Notizie scolastiche: buone, cattive, così così

Essendo sempre più convinto che, di tutti i Ministeri, quello dell’Istruzione sia il più importante, quello fondamentale per il futuro di uno Stato, faccio attenzione a tutte le notizie che riguardano il sistema scolastico ed universitario. Ho registrato alcune notizie importanti che, come da titolo, hanno qualità diverse.

Cominciamo con la migliore: la nuova Maturità. Finalmente si sta tentando di mettere una toppa alla precedente riforma. Gli esami di Stato tornano ad essere più “difficili”: metà commissione dei docenti sarà esterna e, cosa più importante, non si verrà ammessi “d’ufficio” agli esami, bensì bisognerà essere “idonei” e, quindi (penso), avere almeno la sufficienza in tutte le materie. A partire dagli esami del 2009, poi, un’altra buona cosa: non si potrà accedere alla Maturità se non si avrà superato i debiti formativi degli anni precedenti.

Ho vissuto sulla mia pelle gli anni più disastrosi della riforma Moratti, aiutato inoltre da docenti menefreghisti: sono stato ammesso agli esami non sapendo niente di Matematica e di Fisica, ho copiato interamente la versione di Greco della seconda prova degli esami di Stato, ho studiato (e a volte piuttosto superficialmente) solo Filosofia e Storia, perché mi piacevano. Ora sono iscritto in Filosofia, procedo con ottimi voti, ma sono vittima di un 3+2 che non lascia spazio a nient’altro che crediti, formalità e burocrazia. Insomma, neanche l’Università mi sta dando quella formazione completa che speravo, per la quale più volte faccio l’autodidatta.

Se negli anni del Liceo me la spassavo, oggi mi rendo conto di quanto ho perso, di quanto non ho imparato. La prima notizia, pertanto, ha tutto il mio consenso.

La seconda, invece, mi sembra cattiva: la cosiddetta “Guerra di Religione” è stata vinta da Fioroni. Se si parlasse di Religioni, sarei ben contento che questa materia contribuisse seriamente alla formazione dello studente. Ma l’ora di Religione, la cui istituzione risale (ma tu guarda un po’!) al Concordato del Vaticano con il regime fascista contenuto nei Patti Lateranensi del ‘29, è l’ora di Cristianesimo. La logica, oltretutto, non è un opinione: non si può chiedere allo studente la volontà o meno di seguire l’ora di Religione, per poi premiarlo se la sua risposta sarà affermativa e svantaggiarlo in caso di rifiuto.

Poi due pessime notizie from the Great Britain. Il governo Blair, ormai agli sgoccioli, ha pensato bene di dire l’ultima cavolata in tema di scuola ed educazione: è sbagliato permette agli alunni di alzare la mano per prendere la parola o per rispondere ad una domanda dell’insegnante. Per tutelare i “timidi” e i ragazzi poco studiosi, si sta cancellando una buona abitudine degli studenti più “emancipati” e volenterosi: quella di imporre la propria volontà, di esprimere il proprio parere, di far vedere la propria conoscenza e di vantarsene! Nelle mie esperienze di scolaro, penso soprattutto alle elementari ed alle medie, il compagno bravo che alzava la mano ad ogni occasione era uno stimolo, non un inibitore.

La seconda nuova made in England ha del patetico: per paura di offendere gli studenti musulmani, alcune scuole secondarie hanno deciso di eliminare l’Olocausto dal Gcse, cioè l’equivalente dei nostri esami di Stato. Sicuramente, penso, non verranno toccati neanche temi “nuovi” come l’attuale guerra in Medio Oriente, la situazione mondiale dopo l’attentato alle torri gemelle etc. Ma allora mi chiedo: che diamine potranno dire del ‘900 questi studenti? Purtroppo l’incontro con “l’ospite orientale” (per fare una citazione che non c’entra granché) fatica a trovare delle soluzioni intermedie tra l’odio razziale e l’appiattimento culturale.

Dulcis in fundo, una notizia “così così”, perché ha un potenziale ottimo ma, conoscendo l’Italia, mi lascia scettico. L’associazione Biblia ha raccolto 10.000 firme per il suo appello per lo studio della Bibbia a scuola. Studiare l’origine della propria civiltà e cultura è fondamentale, anche per sconfessarla e distaccarsene. Molte nazioni hanno un testo “fondativo” (non ce l’ha l’Italia); studiare il testo che si propone come fondativo dell’intera civiltà occidentale è necessario, così come è necessario studiare l’Iliade, l’Odissea e la Divina Commedia, così come per i Tedeschi è necessario studiare il Faust. E sicuramente leggere la Bibbia farà rendere conto di molte delle assurdità che vi sono scritte! Infatti, non mi sembra che la Chiesa stia appoggiando apertamente l’iniziativa: il Testo Sacro non sarebbe più mediato dalle parole del parrino di turno, ma sarebbe direttamente fruito dal credente, che potrebbe così farsene un’idea propria. Praticamente, una riforma protestante in versione scolastica.

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15 Comments

  1. Cateno
    Posted 12 June 2007 at 17:10 | Permalink

    Caro Giofilo, le buone (o almeno “buonine”) notizie sul fronte scolastico (liceale e universitario) da un lato mi confortano, dall’altro mi fanno dire: “Ma per il cane! Perché proprio noi siamo ci siamo dovuti sorbire il peggio del peggio?”. Vabbè, ormai pazienza!
    Per il resto, le fracanate inglesi non mi sono nuove… Spero non ci spingano ad imitarle, conoscendo la propensione italiota ad imitare il peggio.
    Per lo studio della Bibbia, beh, che dire? Sai come la penso e dove si spinga il mio pessimismo nelle questioni religiose. I ragionamenti convincono solo coloro che ragionano. Studiare la Bibbia sarebbe un’ottima cosa, ma credo che avverrebbe una della seguenti:
    1) i parrini pretenderebbero di “insegnarla” loro o di farla insegnare a gente “parrinara” come gli attuali insegnanti di religione;
    2) fatta salva la possibilità di un docente fuori dall’ordinario, lo studio della bibbia sarebbe come lo studio di qualsiasi altra disciplina, ossia per la maggior parte degli studenti non contribuirebbe per nulla o quasi ad una maggiore comprensione del mondo; un po’ come avviene per lo studio liceale della storia della filosofia: la maniera comune di ragionare non ne viene punto scalfita. Ovviamente ci sono gli studenti interessati, ma sappiamo quanti sono pochi.
    3) considerato che tanti insegnanti si professano cattolici, non credo saprebbero porsi in maniera critica di fronte al testo biblico, perciò o direbbebbero un sacco di sciocchezze o comunque le sciocchezze che direbbero rimanderebbero al punto 1).
    Il mio pessisismo su questioni religioso è forse troppo radicale, lo so. Credo, in definitiva, che un cambiamento religioso potrebbe avvenire solo con un cambiamento di “impero”, se scusate la pesantezza del termine.
    Ma in ogni caso, tanto per citare Stirner, si abbatterà un cielo per sostituirlo con un altro.

  2. Posted 12 June 2007 at 17:24 | Permalink

    Caro Cateno, grazie del commento!
    Mi trovi pienamente d’accordo con ciò che hai detto. Ripeto infatti che la proposta dello studio della Bibbia mi lascia alquanto scettico, ed i motivi sono proprio quelli che hai elencato tu…

    Sarà la filosofia che ci ha fatto pessimisti? Sarà perché siamo pessimisti che siamo iscritti in filosofia? ;-)

  3. gnoti sauton
    Posted 17 June 2007 at 22:28 | Permalink

    finalmente qualche buona notizia (anche se ancora la strada da fare è tanta)…purtroppo non ho avuto la stessa fortuna..se penso a quanto potevo fare e non ho fatto…alle lacune che mi sono portata dietro fino alla maturità…!
    Per quanto riguarda la Bibbia, non so quanto potrebbe essere utile insegnarla a scuola…il compito sarebbe forse affidato a chi crede nella Scrittura come testo sacro e di conseguenza non ci sarebbe nessun distacco ne tentativo di sconfessarla ( e io sarei anche d’accordo in questo essendo cristiana) ma forse non sarebbe giusto per chi la pensa diversamente…e credo che ognuno deve avere una propria opinione di ciò che è la Bibbia…non l’opinione di un altro…credente o non credente che sia…

  4. Posted 12 July 2007 at 20:09 | Permalink

    “si abbatterà un cielo per sostituirlo con un altro”

    Sai, credo che quel cielo mistico e irrazionale sia già nello scantinato, per questo ogni questione culturale di interesse nel mondo, e di conseguenza nelle scuole che il mondo dovrebbero spiegarlo, precipita in un discorso sulle religioni. Il tetto crolla e la chiesa e i suoi portavoce nelle camere pensano ai restauri. Ecco: la religione è una cosa da museo. Badate bene, non voglio negare la spiritualità, quella non potrà mai morire, ma le macchinosità e le favolette andavano bene per i teologi e per gli ingoranti. Noi che ci arrabattamo in questo secolo di contraddizioni ma anche di conquiste per tutti, di emancipazioni, siamo secolarizzati naturalmente a questo cambiamento.
    Almeno io lo vedo e altrimenti lo vorrei vedere. Vi lancio solo una domanda: E’ laico quello Stato che riconosce nella Sacra Bibbia il libro fondativo di tutta la sua cultura?

    Buona serata! ^_^

  5. Posted 13 July 2007 at 09:05 | Permalink

    Ciao Sincontrario!

    Sul tuo giudizio sulla religione…siamo pienamente d’accordo!

    Per quanto riguarda la tua ultima domanda:

    Devi capire che l’Italia è uno staterello patetico, se confrontato con Nazioni come Germania o Francia o Inghilterra. Non ha alcuna unità di tipo nazionale ed ogni momento è buono, anzi, per parlare di “autonomia”.
    Questo perché? Perché l’Italia non è una Nazione. Gli italiani non si sentono “popolo italiano”. Sei mai andata in Spagna? Lì, invece di dire “los espanoles“, dicono “el pueblo espanol“.

    Una prova di questo fatto, si ha notando che l’Italia non ha un testo fondativo della propria cultura. Le grandi nazioni ce l’hanno, dalla Grecia con Omero all’Inghilterra con il ciclo Bretone al Canto dei Nibelunghi in Germania.

    E’ un elemento a dir poco fondamentale di una Nazione, quello di riconoscersi in una medesima tradizione, in un medesimo background culturale, in una medesima storia e modo di vedere il mondo. Ma l’Italia, di questo elemento ne è totalmente priva.

    Ed a questo punto entra in scena la Bibbia, anzi, i Vangeli, i quali vogliono essere posti come “fondativi” della cultura italiana. Ma non potranno mai esserlo, perché:

    1) quei testi non parlano dell’Italia, anzi, parlano di qualcosa di “lontano”, di “diverso”, che è stato da noi assimilato solo a causa della Chiesa.

    2) La Bibbia si propone, nostro malgrado, come testo fondativo non di una sola Nazione, ma dell’intera umanità.

    Spero di aver dato una risposta interessante!

    Grazie per il commento,
    complimenti per il tuo blog,
    Giovanni

  6. Posted 15 July 2007 at 23:22 | Permalink

    caro Giovanni,
    Io credo che invece l’Italia abbia eccome dei testo fondativi, ma per fortuna son più d’uno. Pensiamo a Petrarca, a Dante, a Boccaccio e via via…pensiamo alla letteratura! Giusto un pò di tempo fà un amico mi faceva leggere alcuni passi conclusivi del libro “Stile Novecento” di G.Ficara ( docente di lett. italiana all’università di Torino) in cui si menzionava la perduta memoria della nostra cultura letteraria, oltre a puntualizzarne il ruolo nella formazione di una identità italiana.

    ” se l’identità, la coscienza nazionale, è anzitutto apertura agli altri, uscita da sè nella conversazione, il paradosso degli italiani è in effetti di essere troppo italiani, cioè troppo chiusi, impediti nell’espressione dall’isolamento in una fittizia ‘identità italiana’: il caffè, al tempo di Leopardi; le giacche, oggi. ”

    saluti!

    grazie per essere passato dalle mie parti : )

  7. Posted 16 July 2007 at 12:52 | Permalink

    Ciao Sincontrario,

    Si, senza ombra di dubbio la nostra cultura è la Letteratura (nel senso ampio del termine, in cui includo anche testi filosofici e scientifici).

    Eppure, se ci pensi, c’è un paradosso: la nostra storia inizia nella notte dei tempi; la nostra cultura inizia in pieno medioevo, con la “scuola siciliana” o con San Francesco.

    Per il resto, poi, bisogna aggiungere le varie “anomalie italiane”:

    Ad esempio, se in molti altri paesi la televisione è uno strumento di svago per chi la vede e commerciale per chi la fa; per l’Italia, invece, la televisione e Mike Buongiorno sono stati tra le maggiori fonti di alfabetizzazione culturale.

    Altro esempio: ciò che unisce davvero l’Italia sono le aziende! Grandi industrie come la Fiat hanno fatto l’Italia. Basta vedere la pubblicità della nuova 500 per capire ciò che intendo.

    Se parliamo di grandi artisti, letterati, filosofi, “santi, poeti e navigatori”, l’Italia non ne è priva, tutt’altro.

    Se, invece, parliamo di cultura italiana (cioè della coscienza comune del popolo, del modo in cui un popolo si rappresenta, si autorappresenta), purtroppo non ce n’è l’ombra.

    Ciao e grazie per la stimolante discussione!

    A presto,
    Giovanni

  8. Posted 18 July 2007 at 23:57 | Permalink

    Ciao!

    Forse si stanno concatenando discorsi che scorrono su piani differenti. Provo a spiegarmi: tutto era partito dalla proposta di insegnamento della Bibbia nelle scuole con l’assunto che sia un vero candidato al titolo di Libro Fondativo, percui utile alla cultura. Si era concluso che non fosse proprio molto adatta per le sue pretese di universalità nonchè per il suo carattere confessionale inscindibile; dannoso se non già sepoloto. Se parliamo di testi e se volgliamo prendere atto della laicità del nostro stato, allora è alle letterature che si deve guardare. E’ giusto risalire alla scuola sicialiana, dovremmo anche includere i latini di qualche tempo addietro, e per giustizia storica la Magna Graecia da cui risale la nostra lingua e tutta la cultura occidentale. La Cristianità fù più un fatto storico-sociologico, un processo per molti versi anticulturale, con missioni intellettuali blindate; volontà di perpetuamento e di universalità totalitarie e cieche, una storia di poteri e di luoghi. Questi caratteri mi sostengono un poco quando dico di non dispiacermi ad isolare dalla tradizione la chiesa. Essa si distanzia in essenza dall’emblema più antico e più riuscito dell’occidentalità, ossia dalla ragione che eleva l’uomo dalla barbarie e dalle superstizioni ; liberandolo dal mistero della fede. Che brutto posto per la chiesa essere nella culla della filosofia e dell’illuminismo!
    Questa è la cultura eterna. Non ci piove.
    Per quanto riguarda la sensazione dell’italiano di sè, non mi stupisco che dilaghi una profonda inconsapevolezza mista ad ignoranza, ma questo è un discorso da circoscrivere, nel senso che l’italia ha una cultura italiana, ma non ha un popolo che sostenga quella cultura. Noi vorremmo che nelle televisioni e fra la gente si percepisca l’orgoglio culturale vero, invece siamo in balia delle mode, e dei pensieri-oggetto .Si instaura così una proporzionalità inversa tra consapevolezza culturale/storica e apertura mentale. Qualcuno sembra smarrito: non sà dove cercare le sue radici( che sono molte e dinamiche) anche se ne è il frutto in ogni aspetto della sua vita; quindi ha paura, rifiuta il progresso, si ancora ai passato prossimo senza godere della sua eredità e crescere come figlio del suo tempo.

    Grazie a te!

  9. Posted 19 July 2007 at 00:10 | Permalink

    Pardon..proporzionalità diretta.
    ^_^

  10. Posted 19 July 2007 at 13:25 | Permalink

    La Cristianità fù più un fatto storico-sociologico, un processo per molti versi anticulturale, con missioni intellettuali blindate; volontà di perpetuamento e di universalità totalitarie e cieche, una storia di poteri e di luoghi. Questi caratteri mi sostengono un poco quando dico di non dispiacermi ad isolare dalla tradizione la chiesa.

    Sono perfettamente d’accordo con te! Anche se continuo a pensare che lo studio della Bibbia come testo “umano troppo umano”, con corsi tenuti da docenti veri (e non i prof. di religione reclutati dal Vaticano), sia molto utile. Utile per fare i conti con una realtà (quella della superstizione religiosa) che, vuoi o non vuoi, ci pervade.

    Per quanto riguarda la sensazione dell’italiano di sè, non mi stupisco che dilaghi una profonda inconsapevolezza mista ad ignoranza, ma questo è un discorso da circoscrivere, nel senso che l’italia ha una cultura italiana, ma non ha un popolo che sostenga quella cultura.

    Ecco, qui io mi sento più pessimista. Nel senso che io credo fortemente che la cultura è costantemente ed indissolubilmente legata al popolo. Kultur e Volk, sono sempre uniti in un Volksgeist, lo “spirito del popolo” (al di là, ovviamente, delle declinazioni eccessivamente nazionaliste che poi sfociarono nel nazionalsocialismo tedesco).

    Il popolo italiano, mi sembra, possiede tale “spirito” in misura minore (o sporadica) rispetto agli altri popoli europei. Tranne, ovviamente, quando vinciamo i mondiali di calcio, quando dobbiamo affermare la nostra volgare italianità contro gli immigrati etc. etc.

    Se manca il popolo, la cui coscienza è alla base dello sviluppo culturale, manca la cultura; oppure si resta fossilizzati in uno storicismo “monumentale” (come diceva Nietzsche), in cui si eleva il passato ad exemplum che, puntualmente, non viene seguito né rinnovato.

    E’ giusto risalire alla scuola sicialiana, dovremmo anche includere i latini di qualche tempo addietro, e per giustizia storica la Magna Graecia da cui risale la nostra lingua e tutta la cultura occidentale.

    Io sono d’accordissimo, ma così non si rischia forse di scambiare l’Italia con ciò che il Tiraboschi chiamava “quel tratto di paese che or dicesi Italia” ?

    Ciao e a presto,
    Giovanni

  11. lorenzo
    Posted 10 February 2008 at 08:51 | Permalink

    voglio commentare questo blog dicendo che la trovo una carognata bella e buona poter bocciare solo con un 5 per fare un esempio e poi 1)la fioroni dice che per chi ha il debito formativo di recuperare a gennaio dove ci sarà una pausa didattica ma i fondi dove sono?le famiglie che non li hanno dove andranno a parare?2)è sbagliato fare la riforma anche da chi ormai si trova al 3 è impossibile che un ragazzo possa riprendere i 2 anni precedenti quindi premesso questi parametri questa riforma va rivisitata p.s. passi quella in cui non si è ammessi agli esami se non hai tutti 6 ma le riparazioni a sett è una condanna sia per gli studenti sia per le famiglie spero vinca la destra

  12. Posted 10 February 2008 at 12:42 | Permalink

    Lorenzo: bravo, così gli studenti usciranno tutti contenti, promossi e…ignoranti. Bella cosa!

  13. lorenzo
    Posted 11 February 2008 at 20:32 | Permalink

    giofilo non dico di poter passare con 4 debiti ma almeno poter passare con uno mi sembra accettabile è inaccettabile che se uno a 5 venga bocciato

  14. Posted 12 February 2008 at 09:19 | Permalink

    Ciao Lorenzo,

    Nella società, a qualsiasi livello, i debiti si pagano. Ed io penso che sia giusto che anche a scuola si faccia così. Soprattutto perché non si tratta di debiti nei confronti di qualcuno, ma nei confronti di se stessi.

    E poi, non si è detto che se hai un debito vieni bocciato. Vieni bocciato se hai un debito e se non riesci a ripararlo! Questo vuol dire che non solo non hai studiato durante l’anno, ma neanche durante l’estate per riparare a quella insufficienza. E questo non si può permettere, perché la scuola è fatta per studiare, non per altro.

    L’unica condizione: che le scuole facciano svolgere gratis dei corsi estivi o pomeridiani ai ragazzi che hanno il debito. E che questi non siano costretti a pagarsi un docente privato.

    Ciao e grazie del commento!
    Giovanni

  15. lorenzo
    Posted 13 February 2008 at 16:51 | Permalink

    si in questo ti totalmente ragione ma sai non nella scuola mia(manthonè) ma nello scientifico i corsi si sono fatti pagare il preside di quell’istituto ha detto “ok la legge è questa se volete i corsi pagate” prima di fare una legge simile bisogna vedere i fondi per le scuole,valutare bene l opinione di studenti,e poi se uno ha 5 in matematica ma si impegna cerca ma non riesce non può essere da condannare facendo così le scuole non avranno più alunni perchè succede che anche i più bravi abbiano un debito e vengano bocciati

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