Monthly Archives: February 2007

Il mondo e la Terra

Ma dov’è che finisce il mondo ed inizia la Terra,
che muore ogni rappresentazione e vive la Verità,
che tramonta la storia e sorge il Pensiero?

A volte mi sembra di comprendere la religione, anzi, la sua domanda.
Forse è necessario che solo lì dove muore l’uomo, vi possa essere Vita.

Ma poi penso che io sono “un fiume che mi trascina”.
Mi ricordo che io sono “una tigre che mi sbrana”.
Mi rendo conto che io sono “un fuoco che mi divora”.
Ad un tratto percepisco il Tempo che io sono.

E allora rido e prendo in giro l’Infinito.
Lui è così indeterminato e de-forme,
è solo negazione e privazione,
io invece sono le mie mani che creano,
io sono i miei occhi che inventano,
io sono il mio corpo che respira.

Io sono essere e divenire,
sono vita e morte in ogni istante,
se muoio, io sono il mio assassino.
Certo, non sono tutto, ma se lo fossi non sarei niente,
invece sono qualcuno perché sono sempre qualcosa.

P.s.: NON è una poesia ;-)

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Kareem e la censura su internet

Ho appena letto su Repubblica che Kareem è stato condannato a 4 anni di prigione.
A niente è servita la campagna aperta da Amnesty International o l’appello di Reporter sans frontières, che ha pure stilato una lista dei “nemici di internet”.

Battiamoci per ciò che è importante: per la libertà di pensiero e di parola, per la libertà di diffondere la nostra opinione via stampa, blog o anche segnali di fumo.

Ho scritto un articolo per Megaron sull argomento.

Scritto il 13 Feb 2007

Mi sento quasi in colpa per ciò che ho scritto nell’ultimo post. No, che avete capito, non certo perché me la sono presa con la chiesa!

Piuttosto, perché solo oggi vengo a conoscenza di Karim Amer (così si firma sul web) che è stato arrestato il novembre scorso per aver espresso liberamente delle opinioni sul proprio blog. E nel suo paese, l’Egitto, questo non è tollerato. Ha 22 anni e studia per diventare avvocato.

Non è il primo a subire un ingiustizia del genere (sia in Egitto che, ad esempio, in Cina sono stati arrestati dei “bloggers”) e non sarà l’ultimo, perché ogni tentativo che l’uomo fa di liberarsi dalle “catene” del potere (ed internet è l’ultimo di questi tentativi), viene in tutti i modi osteggiato ed ostacolato.

Comunque, tornando a Karim, è stato aperto un sito ed una petizione per la sua liberazione. Inoltre, giorno 15 febbario a Londra, Washington, Bucharest, Chicago, Roma, Ottawa e New York vi saranno manifestazioni di piazza in sua difesa.

Freedom for Kareem

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Amore e corpo, voci spezzate

voci_spezzate

Risorgo per qualche minuto dal mio studio matto e disperatissimo (matto e disperato lo sto proprio diventando, se non altro per l’orario in cui mi sono ridotto a scrivere questo post), per parlare di una neo-poetessa.

Si chiama Oriana Mascali, ha 18 anni, è catanese e frequenta l’ultimo anno del Liceo Classico Mario Cutelli di Catania.

Ho avuto la fortuna di conoscerla grazie al tirocinio che da poco ho concluso: con Oriana, infatti, ho in comune la mia bravissima ex-docente di Storia e Filosofia. A parte questo, ovviamente, avrò scambiato con lei si e no due parole.

Poi, scopro che ha da poco pubblicato delle poesie per la casa editrice “Il filo”. La raccolta si chiama Voci spezzate, il titolo è preso dall’ultimo verso di una delle poesie più belle. Ne ricopierei una qui, ma non so se, per il copyright, si possa fare.

Voci spezzate

Io non ne capisco molto di poesia, le mie letture sono di ben altro genere, ma una cosa riesco ad apprezzarla anche senza essere un esperto: la musica (ed in questo devo, ancora una volta, ringraziare il Prof. Biuso).
Si, i versi sono ricchi di significato, ma ciò che conta è il significante, il suono e la melodia di una lettura ad alta voce.
L’arte è pura forma, e Oriana l’ha colta in pieno. E’ come il corpo: una forma apollinea, l’unica che riesce a contenere e manifestare il dionisiaco, la forza dell’eros e la potenza dell’amore (il corpo e, soprattutto, l’amore sono onnipresenti nelle poesie di Oriana).

C’è un intero mondo, dietro il suono delle sue parole. Un mondo strano, affascinante e terribile. Affascinante, perché quelle che Oriana esprime sono sensazioni che, già dopo qualche anno, non penso proverà più, almeno non come ora. Appartengono ad una dimensione che io rimpiango tantissimo: una via di mezzo tra l’adolescenza, che per la prima volta viene guardata e giudicata dall’alto, e “qualcos’altro” che ancora non si sa cos’è (io non l’ho ancora capito). Ma forse sono io ad aver dimenticato, magari i “poeti” riescono a tenere vivo il ricordo.
Terribile, perché non potrebbe essere altrimenti: chi si getta ciecamente in sé stesso, può solo trovare, accanto alla purezza e la bellezza dell’animo-corpo, pulsioni ed istinti oscuri, forze primitive ed elementi naturali che, normalmente, ignora.
Per dirla con Nietzsche: “E se tu scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te” (“Al di là del bene e del male”, aforisma 146).

La “poetica” (si dice così?) di Oriana mi ricorda, per grandi linee, quella di un’altra poetessa, che amo molto: Lorenza Giusto. Anche lei catanese, ha pubblicato una raccolta di poesie, intitolata (guarda caso) Corpo spezzato. Di queste mi prometto di parlare in un altro momento e più appronditamente.

Se viste accanto allo schifo che ogni giorno vivo in questa città (ma penso che lo vivrei anche altrove), all’ignavia della maggior parte dei “giovani” di questo luogo che amo, le poesie di Oriana sono una ventata d’aria fresca, nuova e pura. Mi ci voleva proprio.

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Io di.co. no al matrimonio

I D.I.C.O. (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) sono la prima (spero non l’ultima) cosa rilevante che questo governo ha fatto. Per dire se sia una “buona cosa” o meno bisognerà attendere, ma certo le intenzioni sono ottime. Eppure, inutile dirlo, sono tutti scandalizzati.
Qui voglio parlare solo di una parte degli scandalizzati, che sta diventando una sorta di “nemico pubblico”: la chiesa cattolica, Papa Benedetto XVI, il cardinale Ruini etc. Non parlo dei teologi, dei “filosofi”, degli uomini di cultura, ma dei barbari che in questi giorni stiamo vedendo in televisione e leggendo sui giornali.

Mesi fa, Biuso scriveva su Girodivite:

Benedetto XVI ha affermato che ogni amore vissuto al di fuori del matrimonio eterosessuale è una forma debole di sentimento.

A sostenerlo è un prete, un Grande Prete, che dell’amore verso l’altro nulla sa, perché suo dovere e sua vocazione è l’amore verso l’Altro. Un uomo che ignora la potenza dell’innamorarsi; ignora lo stato nascente di un sentimento che stravolge, benedice e tormenta l’esistere; ignora l’uragano della passione; ignora la potenza dei corpi che si fondono nella gloria dell’orgasmo.

E quest’uomo osa offendere milioni di esseri umani che invece tutto questo conoscono, soffrono, godono, portano con sé e su di sé nella fatica esaltante dei sentimenti quotidiani, della loro fragilità e della loro forza, nonostante tutto.

Un castrato ideologico, un vecchio teologo, si atteggia a maestro di qualcosa che ignora completamente. Sono parole, quelle del Pontefice Romano, che nascono da una arida e sterile mancanza di amore per gli uomini. [...]

La situazione ora è peggiorata: Ratzinger sceglie di andare apertamente contro la scissione tra i due poteri – temporale e spirituale – (cosa in cui, tra l’altro, non ho mai creduto e che non si è mai attuata) e chissà se, a breve, ce lo ritroveremo a “scendere in campo“.

Sotto le mentite spoglie di “difensori della famiglia”, gli uomini di chiesa e i politici cristiani sputano veleno contro il rapporto e la convivenza omosessuale (ignorando, da ignoranti quali sono, gli altri aspetti del Ddl). Parlano di attacco al matrimonio.

Attaco al matrimonio? Ma era l’ora!
Qui non ci si rende conto che il matrimonio è quanto di più anti-democratico possa esistere in una società! Per aver riconosciuti dei diritti e dei doveri che si desidera fortemente, bisogna impegnarsi in promesse e celebrazioni. E non sono, come vorrebbero farci credere, promesse verso il proprio compagno/a (quelle si che andrebbero “approfondite”), ma sono promesse verso qualcos’altro (lo Stato) o qualcos’Altro (Dio) di assolutamente esterno alla coppia. Qualcos’altro che non potrà mai comprendere “la potenza dell’innamorarsi” o la profonda volontà (sempre “di potenza”) di mettere al mondo un figlio.
La cosa è semplice: la chiesa non ha, semplicemente, “voce in capitolo” su questa faccenda! Può esprimere la propria opinione, ma non certo attacare ripetutamente e ingiustificatamente (peggio di certi partiti) un decreto legge.

Di una cosa, però, sono convinto: il dispiegamento di forze, la fatica con cui si sta combattendo la “istituzionalizzazione” dell’omosessualità e di ogni altro rapporto “atipico”, è sintomo di paura e di assoluta impotenza. Nuovi rapporti si stanno formando, nuove esigenze stanno nascendo. La chiesa ed i politici non potranno fare altro che adattarsi, ascoltare e soddisfare queste esigenze. Pena, il totale fallimento del loro compito sociale e spirituale e la loro conseguente insignificanza.

P.s.: chi volesse leggere il testo dei Di.co, clicchi qui.

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Sui fatti del 2 febbraio a Catania

Ho aspettato prima di scrivere qualcosa su ciò che è successo il venerdì 2 febbraio nella (sempre meno) mia città.
Ho aspettato perché temo che un evento del genere, se giudicato a caldo, mi avrebbe portato a dire banalità o idiozie.

Potrei dire, ad esempio, che la nostra è una società malata: per poter nascondere a se stessa le pulsioni distruttive che la caratterizzano, non riesce a rinunciare allo sfogo domenicale del pallone. Perché, in fondo, lo sport serve a questo: sfogare la propria componente dionisiaca, raggiungendo nel contempo una forma fisica del tutto apollinea. I fatti di venerdì non rientrano però in questo caso perché, se mai ci fosse bisogno di ribadirlo, quello non era sport, bensì Guerra.

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Esattamente Guerra: i giovani sono educati all’odio verso le forze dell’ordine, più di quanto non lo siano verso la squadra avversaria: “poliziotto, primo nemico!”. Quando in certe scuole elementari i “bambini” sputano in faccia alle foto dei poliziotti esposte lungo i corridoi, perché “i vàddia” hanno arrestato loro padre, allora non c’è più che sperare. Che differenza c’è – ora mi chiedo – tra questi giovani plagiati dalla delinquenza dei padri (o dagli amici tifosi) e chi, in guerra, è addestrato ad uccidere e pronto a sacrificarsi? Differenze ce ne saranno, senza ombra di dubbio, ma una somiglianza di fondo c’è: l’odio ed il disprezzo per la vita, la propria e quella altrui.Ovviamente, nel frattempo, la cosa più importante è diventato il parlare e sparlare di come sindaco, prefettura e vescovo hanno affontato la cosa; di come siano ignoranti i catanesi, che si sono arrischiati a mangiare carne di cavallo, a comprare vestiti alla fiera etc.
“C’era il lutto cittadino! Come avete potuto festeggiare?! E’ colpa vostra, della vostra ignoranza, se Filippo Raciti è morto!”. Mentre le televisioni (che hanno invaso la città) gridano queste stupidaggini, spero che ci sia qualcuno che sta seriamente lavorando per prendere i veri colpevoli. Una cosa bisogna dirla, però: ci hanno preso in giro con la festa dai caratteri religiosi, quando Sant’Agata non è religiosa più da tanto tempo, bensì pagana nel senso squallido del termine. Erano due le alternative: 1) Sant’Agata non verrà nè festeggiata nè “adorata” in giro per la città; 2) Sant’Agata non c’entra niente con l’omicidio di Filippo Raciti, quindi i festeggiamenti si svolgeranno regolarmente. Ciò che si è ottenuto, invece, è stato un ibrido insignificante. Per finire, segnalo un articolo di Biuso che parla di ciò che è accaduto in termini che condivido pienamente.

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