L’altro giorno, pensavo alla prima Beatitudine. E’ una cosa davvero indecente. Eccola qui:
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Io non so cosa insegnano oggi al catechismo, ma per me i “poveri di spirito” sono un genere di persone ben preciso: gli ignoranti. La prima beatitudine è un elogio della stupidità.
Forse al catechismo la intendono diversamente e i “poveri di spirito” sono gli “umili”? Ancora peggio! Qui umiltà vuol dire una sola cosa: totale asservimento a Dio; divieto di porsi le domande; “tagliarsi la testa” (come si diceva ieri a lezione di Filosofia della mente) e riporre ogni speranza nell’Onnipotente. Insomma: smettere, volontariamente, di pensare.
Un prospettiva così lontana da quelle dei Santi-filosofi (Agostino, Tommaso etc.) che, con il loro continuo domandare e confessarsi, testavano e provavano continuamente la propria fede, mettevano in crisi la propria religione e le imponevano un rinnovamento, sfidavano a suon di Ragione il proprio Dio.
Questo monoteismo è forte per questo: asseconda l’insano bisogno di indifferenza degli uomini.





33 Comments
Ciao Giovanni,
devo proprio darti ragione, non mi piace moltissimo la piega che sta prendendo la discussione. Non amo discutere di politica et similia!
Per questo, senza alcuna pretesa, vorrei iniziare a discutere con te di qualche passo delle Sacre Scritture, e inizierò proprio dall’inizio del vangelo più antico, il vangelo di Marco.
Innanzitutto, Marco è il solo che chiama la sua opera “eu-aggelion”, ovvero “buon annuncio”; in seguito il termine passerà ad indicare i quattro vangeli canonici. Con questo titolo, Marco già connota “divinamente” la sua opera, dando un’impronta particolare ad essa. Sicuramente ciò è dettato dalla sua vicinanza con gli eventi di Cristo, poichè si ritiene che il vangelo sia stato scritto intorno al 66 d.C. Egli credeva fermamente che Gesù fosse il Cristo, il Messia tanto atteso, e dunque la sua opera ha questa notizia come sfondo. Vuole comunicare al mondo intero questa grande scoperta, questo “lieto annuncio”. Del resto, Gesù stesso invita più volte i discepoli ad andare per le strade e annunciare la sua venuta.
Dopo una prima, necessaria epoca di tradizione orale dei fatti di Gesù, ci troviamo dinanzi ad una delle prime stesure, e per questo più intrise della meraviglia davanti ai fatti accaduti.
Oltre a “Cristo”, Marco chiama Gesù “Figlio di Dio”, titolo che ha una connotazione molto importante, riscontrabile nell’Antico Testamento (così come il titolo di Messia). Sarà spiegato più avanti dall’evangelista.
Segue una citazione da un libro del profeta Isaia (in realtà Marco non scrive propriamente “nel profeta Isaia”, ma scrive “com’è scritto nei profeti”; in seguito ricerche filologiche hanno appurato che si trattava di un passo di Isaia). Era prassi comune far riferimento all’Antico Testamento, nell’ottica di chi vuole interpretare la storia ebraica alla luce della venuta di Cristo.
Segue l’introduzione della figura di Giovanni Battista. Una figura molto importante, che serve a “parare viam Domini”, a preparare la strada al Signore. Come? Battezzando, ovvero facendo sì che gli uomini morissero al loro peccato, per rinascere a vita nuova. Letteralmente, “baptizo” in greco vuol dire “affogo”, cioè una specie di morte rituale in acqua, che però, a differenza di altre religioni, era non violenta. L’abluzione rituale era comune ad altre religioni, ma la differenza sta nel fatto che Giovanni chiede la sincera conversione del cuore.
Giovanni Battista non sarà compreso dal popolo: “vox clamantis in deserto”, voce di uno che grida nel deserto, inascoltato. Cerca di svegliare il suo popolo, che ha chiuso Dio nei templi, per prepararlo alla grandiosa venuta di Cristo, al quale egli “non è degno di sciogliere il legaccio del sandalo”.
Giovanni, credo che per ora sia sufficiente… Aspetto tue notizie!
A presto
Giorgia
il fatto che per secoli la Chiesa di Dio( o una chiesa che si autodefiniva tale) abbia utilizzato tale versetto in funzione apologetica della santa ignoranza non significa che questo versetto celebri l’ignoranza, tutt’altro.
se leggeste meglio la bibbia (cosa che consiglio anche ad Odifreddi che, rinvenendovi delle bruttezze letterarie dimostra di conoscerla in modo superficiale o di non conoscerla affatto) vi accorgereste che la sapienza è considerata da Dio eccelsa,fonte di vita. Leggete il passo in cui Salomone chiede a Dio la saggezza e Questi gli risponde dicendogli di ammirarlo per tale scelta, dal momento che gli uomini di israele si rivolgevano a lui solo per chiedergli una vita lunga, la distruzione dei popoli nemici o le ricchezze. Salomone passò alla storia come sapiente nell’amministrazione della giustizia
(oggi lo definiremmo un grande giurista) e eccelso conoscitore del mondo animale e vegetale (una sorta di biologo ante litteram).
é semplicemente sbagliato affermare che il messaggio cristiano sia contrario al progresso culturale e scientifico: invero vuole ricordare che il principio della sapienza ( e quindi correlativamente anche il limite) è dato da Dio stesso. Il che non implica una resa dell’uomo dinanzi al mistero della vita e della natura, ma per esempio comporta un appropriato utilizzo dei ritrovati della conoscenza scientifica.
Un uomo colto, abile, capace è un uomo che può fare qualcosa di buono, può aiutare gli altri, essere utile come medico, avvocato, insegnante ,teologo, consulente finanziario, falegname etc etc. dio non ci chiama a piegare la testa come un giunco (leggete Isaia) per umiliarci e tenerci al riparo da idee pericolose, vuole il nostro bene e vuole persone capaci di agire per chi ha bisogno di aiuto.
il povero in spirito è una persona che mantiene semplicemente l’umiltà che ogni essere umano dovrebbe avere, nonostante tutta la conoscenza, i titoli e i blasoni che può accumulare nella sua vita.
questo è quello che la Bibbia dice, e quello che ho sentito nella mia vita quando, pochi anni fa, ho deciso di riconoscere che Dio era Dio.
Ciao Davide,
Grazie per il tuo commento, su cui in lina di principio non ho nulla da obiettare.
Solo una cosa, però, è per me fondamentale: non puoi mettere tra parentesi queste tue parole iniziali
Ognuno di noi può prendere in mano la Bibbia e leggerci ciò che vuole: messaggi d’amore o di odio, di speranza o di rassegnazione. Ciò che fa la differenza tra l’interpretazione di ognuno di noi e l’interpretazione della Chiesa è il fatto che la nostra interpretazione (fino a prova contraria) non vale nulla, mentre quella della Chiesa si chiama ortodossia.
E’ inutile rifugiarsi dietro la vera parola di Cristo, o di qualche profeta. La loro parola non esiste più. Il testo antico, in quanto tale, è una chimera. Ciò che ci resta è solo una sua interpretazione. Secondo me, la Chiesa ha voluto dare un’interpretazione disastrosa alla prima beatitudine, così come ho scritto nel post qui sopra.
Non è possibile scindere Cristianesimo e Chiesa. Anche se l’uno ha un buon messaggio, viene poi del tutto vanificato dall’altra.
Voi Cristiani, piuttosto, dovreste difendere quel messaggio ad ogni costo…e non certo con le preghiere. Ma denunciando quell’associazione a delinquere che ogni giorno non fa altro che aumentare il suo potere politico.
Non parlo ovviamente della Chiesa caritatevole, quella che fa del bene, quella dei giovani come Giorgia. Parlo della Chiesa dei cardinali e dei papi, della Chiesa che insulta gli omosessuali e fa campagna elettorale, della Chiesa pedofila e della Chiesa amante del denaro, della chiesa contro l’aborto ma anche contro il preservativo. Parlo della feccia, insomma.
Grazie ancora per il commento,
Giovanni
P.s.: Giorgia, non ti preoccupare, non mi sono dimenticato di te, ti risponderò. Ma magari vorrai prima tu rispondere a questo ultimo messaggio. E se Davide vorrà rispondere ancora, la nostra conversazione potrebbe non essere più un dialogo
Ciao Giovanni!
Approfitto per rispondere al commento:
Secondo me, devi calare nel giusto contesto la presunta “miglior interpretazione” della Chiesa. Pensa all’epoca medievale, in cui il popolo era fondamentalmente una gran massa di ignoranti (cosa che, del resto, non si discosta molto dalla società odierna, seppur per altri versi). Dare la Bibbia (non dico la versione ebraica, ma anche la vulgata di S. Girolamo, che essendo tradotta ad verbum o quasi è abbastanza fedele agli originali.
A proposito di ciò
E qui ti sbagli, caro Giovanni. Sebbene la tradizione del testo sia un procedimento lungo e faticoso, esiste una branchia della filologia classica (la filologia neotestamentaria) che si occupa proprio della tradizione del nuovo Testamento. E questa è una vera e propria scienza. Te lo dico perchè me ne sono occupata!
No, Giovanni. La Chiesa in quanto istituzione è una espressione del Cristianesimo, è vero. Ma esiste la Chiesa degli umili, dei bravi cristiani, dei bravi sacerdoti. Tutti siamo Chiesa, non possiamo nasconderci dietro un dito, accusando l’istituzione, senza fare nulla per migliorare. La corruzione (nel senso più ampio del termine) esiste, perchè la Chiesa è fatta di uomini. Ma io sono cristiana per Gesù Cristo, non per la Chiesa.
Spero di essere riuscita a comunicarti il mio punto di vista! Io amo Cristo, e se anche la Chiesa è sua espressione, mi impegno per migliorarla ogni giorno!
Riguardo argomenti più profani: si ricomincia!!! Io sono di nuovo in facoltà ogni fantastico giorno e… stress da esami più che mai! Chissà se non potremo realizzare quella famosa conversazione live.
Grazie per l’opportunità di confronto.
Aspetto notizie anche sull’altro versante (vedi commento precedente)!
A presto
Giorgia
Ciao Giovanni,
scusa la mia risposta così tardiva ma tra tesi ed esami mi ero scordato di tutto.
Capisco il tuo punto di vista, un punto di vista che per italiani immersi in un ambiente cattolico è comune. Il problema è che la cosiddetta ortodossia, molto spesso, è nient’altro che un grave allontanamento dal testo sacro -e qui, mio malgrado, entrerò in conflitto con i fratelli cattolici, verso i quali provo rispetto ma non nego di avere robuste critiche al loro indirizzo-.
Ad esempio: la chiesa cattolica promuove il culto dei santi, culto che spesso sfocia in adorazione, rivolta anche verso immagini e oggetti di plastica. Eppure non serve una schiera di raffinati teologi per notare che nel Nuovo (e ancor più nel Vecchio) Testamento è chiaro il rifiuto di qualsiasi adorazione verso uomini o oggetti; lo stesso Paolo, in un paso degli atti che adesso non riesco a citare a memoria, proibisce che la gente si inginocchi dinanzi a lui e afferma: alzati, sono anche io un uomo.
tutto questo non per alimentare annose polemiche interpretative, ma solo per dire che la Bibbia va letta, da cima a fondo (cominciando a mio avviso dai vangeli per rendere più dolce la pillola). Va letta e, per quanto difficile in alcuni passi, anche i semplici -forse quegli stessi poveri di spirito- la possono capire, probabilmente meglio di tanti sedicenti teologi.
l’ortodossia, dal mio punto di vista, in alcuni casi diventa una lettura accompagnata dall’autorità del potere che la impone, a volte, solo per conservare un proprio privilegio (ad esempio la infondata “teoria delle chiavi” da cui discenderebbe l’infallibilità del Papa quando si esprime ex catedra, infallibilità che, scusatemi, riconosco solo a Dio e a Cristo, non a, seppur sapienti e giusti, esseri umani).
Idem per il culto della Madonna: Maria era una donna, una donna come poche ce ne furono quanto a maturità, saggezza (vedi il cantico nei primi capitoli del Vangelo di Luca), ma pur sempre una donna che si rivolge a Dio chiamandoLo Salvatore ( quiandi anche lei era una peccatrice, in attesa di un Salvatore). in tutta la Bibbia non si parla mai della Madonna, tuttavia la Chiesa la venera. E allora chi ha ragione?
scusa il tono polemico, ma credo sul serio nella parola di Dio e non credo per niente a ciò con cui cristiani o non cristiani alterano tale parola.
Per essere bipartisan devo comunque ammettere che non solo i Cattolici a volte fanno letture tendenziose: anche la Chiesa Evangelica, alla quale appartengo, pur essendo strettamente aderente al testo sacro, a mio avviso a volte dà una lettura troppo unidirezionale e estrema dell’insegnamento di Paolo sulla grazia e la fede, dimenticando per esempio l’importanza che Gesù, soprattutto nel Vangelo di Matteo, dà alle opere, all’agire.
Comunque ammetto di non essere un teologo, nè di aver fatto approfonditissimi studi in materia, avendo una formazione da giurista; quindi accetto di buon grado ogni critica nel caso in cui le cose da me dette siano inesatte o superficiali.
Il discorso sulla mancanza di infallibilità si applica a me come a tutti.