sarebbe atroce se succedesse il contrario (cit.)

  18. Posted 19 August 2008 at 15:26 | Permalink

    Oblomov e io manderemo i nostri bambini a Summerhill

    No, ti prego, Summerhill no! :poke: :grin:

  19. Antonio
    Posted 19 August 2008 at 20:54 | Permalink

    Azalais, a questo punto mi rassegno a conservare una posizione piuttosto diversa dalla tua (ma confido nel fatto che non te ne dorrai trippo) se anche tu parli di sentimenti e non di azioni penali intraprese in nome di una giustizia amministrata da un corpo statale. Quanto alla limitata capacità di compassione dell’uomo non sono in grado di fornire dimostrazioni se con esse devo mettere l’uno dietro l’altro dei numeri ma forse non ce ne sarebbe neanche bisogno: non va dimostrato ciò che può esibire la chiarezza dell’evidenza. Conosci un uomo in grado di provare dolore per le sciagure di tutti i propri simili o anche solo di una parte consistente di essi? Certo, se per compartecipazione al dolore degli altri si intende l’espressione di un teorico dispiacere perfino io posso provar compassione per Hitler. Ma concedimi di proporre qualche esempio: tu ritieni legittimo dire che una persona soffre per le disgrazie di un’altra se non fa niente per diminuire la sua sofferenza? Chi fa qualcosa per i tanti che vengono sfruttati anche nel nostro Paese? Se alla gente importasse davvero della sorte di almeno un milione di ragazzine e giovani donne che vengono violentate e costrette a prostituirsi ogni giorno sui marciapiedi e in squallidi appartamenti di tutta Italia (sono cifre fornite dal ministero dell’Interno) non dormirebbe la notte, come mi permetto di confessarti, di tanto in tanto, capita a me. Se tu ne avessi la possibilità non faresti del male ai loro aguzzini? Ma con ciò stesso non sarebbe limitata la tua capacità di compatire? Quello dell’amore universale è un pregiudizio cristiano: tu provi lo stesso dispiacere se tua madre sta male o se stata male la tua vicina di casa? E soffri alla stessa maniera se leggi di analoghe situazioni in relazione all’esistenza di gente che non conosci? Purtroppo, dopo un certo numero di anni, il nostro corpo non riesce a sopportare il peso del dolore relativo alle persone che amiamo e quindi ci ammaliamo e moriamo, pensiamo se caricassimo su di noi il dolore del mondo. se vogliamo conservare un certo livello morale ma non vogliamo morire dopo un’ora dobbiamo selezionare. E del resto, anche da un punto di vista morale continuo a credere che una teorica compassione universale sia il miglior viatico per una totale indifferenza di fatto nei confronti delle vittime innocenti. Ti prego, se vuoi sottovaluta tutti gli altri miei ragionamenti ma non questo: pensaci un po’ su.
    Inoltre non credo che il mio discorso possa essere messo in relazione con il comportamento dei poliziotti violenti e corrotti, dei torturatori o degli imbecilli che assaltano gli altri gruppi etnici. Se io, sempre su un piano dei sentimenti (ma che orrenda parola!!!), nego il mio favore a qualcuno cerco di farlo con la testa, non con la pancia. Se un poliziotto fa certe cose a Bolzaneto è perchè nella vita non conta un cazzo e una volta ottenuta la divisa crede di poter partecipare dell’onnipotenza, in particolare di quella dei propri capi. Naturalmente l’annullamento dei freni inibitori diventa tanto più facile se è il tuo capo che ti dà un ordine . lo stesso vale per ogni altro tipo di torturatore in azione nelle camere di tortura e perfino per i balordi che danno l’assolto ai rom: in quest’ultimo caso sono le autorità politiche che tacitamente ti ordinano di attaccare. Secondo me la questione del diverso da poter legitimamente aggredire in quanto tale è da mettere in secondo piano: prima di tutto viene la questione della potenza e la forza che ti conferisce l’obbedienza: io sono convintissimo che la maggior parte dei crimini più efferati (soprattutto quelli politici o etnici) venga commesso più in nome dell’obbedienza che non per sadismo o odio verso qualcuno. Certo, questi ultimi aiutano, ma in genere si limitano a corroborare.
    Ad ogni modo io non voglio mica negare la qualità umana ai farabutti, dico solo che preferisco preoccuparmi delle sciagure dei giusti e dei pii. E non mi rimproverare obiettandomi che non si può dividere l’umanità in buoni e cattivi come fanno le sacerdotesse della pedagogia, verso le quali vedo che nutri rancore e disprezzo (ma almeno in questo le nostre posizioni coincidono più che mai a patto di includere anche i sacerdoti porcelloni della pedagogia): non intendo dire che chi sbaglia non possa redimirsi ma solo che intanto io devo distinguere, non sono mica comunista o cristiano! La disuguaglianza tra gli uomini è un dato naturale dimostrato da etologi e antropologi che ne sanno certamente più di me e quando qualche ideologia ha cercato di far valere l’opinione contraria le giustizie sono perfino aumentate. Se non distinguiamo, secondo me, finiamo poi per prendercela con chi non ha colpe (è sempre il solito mio tedioso discorso sulla finitezza della bontà umana).
    Un’ultima cosa: io ho l’impressione di non capire perchè vuoi mettere in mezzo la questione della presunta provocazione della donna nei confronti del violentatore: se un tale è mafioso e subisce una violenza in carcere è un conto e il caso preso in esame dall’ottimo Giovanni, che sta ospitando pazientemente nel suo blog la nostra amabile querelle, non riguarda una presunta provocazione da parte della vittima, o almeno se io faccio venire meno la mia compassione nei suoi confronti non è mica perchè avrebbe provocato lo stupro in qualche modo ma solo perchè suppongo che sia un verme più o meno quanto altri mafiosi, anche se con la per niente trascurabile attenuante di non aver stuprato in quella circostanza (tuttavia ti ricordo che nella mentalità mafiosa la violenza alla donna è considerata spesso come motivo di avnto e virilità, pertanto magari lo stuprato di turno ha anche già stuprato nella sua giovane carriera di mafioso).
    Per essere più chiaro: la donna che i luoghi comuni vogliono provocante se stuprata non commette niente di male neanche se prova a sedurre e poi non vuole il rapporto sessuale, il mafioso delle colpe invece le ha, anche certamente non nel caso dello stupro subito. Ma con queste mie nuove e vecchie affermazioni avrò certamente rafforzato la tua convinzione secondo cui io rimarrò sempre irrimediabilmente votato al male e pericoloso banditore di idee socialmente pericolose, tuttavia concludo questo mio commento ancora una volta intollerabilmente lungo affermando che ad essere pericolose non sono mai le idee, chè dove c’è intelletto si corre solo un sano pericolo, bensì i sentimenti (in questo caso i miei sentimenti non troppo indulgenti nei confronti di coloro che ritengo bricconi). Naturalmente ti porgo i miei saluti certo che non mi negherai le qualità umane di cui poi in fin dei conti non vado neanche troppo fiero. Abbasso l’umanismo, il quale ha condotto a rivoluzioni e dittature sanguinarie e a ben due guerre mondiali!!!!!

  20. Posted 29 December 2008 at 17:28 | Permalink

    Ho linkato questa discussione su Argo

    Detenuti e Bufale

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