Risorgo per qualche minuto dal mio studio matto e disperatissimo (matto e disperato lo sto proprio diventando, se non altro per l’orario in cui mi sono ridotto a scrivere questo post), per parlare di una neo-poetessa.
Si chiama Oriana Mascali, ha 18 anni, è catanese e frequenta l’ultimo anno del Liceo Classico Mario Cutelli di Catania.
Ho avuto la fortuna di conoscerla grazie al tirocinio che da poco ho concluso: con Oriana, infatti, ho in comune la mia bravissima ex-docente di Storia e Filosofia. A parte questo, ovviamente, avrò scambiato con lei si e no due parole.
Poi, scopro che ha da poco pubblicato delle poesie per la casa editrice “Il filo”. La raccolta si chiama Voci spezzate, il titolo è preso dall’ultimo verso di una delle poesie più belle. Ne ricopierei una qui, ma non so se, per il copyright, si possa fare.
Io non ne capisco molto di poesia, le mie letture sono di ben altro genere, ma una cosa riesco ad apprezzarla anche senza essere un esperto: la musica (ed in questo devo, ancora una volta, ringraziare il Prof. Biuso).
Si, i versi sono ricchi di significato, ma ciò che conta è il significante, il suono e la melodia di una lettura ad alta voce.
L’arte è pura forma, e Oriana l’ha colta in pieno. E’ come il corpo: una forma apollinea, l’unica che riesce a contenere e manifestare il dionisiaco, la forza dell’eros e la potenza dell’amore (il corpo e, soprattutto, l’amore sono onnipresenti nelle poesie di Oriana).
C’è un intero mondo, dietro il suono delle sue parole. Un mondo strano, affascinante e terribile. Affascinante, perché quelle che Oriana esprime sono sensazioni che, già dopo qualche anno, non penso proverà più, almeno non come ora. Appartengono ad una dimensione che io rimpiango tantissimo: una via di mezzo tra l’adolescenza, che per la prima volta viene guardata e giudicata dall’alto, e “qualcos’altro” che ancora non si sa cos’è (io non l’ho ancora capito). Ma forse sono io ad aver dimenticato, magari i “poeti” riescono a tenere vivo il ricordo.
Terribile, perché non potrebbe essere altrimenti: chi si getta ciecamente in sé stesso, può solo trovare, accanto alla purezza e la bellezza dell’animo-corpo, pulsioni ed istinti oscuri, forze primitive ed elementi naturali che, normalmente, ignora.
Per dirla con Nietzsche: “E se tu scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te” (“Al di là del bene e del male”, aforisma 146).
La “poetica” (si dice così?) di Oriana mi ricorda, per grandi linee, quella di un’altra poetessa, che amo molto: Lorenza Giusto. Anche lei catanese, ha pubblicato una raccolta di poesie, intitolata (guarda caso) Corpo spezzato. Di queste mi prometto di parlare in un altro momento e più appronditamente.
Se viste accanto allo schifo che ogni giorno vivo in questa città (ma penso che lo vivrei anche altrove), all’ignavia della maggior parte dei “giovani” di questo luogo che amo, le poesie di Oriana sono una ventata d’aria fresca, nuova e pura. Mi ci voleva proprio.





