Ho scritto, per Megaron, un articolo sul valore dell’Università e degli studenti italiani di oggi: Univeristà e laureifici. E’ un articolo cattivo, che non tiene conto degli aspetti migliori (quei pochi che rimangono) della Universitas… ma bisogna essere critici su ciò che va male, giusto?
Università e laureifici
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7 Comments
Un articolo del tutto condivisibile. E’ evidente che lei conosce perfettamente il funzionamento reale dell’Università (e non le sue visioni più o meno ideologiche) e lo descrive con chiarezza. Parole come queste dovrebbero far meditare, perché -semplicemente- sono vere e cioè corrispondono ai fatti: «Ovviamente, la bassa qualità dello studio porterà all’annullamento totale del diritto allo studio. Se l’Università statale non garantirà più un alto livello d’istruzione, è ovvio che chi vorrà avere “diritto allo studio” (uno studio serio, intendo) dovrà sborsare fior di quattrini (già lo si fa) per prestigiose Università private».
Un chiaro esempio di eterogenesi dei fini. Proprio chi -come noi- vede nello studio uno strumento, forse l’unico, di abbattimento delle barriere sociali, dovrebbe chiedere una durissima meritocrazia. In caso contrario, sarà il censo -ancora una volta- a fare la differenza.
Grazie mille, Prof. Biuso, dei suoi commenti qui e su Megaron.
E grazie per aver ricordato la parola magica: “meritocrazia”. Ho dimenticato di inserirla nel testo dell’articolo, ma credo sia implicita.
Ti ringrazio per la citazione! E ovviamente condivido l’amarezza ma ammetto la mia scarsa voglia di studiare le materie in curriculum (e ne intuirai il motivo…).
Intuisco perfettamente
Ciao!
Condivido pienamente le tue opinioni e la tua amarezza.
Aggiungerei lo scandaloso fenomeno delle cosiddette “convenzioni” con enti pubblici (es. forze dell’ordine, regione) e privati (es. organizzazioni sindacali) che consentono ai dipendenti e agli iscritti la possibilità di sostenere esami con programmi più che dimezzati.
Tali “convenzioni” consentono però alle Università – ormai in regime di autonomia economico/gestionale – notevoli introiti dalle copiose tasse versate dai molti aspiranti alla laurea “facile”.
La causa del vero problema si inquadra nel sistema delle “privatizzazioni degli enti pubblici”, iniziato negli anni novanta e del quale emergono, oggi, tutti i difetti. L’Italia è un paese instabile e traballante, abituato a scopiazzare dagli altri norme e sistemi senza avere poi la capacità di farli funzionare.
Il problema delle Università è quindi “economico”.
Le Università non hanno più i giusti finanziamenti pubblici che consentirebbero una più qualificata programmazione per favorire “una durissima meritocrazia” (giuste parole!)e si arrabattano a cercare soluzioni redditizie che inevitabilmente abbassano gli standards di qualità.
Ti saluto e complimenti per i tuoi successi
Ciao Lorenza!
Hai proprio ragione, quello delle convenzioni (non so se conosci il caso indecente dell’Unikore di Enna) è una faccenda vomitevole.
Ma nell’articolo la mia critica va ai giovani perché 1) ne faccio parte e, quindi, “conosco” ciò di cui parlo, e 2) sembra scontato dirlo, ma sono loro il “futuro”. E se va avanti così, il futuro sarà peggio del presente.
I miei successi? Sono piccoli ma importanti, per me. Grazie mille!
Un bacio e un abbraccio,
Giovanni
Ho letto il tuo articolo e i commenti, ci ho pensato sù.
Credo che bisognerebbe sempre vedere le cose in modo ampio, a prescindere dagli ultimi 5 anni, dalle novità che il legislatore ha imposto, in ultimo dai problemi economico-politici. L’aspetto che vorrei evidenziare quì è il cambiamento di costumi nell’istruzione di massa dal dopoguerra ad oggi, a parole mie, semplicemente, con quei quattro pensierini che mi passano per la mente. I giovani che si stanno iscrivendo e laureando oggi sono figli di una generazione piuttosto felice, che ha conosciuto il diritto ad una istruzione, ha avuto accesso a scuole superiori professionali che introducevano al lavoro; e nel migliore dei casi ( casi benestanti) ha varcato le soglie di licei classici e facoltà classiche. Questi ultimi portano oggi in tasca le chiavi d’oro dell’Italia in svariati ambiti. I giovani sono anche i nipoti di analfabeti, di gente che “la scuola?” . Benissimo. Venitcinque anni fà l’università poteva a buon ragione definirsi alta , infatti chiunque vi accedesse aveva concluso il suo iter, e non dal punto di vista personale e formativo( che si spera continui sempre in uomini di cultura), ma sociale. Un laureato veniva accettato dalla comunità come Dottore, in lui si infondevano molte qualità e godeva di prestigio. Benissimo. E’ nota l’anzianità dei paesi occidentali, è anche noto come dal 1900 al 2000 si sia innalzato progressivamente l’obbligo di studio( proprio questo fattore dovrebbe suggerire come il gradino di stacco qualitativo effettivo sia da relazionarsi al livello di istruzione medio del periodo. Quando le superiori non erano d’obbligo vantavano più prestigio di adesso, e l’università era il trampolino solciale ultimo. ) comportando un avvicinamento a quello che per secoli fù considerato il grado massimo di istruzione. Oggi si crede che sia necessaria più istruzione, poichè maggiori sono le prospettive di vita, soprattutto perchè la società si è alfabetizzata e complicata a tal punto da far risultare inadeguato il sistema universitario ( anche per la grande e giusta affluenza). Certamente il prestigio, spesso abbracciato alla cugina elitè, si dilegua nella massa popolare che accede ai titoli. Ben venga! Si cresce tutti, si alza il tiro,si reinventa.
Per quanto riguarda la qualità, beh, credo che il discorso debba estendersi a tutti i livelli( elementari etc) e comunque resta un obiettivo da perseguire. Praticamente poi è dal mondo del lavro che parte la svolta più grande, nella svalutazione dei titoli.
Gli studenti sono persone, molti sono lì perchè vengono dai licei, e non hanno formazione professionale così prendono il “diploma-laurea”, molti sono volenterosi e proseguiranno con i due anni di specialistica e con qualche master o dottorato. Ma, come da sempre, ci saranno gli “altri”. Per finire, o abbiamo sbagliato tutto, oppure stiamo seguendo e facendo la storia.
Sono stata molto lunga, mi scuso ma urgevo di dire.ciao!