Ma dov’è che finisce il mondo ed inizia la Terra,
che muore ogni rappresentazione e vive la Verità,
che tramonta la storia e sorge il Pensiero?
A volte mi sembra di comprendere la religione, anzi, la sua domanda.
Forse è necessario che solo lì dove muore l’uomo, vi possa essere Vita.
Ma poi penso che io sono “un fiume che mi trascina”.
Mi ricordo che io sono “una tigre che mi sbrana”.
Mi rendo conto che io sono “un fuoco che mi divora”.
Ad un tratto percepisco il Tempo che io sono.
E allora rido e prendo in giro l’Infinito.
Lui è così indeterminato e de-forme,
è solo negazione e privazione,
io invece sono le mie mani che creano,
io sono i miei occhi che inventano,
io sono il mio corpo che respira.
Io sono essere e divenire,
sono vita e morte in ogni istante,
se muoio, io sono il mio assassino.
Certo, non sono tutto, ma se lo fossi non sarei niente,
invece sono qualcuno perché sono sempre qualcosa.
P.s.: NON è una poesia





6 Comments
Una concisa summa del tuo pensiero… condito da salsa biusiana.
Quell’incontro con Raciti al Café Filosofico ha decisamente lasciato il segno, per quanto mi riguarda
Già… anche la spolveratina racitesca è ben avvertibile…
Da parte mia, persevero nello sconcerto e in una mia pregressa confusione.
Raciti è avvertibile, Biuso è avvertibile…ma di mio che c’ho scritto?
Il post scriptum…
Dai, scherzo… Semplicemente non vorrei però che la “diseducazione” alla quale accennava il prof. Raciti si trasformi in una nuova educazione… Ricordati l’hit dei Pink Floyd di The Wall…
Se qualcuno leggesse ora questi commenti direbbe “Ma di che diamine stanno cianciando questi due?”
E allora, per le info, rimando a questo topic su Sitosophia.